Pavia · Quaresima 2013 · Vite di Santi e Beati

[Ma che sant’uomo!] Quei buffi mattacchioni dei Santi cefalofori

Arieccomi tornata, dopo una lunga pausa causa influenza.
Peraltro, vorrei che fosse messo agli atti: io mi ero portata avanti con i post in modo tale da essere “coperta” anche in caso di contrattempi; ma, verso la fine di Carnevale, non immaginavo di star andando incontro a un mese in cui, a conti fatti, ci sono stati ben tre giorni in cui ho goduto di uno stato di salute tendente al normale. Tre giorni, tre.
Ad ogni modo: ritorno in pista, e provo anche a recuperare gli arretrati. Per cominciare, qui trovate un post sulle persecuzioni di Valeriano, e qui trovate un post sulle Sante vergini morte ammazzate (che vi consiglio di leggere prima di questo, perché sennò non capite i presupposti).
E – siccome di persecuzioni e di gente morta stiamo parlando – io proseguo sulla stessa scia e dedico il post di oggi a un’altra categoria di martiri; la più surreale in assoluto, secondo me.
È tempo, signori e signore, per una nuova puntata di

Ma che sant’uomo!

ovverosia

Tutto quello che non volevate sapere sui Santi,
e che men che meno avreste osato chiedere

Severino BoezioPavia, settembre dell’anno del Signore 525. Accusato di tradimento nei confronti di re Teodorico, Severino Boezio attende serenamente di conoscere il suo destino. Giudicato da un collegio di cinque senatori, viene ritenuto colpevole e quindi condannato a morte; l’esecuzione ebbe luogo a Pavia nell’ottobre del ’25. Come si premura di dettagliarci un cronista medievale, i carcerieri presero Boezio e “gli legarono attorno alla fronte un capestro e lo strinsero forte, fino a fargli uscire gli occhi fuori dalle orbite”. (Grazie per la vivida descrizione, amico).
Dopodiché, finirono Boezio con un colpo di spada, decapitandolo di netto…
…e a quel punto, Boezio giacque in terra morto, direte voi.

Mannò. Che scherziamo? Siamo a Pavia, ripeto: vi sembra che un Pavese possa avere il buon senso di morire, quando gli staccano la testa? Maddai.
No, amici. Boezio – riportano le cronache – si scrollò le spalle, si mise in ginocchio, cercò a tentoni la sua testa mozzata che giaceva sul pavimento, e poi se la mise sottobraccio.
Giuro.
Con la sua testa sottobraccio, uscì dalla cella (in mezzo al comprensibile sconcerto dei suoi carcerieri attoniti) e poi pensò bene di farsi una lunga passeggiata, ché Pavia è tanto bellina verso l’inizio dell’autunno, quando l’afa è già andata via e non è ancora arrivata la nebbia.
E passeggiò, e passeggiò, con la sua testa sotto braccio e gli occhi usciti fuori dalle orbite che penzolavano sul capo mozzato.
Poi – vi giuro – notò una chiesa che gli piaceva, pensò bene di entrare per una preghiera, e quindi si sedette devotamente su una panca posando la testa mozzata vicino a lui, sul banco.
Pregò a lungo (forse prese Messa, dicono alcuni ben informati), dopodiché si guardò attorno (non chiedetemi come) ed ebbe il buon senso di capire che questa bizzarra situazione non era a lungo sostenibile. Raccattata la sua testa e rimessosela sottobraccio, andò a bussare alla sacrestia ed ebbe uno scambio di vedute con il sacerdote.
Non fatico nemmeno a immaginarmi la scenetta: “salve”, deve aver detto il nostro Boezio decollato, accennando col suo moncherino di collo alla testa sanguinolenta che portava sottobraccio. “Ho come l’impressione di dovermi cercare un luogo per la mia sepoltura, a questo punto. A voi ragazzi seccherebbe molto, se mi andassi a seppellire in questa vostra chiesa?”.
I monachelli benedettini – non fatico a immaginarmelo – si scambiarono sicuramente un’occhiata sconcertata. Qualcuno commentò che da qualche parte nel Vangelo doveva esserci scritto una cosa tipo “tutte le volte che avete dato una cassa da morto a un tizio decapitato che vaga errabondo per la città, ecco in verità vi dico, questa buona azione l’avete fatta a me”.
Il priore di S. Pietro in Ciel d’Oro si schiarì la voce e tossicchiò “oh, ma certo, amico. Seppellisciti pure qui da noi, ci mancherebbe. Anzi: possibilmente seppellisciti anche in tempi brevi, ché stai colando sangue su tutta la navata. Possiamo collocarti nella nostra cripta; ti va bene, la nostra cripta?”.
Da sotto l’ascella del Santo martire, la testa di Severino Boezio si illuminò di gioia raggiante. “Sìììì, la cripta! Mi va benissimo la vostra cripta! Mi accompagnate nella cripta?!”.

E in effetti, se venite a Pavia e andate a visitare la chiesa di S. Pietro in Ciel d’Oro, non v’imbattete solamente nella grandiosa arca di Sant’Agostino, che custodisce le reliquie del Vescovo di Ippona. Se scendete nella cripta, ancor oggi potete pregare presso le reliquie di San Severino Boezio – che, evidentemente, trovata una sistemazione di suo gradimento, ebbe il buon senso di “morire del tutto” e mettersi a riposare nella sua tomba, come tutti i morti di questo mondo.

Ehm.
Molto evidentemente, questa bizzarra agiografia non va presa alla lettera.
La prima volta che me l’han raccontata, ho alzato gli occhi al cielo e mi son detta “evvabbeh, si vede che questi Pavesi son dei pazzi scatenati”. D’altro canto son gli stessi che si vantano di aver dato ospitalità a Giuda Iscariota dopo che aveva ammazzato il Dio incarnato, figurati se non sono capaci d’inventarsi la storia di un Santo martire che passeggia sul Ticino con la testa mozza sottobraccio.

San Donnino
San Donnino

In realtà, col passar del tempo, mi sono resa conto che San Severino Boezio appartiene a una vasta schiera di Santi che, dopo la morte per decapitazione, raccattano la testa mozzatta e cominciano a… farci cose. “Cose” che tendenzialmente sono sintetizzabili in due attività diverse: o se la portano a spasso alla ricerca di una tomba, come ha fatto il nostro Boezio, o se la riattaccano sul collo per continuare a predicare, e per convertire (o sgridare) gli attoniti persecutori. È una bizzarra pratica post mortem che si chiama “cefaloforìa”, vi giuro; tant’è vero che in Storia dell’Agiografia si parla senza mezzi termini di “Santi cefalofori”. In buona sostanza: “Santi che si portano a spasso la testa mozza”. E vi giuro che non sto scherzando.
Una “sottocategoria” di Santi cefalofori è composta da quei Santi che, con minor clamore, si riattaccano la lingua mozzata e/o continuano a predicare anche quando gli hanno [cavato i denti / tagliato la lingua / altre cose di questo genere].

San Dionigi
San Dionigi

Mentre cercavo un elenco di questi santi pazzerelli, mi sono imbattuta in questa pagina, che, oltre a fornirvi l’elenco, fa anche un paragone suggestivo con tristi fatti di attualità. “Nell’uccidere i cristiani”, scrive il webmaster, “come i tiranni i propri nemici, o i mafiosi coloro che li ostacolano, non si usano sempre gli stessi mezzi”. No, infatti: a dar retta alle agiografie, i singoli santi martiri andavano incontro a martirii personalizzati: chi mangiato dai leoni, chi arso vivo, chi decapitato con un colpo netto, in una miriade di modalità che, apparentemente, non erano scelte a caso: “secondo un rituale macabro, si scelgono i più appropriati” fra tutti i mezzi che l’uomo possiede per far fuori le sue vittime.
È esattamente quello che dicevo prima, parlando delle Sante vergini: il modo in cui queste fanciulle consacrate a Dio venivano torturate ed umiliate, con mille abusi sadici perpetrati sul loro corpo, era proprio un modo “studiato ad hoc” per aggiungere ulteriore pena alla sofferenza di costoro, che avevano onorato il proprio corpo fino al punto di volerlo dare interamente e solamente a Dio.
La decapitazione (come penso potrebbe confermarci un qualsiasi boss mafioso in linea) ha un messaggio completamente diverso: può essere letta come una “punizione” per colui che “ha parlato troppo”. Tu hai alzato la voce contro di me, hai detto quello che non avresti dovuto: e allora io ti faccio strappare la lingua, ti stacco la testa; anche simbolicamente, è un modo per far capire al mondo che “facevi meglio a starti zitto”.

San Lamberto di Saragozza
San Lamberto di Saragozza

E i Santi martiri?
I Santi martiri avevano parlato troppo?
Beh, certamente: nell’ottica di un pagano avevano parlato troppo, e con conseguenze disastrose – nel senso che avevano annunciato il Vangelo, e convertito troppe persone.
Se ci facciamo caso, la stragrande maggioranza di “Santi cefalofori” è composta da preti, predicatori, o gente che in ogni caso aveva a che fare con la trasmissione della cultura (pensiamo al nostro Boezio, che è un filosofo di fama immensa). Decapitare questi personaggi doveva essere un modo per urlare “AHA! Ti metto a tacere!”. E descrivere questi personaggi che, come se niente fosse, nonostante la decapitazione continuavano a parlare o si portavano la testa a spasso, doveva essere un modo (chiaramente surreale) per dire “AHA! Il Nemico aveva pensato di mettermi a tacere! E invece no: neanche la morte potrà zittirmi!”.

È tutta una metafora, chiaramente.
È ovvio che quando si legge un’agiografia che ha degli aspetti così favolistici, non bisogna prenderla a lettera (e men che meno bisogna irridere quei deficienti di cristiani, che “pensa quanto devon essere rincretiniti, per prestar fede a storie del genere”).
Non è che queste storie vadano lette e assimilate così “a priori”; vanno lette e capite, perché piene di metafore e di simbolismi.
Persino il delirio di questo nostro bizzarro Santo morto, che va a farsi una passeggiata con la testa sottobraccio, prima di scegliere la sua tomba e andare gioiosamente a farsi inumare…
beh: persino un delirio come questo ha un suo significato, niente affatto delirante.

San Regolo
San Regolo

5 thoughts on “[Ma che sant’uomo!] Quei buffi mattacchioni dei Santi cefalofori

  1. Davvero tanto di cappello per la tua lucidità e perspicacia. Se mai verrà il giorno in cui mi deciderò a scrivere qualcosa di sensato in tema “agiografia + il santo di cui mi occupo io” (su cui parecchio è stato scritto ma di buon senso ben poco…), mi sa che verrò a chiederti una consulenza esperta.

    1. Ehm… grazie! Ma, a onor del vero, non si tratta tanto di perspicacia mia, quanto più di banali ore di studio. All’università ho avuto la fortuna di poter studiare queste cose, e adesso bene o male so “dove mettere le mani” quando voglio approfondire qualcosa per conto mio… però, ecco, non voglio attribuirmi la perspicacia altrui: il mio unico merito è quello di aver letto studi di altri, a onor del vero ;-)

      Servisse mai una consulenza, però, prova pure: si sa mai…! :-D

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