Personale

La mia simpatica vecchietta

Dribblo la vecchietta, attraverso la navata, schivo il passeggino, accelero l’andatura, sono già all’acquasantiera, evvai stavolta non mi ha vista, allungo la m…
SIGNORRRIIIIINAAAAAAA!”.
Sospiro. Mi giro lentamente, sfoggiando un sorriso che deve avere qualche somiglianza con i prodromi di un ictus.
SIGNORRRRINA LUCIIAAAAA!”.
“Signora Amelia. Buongiorno. Non l’avevo proprio vista, sa?”.
“Signorina Lucia, buona domenica, meno male che c’è lei! Avevo proprio una gran voglia di vederla!”.
“Ma non mi dica”.

Da quando l’ho raccattata nel duomo di Torino mentre si genufletteva di fronte a un videproiettore, la signora Amelia (novantatré anni portati male, una figlia, e un gatto storpio) mi ha eletta a oggetto privilegiato delle sue amorevoli attenzioni. Si è consolidata nel tempo una profonda simpatia tutta sua unilaterale, che fino ad oggi ha avuto modo di esplicarsi in: ripetuti inviti a andare a prendere il caffè; sequestri di persona per andare a prendere il caffè; monologhi nostalgici davanti all’album di famiglia; esortazioni a spogliarmi immediatamente perché ho un bottone che mi si sta staccando; e infine (dopo aver appreso che il bottone so riattaccarmelo da sola, grazie mille signora Amelia) in una proposta di matrimonio fra me e suo nipote. (“Ma signora: non ha quindic’anni e mezzo, suo nipote?”. “Evvabbeh, aspettate qualche annetto!”).

Ho fatto di tutto per seminare la vetusta, ma quella è peggio della KGB e mi trova ovunque, pure nella copisteria dell’altra parte della città dove sto facendo scannerizzare un documento formato A2. Poi incomincia a guardarmi con i suoi occhioni, mi mette una mano rugosa sulla spalla, e mormora con aria pietosissima: “signorrrrina, deve assolutamente venire a casa mia! Ho una cosa da mostrarle!”.
“Ecco, veramente io…”.
Lo so che ha tanti impegni, ma le prometto che ci metto poco!”.
“Sì, ma Lei abita esattamente dall’altra parte del quartiere rispetto a dove abito io, e già solo ad andare e venire…”.
“Oh, la prego, ho bisogno del suo aiuto: mia figlia è andata via per il week-end, e sa, io non ho studiato…”.
“Ecco, appunto: anch’io oggi ho studiato pochissimo e avrei giusto un capitolo della mia tesi da consegnare entro pochi giorni, quindi adesso dovrei proprio scappare a casa per…”.
“Oh la prego, solo una cosa veloce: non so a chi chiedere, e ho paura che sia un po’ urgente!”.

Una vecchietta sola e sconsolata che ti chiede aiuto urgente davanti alla chiesa all’uscita da Messa è – sappiatelo – un’arma micidiale. Come fai a dirle di no?

“E va bene, signora Amelia, però davvero: che sia una cosa veloce, perché veramente ho molta fretta”.
GRAZIE MILLE! Le offro anche un biscottino!”.
“Ecco, appunto”.
“Guardi che è buonissimo, eh? Al limone”.

***

La signora Amelia, tenendomi sottobraccetto, si avvia claudicante verso la sua casa. Di tanto in tanto si impianta in mezzo al marciapiede, socchiude gli occhietti, e comincia a mettermi a parte delle sue meditazioni su Beppe Grillo, sulla vera presenza di Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, su Chiara Poggi pace all’anima sua, e sulle ragazzine che indossano i jeans a vita bassa ed è pericoloso: prendono freddo, e come fa a non venirgli il cancro? (“Il cancro?”. “Sì, il cancro!”).
Fatto sta che, dopo lunghe peripezie, la signora Amelia riesce finalmente a condurmi fino al cancello di casa sua. Apre il cancello, mi fa entrare, io mi avvio istintivamente verso il vialetto che attraversa il giardino e conduce alla porta di casa, e la signora Amelia invece no. La signora Amelia mi richiama. “No, signorina, venga! La cosa che avevo bisogno di mostrarle, l’ho messa qui”.
E mi indica con la mano un’area indefinita del suo giardino, con qualche cespuglio che affonda nel pantano venutosi a creare dopo le piogge di questi giorni.

Ehm”.
“Cosa, signorina?”.
“No, niente. Pensavo che avesse magari bisogno di una consulenza informatica, tipo per stampare il CUD o cose del genere. Vabbeh, non importa, basta che facciamo in fretta: cosa devo fare co’ sto cespuglio?”.
Aaahhh!”, dice lei. “No, il cespuglio sta bene. È che sotto al cespuglio ho nascosto una cosa”. E prima che io possa anche solo rendermene conto, si inginocchia in mezzo al fango per raccattare l’oggetto del mistero che ha nascosto sotto al cespuglio. “No, sa, l’ho messo qui sotto perché faceva proprio abbastanza schifo”.
“…”.
“Ho detto: se lo lascio lì in mezzo al giardino e poi viene per caso a trovarmi la mia amica Rita – ha presente la signora Rita, no? – chissà poi cosa penserà di me”.
“…”.
“O accidentaccio, e adesso dov’è finito?”, continua imperterrita la signora, Amelia frugando sotto al cespuglio.
Con un colpetto di tosse, mi schiarisco la voce. “Signora Amelia: io mi auguro che sotto a quel cespuglio Lei ci abbia nascosto un codice palinsesto del nono secolo, perché se stiamo parlando di cose schifose che vivono nel fango io non sono molto titolata per fornirle consulenze…”.
“Oh, beh, ma non…”, commenta lei, infrattata fra le fresche frasche. E poi improvvisamente alza un pugno, con un grido di vittoria. “A-HA!! Trovato!!”.
Nel pugno, la signora Amelia stringe un coso grigiastro e sanguinolento dalla consistenza gelatinosa: una specie di gigantesco verme preistorico o di serpente scuoiato vivo, evidentemente deceduto in circostanze molto sgradevoli.

“Oh cielo”.
La signora si rialza e viene verso di me con quell’Orrendo Coso stretto in mano. Nel trasbordo, l’Orrendo Coso Deceduto perde un pezzo rossastro e molle che presumo fossero le sue interiora.
“Mi dica, signora. NO PER CARITÀ LO VEDO BENE NON C’È BISOGNO CHE ME LO AVVICINI GRAZIE. Come posso, ehm, aiutarla con questo schifo? Se ha dei dubbi su come sbarazzarsene, direi che va bene il cassonetto della spazzatura organica”.
“No, no! Io volevo sapere”, e mi ficca il coso sanguinolento sotto il naso, per meglio farmelo rimirare: “ma che?, per caso è un serpente velenoso, questo? Secondo Lei è velenoso?”.
“…ecco, qui purtroppo torniamo all’osservazione di prima: che io ahimé sarei una studentessa di Storia Medievale, non una esperta di serpenti velenosi. Mi spiace, ma non ne ho assolutamente idea, davvero”.
“No, è che sa: l’ha catturato il mio gatto, credo che l’abbia trovato qui in giardino. E se ho dei serpenti velenosi qui in giardino vorrei saperlo, no? Davvero non mi sa aiutare?”.
“Temo proprio di no, signora”.
Oh”.
“Eh”.
“Uff”.
“Sì: adesso però secondo me può anche metterlo via, ché veramente fa parecchio schifo, ‘sto affare”.
“Già. Sa cosa faccio, allora? Lo rimetto sotto al cespuglio, così lo faccio vedere lunedì a mia figlia quando torna dal week-end!”.
“Oddio. Non oso immaginare come si ridurrà ‘sto affare dopo altri due giorni in mezzo all’umido: già è vomitevole così…”.
“Eh, ma magari mia figlia sa aiutarmi. E comunque Lei è stata gentilissima a venire, signorina, eh!, mi spiace averle fatto perdere tempo per niente!”.
“Oh beh, non si preoccupi, ci mancherebb…”.
“ASPETTI, HO TROVATO! Posso consegnarlo al mio nipotino!!”.
“Al suo nipotino. Vuole conservare ‘sta schifezza perdi-budella per regalarla al suo nipotino”.
“Sì!! Glielo metto in uno scatolino della Tupperware e gli dico di portarlo a scuola, così lo fa vedere alla sua insegnante di Biologia che di certo saprà dirmi se è un serpente velenoso o no!!”.
“…”.
“Senta, Lei cosa mi consiglia? Lo metto subito in uno scatolino della Tupperware e poi lo metto in freezer così si conserva bene, oppure devo lasciarlo sotto al cespuglio?”.
“…”.
“O forse in un Tupperware sotto il cespuglio?”.
“…”.
“Signorina? Signoriiina?! Perché mi fissa così con quell’aria strana? Eh? Signoriiiiinaaaa?!”.

6 thoughts on “La mia simpatica vecchietta

    1. Ma è così cariiina, in fondo… :-D

      (E poi è inutile cercare di evitarla: ella mi pedina – non vi è altra spiegazione possibile – e me la trovo alle calcagna, a sorpresa, nei più disparati luoghi della città!)

      1. Oh cielo.
        Tu non lo sai, ma ogni tanto io e i miei amici scherziamo sul dubbio senso dell’umorismo del mio angelo custode – ché, per carità, scherzi a parte dovrei ringraziare il Cielo ogni giorno per il mio stato di salute, però è un dato di fatto che riesco a procurarmi i malanni più ridicoli nelle maniere più ridicole.
        Tipo che un anno fa mi sono veramente trasformata in una specie di mummia umana piena di graffi e lividi e tagli profondi!! in ogni dove, con scarsa mobilità…
        non perché m’avesse investita una macchina, ché in quel caso uno la prende anche con filosofia, ma perché tipo mi ero inciampata nei miei piedi a un mercatino, e sono caduta rovinosamente distruggendomi un buon 50% della mia superficie corporea. Atterrando sanguinante vicino a un mucchio di cacca di cavallo, quindi rischiavo pure di prendermi il tetano.
        E visto che è oggettivamente impossibile restare indifferenti di fronte a questa mia lunga serie di vicende tragicomiche, i miei amici hanno cominciato a farsi domande sul mio angelo custode. Che, per carità, il suo lavoro lo fa benissimo; ma non si è ancora capito bene se si metta le mani nei capelli tutte le volte che mi ficco in queste situazioni, o se sotto sotto ridacchi fra sé perché gli sembra di stare in una sit-com.

        (Poro angelo… lui è tanto bravo, invece, ad evitare che io muoia di tetano per essermi inciampata nei miei piedi… :-P)

        E comunque, sì: fra i miei amici, è un gran scherzare (o esprimere solidariettà) al mio povero angelo custode. L’ipotesi che la vecchietta suonata che conserva vermi morti nel Tupperware sotto al cespuglio sia in realtà il mio angelo custode apre nuovi e verosimili scenari… :-PPP

  1. Confesso di essere andata a fare la comunione, due domeniche fa, nascondendomi dietro a quelli dell’altra fila per non essere vista dal “mio” vecchietto… che non è ancora riuscito a portarmi a casa sua, ma in compenso, quando sa che sono in campagna, si piazza per ore a casa mia (se venite a trovarmi, vi intratterrà con le sue foto da giovane), e ogni tanto mi rapisce sulla sua auto (guida come un pazzo, ha 88 anni) e mi porta in cima a qualche monte sperduto per farmi vedere i suoi posti segreti (“dove si trovano i funghi”, “dove lui e la sua defunta moglie si son promessi eterno amore nel 1943”, ecc.). L’ultima volta siamo finiti fuori strada su una mulattiera – lui inorridito dal chiamare i soccorsi (“mia figlia mi uccide, farmi recuperare DI NUOVO da un trattore no!”), io a trascinare un macigno per riempire un buco e rimettere la macchina in carreggiata prima che calasse il buio.
    Mi ha telefonato a Natale per annunciarmi che gli hanno rinnovato la patente, e che quindi ci aspetta una primavera di altre avventurose esplorazioni.
    Ma anche lui è così carino… sigh ;-)

    1. °__°
      Allora c’è qualcun altro sulla mia stessa barca!!!

      Anche se tu, secondo me, stai messa ancora peggio: ché il pensiero di dover salire sulla macchina della signora Amelia… brrr… ;-))
      (E comunque, sì: anch’io talvolta mi infilo nella fila “sbagliata” quando vado a fare la Comunione pur di non farmi notare dalla signora Amelia. Talvolta esco anche dalla porticina laterale, cosa che poi mi costringe a fare tutto il giro della chiesa per rimettermi sulla strada che devo prendere per tornare a casa, ma… se la signora Amelia mi abbrinchia, perdo più tempo ancora :-PPP)

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