Pillole di Storia

Di come, per rimanere incinte, vi tocca chiedere aiuto all’archivista parrocchiale

Premessa che non c’entra niente e che potete anche saltare:

Il post di oggi ha una genesi molto bizzarra – nel senso che, in prima istanza, volevo parlarvi di Game of Thrones. Presente, la saga di George Martin che è anche diventata una serie tv di successo? Ecco: quella.
Io non ho letto i libri e ho visto solo la prima stagione del telefilm, per ragioni che non ci interessano e che quindi non vi dettaglio; comunque, guardando il telefilm, sono stata colpita (oltre che da certe scene veramente ai limiti del porno) dalla sorprendente accuratezza storica con cui gli autori hanno lavorato. Indi ho cercato di capire se ero l’unica ad esser stata colpita dalla ricostruzione, indi ho scoperto che no, non sono l’unica, indi sono finita sul blog di Janice Liedl, una storica dell’Université Laurentienne che studia principalmente la Storia “al femminile”.
Embeh: la Liedl ha in cantiere un saggio sull’ambientazione storica di Game of Thrones, e, in attesa di pubblicarlo, vaga per il mondo e per la blogosfera ad argomentare le sue osservazioni. Per gli appassionati di George Martin (ma pure di altre serie di gran successo!), lascio il link al blog della Liedl: in questa sezione potreste trovare pane per i vostri denti.

Adesso invece comincia il post vero e proprio:

Stavo navigando per l’appunto sul blog della Liedl, quando mi sono imbattuta in una notizia piuttosto sconcertante.
Avete presente ClearBlue? Persona? Gli specialisti in fertilità da cui vai a farti visitare quando è da un po’ di tempo che cerchi un figlio, ma di gravidanze neanche l’ombra?
Apparentemente, non si direbbe che tutto ciò abbia una grande attinenza con gli archivi ecclesiastici.
E se invece vi dicessi, signori e signore, che migliaia di specialisti esperti in fertilità basano le loro conoscenze mediche su uno studio che è stato portato avanti… dagli archivisti parrocchiali?
Incredibile, ma vero.

La notizia è stata “divulgata” al grande pubblico da una certa Jean Twenge, una giornalista dell’Atlantic. In un suo articolo di quest’estate, criticando quei titoloni allarmistici tipo “trent’anni e sei senza figli? Ormai sei senza speranze”, la Twenge commentava queste statistiche sottolineando che

solo raramente ne viene menzionata la fonte: registri di nascite francesi compresi fra il 1670 e il 1830. […] In altre parole, diciamo a migliaia di donne in quale momento devono rimanere incinte, basandoci su statistiche che risalgono a un’epoca in cui non esistevano la corrente elettrica, gli antibiotici, o i trattamenti per la fertilità.

Vabbeh: la giornalista dell’Atlantic ce l’ha coi colleghi che seminano il panico nelle donne in carriera, ma questo non mi interessa. Mi incuriosisce semmai la faccenda dei registri francesi del ‘600 – cosa che in effetti ha incuriosito anche la storica Liedl, che è andata a cercarsi lo studio citato… e ha scoperto che, ohibò, è tutto vero!

Lo “studio” incriminato è un articolo di Henri Leridon, uscito sul volume 19 di Human Reproduction con il titolo Can assisted reproduction technology compensate for the natural decline in fertility with age? A model assessment. L’assunto da cui si parte è che la fertilità femminile diminuisce gradualmente col passar del tempo; quindi, una venticinquenne che cerca di avere un figlio tenderà a rimanere incinta con più facilità (e più in fretta) rispetto a un’aspirante mamma che ha già compiuto i quarant’anni. Lo studio vuol capire se le moderne tecnologie mediche possono in qualche modo “compensare” questa graduale perdita di fertilità – ma per farlo, ovviamente, ha bisogno di confrontare dati. Sì, insomma: in media, quanto tempo ci mette, una donna “sana”, a rimanere incinta, dal momento in cui inizia ad avere rapporti non protetti?
A questo punto, l’autore del saggio comincia ad avere qualche problema – punto primo, perché evidentemente non è subissato da donne che non vedono l’ora di metterlo a parte della loro vita sessuale; punto secondo, perché, oggigiorno, non è che ci sia tanta tanta gente che ha abitualmente rapporti non protetti.
Certo, la gente ha rapporti non protetti quando cerca una gravidanza – ma a quel punto ha rapporti mirati a una gravidanza, con un’intenzionalità precisa di avere un figlio in quel momento che falsa completamente i dati. No: Leridon aveva bisogno di capire qual è il tasso di fertilità femminile “in condizioni normali”, “allo stato di natura” – senza metodi anticoncezionali e senza macchinine che ti indicano i tuoi giorni fertili.
E dove si possono reperire dati riferiti a un tale idilliaco “stato di natura”?
Ma negli archivi parrocchiali d’Ancien Régime, naturalmente!

Prendetemi per scema, ma è così. Secondo Leridon, “si può affermare che, all’epoca, non esistessero metodi per il controllo delle nascite, o che, se esistenti, tali metodi fossero scarsamente attendibili”. Io ci andrei molto molto cauta prima di fare un’affermazione del genere, ma vabbeh, di questo ne parliamo dopo: Leridon parte dal presupposto che le popolazioni d’Ancien Régime vivessero, per così dire, in uno stato di “fertilità naturale”: un uomo e una donna si sposavano, cominciavano ad avere rapporti, ovviamente non protetti perché non esistevano protezioni; andavano avanti così finché la moglie non rimaneva incinta, dopodiché aspettavano nove mesi e facevano battezzare il figlio. Aspettavano un altro po’, ricominciavano ad avere rapporti, la moglie rimaneva di nuovo incinta, e la famiglia tornava dal prete a far battezzare il secondo figlio. E via così, finché la donna rimaneva fertile.
Sì, insomma: una concatenazione di “prima notte di nozze – rapporti – concepimento – parto – altri rapporti – concepimento – ecc”… che ha lasciato traccia di sè nei registri parrocchiali, dove generazioni di curati hanno scrupolosamente annotato matrimoni e battesimi di tutti i loro parrocchiani!

Ecco dunque il nostro medico del 2000 avvalersi dell’aiuto di uno storico archivista, che (in realtà alcuni addietro, e per i fatti suoi)

aveva effettuato una ricerca sulla popolazione francese fra il 1670 e il 1830, basandosi sull’analisi dei registri parrocchiali (prima della Rivoluzione) e delle registrazioni civili (dopo la Rivoluzione). Durante il corso della ricerca, erano stati segnalati tutti gli eventi relativi a nascite e matrimoni in un campione di 378 parrocchie; a partire da questi dati, erano state ricostruite per intero tutte le famiglie residenti in un sotto-campione di 40 parrocchie.

Lo studio sulla fertilità ha analizzato solamente i dati relativi a coppie in cui i due coniugi si erano sposati in età relativamente giovane ed erano rimasti assieme (leggasi: erano sopravvissuti entrambi) fino al cinquantesimo compleanno della moglie (età in cui, bene o male, o sei già in menopausa oppure stai per entrarci). E quindi, il nostro medico ha preso questi dati e si è messo ad analizzare dopo quanti mesi dal matrimonio nasceva il primo figlio della coppia; di quanti mesi era l’intervallo fra le nascite; se le nascite si diradavano man mano col passar degli anni… e, giusto per amor di cronaca, ne è emerso quanto segue:

le donne che si sposavano all’età di 20±24 anni […] avevano una media di 7.0 figli; il 3,7% era nullipara. Le donne che si sposavano ad un’età di 25±29 avevano in media 5.7 figli, con un 5,0% che restava nulliparo. Le donne che si sposavano a 30±34 avevano una media di 4.0 figli, con un 8,2% di donne nullipare. È stato anche preso in esame l’intervallo di tempo fra il matrimonio e la prima nascita […]: il tasso di nascite raggiungeva il picco massimo nel decimo mese dopo le nozze, con un concepimento a distanza di un mese dal matrimonio […] e tassi di concepimento più alti per le donne che si sposavano ad un’età di 25±29 anni.

E poi, vabbeh, il medico faceva tutte le sue statistiche incrociando questi dati Ancien Régime con quelli relativi alle donne del 2000 in cura per problemi di fertilità, e poi traeva le sue conclusioni nel tentativo di rendere ancor più efficaci le cure mediche di oggi… ma questo non ci interessa.
La cosa interessante è proprio uno studio medico che – glom! – non avrebbe mai potuto esistere senza l’umile lavoro di un archivista parrocchiale, che, infognato in un’angusta stanzetta polverosa, passa mesi e mesi della sua vita a trascrivere pazientemente vecchi registri di remote parrocchie del tempo che fu.

In realtà, come accennavo, io ho forti dubbi circa l’efficacia di uno studio condotto con questo metodo. E se fossi solo io ad avere dubbi, vabbeh, sono comunque l’ultima ruota del carro; in realtà, anche la storica dal cui blog è partito tutto avanza forti perplessità di metodo nei confronti di questa ricerca. Di tecniche anticoncezionali ne esistevano anche all’epoca; di mammane in grado di farti abortire, purtroppo, ce n’era abbondanza. Sostenere che tutte le coppie francesi fra il 1670 e il 1830 abbiano avuto rapporti sessuali non protetti lungo tutto il corso del matrimonio, a me (e non solo a me) sembra un azzardo da far strabuzzare gli occhi… però, vabbeh. Il medico che ha scritto il saggio avrà ben fatto le sue considerazioni; avrà valutato che questi dati erano più utilizzabili di altri.

E insomma: non voglio mica criticare la ricerca medica, ahò! Voglio solo godermi questo galvanizzante momento di gratificazione personale.
State stringendo nelle vostre braccia quel tenero fantolino che quasi disperavate di veder nascere?
State usando BabyComp o ClearBlue, con fiducia, certe che vi condurranno presto a quella gravidanza che desiderate tanto?
Ebbene: congratulazioni per il nuovo (o il futuro) arrivo, neo-mamme o future mamme!
Se le moderne tecnologie vi hanno in qualche modo aiutate a pianificare una gravidanza, un po’ di merito me lo prendo “anch’io”… a nome della categoria!

Ci avreste mai creduto?
Archivisti parrocchiali in prima linea, per la lotta alla sterilità!

12 thoughts on “Di come, per rimanere incinte, vi tocca chiedere aiuto all’archivista parrocchiale

  1. wow … in parte non mi giunge nuova la questione “archivi parrocchiali” perchè, fino ad un certo punto, i riferimenti sulla demografia li si faceva tramite questi archivi … però sta storia delle fertilità… fantastica :o)

    1. Guarda che gli archivi parrocchiali sono fantastici per raccontarti tutto sulla vita sessuale di sconosciuti morti da secoli :-D
      Io ho maneggiato degli stati d’anime (in pratica, i censimenti di tutte le persone residenti in una parrocchia) che erano fatti benissimo, nel senso che, per ogni componente della famiglia, veniva anche indicata la data di nascita, con giorno, mese e anno. Quindi, in un colpo d’occhio sapevi subito in che mese erano nati i figli; quindi, andando a ritroso, era facile capire in quale mese erano stati concepiti.
      Io, che sono una voyeur bacchettona, mi divertivo come una matta a guardare quanti figli erano stati concepiti durante la Quaresima, periodo in cui all’epoca era normale astenersi dai rapporti sessuali (oltre che da carne ecc.).
      E ho trovato alcune coppie infedeli che sistematicamente se ne infischiavano del precetto, svergonati :-D :-D :-D

    1. Ah, è nato proprio solo come anticoncezionale?!
      Ero convinta che fosse nato con entrambe le funzioni: cioè, siccome ti indica i tuoi giorni fertili, puoi usarlo sia per evitare rapporti in quei giorni lì, sia per avere rapporti mirati in quei giorni lì quando cerchi una gravidanza.
      …che poi in effetti immagino si possa fare la stessa cosa anche con i vari LadyComp eccetera usandoli “al contrario”, ma ero proprio convinta che Persona fosse nato fin da subito con entrambe gli scopi.
      Oh basta, là! :-O

      Forse mi confondo con un altro aggeggio dal funzionamento simile ma fatto apposta per chi vuole cercare una gravidanza, a ‘sto punto? >.>

  2. Anche io ho forti dubbi sulla validità di un simile studio, ma non per via dei metodi anticoncezionali e abortivi del periodo (del resto il coito interrotto è sempre esistito), ma più che altro per motivi riguardanti la salute e l’igiene del periodo. Una persona del XVIII secolo non può essere paragonata ad una attuale per invecchiamento, per salute e per costituzione, non fosse altro che adesso le morti per parto sono piuttosto poche, e che non si muore più di vaiolo o di altre malattie. Immagino poi che non siano stati considerati i bambini che non sono arrivati al battesimo, perché morti prima.

    1. Il problema dei bambini morti prima di arrivare al Battesimo e/o delle gravidanze che si concludevano con un aborto spontaneo, se lo sono posto:

      To take into account children dying in the very first days and other possible sources of omissions (Henry and Houdaille, 1973), we assume that ~5% of first births were omitted and have corrected the rate of conception accordingly from 17.5 to
      18.4%. This estimate must be multiplied by ~1.12 to include conceptions ending in fetal deaths which are not registered in this source of data
      “.
      (Il “rate of conception” di 17,5% è riferito al numero di concepimenti avvenuti dopo un mese dalle nozze per le donne in età compresa fra 25 e 29 anni).

      Ovviamente l’altro grosso punto di domanda è proprio sulle condizioni sanitarie dell’epoca: anche io mi son domandata se la fecondità di una donna del ‘600 che viveva in una topaia sia paragonabile a quella di una donna del 2000 che vive in mezzo ai lussi.
      Boh?
      Non ne ho assolutamente idea: a naso direi di no, e che se vivi negli stenti avrai più difficoltà a concepire e/o a portare a termine la gravidanza, ma d’altro canto mi dico: quelli che han fatto questo studio son pur sempre medici. “Ci sta” che sottovalutino l’efficacia delle tecniche anticoncezionali esistenti nel ‘600, perché non sono storici; ma che prendano un abbaglio simile per quando riguarda una questione puramente medica…
      Non so: sembra molto strano anche a me, ma del resto io non sono un medico e loro sì… quindi, parto dal presupposto che in questo campo loro ne sappiano più di me. Boh?

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