Ma Satana può innamorarsi?

San Valentino Diavolo

Tant’è.
Se qualcuno decidesse di farmi gli auguri di San Valentino mandandomi un biglietto di questo genere, io sarei quantomeno molto perplessa… ma evidentemente il mondo non la pensa come me: dalle mie parti, le vetrine sono piene di diavoletti di peluche abbracciati a grossi cuori color porpora.
A questo punto potrei far partire un predicozzo sulla degenerazione dei tempi moderni, ma invece no – io sono una persona con seri problemi, e quindi mi domando: ma i diavoli lo festeggiano, San Valentino?

Okay: che un diavolo festeggi la memoria di un santo, mi sembra un po’ improbabile. Riformuliamo la domanda: i diavoli la festeggiano, la festa dell’ammmore?
I diavoli si innamorano?
Satana potrebbe innamorarsi?

Siete liberi di non crederci ma purtroppo è la verità: i teologi medievali si arrovellavano veramente su questi temi.
Siete liberi di non crederci ma purtroppo è la verità: c’è una povera medievista che ha provato a fare il punto della situazione pubblicando un contributo il cui titolo è già tutto un programma: Love in the Time of Demons: Thirteenth-Century Approaches to the Capacity for Love in Fallen Angels.
Giungendo a un risultato alquanto sorprendente: secondo l’uomo medievale la risposta era sì – Satana, in teoria, potrebbe innamorarsi.

I diavoli, in effetti, possono provare sentimenti positivi – financo amore.
I teologi medievali erano giunti alla sconcertate conclusione analizzando un episodio specifico: la ribellione di Lucifero. Sappiamo tutti com’è finita: il demone precipita “nelle viscere della terra” assieme a tutti gli angeli che, invece di restare fedeli a Dio, avevano scelto di unirsi alla ribellione.
Ecco: lasciamo perdere per un attimo Lucifero, e concentriamoci sugli angeli che avevano deciso di appoggiarlo. La domanda è: ma, a loro, chi glielo faceva fare?
Lucifero, okay: era così potente e così ambizioso da sperare di potersi sostituire a Dio Creatore. “Buon” per lui.
Ma gli altri angeli?
Di sicuro, non avevano la stessa ambizione di uguaglianza con Dio.
La cosa è abbastanza evidente, se ci pensate; punto primo: se proprio avessero avuto lo stesso folle sogno di Lucifero, si sarebbero ribellati ognuno per i fatti suoi (sotto questo punto di vista, mica di guadagnavano un granché, nel passare da “sottomesso a Dio” a “sottomesso a un altro”).
Punto secondo: l’ambizione di sostituirsi a Dio poteva essere “ragionevolmente” nutrita, tutt’al più, da un angelo molto in alto nella scala gerarchica. Chessò: un Lucifero, un san Michele. Ma gli angiolucci “comuni” che hanno osato ribellarsi a Dio? Loro – se avevano un minimo sindacale di senso pratico – mica potevano essere mossi dallo stesso desiderio!
D’accordo, Lucifero potrebbe aver promesso grandi ricompense ai suoi seguaci (non risulta, comunque, che abbia promesso loro l’autogestione…), ma qualsiasi creatura sana di mente avrebbe dovuto rendersi conto che, alla bisogna, Dio Onnipotente avrebbe potuto elargire ricompense ben maggiori (e ben più certe).

E dunque?
Si può dire tutto, degli angeli, tranne che siano rincretiniti: perché mai un angelo sano di mente avrebbe dovuto appoggiare Lucifero in questa folle ribellione, che – non ci voleva un genio per capirlo – aveva fra l’altro buone probabilità di insuccesso?
Le opzioni sono due: o Lucifero ha costretto gli altri angeli a supportare il suo folle piano, o Lucifero li ha convinti ad unirsi alla rivolta. I teologi concordavano nel ritenere valida la seconda opzione, e Tommaso d’Aquino arrivava ad ipotizzare che Lucifero avesse “conquistato” i suoi sostenitori facendo una specie di… comizio elettorale.
Ma resta comunque da capire come mai ‘sti angeli siano stati così sprovveduti da dar retta a Lucifero e non a san Michele. E poi dici l’intelligenza angelica…!
Arrivati a questo punto della riflessione, alcuni teologi sganciavano la loro bomba: gli angeli ribelli hanno appoggiato Lucifero… perché gli angeli ribelli volevano bene a Lucifero.

Non uso il termine “amare” perché sennò ci vengono in mente immagine di orge gay tra demoni, ma… sì: in un certo senso, si potrebbe dire che gli angeli ribelli amassero Lucifero.
Lo amavano di un amore fraterno, lo amavano di amicizia sincera: lo amavano – suggerisce Olivi – persino più di quanto amassero Dio, perché Lucifero era “un loro pari”: una presenza costante e vicina nella loro quotidianità. Al confronto, Dio sembrava già più “lontano”, più “infinitamente altro”.
Gli angeli amavano Lucifero – insiste Olivi – più o meno nello stesso modo in cui dovevano amarsi Adamo ed Eva: non è non volessero bene a Dio… ma volevano ancor più bene al loro consimile. Proprio perché consimile: sempre vicino, fatto come te; presenza rassicurante e concreta della tua vita.
Da qui, il grande dramma di Lucifero e delle sue schiere, cadute per amore: cadute per aver amato troppo, e nella maniera drammaticamente sbagliata.

Se Lucifero ha peccato amando se stesso più che Dio, gli altri angeli ribelli sono caduti in una trappola terribilmente insidiosa: hanno amato il loro amico più che ancora che il Creatore. “Hanno amato il primo tra gli angeli andando ben oltre la misura lecita, e hanno amato se stessi in lui e nella loro relazione con lui. Si sentivano orgogliosi del suo orgoglio e si glorificavano della sua gloria, proprio come se fosse stata la loro”, spiega Olivi. “Era come se – mediante l’amore che li univa – tutti loro fossero una cosa sola”.
Nel momento in cui Lucifero diede il via alla sua ribellione, “l’idea di separarsi da lui parve ai suoi amici del tutto contraria al legame che li univa – e contraria, del resto, anche alla loro stessa volontà”. E quindi, alcuni dei suoi amici più stretti scelsero, drammaticamente, di seguire lui, anteponendo i loro sentimenti alla lealtà verso Dio Creatore.

***

Già così, la vicenda è abbastanza straziante, ma la cosa è (intuibilmente) destinata a peggiorare ulteriormente.
Perché… okay: gli angeli amici di Lucifero scelgono, per troppo amore, di sostenere la sua battaglia, e assieme a lui precipitano nelle viscere infernali.
E va bene.
Ma il punto è: secondo voi, l’Inferno è un posto particolarmente ricco di buoni sentimenti?
I diavoli si trovano ogni sera a mangiare una pizza alla Giudecca, scambiandosi bacini e abbracci e trascorrendo la loro eternità in una gioiosa atmosfera di quieta armonia?
Ehm: mi sembra abbastanza evidente che la risposta è no – quindi ci dev’essere qualcosa che è andato drammaticamente storto, in questa ribellione all’insegna del “volemose bene”, tipo famigliola del Mulino Bianco con l’unica differenza che il babbo è Satana.

Torniamo alla domanda di partenza: un diavolo può amare?
La risposta è “tecnicamente sì”, l’abbiamo visto sopra, ma a questo punto dobbiamo porci un’altra domanda: precisamente, cos’è l’amore?
No, sul serio, cerchiamo di definirlo.
La medievista di cui sto ripercorrendo la ricerca porta come esempio la distinzione fra i vari tipi di amore operata dal teologo domenicano Vincenzo di Beauvais.
L’amore, innanzi tutto, può essere inteso come una naturale inclinazione verso sentimenti di amore (cioè, un qualcosa del tutto involontario), o può essere inteso come un vero e proprio atto di volontà (cioè, un qualcosa su cui possiamo intervenire, che possiamo scegliere di fare o di non fare).
L’essere umano ha una naturale inclinazione verso l’amore, e, dunque, può senza dubbio capitare che una donna si innamori “spontaneamente” di un uomo – a livello puramente istintuale, dico; “di pancia”. La stessa donna, però, può anche decidere che vuole amare (chessò: per recuperare faticosamente un matrimonio in crisi), e può persino decidere che non vuole amare (chessò: l’amore della tua vita ti molla, e tu che fai? Mica puoi restare eternamente innamorata di uno che non ti si fila: in qualche modo devi uscirne, e superare la rottura).
Dunque: un conto, è l’amore come naturale inclinazione del proprio animo; un conto, è l’amore come atto di volontà di amare.

Torniamo ai diavoli: loro – secondo l’esempio di Vincenzo di Beauvais – sono naturalmente inclini a provare amore: e infatti, un tempo hanno amato.
Ma quanto all’amore inteso come atto cosciente, di volontà? Gli angeli caduti potrebbero amare: ma scelgono di amare?

“A livello puramente istintuale”, dice il teologo, “ogni diavolo è incline a provare amore: amore verso se stesso, e anche amore verso Dio. Si tratta di un impulso totalmente naturale”. Ma quando si passa all’amore inteso come atto di volontà, “allora, razionalmente, i diavoli odiano Dio. Vorrebbero addirittura che non esistesse, se questo fosse possibile; e allo stesso modo odiano anche qualsiasi essere creato, con l’unica eccezione di se stessi”, perché in questo sono spinti dall’istinto di auto-conservazione.

Sì: c’è stato un tempo in cui i diavoli – prima di diventare tali – si sono amati (ancorché in maniera drammaticamente cieca, peccaminosa e folle).
Ma – come spiega Guglielmo d’Alvernia – dopo la caduta, quell’amore malato che regnava fra di loro è stato destinato inevitabilmente a spegnersi, soffocato “dal rancore, dal disprezzo, dall’odio, dalla superbia, dall’invidia e da ogni altra venefica passione di questo tipo”… insomma, da tutti i sentimenti che i diavoli dovettero provare, dopo aver capito di essere stati sconfitti. Per sempre. E per una ragione così stupida.
Il teologo ipotizza che sia capitato agli angeli caduti la stessa identica cosa che capita, talvolta, anche a noi esseri umani. Tutti noi abbiamo in mente qualche drammatico caso di famiglia disfunzionale: lui e lei legati a doppio filo, consapevoli di aver sbagliato tutto nella vita, ma senza più strumenti per rimediare. E allora arrivano le accuse, il risentimento, l’astio, l’odio violento. Nel caso dei demoni, è ancora peggio: “la malvagità di questi spiriti è di proporzioni tali che non permette loro di desiderare il bene, di augurarlo ai propri consimili, o anche solo di contemplarlo”.
Per citare di nuovo Vincenzo di Beauvais: si è arrivati al punto che “ogni demone, riguardo ai suoi consimili – così come del resto riguardo a qualsiasi altro essere creato – vorrebbe semplicemente che non esistessero. Eppure, in un certo senso, si compiace anche della loro esistenza, perché questo gli dà la possibilità di farli soffrire. Per questa ragione, i demoni applaudono i loro consimili e si compiacciono della loro capacità di causare sofferenze; ma in realtà, ognuno di loro odia i suoi compagni, e, più in generale, odia tutto ciò che lo circonda”.
Del resto, conclude Guglielmo, “se neppure l’immensa e indicibile bontà di Dio Creatore è sufficiente a suscitare nei demoni sentimenti di amore, come è possibile pensare che [i loro consimili], creature infinitamente inferiori a Dio, possano indurli ad amare?”.

Perché il punto è tutto qui: solo in Dio c’è il vero amore. Solo dall’amore per l’infinitamente amabile può nascere, di riflesso, l’amore per le sue creature. Solo chi ama Dio può amare il prossimo suo, in Dio; chi – come i demoni – rifiuta con così tanta decisione di amare Dio Creatore, non potrà mai sperare di provare amore per le sue creature. Tutt’al più potrà amare se stesso, toh: ma giusto come volontà di dominio sul prossimo, come mero istinto di auto-conservazione.

***

A questo punto, ci sarebbe ancora da parlare dell’amore (o quantomeno dell’amor carnale) tra il diavolo e le creature umane (cioè: chi glielo fa fare, a Satana, di andare a far sesso con le streghe ai sabba? È lui che ha il testosterone alto? Son le streghe che hanno voglia, e lui poveretto si concede?). Ma questo papiro è già fin troppo lungo, quindi rimandiamo la cosa a un altro post.
Vi anticipo solo che, nonostante quello che potrebbe sembrare a prima vista, fare “l’amore” con Satana è un’esperienza assai spiacevole (aehm: relata refero).
Quindi, fin d’ora: io, comunque, sconsiglierei.

Un pensiero riguardo “Ma Satana può innamorarsi?

  1. c’è una bellissima commedia/musical teatrale di Garinei e Giovannini che abbiamo messo in scena tempo fa…. di come un diavolo si “innamora” … il titolo è Se il tempo fosse un gambero

    Però ora sarei curioso di sapere sta cosa dei sabba :oP

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