Perché gettiamo le monetine nella fontana di Trevi?

Leggevo in questi giorni che, secondo recenti stime, la Fontana di Trevi riesce a raggranellare in un anno qualcosa come un milione di euro (!) in monetine.
Ma come è nata questa abitudine? Quand’è che i turisti si son messi in testa che potesse essere una buona idea aprire il loro portafoglio e gettare soldi in ‘sta fontana?

Le origini di questa tradizione sono probabilmente da collegare all’usanza superstiziosa di esprimere un desiderio bevendo un sorso d’acqua della fontana, raccolto nel palmo della propria mano. Testimonianze di questa consuetudine arrivano a noi attraverso disegni, vignette, resoconti di viaggiatori, che fanno capolino nella Storia verso la metà dell’800 e si moltiplicano sempre più man mano che ci si avvicina al fine secolo. In un momento indeterminato della seconda metà dell’800, questa tradizione assume connotati romantici: il desiderio da esprimere sorseggiando l’acqua di Trevi ha quasi sempre a che vedere con una storia d’amore – come testimonia, ad esempio, questa bella vignettagalante apparsa nel 1873 sul settimanale francese l’Illustration. Lui – elegantissimo e un po’ sfrontato al tempo stesso – sta per bere un sorso d’acqua dal palmo della donna che ama, mentre una amica di lei, nella veste di chaperon, osserva (niente affatto discreta) questo pericoloso scambio di tocchi.

monetine fontana di trevi

E in effetti, un’eco di questa usanza esiste ancora nella tradizione (molto poco conosciuta dai Romani, ma ancora elencata in certe guide turistiche) di far bere al proprio amato un sorso dell’acqua di Trevi prima di una lunga separazione. È una cosa che “porta bene” e garantisce che vi rincontrerete presto (soprattutto se – come vuole la tradizione – subito dopo la vostra bevuta provvederete a spaccare il bicchiere sul marmo della fontana. Nel qual caso in effetti sì, non dubito che prima o poi vi rincontrerete: in questura).

Ad ogni buon conto: nel 1869, la guida Baedeker per la città di Roma registra già, assieme alla pratica superstiziosa di bere un sorso dell’acqua della fontana, anche quella di gettare una moneta nel vascone: il tutto, per comprarsi dal destino la garanzia di un ritorno. La tradizione, per la cronaca, viene descritta negli stessi termini in tutte le riedizioni della guida fino all’anno 1930: in quel momento, la superstizione si presenta arricchita di un elemento in più – la monetina va lanciata nel vascone al di sopra delle proprie spalle, dando la schiena alla fontana.

Sì, ok, ma l’usanza dove nasce?
Quasi sicuramente, c’entra molto lo scavo archeologico effettuato, a partire dal 1852, nel vicino Lago di Bracciano. Ivi, erano state rinvenute numerose monete antiche, probabilmente lanciate nella polla d’acqua come sacrificio agli dèi del luogo.
Nella Rivista Italiana di Numismatica del gennaio 2000, Lucia Travaini porta all’attenzione degli studiosi un saggio di un tal R. Wünsch apparso nel 1900 in una miscellanea in onore di Wolfgang Helbig, sotto il titolo di Der Abschied von Rom an der Fontana di Trevi.

Secondo Wünsch, l’usanza nasce verso la metà dell’800 nella comunità tedesca di artisti, archeologi, letterati e nobiluomini in visita a Roma per ragioni di studio o di lavoro. Ebbene: proprio in questa comunità, era entrata in voga l’usanza di dare il proprio ‘arriverci’ a Roma in una cerimonia notturna da tenersi presso la piazza di Trevi, durante la quale, con un mix di solennità e goliardia, colui che era prossimo alla partenza gettava una moneta all’interno della fontana. Seguivano risa e momenti di convivialità, in una festa dolceamara che aveva lo scopo di dissipare la tristezza per la partenza imminente e per l’imminente abbandono di amici e colleghi, coi quali, negli anni, si erano stretti rapporti profondi. E poi, naturalmente, c’era l’aspetto superstizioso: nel circolo tedesco a Roma si mormorava, col sorriso sulle labbra, che quella pratica portasse bene – chi gettava la sua monetina, certamente sarebbe tornato.

Attenzione: la moneta non doveva essere una moneta qualsiasi. Il nostro testimone oculare ci assicura che il soldino da gettare nella fonte doveva assolutamente essere un soldo della Repubblica Pontificia, possibilmente recante l’effige di Pio IX, l’ultimo papa-re. Accettabili – anche se, forse, un po’ meno ‘efficaci’ – soldi pontifici di epoche precedenti; assolutamente inutile, invece, il denaro corrente, del tutto privo di ‘poteri magici’. Ed è proprio questo elemento a indurre il nostro Wünsch a fare una supposizione che non può provare per certo… ma che  presenta come una quasi-certezza.

Ben lungi dall’essere una tradizione popolare del popolo romano (che anzi – assicura Wünsch – aveva la tendenza a prenderli per idioti, ‘sti tedeschi che buttavano soldi nelle fontane della città) questa usanza è stata quasi sicuramente creata a tavolino da un circolo di intellettuali, come ironico scimmiottamento delle antiche tradizioni pagane.
Troppo colto per essere d’origini popolari, infatti, il riferimento all’usanza degli Antichi Romani di gettare monete negli specchi d’acqua come omaggio alle divinità lacustri.
Troppo, troooooppo complicata la tradizione di procurarsi una moneta fuori corso risalente all’epoca dell’ultimo papa re (!). Una richiesta del tutto impensabile per il Romano de Roma… ma, al contrario, una ultima, eccitante sfida per il colto umanista venuto nell’Urbe per lavoro, e che non avrebbe certo fatto troppa fatica a ricercare nel mercato antiquario il soldo richiesto dalla tradizione. Come a dire: un’ultima, dolceamara, task di lavoro, prima della fine della trasferta di lavoro.

Decisamente sì: secondo Wünsch, la superstizione della moneta da gettare della fontana di Trevi è una ‘tradizione antiquaria’ per umanisti in trasferta, che lui ritiene esser stata creata (o quantomeno perfezionata) da Wolfgang Helbig, archeologo tedesco trasferitosi in Lazio per ragioni di ricerca, Segretario dell’Istituto Archeologico Germanico di Roma dal 1865 al 1887 e ostinatamente capitolino fino alla sua morte, avvenuta nel 1915. La sua casa, negli anni, fu un vero e proprio cenacolo per tutti i professionisti tedeschi venuti in Italia per coltivare le arti umanistiche. Lui stesso, con la sua personalità forte e capace di interesse sempre nuovi legami, fu figura di spicco nel circolo tedesco a Roma, ponendosi come punto di riferimento per tutti gli stranieri che, da Berlino, raggiungevano la nostra capitale.
Non ci sono prove certe che sia stato proprio Helbig a dare il via all’usanza delle monetine, ma il nostro Wünsch – che lo conosceva – dice che è proprio la tipica cosa che Helbig avrebbe potuto fare.

E in effetti, bisogna ammettere che Helbig – o chi per lui – se l’è studiata proprio bene.
Questo addio simbolico alla città di Roma, da fare nel buio della notte, la sera prima della partenza, alla presenza di tutti gli amici – dunque al clou dell’emotività. Questo gesto in cui doni alle buone stelle una antica moneta pontificia fuori corso, che è al tempo stesso sacrificio concreto (mica è stato così facile trovarla!) e simbolo di tutte le ragioni professionali per cui hai raggiunto, e amato, negli anni, Roma.

Era tutto così perfetto e così perfettamente congeniato che non c’è di che stupirsi, se questa tradizione è diventata così famosa ed è stata consegnata alla Storia. Proprio come in una liturgia studiata a tavolino, c’erano tutte le carte in regola per un successo.

E, non so voi: ma da quando conosco la storia che sta dietro a questa tradizione, io sento di amare questa tradizione un po’ di più.

2 risposte a "Perché gettiamo le monetine nella fontana di Trevi?"

  1. Claudia

    Da romana devo dire che questa storia mi ha appassionato particolarmente. Sono contenta che la sindaca abbia revocato la sua decisione di togliere i soldi alla Caritas che in questo modo da questo gioco collettivo trae sostegno per la sempre più affollata mensa dei poveri di via Marsala

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    1. Lucia

      Ne parlavo l’altroieri con una mia amica, e dicevo che davvero faticavo a capacitarmi di come il Comune di Roma potesse aver ritenuto una buona idea considerare l’ipotesi di tenere per sé / destinare ad altro le monetine.
      Ma proprio in una mera ottica di PR, dico. E’ (quasi letteralmente!) come rubare alla Croce Rossa, un autogol clamoroso. Sono contentissima anch’io che sia stata stata fatta marcia indietro, ma mi resta il dubbio di cosa si fossero bevuti quelli del Comune quando hanno pensato che questa potesse essere una buona idea XD

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