Alla ricerca della nostra fiamma blu, per essere realizzati nella vita di ogni giorno

Se bazzicate un minimo il web cattolico americano, probabilmente conoscerete già Jennifer Fulwiler. (Se non la conoscete, è la signora in foto. Piacere).
Mi verrebbe da definirla la Costanza Miriano di Austin, non tanto per i contenuti dei suoi libri quanto più per una questione di “presenza scenica”: negli USA, è Jennifer la “donna cattolica influencer per eccellenza”, quella che ha fatto boom a partire dal suo blog e adesso gira per gli Stati Uniti tenendo conferenze, commenta sulla CNN temi scomodissimi e, nel tempo perso, scrive libri di successo, senza trascurare i suoi sei figli in età scolara (che, per colmo di masochismo, istruisce lei in regime di homeschooling).
Io la trovo adorabile (al netto di alcune cosucce su cui abbiamo, legittimamente, una visione un po’ diversa), e vi consiglio davvero di seguirla o di ascoltare il podcast della sua trasmissione radio (oltretutto, un buon modo per esercitare il proprio inglese, perché Jen scandisce benissimo le parole).

One Beautiful DreamIl suo primo libro, Something Other Than God, racconta la sua sfortunata storia di conversione: ché Jennifer, fino a qualche anno fa, era una programmatrice informatica felicemente e tenacemente atea, alla costante ricerca del piacere e della felicità. E a un certo punto li trova, ma in modo del tutto accidentale e nell’ultimo posto al mondo in cui avrebbe voluto cercarli: Santa Romana Chiesa, per l’appunto. E arriviamo così all’incipit del suo secondo volume, One Beautiful Dream, nel quale una Jennifer neo-convertita e desiderosa di fare tutto a modino come si deve, molla il lavoro, comincia a fare figli a raffica, si dedica a tempo pieno alla loro educazione… e realizza che quella vita, per quanto “giusta” sulla carta, le fa moderatamente stretta. Al netto del suo amore per i figli,  ci mancherebbe, lei non si sente realizzata nelle vesti esclusive di mamma; non sente di star dando al mondo tutto quello che potrebbe dare e dunque affoga nei sensi di colpa perché “eh ma allora non sono una brava cattolica: questa non è forse la vita che ogni donna dovrebbe desiderare?”.

E la situazione si trascina così per mesi e anni, finché Jennifer non scopre qual è la sua “vera” vocazione, il suo modo di realizzarsi appieno. Insomma: finché non scopre quella che, con una immagine ad effetto, lei è solita chiamare, nei suoi scritti “la sua Fiamma Blu”.

***

Non vorrei farne un discorso “mamma casalinga vs. mamma in carriera”. Il momento di crisi di Jennifer è arrivato quando lei ha deciso di mollare il lavoro, ma nella vita di tutti noi possono esserci molteplici ragioni per cui uno si trova a pensare “sì ma a me sembra di non star concludendo niente”.
Magari il lavoro l’hai perso, banalmente – o ce l’hai, ma lo svolgi giusto per pagare le bollette, non ti ci senti minimamente realizzata. Magari soffri perché sei ancora single e la tua casa è tremendamente vuota quando tu vorresti una famiglia; magari invece sei un religioso in una comunità fin troppo affollata, nella quale non riesci proprio ad ingranare. Magari è banalmente un periodo no, e ti trovi ad andare avanti col pilota automatico… insomma: tutte le infinite ragioni di questo mondo che possono farci sembrare “senza senso” una certa fase della nostra vita.

Ebbene: secondo Jennifer, in queste circostanze, un senso alla propria vita lo si può e lo si deve dare. E non necessariamente lo si deve dare imparando ad accontentarsi delle cose belle che già abbiamo (sulla carta siamo capaci tutti; all’atto pratico… bastasse quello).
No: secondo Jennifer, uscire da questa empasse si può e si deve, e lo si può fare dedicandosi con ostinata determinazione alla ricerca della propria Fiamma Blu. Per l’appunto.

Tra cattolici seri che amano i paroloni, si userebbe, probabilmente, il termine “carisma”. Jennifer ama invece l’espressione a effetto coniata dal suo amico Keith: “fiamma blu” è quella passione che ti infuoca dall’interno e ti infonde una forza mai vista, tale da farti sentire felice e piena di energie tutte le volte che puoi dedicartici. Ergo: in un’ottica cristiana, “fiamma blu” è quel dono, quel talento, quella passione speciale che ti è stata data da Dio in persona. E alla quale, di conseguenza, devi assolutamente dedicarti: non solo per una questione di realizzazione personale, ma per una questione di realizzazione del disegno che Dio ha per te.

Sembra (e probabilmente è) un discorso molto all’ammmericana, una roba da yankies alla ricerca del proprio beautiful dream. Però è un discorso che sento molto mio, perché… non so: sono io l’unica jellata, o capita anche a voi, di tanto in tanto, di arrivare a fine della giornata e pensare “meh. Certo che non mi sembra di aver usato un granché i miei talenti”.

Nel caso di Jennifer, questa deprimente sensazione scompare quando lei decide di aprire un suo bloggherello (che io mi pregio di aver seguito fin dagli albori. Erano, quelli, gli anni di gran moda dei mommy blog, che tra le plurimamme cristiane d’Oltreoceano andavano per la maggiore).
Ebbene: questi sono i termini con cui Jen descrive la sua elettrizzante prima volta dall’altra parte della tastiera.

Fin da subito capii che si trattava di qualcosa di più che un semplice hobby. Per me, era un modo di connettermi al resto del mondo – era il modo in cui mi sentivo chiamata a connettermi al resto del mondo. Presto elaborai la teoria per cui chiunque ha una qualche abilità o un talento come il mio – penso ad esempio alla mia amica, programmatrice informatica, che si è lanciata nel tempo libero in un business parallelo dedicato alla produzione di candele profumate. Oppure penso a mio nonno, un ex ingegnere, trasformatosi dopo la pensione in uno chef di tutto rispetto.

E la teoria di Jennifer è che, quando scopri “la tua fiamma blu”, devi assolutamente lottare con le unghie e con i denti per ritagliarti un po’ di tempo per dedicartici. Così facendo, non solo ti ritaglierai una piccola fonte di serenità anche per i momenti più bui – ma scoprirai che stai anche compiacendo l’Onnipotente, che certe passioni te le ha infuse mica perché non sapeva come chiudere il progetto.

A questo punto state pensando “sì sì, tutto bello, ma io non ho idea di quale sia questa mia fantomatica fiamma”. Vero? Benissimo: Jennifer vi fornisce qualche istruzione per individuarla.

1.    La tua fiamma blu è una attività che ti dà energia e felicità. Non è un lavoro extra da fare, una forzatura, una incombenza che ti tocca. No: è qualcosa che fai perché ti fa stare dannatamente bene, anche se…
2.    Conosci un mucchio di persone che invece non provano alcuna attrattiva per la passione che a te elettrizza. Immagino che ci sia un comune consenso sul fatto che un weekend al centro benessere suscita, in chi lo fa, benessere. Ecco, ehm, no: la tua fiamma blu è probabilmente qualcosa in cui tu sei versato in modo tutto particolare. Tu, e non altri.
Una mia conoscente, ad esempio, ha una casa che è volutamente sempre aperta per parenti e amici: lei si sente felice ed elettrizzata quando il suo salotto è invaso da gente che fa caciara – e son contenta che sia sempre lei a invitarmi, perché, per me, avere gente in casa senza preavviso è gradito tanto quanto un attacco di diarrea.
Per contro, io passo tutto il mio tempo libero a leggere astruse monografie cercando notizie curiose da raccontare in giro – e suppongo che molti di voi proverebbero una sincera pietà umana, se mi vedessero a mezzanotte attaccata al mio portatile a scrivere (gratis) articoletti su strani santi medievali. Ecco: non avete la mia stessa fiamma blu. Stacce.
3.    In quel settore sei un punto di riferimento: la gente ti chiede spontaneamente consigli, e tu sei felice di poterne dare. La tua amica ti chiede consigli di arredamento, perché è stata colpita dal capolavoro che sei riuscita a fare in salotto rappezzando mobili di recupero che inizialmente non erano stati pensati per stare assieme? Le signore, dopo la Messa, ti fermano per complimentarsi per i tuoi completini, e ti domandano dove trovi abitini così carini e modesti? Sei il marito tuttofare che tutte vorrebbero avere, e infatti la gente ti chiede di continuo una mano per sistemare quella cosa che s’è rotta e per fare quel lavoretto, e tu sei genuinamente felice di poter aiutare? Ecco: questa è probabilmente la tua “fiamma blu”, anche se tu magari pensi che siano robette di poco conto.
4.    È qualcosa che fa stare bene te, ma che crea vantaggi anche al tuo prossimo. La tua amica ti telefona per dirti che aver discusso con te dei metodi naturali la ha fatta riflettere così tanto. Il tuo parroco ti dice che sei stata così preziosa a preparare frittelle per tutti alla festa di Carnevale dell’oratorio. Quel progetto creativo con materiali di riciclo che hai fotografato e condiviso su Facebook sta spopolando tra i tuoi amici. Ecco: ti rendi conto che, così facendo, stai mettendo la tua “fiamma blu” al servizio del prossimo tuo?
5.    È una cosa che invidi terribilmente, negli altri. E Jennifer ci tiene a specificare che lei parla proprio di invidia vera e propria, non di genuina ed amichevole ammirazione. Spesso, noi invidiamo chi ha successo in quei campi in cui piacerebbe anche a noi realizzarsi, perché è un po’ come avere una spina che punge sul vivo.
Invidi terribilmente il fatto che la tua amica Anna abbia il tempo di cucire bambole di pezza assieme alle sue due figlie, perché tu hai l’impressione che stia costruendo di quei ricordi che poi i bambini si porteranno dietro a vita? Beh: magari è il segno che dovresti provare a ritagliarti anche tu un sabato pomeriggio per proporre attività manuali alla tua famiglia.
Invidi terribilmente Giuseppe, che, da infermiere fa un lavoro “nobile”, mentre tu ti senti inutile e abbrutito passando otto ore al giorno a immettere dati in un terminale? Beh: magari potresti prendere in considerazione l’idea di fare volontariato con gli anziani un paio di weekend al mese.
E così via dicendo.

Anche perché, secondo Jennifer, spesso siamo noi i peggiori nemici di noi stessi, nella misura in cui ci auto-boicottiamo convincendoci che, no, non posso davvero perdere tempo dietro a questa cosa.
Nel senso: ok, se la tua “fiamma blu” è andare a fare un anno di missione in Sudan, forse forse davvero non è il momento giusto, se a casa hai tre bambini in età scolara. Ma, tendenzialmente, con un minimo di organizzazione e con un po’ di comprensione umana e collaborazione da parte della famiglia, nella vita di ogni giorno è perfettamente possibile ritagliarsi un po’ di tempo per coltivare il proprio carisma. Jennifer insiste molto su questo punto, memore dei sensi di colpa che l’avevano presa quando lei aveva deciso di aprire il suo blog. “Occielo: ma se piazzo i miei figli davanti alla televisione per dedicarmi al blog mezz’ora al giorno, forse sto venendo meno ai miei doveri di madre. Forse sto commettendo un peccato”. Per come sono fatta io, il mio personale senso di colpa potrebbe essere qualcosa più sulle linee di “occielo: ma sono veramente egoista a dedicare tempo ed energie a un’attività che non porta reddito. Nel mio tempo libero, forse farei meglio a leggere di meno e a passare di più l’aspirapolvere”.

E, per carità, c’è anche un fondo di verità in queste affermazioni. Tuttavia, come Jennifer ha sottolineato una volta in un suo incontro,

i Cattolici dovrebbero saper fare un distinguo tra la loro fiamma blu e il loro modo di fare soldi.
Ho un sacco di amici e parenti in condizioni economiche tali per cui il loro lavoro non rappresenta in alcun modo la loro fiamma blu, e mi verrebbe da dir loro: beh, è OK. Pensa fuori dagli schemi, cerca un modo per minimizzare lo stress che ti viene causato dal tuo lavoro, e usa la tua fiamma blu in quest’ottica. Sentirsi realizzati è molto più che un guadagno in termini economici o un biglietto da visita pieno di titoli. Ma se tu metti a frutto la tua fiamma blu, e vedi te stesso cambiare le vite degli altri anche nelle piccole cose, beh: sappi che allora stai vedendo Dio che lavora attraverso di te. E non importa che solo altre cinque persone al mondo possano ammirare i tuoi risultati.

In fin dei conti, realizzare noi stessi vuol dire realizzare il progetto che Dio ha per noi.

8 risposte a "Alla ricerca della nostra fiamma blu, per essere realizzati nella vita di ogni giorno"

    1. Lucia

      Oh ma che belli questi scherzi della Provvidenza ;)))

      (Dico “scherzi”, perché in teoria non volevo nemmeno pubblicarlo quel giorno: avevo in mente un altro post ma non avevo fatto in mente a scriverlo, mentre di questo avevo già una traccia pronta all’uso)

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    1. Lucia

      Chissà 🙂
      E chissà se mi porterà da qualche parte la mia! 😉

      Però la cosa bella della blue flame per come la intende Jennifer è che… beh: non necessariamente deve portare da qualche parte. Se poi ti porta da qualche parte, e magari ti porta anche un po’ di soldi sul conto in banca, siam contenti tutti… ma già solo aver scoperto qual è la propria vocazione, e aver deciso di coltivarla, è già un successo in sé e per sé.
      Da qualche parte stiamo andando di sicuro, foss’anche solo nei termini di “sono stata fonte di riflessione per la mia amica a cui faccio una capa tanta di questi temi ogni volta” 🙂

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      1. Claudia

        Vero! Non pensavo tanto ai soldi in effetti….Grazie a Dio ho un lavoro che mi da di che vivere dignitosamente (e non è poco di questi tempi). Però una soddisfazione morale può sempre arrivare.

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    1. ago86

      Si potrebbe andare alla radice comune di tali fiamme o, se non la si vede, dedicarsi un po’ ad ognuna. Poi si può anche scegliere quella che ci dona più soddisfazione, “sacrificando” le altre.

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