Hélène Smith, la medium che parlava coi Marziani

Era una donna oggettivamente molto bella e nel fiore della sua giovinezza. Non per essere maligna, ma questi furono probabilmente due elementi non trascurabili tra i molti che contribuirono a rendere famosa Hélène Smith, ragazza ginevrina che a fine a Ottocento riuscì a imporsi nel panorama dello spiritismo presentandosi come medium dalle capacità eccezionali.

In effetti, pochi altri avevano osato fino al punto in cui Hélène si volle spingere, e con disinvoltura. La giovane sosteneva infatti di avere non una, non due, ma addirittura tre distinte capacità medianiche: diceva di avere visioni e di udire voci e suoni, di poter accogliere i messaggi degli spettri attraverso la scrittura automatica e di essere in grado di comunicare con l’oltretomba a mo’ di radiotelegrafo, mediante una serie di colpi sul tavolino. In quell’epoca inquieta e confusa in cui, tra i sostenitori dello spiritismo, vi erano anche le menti più insospettabili, orde di individui in lutto e di semplici curiosi si riversavano ogni giorno nel salotto di Hélène Smith, ansiosi di assistere ai suoi prodigi. Fra l’altro, la medium non si limitava a mettere in contatto i suoi clienti con le anime dei cari estinti: suscitando nel pubblico una curiosità ancor maggiore, Hélène asseriva di poter raccontare le vite passate vissute dall’anima dei presenti, prima della sua reincarnazione nella sua forma attuale. Hélène, ad esempio, affermava di essere la reincarnazione di Maria Antonietta (proclama forse un po’ inflazionato, che ne dite?) e anche di una certa Simandini, immaginaria principessa indiana del XV secolo con una vita da telenovela.

Ma non è questa la ragione per cui vi parlo oggi di questo strano personaggio.
Vi parlo oggi di Hélène Smith perché, a un certo punto della sua vita, la nostra amica annunciò al mondo di essersi messa in contatto con un’entità ultra-terrena… diversa da tutte le altre. Nel senso che l’entità era un alieno: un marziano, per essere specifici.

A prima vista, potrebbe far strano il pensiero di una donna di fine Ottocento che si interessa ai mondi alieni. In realtà, gli anni in cui Hélène operava erano esattamente gli anni in cui la scienza si interrogava per la prima volta circa la possibilità di comunicare con gli abitanti di altri pianeti. La scoperta dei canali di Marte aveva fatto molto scalpore; così come, giusto qualche decennio prima, aveva fatto molto scalpore un libello di tutt’altro tenore in cui un ciarlatano asseriva di aver costruito un telescopio così potente da avergli permesso di osservare i Seleniti, gli abitanti della Luna, di cui aveva descritto usi e costumi con gran dovizia di particolari.

Insomma: c’era nell’aria un certo fermento, che evidentemente contagiò anche la nostra Hélène. Il suo primo contatto con Marte arrivò, all’improvviso, il 25 novembre 1894 durante una seduta spiritica che la medium stava tenendo per una certa signora Mirbel, inconsolabile per la perdita prematura di suo figlio. Per la poveretta, dovette essere una ulteriore pugnalata al cuore realizzare che suo figlio non era un granché intenzionato a comunicare con la madre, alla quale diede giusto qualche consiglio generico su come rimanere in buona salute prima di “passare la cornetta” a un’altra entità che aveva smania di mettersi in contatto con Hélène.

Costui era un marziano, per l’appunto.
Per la precisione, un mago marziano di nome Astané, personaggio assai rispettato nella sua comunità locale.

E se a questo punto vi venisse la curiosità di sapere perché diavolo un rispettabile mago marziano dovesse mescolarsi ai fantasmi dei terrestri convocati in una seduta spiritica, la risposta è presto data. Hélène ci spiega infatti che anche i Marziani sono terrestri morti. O meglio: Marte è uno dei tanti pianeti in cui possono andare a reincarnarsi le anime che un tempo avevano camminato sulla terra. E infatti, il simpatico Astané aveva vissuto un tempo sul nostro stesso pianeta – nello specifico, era la reincarnazione di un fachiro che la stessa Hélène aveva conosciuto nella sua vita passata da principessa indiana. 

Non c’è che dire: i presupposti sono incoraggianti. E allora, addentriamoci nel magico mondo di Astané e scopriamo assieme le meraviglie che lui intendeva comunicare alla medium.

A dire il vero, Astané aveva tutta l’aria di aver scomodato una veggente a scopi essenzialmente documentaristici, per così dire. La sua missione era mostrare ai terrestri il ridente pianeta di Marte, là dove le colline sono arancioni, l’erba è di un vibrante rosso acceso, i fiumi gorgogliano in tutte le tonalità del rosa e alberi color pesca dai tronchi a spirale innalzano i rami verso il cielo giallo. Gli insediamenti urbani vengono descritti da Hélène attingendo a piene mani a tutti i topoi letterari che erano presenti all’epoca nei romanzi di fantascienza: vetture senza cavalli né ruote scivolano lungo le strade producendo mille scintille; i ricchi solcano il cielo viaggiando su macchine volanti; uomini e donne vestono alla stessa maniera, con un completo unisex formato da una gonna-pantalone e una giacca stretta in vita. Le case hanno tetti piatti che ospitano meravigliosi giochi d’acqua; a tavola, i marziani pranzano su piatti quadrati (evidentemente una assurdità, per i terrestri di fine Ottocento!). Hanno animali da compagnia, affettuosi come un cane ma radicalmente diversi da qualsiasi essere si sia mai visto sulla terra: Astané, ad esempio, s’accompagna a un ciclopico bestio nero alto poco più di mezzo metro e provvisto di un unico occhio verde nel mezzo della testa. Assai dispettoso con gli estranei, l’animale è invece molto servizievole col suo padrone, di cui è in grado di intendere ogni tipo di comando. E non solo: è anche capace di scrivere.

E sul versante scrittura ci sarebbe da aprire una ampia parentesi – perché, non paga di aver descritto Marte all’umanità, Hélène decise anche di dare ai suoi conterranei un assaggio della lingua locale. Immergendosi in lunghe trance, la medium cominciò a produrre una lunga serie di testi in marziano, scritti in un alfabeto dalle forme grafiche inedite e con una struttura grammaticale che, alla prova dei fatti, si teneva, con tanto di coniugazioni verbali, declinazioni dei sostantivi e tutto ciò che occorre a formare una lingua.

Dotati, all’apparenza, di una incredibile verosimiglianza, i resoconti marziani della nostra medium (e le cronache, non meno appassionanti, della sua vita passata da principessa indiana) avevano già cominciato a girare sottoforma di feuilleton, quando Hélène attirò l’attenzione professionale di Théodore Flournoy, professore di Psicologia Fisiologica all’Università di Ginevra.

Lungi dal ritenere Hélène una semplice ciarlatana, Flournoy la considerava invece un interessante caso di studio. O meglio: la considerava una donna interessante in senso generale, e va detto Hélène si meritava senz’altro quell’aggettivo. Figlia di un semplice mercante e commessa in un negozio di stoffe, la nostra veggente – al di là di tutto – mostrava nelle sue sedute medianiche un bagaglio di conoscenze non comuni. Un conto è immaginarsi la vita sul pianeta Marte; un conto è inventare una lingua aliena con un sistema grafico e una struttura grammaticale coerenti. E non parliamo poi della performance che Hélène aveva offerto nel descrivere la sua vita passata di principessa indiana: in quel caso, aveva mostrato di conoscere addirittura i rudimenti del sanscrito (!).

Uomo dalla mente razionale, il professor Flournoy non riteneva possibile che fossero davvero gli spiriti a infondere a Hélène queste conoscenze non comuni. Eppure, una spiegazione doveva esserci, e Flournoy ritenne di poterla trovare in quello che Freud avrebbe chiamato inconscio e che lui chiamò invece intelligenza subliminale, cioè un tipo di intelligenza che stava al di sotto della soglia della coscienza. Per dirla breve, Flournoy riteneva che Hélène fosse più o meno “sincera” nel descrivere le sue visioni. Affetta da un qualche tipo di disturbo mentale, probabilmente la medium “viveva” davvero, nella sua mente, ciò che poi descriveva nelle sue sedute.

Oltremodo affascinato dal personaggio, Flournoy seguì con viva curiosità scientifica tutte le sedute di Hélène, concedendosi anche interviste private con la medium e incoraggiandola ad esprimersi con libertà sempre maggiore. Nel 1900, dopo anni di analisi, diede alle stampe un dettagliatissimo étude sur un cas de somnambulisme avec glossolalie intitolato, non a caso, Des Indes à la planète Mars, recentemente tradotto in Italiano e commentato per i tipi di Castelvecchi.

Non c’è nemmeno bisogno di dirlo: quando ebbe il libro tra le mani, la povera Hélène ci rimase male, per utilizzare un garbato eufemismo. Si sentì tradita da quello che per anni aveva ritenuto un amico e un confidente e che si era invece rivelato un freddo scienziato, interessato solo a studiarla (e, come se non bastasse, pronto a descriverla come una pazza).

Oltretutto, le considerazioni di Flournoy avevano l’inevitabile effetto collaterale di ridurre a delirio e/o mistificazione tutte le attività della spiritista. Lo psicologo ad esempio aveva commentato che il Marte immaginato dalla medium era sostanzialmente identico alla Terra così come la romanzavano gli scrittori di fantascienza; per analizzare la parlata aliena, s’era fatto aiutare da un professore di Linguistica finendo col concludere che “la lingua marziana non è evidentemente che una puerile contraffazione del francese”, o per meglio dire del patois parlato in certe zone in cui Hélène aveva vissuto da giovane.

Forse in reazione a queste accuse, la veggente accantonò rapidamente il suo ciclo di visioni marziane e cercò il contatto con spiriti alieni di altri pianeti ancora, che la portarono, a partire dal 1900, a “visitare” Urano e un Ultra-Marte non meglio precisato. E lì, Hélène diede davvero libero sfogo alla sua fantasia.

Urano, ad esempio, viene descritto come un ameno pianeta dotato di tre soli. Le case hanno l’aspetto di lunghi camini (verrebbe da dire: di grattacieli!) collegati l’un l’altro attraverso tanti ponticelli, attraverso i quali transita la popolazione locale. Gli Uraniani sono unicamente maschi, bassi di statura, con le orecchie allungate tipo gli elfi fantasy; hanno un marcato doppio mento, indossano strani tubi al posto delle scarpe; sono completamente calvi, ad eccezione di un ciuffetto di capelli che cresce nel bel mezzo della testa e che loro acconciano in graziose code di cavallo.

Molto più arretrata è la vita su Ultra-Marte: l’atmosfera è rozza, quasi preistorica; ci verrebbe da dire che gli ultra-marziani sono a un gradino inferiore nella scala evolutiva aliena. Ne vedete un esempio nell’immagine che apre questo articolo, disegnata dalla stessa Hélène: sono ometti alti circa 80 centimetri, con mani e piedi enormi e testa decisamente smisurata rispetto al corpo. Occhi microscopici, bocca larga come quella di una rana, dita provviste di lunghi artigli neri ripiegati all’interno, vivono in capanne di fango in un ambiente brullo, sporco e privo di vegetazione, sostentandosi con strani animali da fattoria.

Purtroppo per Hélène, ormai il danno alla sua reputazione era fatto. Le sue cronache aliene cominciavano a essere accolte con un certo scetticismo, i lettori non erano più interessati come un tempo e il suo salotto era sempre più vuoto.
Forse perché donna dotata di buon senso; forse perché profondamente scossa dalla morte della madre, che ne provocò una forte crisi spirituale, Hélène decise di lì a poco di accantonare i suoi rapporti coi mondi alieni e con le principesse indiane e si lasciò in una nuova impresa: mettersi in contatto con Gesù Cristo e con la Vergine Maria.

A dar retta alla medium, i due le apparvero di buon grado e cominciarono a consolarla con parole salvifiche che, quantomeno, ebbero il risultato di indurre un netto cambio di rotta. Hélène passò le ultime decadi della sua vita a comunicare con la Madonna (e, occasionalmente, con Maria Antonietta) e a dipingere quadri a ispirazione sacra. Morì il 10 giugno 1929, all’età di sessantotto anni. Proprio come già le era accaduto in vita, oggi è oggetto di interesse medico da parte di numerosi studiosi di Psicanalisti.

***

Per approfondire:

Daniele Porretta, L’altra Terra. L’utopia di Marte dall’età vittoriana alla New Space Economy, edizioni LUISS
Roberto Giacomelli, Lo strano caso della Signora Hélène Smith. Spiritismo, glossolalia e lingue immaginarie, edizioni Scheiwiller

18 risposte a "Hélène Smith, la medium che parlava coi Marziani"

    1. blogdibarbara

      Me lo sono chiesta una sera di tanti anni fa in cui alla radio molte persone hanno “testimoniato” sulle loro vite precedenti: una era stata una principessa indiana (molto gettonata anche lei a quanto pare), uno un alto ufficiale, un altro un principe, uno era un servo ma gli è capitato di assistere a un omicidio di stato per cui, nonostante la posizione modesta, ha finito per avere un ruolo importante nello svolgersi della Storia, la più strepitosa di tutti è stata Mata Hari, che ha rivissuto in diretta la propria fucilazione, con voce roca e gracchiante benché soffocata: li sento… arrivano… ecco… gli spari… AAAAAAAAAHHHHHHHHHH! Sono morta. E lì ho seriamente rischiato di farmela addosso a forza di ridere. E anch’io mi dicevo guarda un po’, non uno che dica ero una contadina cinese, non ho un nome perché alle femmine non lo davano, ero uno schiavo negro e lavoravo in un campo di cotone, ero un bambino ebreo nel ghetto di Varsavia nel ’42, ero un servo della gleba…

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    2. Lucia

      …ok, racconto questa: un ragazzo che conosco ha una amica che sostiene di poter vedere le vite passate della gente mediante riti strani che lei sa compiere. Dietro insistenza di questa amica, il ragazzo (assolutamente scettico sul tema, ma curioso di conoscere il responso) acconsente un giorno a sottoporsi ad uno di questi riti per indagare le sue vite passate (io non l’avrei fatto al posto suo, specifico perché siamo su un blog per educande, ma tant’è).

      Fatto sta che questa amica sostiene di aver visualizzato tutto e gli descrive ciò che ha visto della sua vita passata: il ragazzo era un contadino che andava nel bosco a far legna. Fine della visione.

      E niente, lui si aspettava appunto qualcosa di glorioso come Napoleone o Giulio Cesare, invece si trova contadino. C’è rimasto male 😂

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      1. blogdibarbara

        Mappovero! (No, neanch’io mi presterei)
        Mi viene in mente una tizia al mare. Sera di pioggia e temporale, quindi tutti chiusi in albergo e lei tira fuori i tarocchi e si mette a farli a tutti noi, a leggere la mano eccetera. Legge la mano anche a me e mi dice che nella prima parte della vita la salute sarebbe stata molto buona, poi sarebbe peggiorata. Ah, bene siamo messi, dico: avevo 27 anni e fino a quel momento avevo subito sei operazioni (con una delle quali stavo per lasciarci le penne), soffrivo di piccolo male epilettico, colite spastica, artrosi cervicale, avevo avuto una broncopolmonite doppia, sette otiti, una dolorosissima foruncolosi (piccolissimi foruncoli sul timpano, quattro anni ininterrottamente con dolori e febbre), un’infinita serie di bronchiti e varie altre cose. Ora, se si tratta di passare una serata di pioggia va bene, ma se mi si chiede di prendere sul serio questa roba no, per piacere. Sicché gliel’ho detto che con la buona salute per la prima parte della vita aveva leggermente toppato. Beh, si è offesa a morte: “Va bene, vorrà dire che non sono più capace di leggere la mano”, più o meno come se avessi detto a un professore di matematica che la sua soluzione di una banale equazione a due incognite era sbagliata.

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    3. Gianluca di Castri

      Mi permetto un altro commento sull’argomento, in parte serio ed in parte scherzoso. Io sono cattolico, e pertanto credo nell’immortalità dell’anima e nella “resurrezione della carne” che non so bene cosa significhi ma che suppongo abbia il suo “minimo sindacale” in qualche forma di conservazione dell’autocoscienza. Chi crede nella reincarnazione di fatto nega l’immortalità, il reincarnato ha perso la memoria e l’autocoscienza della vita precedente e mi chiedo, perché il Padre Eterno avrebbe dovuti fare ciò? Forse la fabbrica delle anime ha costi troppo elevati (il solito problema del personale, gli stipendi degli angeli) e si deve riciclare il prodotto?

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      1. blogdibarbara

        Infatti, la cosa che mi sorprende è di trovare questa credenza fra persone che si riconoscono come cattoliche. Altrettanto sorprendente è trovarla negli atei convinti, quelli che affermano con la massima convinzione “dopo la morte non c’è niente”, e non può esserci perché, oltre a non esistere Dio, non esiste ovviamente neanche l’anima, non essendo l’uomo fatto altro che di cellule, ossia di molecole ossia di atomi, per cui non è molto chiaro che cos’è che si dovrebbe reincarnare. Misteri della psiche umana. Ricordo una collega, comunista convinta e quindiatea, che non poteva capacitarsi che si potesse credere in una cosa assurda come un Dio creatore. E quindi Dio non esiste, ok. Però l’astrologia sì, il potere terapeutico dei cristalli sì, la pranoterapia sì, tutte le cosiddette medicine alternative sì… E lei che dice all’amica “sensitiva”: abbracciami, così poi mi dici dov’è che l’energia è bloccata. Vabbè.

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          1. blogdibarbara

            Qui vengono addirittura casa per casa per vendere il giornale comunista per lottare contro la borghesia che ci opprime e il capitalismo che ci affama. Una volta che mi hanno fermata per strada ho detto: “Due miliardi di schiavi e cento milioni di morti ancora non vi bastano?” E pensare che a causa del povero spiritismo invece non è mai morto nessuno!

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          1. blogdibarbara

            Come ha detto qualcuno, quando un smette di credere in Dio non è che non crede più a niente: al contrario, comincia a credere a tutto.
            Grand’uomo il cardinale Biffi. Se non ricordo male (è passata una quarantina d’anni) è stato lui a dire (più o meno: cito a memoria): “L’Anticristo esiste: è pacifista e animalista”. All’epoca non ero molto sicura di avere capito che cosa intendesse, ma adesso è perfettamente chiaro.

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        1. klaudjia

          È una cosa che ho notato anche io. “Dio “no ma le “energie” o il “malocchio” sì. Una nuova espressione è “l’universo ti sta dicendo qualcosa”.

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          1. blogdibarbara

            E’ che dopo avere proclamato a ogni angolo di strada che Dio è morto, qualcuno si è accorto che andare avanti senza può essere un tantino difficile, e così hanno cominciato a dare vita a una miriade di deucoli da due soldi, fabbricati su misura per loro. Quanto all’ultima domanda, io, da buona e orgogliosa figlia del sottoproletariato urbano, risponderei in maniera molto molto scurrile.

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          2. ago86

            La cosa più brutta è che si atteggiano a “liberi pensatori” mente sono estremamente dogmatici: non vogliono sentire ragionamenti o argomentazioni, quello che dicono è “vero” solo perché è la loro “verità” – perciò se provi ad avanzare una critica ti accusano di volerli costringere.

            Il loro dogma è il loro ego.

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      2. Lucia

        Proprio in questi giorni, Aleteia rilanciava un articolo sul tema che ho trovato piuttosto interessante:

        La reincarnazione: un’ipotesi veramente sostenibile?

        E’ vero, ogni tanto si trovano delle persone che si professano cattoliche e che al tempo stesso dicono di credere alla reincarnazione, o comunque di non escludere questa possibilità. Assai curioso. Posso capire che l’idea affascini (su un piano puramente immaginario, forse anche io mi divertirei a interrogarmi sulle mie vite passate: è un giochino stimolante, diciamo), però sì: la contraddizione è enorme. Curioso che la cosa non balzi all’occhio immediatamente, diciamo.

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        1. blogdibarbara

          Tra l’altro l’idea della reincarnazione nell’induismo ha un suo senso: se nella tua vita hai fatto del male, dovrai scontare – e se possibile riparare – il male che hai fatto vivendo un’altra vita in una condizione più difficile, reincarnandoti in una casta inferiore o addirittura in un animale. E qualunque sciagura o sofferenza ti capiti, devi accettarla perché sai con certezza che c’è un motivo e che questo motivo dipende da te, da quello che tu hai fatto in un’altra vita – che naturalmente non hai modo di ricordare, né con l’ipnosi né con nessun’altra diavoleria. Cioè, la reincarnazione è una condanna a tutti gli effetti, che cesserà quando sarai riuscita a emendarti del tutto, a vivere una vita intera senza fare del male, senza alterare equilibri, senza provocare danni o sofferenze. Ma nella nostra cultura – indipendentemente dal fatto che tu sia o no credente – si fa davvero fatica a capirne il senso. Quanto ai credenti che accettano l’idea della reincarnazione, potrebbe essere interessante chiedere loro come immaginano la resurrezione della carne…

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  1. sircliges

    «In quell’epoca inquieta e confusa in cui, tra i sostenitori dello spiritismo, vi erano anche le menti più insospettabili»

    In effetti molti menti scientifiche di fine ottocento erano interessate al fenomeno dello spiritismo. Forse il caso più famoso è Arthur Conan Doyle, creatore di Sherlock Holmes (ma ha scritto anche tante altre cose interessanti), che si ‘convertì’ dopo la morte in guerra di suo figlio e divenne un entusiasta sostenitore della causa. Nella sua autobiografia si dichiarava sicuro che nel ‘900 lo spiritismo sarebbe diventato una delle principali religioni del pianeta.
    In certo qual modo è comprensibile perché lo spiritismo secondo costoro non era propriamente una ‘fede’ bensì una pretesa di poter conoscere, empiricamente e razionalmente, il cosiddetto mondo degli spiriti. Anche se non poteva essere una scienza nel vero senso del termine perché i fenomeni non erano riproducibili – dipendeva tutto dal medium.

    Col senno di poi sappiamo che molti di quei fenomeni erano spiegabili con autosuggestione o truffe (per esempio il mercato delle “foto di fantasmi”), ma forse per quelle menti razionaliste c’era anche il bisogno di trovare una valvola di sfogo per poter sperare nell’aldilà in termini, appunto, razionali e non semplicemente religiosi.

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  2. zimisce

    Il povero Arthur Conan Doyle nel campo del paranormale non azzeccava una deduzione (al contrario del suo personaggio). Ebbe anche un acceso dibattito con Houdini, perché il famoso prestigiatore accettava spesso la sfida di smascherare sedicenti medium svelando i loro trucchi. Ebbene, Arthur Conan Doyle si era convinto che Houdini dova avere lui stesso delle capacità paranormali, che voleva tenere nascoste, ma le avrebbe usate per far fallire le “dimostrazioni” degli altri, in modo da alimentare lo scetticismo verso questo campo.
    Davvero un ragionamento contorto per uno che faceva vanto di razionalismo.

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