Ogni anno, puntuale come i tormentoni estivi, arriva il momento in cui i giornalisti riaprono il loro file “articolo sulle lacrime di San Lorenzo”. Il titolo è già pronto, il contenuto resta sostanzialmente identico di anno in anno e l’aggettivo “millenario” è già lì che sfrigola sulla tastiera (assieme a “magico”, “incantevole” e, immancabilmente, “notte più romantica dell’anno”). E così, nel giro di qualche riga, il lettore viene accompagnato alla riscoperta di una tradizione che, si giura, “risale ai tempi antichi” o variamente “affonda le sue radici nel Medio Evo”: a seguire, la noticina agiografica sul santo che viene arso e la leggenda del cielo estivo che, per reazione, piange ogni anno scintille di fuoco per far memoria del suo martirio.
A seconda della testata che si legge, ci si imbatte talvolta in un corollario alla Dan Brown secondo il quale la Chiesa dei primi secoli avrebbe astutamente fissato la festa di san Lorenzo proprio al 10 agosto per soppiantare un culto pagano legato alla figura di Perseo che aveva luogo proprio in quei giorni, in concomitanza col passaggio delle Perseidi. In questa versione, le stelle cadenti venivano intese, aehm, come schizzi del seme fecondo di Perseo, che piovendo dal cielo permettevano alla terra di fruttificare. Ecco dunque per i cristiani dei primi secoli la necessità di sradicare questo osceno culto; ed ecco dunque l’astuzia con cui la Chiesa volle sfruttare la figura di san Lorenzo per far dimenticare all’inerme popolo la sua antica religione.
Indubbiamente due leggende efficaci, ognuna a modo suo, fatte apposta per incuriosire e “vendere” la storia. Peccato però che la tradizione non sia “millenaria” manco per idea, e che la consuetudine di collegare le Perseidi al martirio di san Lorenzo sia così paleocristiana da esser nata circa due secoli fa. Ancor più tarda è l’associazione tra lo sciame meteorico e la figura di Perseo: a ribattezzare le Perseidi col nome che conosciamo oggi fu Giovanni Schiaparelli, nel 1866.
Insomma: dal punto di vista strettamente storico, la consuetudine di legare alla figura del santo le stelle cadenti di metà agosto è una tradizione davvero recentissima. E non per questo priva di una sua certa suggestione, per carità (anche Santa Claus nasce nell’Ottocento, ma è famosissimo e piace a tutti): tanto vale, dunque, raccontarla per come è davvero, senza spacciarla a tutti i costi per “millenaria” e “antica”.
Come dato di fatto: né gli inni cristiani dei primi secoli, né le raccolte agiografiche del medioevo o le loro rielaborazioni della prima età moderna portano traccia della benché minima associazione tra il martirio di san Lorenzo e il fenomeno delle Perseidi. Nessun proverbio, nessuna cronaca, nessuna festa popolare e nessuna usanza di folklore lega il santo del 10 agosto al fenomeno astronomico… anche perché, per buona parte della storia cristiana, le Perseidi non erano affatto visibili nella notte di san Lorenzo. Scientificamente parlando, la data del picco di visibilità di uno sciame meteorico non rimane perennemente fissa attraverso i secoli: per effetto della dinamica orbitale si sposta lentamente sempre in avanti nel calendario, avanzando di un giorno ogni 70 anni circa. Sicché, oggigiorno, anche noi ogni estate ci sentiamo precisare che, con buona pace del proverbio, i giorni migliori per andare a caccia di stelle cadenti sarebbero il 12 e il 13 agosto (più che il 10); per lo stesso motivo, nel Medioevo, i giorni di massima visibilità delle Perseidi cadevano a fine luglio e, all’epoca del martirio di san Lorenzo, attorno al 19 di quel mese. E questo, senza nemmeno tener conto della famosa discrepanza di 10 giorni tra il calendario giuliano e quello gregoriano, che rende ulteriormente complicati i calcoli e che in ogni caso ci accompagna alla stessa conclusione: per grossa parte della storia cristiana, la pioggia di meteore non coincise manco per scherzo con la data del 10 agosto. Chiunque dica il contrario sta, oggettivamente, commettendo un errore scientifico incontestabile.
E infatti, solo nel 1827 troviamo la prima attestazione nota di un collegamento leggendario tra il fenomeno astrologico e la figura del santo martire. La dobbiamo a Thomas Forster, un londinese appassionato di scienze naturali che, nel 1827 appunto, pubblicò una Pocket Encyclopaedia of Natural Phenomena. Era un’operetta eclettica, più vicina a un almanacco che a un manuale scientifico, tutta infarcita di proverbi, curiosità celesti e osservazioni metereologiche di vario tipo e di eterogenea levatura accademica. Ebbene: per il 10 agosto, Forster annotava che, «secondo un’antica superstizione, i cattolici di alcune parti d’Inghilterra e Germania credono che le lacrime ardenti di San Lorenzo appaiano in cielo nella notte del 10 agosto, anniversario del suo martirio». Non aggiungeva altro: nessuna fonte, nessun indizio su dove possa aver raccolto questa notizia, che del resto non risulta – a oggi – essere testimoniata da alcuna fonte antecedente al 1827. Lo stesso Forster non ne parlava, in altri scritti analoghi che aveva pubblicato prima di quella data; negli anni immediatamente successivi, mandando in tipografia una ristampa della Pocket Encyclopaedia, avrebbe dichiarato di aver tratto questa informazione da un «curioso manoscritto» del X secolo titolato Ephemerides Rerum Naturalium e da lui consultato nella biblioteca del Christ’s College di Cambridge.
Se fosse vero, sarebbe qualcosa di clamoroso, visto che, in base alle conoscenze scientifiche attuali, è stato calcolato appunto che, nel X secolo, il picco di visibilità delle Perseidi si manifestasse attorno al 23 luglio, suppergiù. E infatti, molti scienziati si sono lasciati incuriosire dall’affermazione di Forster e sono andati a scandagliare la biblioteca del Christ’s College alla ricerca di questo intrigante manoscritto. Che, alla prova dei fatti, non esiste, o quantomeno non di certo a Cambridge: già nel 1849 i cataloghi della biblioteca non ne tenevano traccia, come poté appurare (primo fra molti) Alexander von Humboldt.
E ciò non di meno, la suggestiva immagine evocata da Forster ebbe un successo immediato. Nel 1837, Adolphe Quetelet, direttore dell’osservatorio astronomico di Bruxelles, la citò quasi alla lettera in un rapporto all’Accademia Reale in cui dava conto dello sciame meteorico che ogni anno veniva avvistato tra l’8 e il 15 agosto di quell’anno. L’idea che il fenomeno naturale potesse aver dato origine a una sorta di superstizione in salsa agiografica gli sembrava un ottimo incipit per il suo articolo, perfetto per catturare fin da subito l’attenzione del lettore con un dettaglio di folklore che non fa mai male. E, del resto, verificare la veridicità storica di certe affermazioni non è certo compito di un astronomo, che (giustamente e coerentemente con il suo profilo professionale) si limitò a citare la leggenda come un suggestivo sentito dire.
Due anni più tardi, in Connecticut, Edward Claudius Herrick dava alle stampe un lungo articolo dedicato al fenomeno delle stelle cadenti (che solo all’inizio dell’Ottocento aveva cominciato ad attirare seriamente l’attenzione degli astronomi. Prima, le meteore non erano considerate argomento di particolare interesse scientifico). Facendo prova di un ingegno eccezionale (Herrick non aveva mai avuto accesso a un’istruzione accademica formale, ma gestiva una libreria scientifica vicina all’università di Yale e aveva imparato direttamente dai libri tutto quello che sapeva!), il dilettante del Connecticut trovò sette fonti storiche che segnalavano uno sciame meteorico avvenuto nel mese di agosto: la più antica di queste datava al al 1029 (in Egitto, se ve lo steste chiedendo). Il suo lavoro di ricerca storica fu impeccabile, dimostrando per la prima volta alla comunità scientifica internazionale che quello delle Perseidi era evidentemente un fenomeno che si ripeteva con regolarità ogni anno. Purtroppo, Herrick si fece ingannare da quella frasetta sulle lacrime di san Lorenzo che aveva letto nell’articolo di Quetelet: e se l’astronomo di Bruxelles era stato giustamente cauto nel riportare la storiella come un “sentito dire”, il libraio di Yale la ripeté come vera, utilizzandola per suffragare la teoria secondo cui il fenomeno astrologico era ben noto anche in età classica (sebbene le sue ricerche non fossero riuscite a restituirgli testimonianze anteriori al 1029).
In tre passi, e senza alcuna prova documentaria, una presunta tradizione folklorica descritta per la prima volta nel 1829 come propria delle comunità cattoliche di «alcune parti d’Inghilterra e Germania» era diventata una tradizione vera e antica. E come tale registrata, oltretutto, nella letteratura scientifica (e quindi, nella letteratura di gente che non ha né il tempo, né l’interesse, né le competenze e i mezzi per andare a verificare la veridicità di un fatterello buffo di folklore che se viene citato da tutti sarà senz’altro vero, no? Ecco, no).
Da quel momento in poi, la leggenda prende vita propria. In campo divulgativo, le pubblicazioni di fine Ottocento, sempre a caccia di colore locale per assecondare il crescente interesse sul tema dei lettori, amplificano il quadro: le stelle cadenti diventano il «pianto ardente» versato dagli angeli del cielo in memoria del santo eroico; in alcuni testi devozionali francesi e tedeschi, le meteore si trasformano nei frammenti incandescenti della graticola del martirio, che ogni anno miracolosamente tornano a manifestarsi in cielo perché i fedeli si ricordino di onorare degnamente la festa del santo.
Tutto molto bello e suggestivo, se piace il genere; ma resta il fatto che la tradizione non è antica. E a testimoniarlo in maniera eloquente v’è uno studio di Martin Beech, che nel 1997 si prese la briga di approfondire la questione in un articolo dedicato a The Makings of Meteor Astronomy apparso sul Journal of the International Meteor Organization. Risultato: nessuna prova dell’esistenza di una tradizione antica che colleghi le Perseidi a san Lorenzo.
Anzi: partendo dall’assunto che il mito sulle lacrime di san Lorenzo sembrerebbe essere nato ed essersi diffuso primariamente in ambiente anglofono (e sarebbe comunque legato alle presunte tradizioni di non meglio precisate comunità cattoliche in Inghilterra), Beech s’è tolto lo sfizio di consultare un po’ di almanacchi che datano al Regno Unito dell’età vittoriana. In alcune di queste raccolte, vengono effettivamente citate delle superstizioni legate al 10 agosto, ma tutte in chiave metereologica: nell’Inwards Weather Lore si legge che «in Germania, se il giorno di San Lorenzo il tempo è bello, ci si attende un buon autunno e buon vino»; nel Folklore Journal, si accenna di come nel Worcestershire vi fosse la consuetudine di arrostire un bue il 10 agosto. E nel Dictionary of Phrase and Fable di Brewer, pieno zeppo di tradizioni di ogni tipo, san Lorenzo viene citato solo in relazione al modo di dire “lazy as Lawrence”, con riferimento alla sua famosa immobilità sulla graticola mentre veniva bruciato vivo; altri almanacchi ne parlano come uno dei giorni più caldi dell’anno.
Se ne deduce, insomma, che fino a tutto l’Ottocento l’associazione popolare tra san Lorenzo e le meteore di agosto non fosse affatto radicata: se i contadini europei (o anche solo di Germania e Inghilterra) avessero passato ogni 10 agosto con il naso in su pensando a san Lorenzo (o ai desideri da esprimere, sol per quello), una qualche traccia di questa consuetudine salterebbe fuori per forza, in qualche proverbio, canto, leggenda. Ma niente.
Anzi: come giustamente fa notare Beech, «il picco di massima attività delle Perseidi combaciava con la notte del 10 agosto verso la metà del Settecento. È quindi difficile pensare che possa esistere un qualche legame davvero antico tra lo sciame meteorico e il mito delle lacrime di san Lorenzo. E se un collegamento di questo tipo fosse stato tracciato tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, sarebbe molto strano trovarne, nella letteratura dell’epoca, così poche testimonianze» (cioè sostanzialmente una sola: quella di Forster, NdR).
Anche a Beech spiace spazzar via un mito così amato, e infatti vuole dirsi possibilista: «sono certo che, prima o poi, qualcuno, da qualche parte, riuscirà a trovare una fonte antica con un proverbio o un detto che unisca le Perseidi alle lacrime del santo: e quando questo qualcuno la troverà, sarò felicissimo di venirlo a sapere». Ma, per il momento, «tutto porta a pensare che la storia di san Lorenzo e delle Perseidi sia in gran parte frutto di una costruzione recente – pur restando, va detto, una bella storia».
In fin dei conti, il folklore non ha mica bisogno di essere “antico”, “millenario” o “medievale”, per piacere e per aver valore. E allora, perché non raccontarlo per come è davvero?
Per approfondire:
Martin Beech, The Makings of Meteor Astronomy: Part XIV, in WGN, Journal of the International Meteor Organization (25, 1997)
Donald W. Olson, Celestial Sleuth. Using Astronomy to Solve Mysteries in Art, History and Literature (Springer, 2014)
Claudia Semproni
Ciao Lucia, visto che sono abruzzese mi chiedevo se hai mai sentito parlare o scritto della tradizione del tramonto del 31 agosto. In sostanza, da quando ero piccola e so che lo faceva anche mia madre durante l’infanzia, il 31 agosto guardiamo se il sole tramonta in un “sacco” di nuvole oppure no. Se il tramonto è sereno, sarà un inverno mite; se ci sono le nuvole, sarà un inverno freddo. In famiglia abbiamo sempre tifato per la seconda opzione 😂
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Francesca
Business familiare di rifornimento combustibili per caldaie?
😁
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Claudia Semproni
Ahahahah no, diciamo che amiamo il freddo da prima che diventasse di moda
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Lucia Graziano
Assolutamente no 😐 non ne avevo mai sentito parlare e sarei anche curiosa di capire quanto sia vecchia la tradizione (che non sia recentissima ok, visto che lo faceva anche tua madre da bambina: ma chissà se la facevano anche i tuoi nonni, per dire?). Mi incuriosisce molto perché il 31 agosto / 1° settembre non sono date religiose particolarmente importanti quindi penso che la tradizione sia nata proprio in riferimento al calendario civile, col 1° settembre che è simbolicamente una specie di “capodanno dopo l’estate”. Ma penso che il 1° settembre abbia preso questo valore sono in decadi relativamente recenti, perché una volta (tipo nell’Ottocento) molte attività chiuse per ferie riaprivano subito dopo Ferragosto, altre chiudevano la stagione a san Michele, e gli scolari rientravano in classe al 1° ottobre. Settembre è “capodanno” solo da poco, insomma.
Quindi ho il sospetto che la tradizione che dici sia abbastanza recente a sua volta, recente di queste ultime due/tre generazioni massimo. Però no, non l’avevo mai sentita prima! 😯
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Claudia Semproni
Mia madre dice di aver sentito di questa storia per la prima a vent’anni da dei contadini, quindi probabilmente è più radicata in certi ambienti che in altri
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Lucia Graziano
Ahimé, quello è quasi inevitabile, soprattutto per il folklore legato alle previsioni atmosferiche. Ai metropolitani, giustamente, che gliene importa se fa freddo o caldo? Giusto per decidere se è il caso di prenotare le vacanze estive nell’hotel al mare o sulle Dolomiti, ma per il resto poco cambia 😜
Unica eccezione metropolitana che io conosca (cioè, una leggenda folkloristica legata al meteo, che però come vedremo non è davvero legata al meteo) è quella che abbiamo qui a Torino, dove si dice che ogni 4 maggio, verso le ore 17, scoppi sulla città un grande acquazzone. In realtà, il meteo in sé c’entra poco: la pioggia battente sarebbe una specie di “fantasma”, se così vogliamo definirlo, del grande temporale che nel 4 maggio 1949 provocò l’incidente aereo del Grande Torino (sai, quello in cui l’aereo della squadra granata si schianta sul colle di Superga a causa della poca visibilità, uccidendo in un colpo solo la squadra di calcio più forte d’Italia).
Ecco, da quel momento in poi nasce a Torino la diceria che ogni 4 maggio il cielo pianga in memoria di quelle vite finite prematuramente. Anni fa lavoravo in un convento di frati molto anziani, e ogni 4 maggio, tra il serio e il faceto, mi invitavano a uscire dal lavoro un po’ prima del solito (non avevo un contratto a ore) per preservarmi dall’acquazzone che secondo loro sarebbe arrivato 😂
L’ho sempre trovata una credenza deliziosa, e un rarissimo esempio di folklore metropolitano legato a un fenomeno meteorologico… però in effetti non è davvero legato a un fenomeno meteorologico, riguarda più che altro una tragedia cittadina 😉
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ac-comandante
Ricordate la poesia di Pascoli (X agosto, appunto)? Anche Pascoli descrive il fenomeno come un pianto del cielo ma senza riferimenti, se non all’assassinio del padre, avvenuto al 10/8.
Qualche anno fa (diversi… 😳 ) mentre con “la mia ragazza” eravamo appostati per vederle, ed era la notte… fra 11 e 12, ne vedemmo una piuttosto atipica: una vera fiamma, che si muoveva da ovest verso est e non velocissima.
No, niente di allarmante: era “solo” l’ultimo stadio di un razzo che, messo in orbita un satellite, stava ricadendo verso terra, sarebbe caduto nell’Oceano Indiano. Per pura coincidenza, il lancio era avvenuto in questo periodo.
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Lucia Graziano
A me è capitata una coincidenza ancor più assurda: alla vigilia di Natale del 2019, penso lo ricorderò sempre per la assoluta bizzarria della cosa, ero in Liguria e stavo rincasando quando sul lungomare deserto ho sollevato lo sguardo verso il cielo e ho visto una assurda linea retta di puntini luminosi nel cielo, perfettamente equidistanti l’uno dall’altro, e si muovevano pure O.o
Giuro inizialmente ho pensato che fosse una qualche attrattiva turistica per simulare la slitta di Babbo Natale, perché veramente veniva da pensare a quello, eh, ma no: erano chiaramente troppo in alto nel cielo per poter essere droni, o riflessi di luci decorative, o quant’altro.
E niente, sono rimasta a guardarli per un po’, abbastanza stranita devo dire, senza riuscire a darmi spiegazione. Solo il giorno dopo ho scoperto che erano i satelliti Starlink di Elon Musk, che combinazione erano passati sul nord Italia proprio alla vigilia di Natale, rendendosi visibilissimi. Qui una fotografia, per rendere l’idea:
https://www.modenatoday.it/attualita/satelliti-starlink-luci-cielo-vigilia-natale-2019.html
…però onestamente io non so se crederci. Per me sono i Poteri Forti che sono intervenuti in corner per cercare di coprire la verità dei fatti, cioè che qualcosa non aveva funzionato nell’incantesimo di invisibilità di Babbo Natale e molti di noi, in quella vigilia, avevamo avvistato la sua slitta! 😜
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Anonimo
OT: Lucia, hai ricevuto le mail con i testi delle due leggende locali che ho trascritto?
Vengno dalla mia casella gmail, non quella con cui commento qui.
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Anonimo
Non mi ha preso il nome (nemmeno adesso!), ma sono sempre ac-comandante.
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Lucia Graziano
Sono arrivate, assieme a una caterva di piccole “tragedie” familiari (malattie in famiglia etc) che mi hanno completamente tramortita in questi mesi, non si fosse notato dallo stato di abbandono di questo blog 😂, ma giuro che da settembre – consegnato un progetto di lavoro che mi ha assorbita, oltretutto – torno e mi rimetto in pari con tutto!
Intanto sì, scusami per la mancata risposta, sono arrivate, il problema è che contemporaneamente arrivavano pure traversie varie, e vincevano loro 😆 Ma scusami, hai ragione a chiedere e probabilmente pure a scocciarti! 😛
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ac-comandante
Intanto ne ho messa un’altra io direttamente nei commenti al post dopo. Mi pareva interessante il confronto fra le due leggende dei due leggendari tesori.
Ora devo andare, i miei soci sono arrivati: alle 9 abbiamo un lavoro a Cervignano!
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Anonimo
a Bologna a maggio “viene giù” la Madonna di San Luca, cioè l’ icona viene portata in processione dal santuario di San Luca (sul colle) fino a San Pietro (in centro città). Tutti sanno che quando la Madonna viene giù piove… È la memoria di una invocazione che nel seicento i bolognesi fecero alla Madonna per portare la pioggia, lei li esaudì e da allora tutti gli anni per l’ occasione piove.
Davvero eh, non si sbaglia.
Elena
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