Che si faceva, nel Medioevo, al Sabato Santo?
Nell’immaginario d’oggi, il Sabato Santo è il giorno in cui nulla accade, nell’attesa che tutto accada.
Beh: nel Medioevo, le cose non andavano esattamente così.
Storia e Folklore
Nell’immaginario d’oggi, il Sabato Santo è il giorno in cui nulla accade, nell’attesa che tutto accada.
Beh: nel Medioevo, le cose non andavano esattamente così.
Il colore tradizionalmente associato a san Patrizio? Tenetevi forte: secondo l’araldica, è il blu: per la precisione, quella sfumatura di blu indicata dal codice esadecimale #23297A e definita “St. Patrick’s blue” dai libri di grafica.
Ma allora, da dove spunta il colore verde?
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Mi metto alla scrivania con la disperata rassegnazione di chi è conscio d’essere voce di uno che grida nel deserto, ma questa cosa va detta a chiare lettere: no, non è vero che la festa di San Valentino fu istituita dalla Chiesa dei primi secoli per soppiantare i riti pagani dei Lupercali.
È sicuramente vero che la Chiesa dei primi secoli cristianizzò molte feste pagane, ma oggettivamente San Valentino non è una di queste.
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Scordatevi la scena del lenzuolo macchiato di sangue che viene steso fuori dal balcone dopo la prima notte di nozze. Quella ci fu davvero, ma in epoche molto più tarde.
E allora, che si faceva nel Medioevo per verificare la verginità d’una pulzella?
Dalla colazione a base di birra al lavaggio delle mani come strumento di seduzione: così si svolgeva una giornata-tipo, tra le mura di un castello duecentesco
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Incredibile ma vero, quello dei Lazzariti era un ordine militare a tutti gli effetti: interamente composto da lebbrosi, ma non per questo meno temibile. Anzi.
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“Abbiamo tutti un’idea di come fosse una taverna medievale, ma solo il cielo sa da dove ci arrivi”, scrive Mark Forsyth nella sua Breve storia dell’ubriachezza; e gli basta questo incipit a conquistarmi in mezza riga.
Ma se la nostra idea è parziale e falsata, com’era fatta una vera taverna medievale?
È diventato virale sui social un tweet in cui si fa tale affermazione. Ma (fortunatamente) la cosa non corrisponde al vero (anche se c’è un fondo di verità dietro a questa storia) (forse).
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La data giusta per scambiarsi gli auguri di buon anno? Indubbiamente il 21 marzo, secondo questo abate del X secolo.
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Una veloce pennellata di folklore romano, a margine di un San Silvestro che non scorderò facilmente.
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