Capanna? Grotta? Rudere?

…ché poi, sembra che i presepi lo facciano apposta, a mettere in primo piano, come elementi irrinunciabili, oggetti e personaggi che non sono minimamente citati nei Vangeli.
Un presepio non sarebbe un vero presepio se non fosse per il bue e l’asino: eppure, nessuna fonte canonica ce ne parla.
E in effetti, un altro must assolutamente non testimoniato dai Vangeli è la capanna in cui dimorano Maria e Giuseppe.
Occielo: “capanna”.
“Capanna” è una parola grossa.
Se facciamo una votazione per alzata di mano, probabilmente salterà fuori che alcuni di noi usano una capanna, altri una grotta, ed altri chissà cosa.
Ed è normale, eh.

Problema numero uno: i Vangeli canonici non descrivono assolutamente il posto in cui è nato Gesù Bambino. Matteo dice che i Re Magi entrano in una casa per onorare la Famiglia; Luca racconta che il bambino appena nato fu avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia, perché non c’era posto nell’albergo.
Okay: se parliamo di mangiatoia, stiamo chiaramente parlando di una stalla per gli animali.
Disgraziatamente, però, questa informazione non dirime i nostri dubbi fra “capanna” e “grotta”: in Palestina, all’epoca di Cristo, gli animali venivano alternativamente ospitati all’interno di cavità naturali come appunto spelonche e grotte, oppure sotto piccole tettoie in legno affianco alla casa del padrone.
Di conseguenza, l’annosa questione “capanna o grotta?” non ha una soluzione (se non quella che ci suggerisce un Vangelo apocrifo, a onor del vero. Lo pseudo-Matteo, che era evidentemente un genio, ha pensato bene di togliersi dall’impiccio con il seguente stratagemma: Maria partorisce in una grotta, dove resta per tre giorni, dopodiché si sposta in una stalla – ah, che passo avanti! – dove resta altri tre giorni. Geniale, vero?).

Ma per quanto ci riguarda, la scelta “capanna o grotta” è a totale discrezione di chi prepara il suo presepio: non c’è una soluzione sbagliata, e questo ci consola.
Da un punto di vista molto pratico, l’opzione “grotta” permette di risparmiar spazio: tipicamente la grotta si apre sotto a una montagna che può ospitare, ad esempio, la cavalcata dei Re Magi, oppure altre scenette di vita quotidiana.
La capanna, d’altro canto, è particolarmente suggestiva perché permette di ricreare un grazioso ambiente rustico con’architettura decisamente più godibile. Talvolta si trovano deliziose capannucce che non c’entrano assolutamente niente con le stalle palestinesi, ma che riproducono l’architettura tipica e i tradizionali attrezzi del mestiere della zona in cui il presepio è stato costruito.
Questa stalla tirolese non c’azzecca niente con la Palestina di Gesù Cristo… ma provate a dirmi che non è splendida!

Capanna (Presepe Bogen)

Ma… c’è qualche Napoletano, in linea?
Se ci sono Napoletani in ascolto, è probabile che costoro alzino la manina per dire “ehi! Ma io non ho né la capanna né la grotta: è grave?”.
No: è bellissimo.
Sarò sincera: a me piace veramente un sacco, l’ambientazione tipica del presepio napoletano.

Nel presepio napoletano, la Sacra Famiglia non sta in una grotta.
E nemmanco in una stalla.
E nemmanco in una casa.
Sta in un antico tempio classico in rovina: che non c’entra assolutamente niente con la narrazione evangelica, e nemmeno con i racconti contenuti negli apocrifi; ma che ha una simbologia bellissima, a mio modo di vedere.

Tempio in rovina (Raffaele Ferrante)

L’ambientazione è questa.
Un vecchio tempio classico, in rovina, sotto ai cui ruderi sono malamente alloggiati Maria, Gesù e Giuseppe.
Tralasciamo i lanci d’agenzia per la serie “ragazza-madre partorisce senza assistenza medica in edificio fatiscente a pericolo caduta”: il tempio diroccato, a ben vedere, racchiude al suo interno una vera e propria miniera di Storia e simboli.

Punto primo, è una ambientazione che si sviluppa in pieno Settecento, a seguito della riscoperta di Ercolano e Pompei. Non è affatto un caso che reminescenze classiche compaiano nei presepii napoletani proprio in quel periodo.
Magari non ve ne importa niente, ma io vado matta per certe cose.

Punto secondo, ha una simbologia fantastica. Il tempio è pagano (non si tratta nemmeno del tempio ebraico: è proprio un tempio classico, fatto per venerare dei falsi e bugiardi). Eppure, il Salvatore decide di venire al mondo proprio in quel contesto: perché in fin dei conti, l’intera umanità era in gran parte immersa nel paganesimo, prima della nascita di Cristo. E Lui è venuto per tutti quanti, anche per i pagani. In fin dei conti, la simbologia ci sta.

In terzo luogo, il tempio è diroccato.
È diroccato, innanzi tutto, per simboleggiare un paganesimo che è ormai prossimo alla fine: stanco, decadente, ormai vicino al crollo, il mondo classico si stava già avviando, a grandi passi, verso un nuovo (medio) Evo.
Ma il tempio è diroccato anche per simboleggiare una situazione di precarietà: ché se io fossi la Madonna, avrei preferito partorire in mezzo alla strada maestra piuttosto che andare a ficcarmi in un quel pericolante cumulo di macerie.
Ma io non sono la Madonna, appunto.

Dio non ha paura di scendere fra noi e di “sporcarsi le mani”: il nostro mondo fa abbastanza schifo, è decadente quasi quanto un rudere malconcio; non è certo quel Mondo Perfetto Del Paradiso Terrestre di cui leggiamo nella Genesi. Okay: Gesù Bambino non è rimasto sepolto dalle macerie di un rudere, e questo è bene; ma Gesù-Da-Grande è stato ammazzato in croce dopo una luna serie di torture; e non ci risulta che se la sia spassata molto, in quei momenti. Poteva anche decidere che non gli andava di farsi assassinare e rimanere tranquillo nell’Alto dei Cieli, al limite.
E invece no, Lui è venuto: è venuto in questo mondo imperfetto e un po’ malconcio; si è chinato su di noi; non ha avuto paura di sporcarsi le mani, scegliendo di venire a vivere con questa umanità che vacilla sotto al peccato.

Il tempio diroccato non c’entra niente col racconto evangelico; e questo è vero.
Ma fra tutte le innovazioni arbitrariamente entrate a far parte della tradizione natalizia… mi sembra di gran lunga la più bella.

Natività nel Tempio (Giuseppe Ercolano)

10 pensieri su “Capanna? Grotta? Rudere?

    • Lucyette ha detto:

      Uh: un posto confortevole!
      Che bello: però vai controcorrente, a giudicare da svariati secoli di canzoni natalizie che hanno sempre messo l’accento sul freddo e sui disagi… ;-)

      Però ti capisco: un Natale in cui a casa nostra faceva un freddo allucinante, mia mamma era rimasta impietosita da quel Gesù Bambino tutto ignudo che stava al freddo e al gelo in un salotto in cui termometro segnava 14 gradi…
      …e gli ha scherzosamente preparato una mini-coperta all’uncinetto per farlo stare un po’ più al caldo, ROTFL

      (Lo so, siamo gravi: richiedete pure un TSO se ritenete)

  1. AlphaT ha detto:

    Beh, la ragione della “casa” è abbastanza evidente. I Magi non sono arrivati subito. Ci sta che davvero S.Giuseppe nei giorni successivi abbia trovato una sistemazione un po’ più decente, venendo ospitati in qualche casa!

    • Lucyette ha detto:

      Beh, sì: giustamente ;-)
      Era per dire che, però, su due fonti canoniche che ci parlano del Natale, una non descrive affatto il posto in cui è nato Gesù, limitandosi alla mangiatoia, e l’altra ci parla direttamente di una casa (in cui, sì, è ragionevole pensare che si siano trasferiti dopo).
      Quindi, tutta la diatriba “grotta o stalla” è proprio solo un problema nostro… :-D

  2. poveromabello ha detto:

    Ho chiesto a mia madre (è partenopea) come preparava il presepe a casa sua da piccina; mi ha parlato di bellissimi presepi formati da tante statuine di creta, dal muschio vero raccolto nei monti vicini, di mangiatoie e stalle… ma nessun tempio! Sono rimasto un po’ deluso dal suo racconto! ;)
    Buona Immacolata Concezione! :)

    • Lucyette ha detto:

      Noooo! Ma che tristezza: son rimasta delusa anch’io! :-PP

      Uh, mi sorge un sospetto: ma non è che tua madre, pur essendo partenopea, preparava il presepio “classico”? Il presepio napoletano è quello che inserisce le statuette dei personaggi contemporanei (le famose statuette di Belen, di Obama, di Benedetto XVI, e così via dicendo); e in genere, a quanto ho letto, si struttura sempre “in verticale” (i napoletani in linea mi correggano se sbaglio). Tipo che dovrebbe esserci una base “a due piani”: al pian terreno c’è il mercato con i vari personaggi, e al piano superiore c’è il tempio/rudere con la natività.

      Magari tua mamma preparava un presepio “normale” in stile non-napoletano, e quindi con mangiatoia e stalla. Altrimenti è strano: perché, da quanto ho letto, il vero presepio napoletano ha SEMPRE il tempio in rovina! :-)

      Non ho risposto in tempo per ricambiare gli auguri per l’Immacolata (grazie!!)… quindi rilancio con, aehm… buona festa di San Siro!
      >.>
      Ahò: oggi è la festa patronale di Pavia; in mancanza di meglio, io faccio gli auguri ;-P

  3. Denise Cecilia S. ha detto:

    Quella del tempio classico inserito nel presepe napoletano mi mancava.
    Mica una cattiva idea, non ci avrei mai pensato in questi termini (anzi, avrei probabilmente torto il naso sdegnando l’incongruenza, se non avessi letto questa tua interpretazione).

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