Il Sabato di Lazzaro

Puzzava.
Cioè: puzzava; puzzava di morto, con quel tanfo di cadavere che fa venire il vomito solo a pensarci; che suscita già di per sé, istintivamente, un segno di ripulsa.
Giovanni guardò Gesù, immobile e in lacrime davanti al sepolcro aperto, e per un attimo pensò che gli avesse dato di volta il cervello. Lo guardò e gli venne per un attimo il desiderio di trascinarlo via: perché così facendo acuiva solo il dolore di quelle povere sorelle in lutto, e anche perché – porca la miseria – quel tanfo di cadavere faceva così talmente schifo da esser ributtante, era un pericolo per la salute, era un’offesa a quel povero morto, e
Gesù schiuse le labbra, e sussurrò qualcosa. I suoi occhi ancora lucidi di lacrime si illuminarono improvvisamente, e lui disse quietamente: “Padre, ti rendo grazie, perché mi hai ascoltato”. Tacque per un istante, e poi sussurrò più piano (Giovanni lo sentì, perché era vicino): “io sapevo che tu mi dai sempre ascolto; ma l’ho detto per la gente che sta qui attorno; perché capiscano che tu mi hai mandato”.
Di primo acchito, onestamente, Giovanni non capì un granché. Si limitò a guardare Gesù, e ci fu un convulso istante di lunghissimo silenzio in cui Gesù rimase immobile davanti al sepolcro aperto, e nessuno disse niente; nessuno fece niente.
E poi, dopo un istante, Gesù spalancò la bocca e gridò, con tutto il fiato che aveva in gola. “Lazzaro! Vieni fuori!”.

E tornò il silenzio, ancora.
Lentamente – molto lentamente – tutti i presenti posarono lo sguardo su Gesù. Ci fu chi sgranò gli occhi; ci fu chi trattenne il fiato. Ci fu chi scoppiò in singhiozzi e ci fu anche chi squadrò Gesù con l’aria di considerarlo un pazzo furioso: e nello sconcerto generale, nessuno fiatò. Non un mormorio, non un sussurro: il silenzio più totale, fino a che…
Un grido.
La prima a gridare fu una donna. Ma presto, le sue urla si mescolarono a quelle di altra gente: di amici, di curiosi, di perfetti sconosciuti. Anche Giovanni dovette far violenza ai suoi istinti, cercando di soffocare il grido che gli nasceva in gola: e si limitò ad arretrare di un passo, a metà fra lo shock e la paura, mentre fissava la sagoma bianca che emergeva dal sepolcro.

Il morto uscì, lentamente, dalla sua tomba: i piedi e le mani legati erano legati con le bende, e il viso era ancora avvolto nel sudario.
E Gesù rimase impassibile: non manifestò stupore, e non diede neanche segno di esser granché sorpreso.
Si limitò a lanciare un’occhiata ai suoi amici, sorridendo loro in maniera contenuta. “Liberatelo dalle bende”, commentò tranquillamente, “e lasciatelo andare”.

***

E la voce, sconvolgente, passò di bocca in bocca; e la gente cominciò a cercare freneticamente Gesù e i suoi discepoli, stranita, per poter vedere l’uomo incredibile che parlava con i morti e li faceva risorgere da morte certa.
E così passava il tempo; e si avvicinava, ormai, la Pasqua dei Giudei. Molti della regione salivano a Gerusalemme, per purificarsi prima di Pasqua: e cercavano Gesù, e si domandavano fra loro “voi cosa ne dite? Verrà a Gerusalemme, per la festa?”.
E allora, i capi dei sacerdoti riunirono il sinedrio, e si interrogarono con ansia su ciò che andava fatto. “Quell’uomo compie molti segni”, commentò qualcuno: “se lo lasciamo continuare così, tutti quanti crederanno in lui!”. E allora diedero ordine che chiunque sapesse dove trovarlo lo denunciasse immediatamente, perché si potesse procedere, quanto prima, al suo arresto.

E poi, un giorno, Gesù si accomiatò dagli altri e prese da parte Giovanni e Pietro. “Siate gentili: andate a Gerusalemme. Organizzate tutto per il mio arrivo, con tutti gli altri”.
Pietro e Giovanni si scambiarono un’occhiata. C’era un lampo di disperazione, in quello sguardo.
“Maestro…”, sussurrò Giovanni: e la sua voce era implorante.
Gesù si limitò a sorridere, posandogli una mano sulla spalla. “Fra pochi giorni sarà Pasqua, lo sai bene. Ho bisogno del vostro aiuto: precedetemi e preparate tutto, perché io possa mangiar la Pasqua”.
Nessuno disse niente, per una manciata di secondi. E poi, Pietro mormorò, con una voce più roca di quanto avrebbe desiderato: “dove vuoi che prepariamo?”.
“Appena entrati in città”, gli spiegò Gesù, “vi verrà incontro un uomo, che porta con sé una brocca d’acqua”.
E spiegò loro cosa fare, dove andare, e cosa dire: e loro andarono, e videro che tutto era esattamente come Gesù aveva annunciato. E allora fecero tutto quello che lui aveva richiesto loro, con i nervi a fior di pelle e con un grosso groppo in gola.

E allora, si preparò la Pasqua.

***

Lazzaro è un personaggio di primissima importanza, nella cultura greco-ortodossa. Non ci si limita a venerarlo come Santo (come facciamo anche noi, del resto): nel giorno della sua festa, si fa proprio festa grande, e persino il digiuno quaresimale è mitigato in onore dell’eccezionalità del giorno.
Mentre i cattolici festeggiano San Lazzaro in piena estate, il 29 luglio, gli ortodossi lo ricordano nel sabato che precede la Domenica delle Palme (il “Sabato di Lazzaro”, per l’appunto, come loro lo definiscono).
Insomma: lo ricordano oggi.
E lo ricordano oggi, non a caso: nella morte e resurrezione dell’amico di Gesù, gli ortodossi leggono (mica scemi, veh) un preannunzio di quello che sarà, di lì a poco, il destino del Signore.
“Pure i cattolici”, mi direte: , però gli ortodossi ci danno proprio tantissimo rilievo, alla festa di San Lazzaro.

Nel giorno che precede il Sabato di Lazzaro, i ragazzi e la ragazze vanno nei campi fuori dal paese per raccogliere fiori freschi e profumati, con cui adornare la propria tavola. È un momento di gioia e di svago nel tepore primaverile; una volta, era anche una buona occasione per fare nuove conoscenze, pensare a un fidanzamento, e organizzare un matrimonio.
Il giorno seguente, la gente del paese – e questo accade soprattutto in Grecia – vaga per la città cantando tradizionali componimenti funebri, dedicati appunto al povero Lazzaro che giace morto nel sepolcro. Anche quello è un momento di festa: di lutto e di festa ad un contempo. Si piange per la morte di Lazzaro ma si gioisce per la sua resurrezione, che ormai si fa imminente. E passando di porta in porta – proprio come i coretti natalizi tanto cari alla tradizione inglese – quelli che cantano i canti funebri ricevono in dono un piccolo omaggio. Denaro, farina, frutta, o altri cibi.

Per l’appunto: il Sabato di Lazzaro è un sabato di grande festa, in cui anche il digiuno quaresimale si addolcisce e si fa più mite.
E alla sera di quel sabato – quando, ormai, la Settimana Santa bussa alle porte – si festeggia l’imminente Pasqua con un dolcetto tradizionale.
Il Lazarakia.
Un impasto di farina e zucchero (rigorosamente senza uova e latte: siamo in Quaresima!) viene insaporito dalle spezie e poi lavorato a fondo, lungamente. Potete trovare una ricetta qui; io, invece, mi limito a mostrarvi il risultato.
Il prodotto finale è un dolcetto a forma umana… in cui l’uomo giace sdraiato sulla schiena, strettamente avvolto in un lenzuolo che è chiaramente il suo lenzuolo funebre.
È Lazzaro, nel suo sepolcro: è quel Lazzaro chiaramente morto, addirittura già maleodorante, che improvvisamente si alza in piedi, avvolto nelle sue bende, e torna miracolosamente in vita.

E allora sì che c’è spazio per la festa: e allora sì che bisogna festeggiare!
Perché Lazzaro è risorto: e ci ha mostrato, con la sua resurrezione, che la potenza del Signore davvero non ha limiti.

Stiamo per entrare nella Settimana Santa.
Fra qualche giorno, toccherà a Gesù.
Ma non dobbiamo temere, e non dobbiamo preoccuparci.
Dio soffrirà, verrà tradito: sarà flagellato, umiliato, appeso ad una croce, e morirà.
Ma risorgerà: noi lo sappiamo.
E anche solo questa consapevolezza dovrebbe spingerci a sorridere, a urlar di gioia… e a fare festa, in questo ultimo sabato in cui si preparan già le palme.

Lazarakia

6 pensieri su “Il Sabato di Lazzaro

  1. Emilia ha detto:

    Nella Liturgia Ambrosiana, invece, la quinta domenica di Quaresima è detta “di Lazzaro” perché ogni anno si proclama sempre, come Vangelo, il racconto della sua risurrezione miracolosa.

    Mi sa che suggerirò a qualche prete ambrosiano che conosco di vendere in quella circostanza, fuori dalla chiesa, dei “Lazarakia”! Potrebbe essere una buona idea per rimpinguare le casse delle loro parrocchie, no?

    • Lucyette ha detto:

      :-D

      Ma si può fare?
      Nella mia parrocchia di Pavia non si son mai posti questo problema (cioè: se lo son posti ma hanno deciso di lasciar perdere sperando che nessuno faccia storie); a Torino, invece, una parrocchia che conosco ha smesso a malincuore di vendere cibo “fatto in casa”, perché… appunto: essendo fatto in casa, era considerato potenzialmente “pericoloso”. Per capirci: non è detto che la sciura Maria rispetti gli standard igienici che servono per garantire la sicurezza di un cibo.
      E ormai vendono solamente cibo già confezionato: ma niente più marmellatine fatte in casa, torte appena sfornate, ecc…
      [sniff!]

      Uh, che bello! Non sapevo che si leggesse quel brano del Vangelo, a Milano, nella quinta di Quaresima!
      Beh, in effetti è una scelta molto sensata… ;-)

  2. Maturin ha detto:

    Non da un po’ fastidio anche a voi che, citando l’episodio di Lazzaro, tutti (beh, quasi tutti, và…) facciano dire a Gesù: “Lazzaro, alzati e cammina!” (?) anziché il corretto e francamente più logico “Lazzaro, vieni fuori!”???

    • Lucyette ha detto:

      Peraltro, quello a cui ha detto “alzati e cammina” era pure un altro… LOL! :-D

      Chissà se è solo un caso di citazione errata, o se magari l’esclamazione di Gesù era stata presentata così in qualche vecchia traduzione del Vangelo…

      • ago86 ha detto:

        In realtà disse a Lazzaro “alzati e cammina comodo con le Lumberjack”, ma poi fu espunto dal Vangelo per via dei diritti d’autore.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...