[Pillole di Storia] Se il Papa propaganda la convivenza more uxorio

A suo tempo, ne avevamo anche discusso in questo blog. E avevamo concluso, alla fin fine, che sposarsi con un non-credente, se si è cattolici convinti, non dev’esser niente affatto facile.
Tertulliano, cupamente, ai suoi tempi pronosticava “quando lei vorrà partecipare all’adunanza liturgica, il marito la condurrà alle terme; quando lei vorrà digiunare, il marito organizzerà un banchetto. Se lei vorrà uscire per adempiere ai suoi doveri, ecco che egli le creerà una infinità di occupazioni per trattenerla in casa”. Gli anni passano e i tempi cambiano… ma – secondo me – le difficoltà rimangono le stesse.

Se sposarsi con un “pagano” è complicato ancora oggi, immaginate un po’ la difficoltà di cercar marito nei primi secoli d.C., quando i cristiani erano perseguitati e non eran certo molto popolari in pubblico.
Se una ragazza si convertiva al cristianesimo, il suo avvenire, molto semplicemente, diventava straordinariamente incerto (pensate anche solo – chessò – a Santa Lucia). Non erano molti i fidanzati disposti a tollerare una promessa sposa che praticava una religione messa al bando, e che peraltro rischiava d’essere ammazzata ogni due per tre.
Se poi, per sommo di disgrazia, la promessa sposa apparteneva pure all’aristocrazia… beh: allora, poteva anche mettersi a piangere. Trovare un bravo ragazzo che fosse anche aristocratico, scapolo, e cristiano (o tollerante), era un po’ come cercare un ago in un pagliaio.
E d’altro canto, un’aristocratica non poteva nemmeno mettersi a cercare l’Amore Della Sua Vita in mezzo ai popolani. Al tempo di Marco Aurelio, una patrizia perdeva il suo titolo di clarissima se sposava un uomo di rango inferiore – e assieme al titolo, perdeva anche dignità, entrate, redditi…
C’erano un sacco di nobili che vivevano in concubinato con liberti o schiavi, all’epoca, pur di non perdere la loro preziosa carica.

Era una convivenza more uxorio, a tutti gli effetti. “Convivenza more uxorio” in un’epoca in cui non era nemmeno molto chiara la differenza fra “matrimonio civile” e “matrimonio religioso”: l’opzione “nozze religiose senza effetti civili” non era proprio contemplata. Nel caso di matrimonio contratto fra due cristiani, il sacerdote si limitava a una generica benedizione alla coppia di nubendi che “erano appena usciti dal municipio”, per così dire. Ci vorranno parecchi secoli prima che il matrimonio religioso si istituzionalizzi nella cerimonia in chiesa con le fedi e le promesse e il rito apposito e bla bla bla. Fino a quel momento, la gente si sposava “in comune” e poi riceveva una benedizione ex post, da parte di un religioso.

Ebbeh: ma se i nubendi non erano sposati affatto?
Nel senso: se una patrizia romana decideva di andare a vivere – chessò – con un umile liberto che condivideva la sua fede, ma senza ufficializzare questa unione in “municipio”?
Se i due “coniugi”, che in realtà non erano affatto coniugi, promettevano di stare assieme in salute e in malattia fino al giorno della loro morte, riconoscendo il matrimonio come unico e indissolubile e giurando di viverlo nella maniera più cristiana?
Certo: rifiutavano di diventare marito e moglie agli occhi dello Stato, affinché la moglie potesse conservare il suo titolo e i suoi privilegi. E allo Stato, ovviamente, questo non andava bene: perché non è(ra) affatto pensabile (fino a qualche anno fa) una situazione in cui i cittadini mettono su famiglia con chi gli pare, senza la minima regolamentazione. Un matrimonio “clandestino” è un problema sociale; e, come tale, lo Stato lo avversa(va).

Ma in fin dei conti – si potrebbe dire – chi se ne importa dello Stato. Peraltro, il problema si pone fra la fine del secondo e l’inizio del terzo secolo: un periodo in cui – insomma – l’Impero non mostrava queste grandi simpatie per i suoi sudditi cattolici.

Fino a qualche tempo fa, c’erano vedovi che si risposavano in chiesa per mettersi a posto con la coscienza chiedendo però che il matrimonio non avesse effetto civile, in modo da non perdere la reversibilità del primo coniuge defunto. Quella era una truffa e grazie al cielo non si fa più: ma – a parte questo – il problema era lo stesso. Con la differenza che i “nostri” vedovi avevano a disposizione il rito religioso per sposarsi di fronte a Dio; le aristocratiche romane, invece, no. Il rito religioso – ripeto – all’epoca non esisteva proprio.

E dunque?
Due cristiani che convivono cristianamente senza esser sposati civilmente, commettono peccato o stanno a posto con la coscienza?
Bisognava prendere una decisione, e bisognava anche prenderla in fretta: la patata bollente finì nelle mani del povero San Callisto I, eletto Papa nel 217…
…e san Callisto disse “sì”.

Come ricorda scandalizzato uno dei suoi detrattori,

alle donne senza marito ed ancor giovani, prese d’amore per un uomo indegno del loro rango, che non volevano tuttavia sacrificare per questa ragione la loro carica, [Papa Callisto I] permise come cosa lecita l’unirsi a un uomo schiavo o libero, che esse avevano scelto come compagno di letto. Permise dunque loro di considerarlo come marito, senza avere però contratto un legale matrimonio.

Ripeto per la terza volta: il matrimonio religioso, all’epoca, non esisteva proprio; il matrimonio civile era una cosa che ti metteva in regola agli occhi dello Stato… ma, in effetti, gli occhi dello Stato non coincidono necessariamente con gli occhi del Signore.
Insomma: il Papa autorizzava a tutti gli effetti le unioni libere, a patto che i due “coniugi” vivessero come Cristiani e si sottoponessero alle regole generali prescritte dalla Chiesa.
Da un certo punto di vista, la logica filava. Da un altro punto di vista… scommetto che non ce lo si immagina, un Papa che autorizza la convivenza more uxorio!

(In ogni caso, e con buona pace di San Callisto, l’idea si rivelò decisamente pessima, nel lungo termine.
Questi matrimoni saranno anche stati legittimi nella coscienza; però, portavano inevitabilmente a un (ovvio) effetto collaterale: i coniugi cercavano in ogni modo di non aver figli. Un figlio nato da un matrimonio clandestino ti pone ovviamente di fronte a problemi molto seri, che non è piacevole affrontare).

Il povero Callisto non ebbe in questo gran fortuna…
…ma, senz’altro, è riuscito a farsi ricordare come il Papa che ha emanato uno dei provvedimenti più buffi della Storia della Chiesa!

10 pensieri riguardo “[Pillole di Storia] Se il Papa propaganda la convivenza more uxorio

  1. In che senso il matrimonio religioso non esisteva? E’ un’affermazione un po’ forte, visto che si tratta di un sacramento.

    NOTA: non ci fu un altro Papa che permise la comunione ai conviventi non sposati?

    1. Per tutto il primo millennio della Storia della Chiesa, il matrimonio non è stato considerato “sacramento” nello stesso modo in cui venivano considerati “sacramenti” – ehm – tutti gli altri sacramenti :-P
      Senz’altro ha influito molto il fatto che il matrimonio ci fosse già: non l’ha inventato Gesù tirandolo fuori dal cappello; il matrimonio c’era già, funzionava benissimo com’era, e probabilmente non si sentiva l’esigenza di creare un rituale apposito per “istituzionalizzare” il matrimonio anche in senso religioso. I Padri della Chiesa erano concordi nell’affermare che, laddove due cristiani battezzati contraevano matrimonio (civilmente), allora quel matrimonio era già di per sè un matrimonio cristiano, anche agli occhi del Signore.
      Se, alle nozze, era presente un sacerdote (ma la sua presenza non era affatto indispensabile), il sacerdote benediceva l’unione dei due sposi con modalità e consuetudini diverse che variavano da zona a zona (li poteva benedire in casa, nel luogo di preghiera, o addirittura nel letto coniugale). Inizialmente si trattava di una banale benedizione, assolutamente facoltativa, per suggellare il fatto che il tuo amico prete ti augurava in bocca al lupo. Ma se il prete non figurava nella lista degli invitati, potevi comunque considerarti “a posto”.
      Pian pianino (X secolo) la Chiesa comincia a chiedere che un prete sia avvisato in ogni caso (anche a posteriori), nel caso in cui due cristiani si uniscano in matrimonio.
      Gradualmente si sviluppa una liturgia matrimoniale che però, fino al XI secolo, rimane ASSOLUTAMENTE facoltativa: chi aveva piacere di fare una cerimonia in chiesa, poteva farlo; ma se non lo faceva e si sposava solo “in comune” (per capirci :-P), non cambiava assolutamente niente.

      A partire dal XI secolo, invece, c’è un grandissimo cambiamento: i matrimoni cominciano ad essere celebrati in chiesa (anzi: sul sagrato), alla presenza di un sacerdote. Che a quel punto, ovviamente “fa il suo mestiere” e integra la celebrazione “civile” del matrimonio con benedizioni e preghiere appositamente formulate (che appunto, c’erano anche prima: ma erano disgiunte dalla celebrazione del matrimonio “vero e proprio”, ed erano assolutamente facoltative).

      Che io sappia, il primo momento in cui il matrimonio viene veramente definito sacramento alla stregua degli altri, è il 1184, durante il Concilio di Verona: in quel caso, le nozze vengono definite sacramento e paragonate a battesimo, confessione ed eucarestia.
      Prima di allora, il matrimonio era senz’altro considerato un evento santo e importantissimo, ma c’erano dubbi circa il fatto che potesse esser detto “sacramento”.
      E soprattutto, prima di allora, il matrimonio non era celebrato in chiesa: il prete poteva eventualmente intervenire con preghiere apposite… ma un “matrimonio religioso”, con liturgia apposita, non esisteva ancora (o non era comunque indispensabile).

      Tant’è :-D

      1. Vorrei chiederti due ultime cose a riguardo poi, giuro, smetto di tormentarti ;-)

        -possiamo ragionevolmente dire che questa cosa ha portato un cambiamento nella dottrina della Chiesa, un po’ come la disciplina della confessione, che in passato era permessa una sola volta nella vita?

        -hai presente quei vecchi libri dove erano scritte le penitenze relative a certi peccati? In uno di questi pare che permettesse il divorzio in certi frangenti di infedeltà del coniuge. Ne sai qualcosa?

      2. Uhm… non ne so assolutamente niente se non che in effetti è vero, però mi informo :-D

        Adesso sono di fretta, tra poco devo uscire, però volevo fare una notazione veloce sul fatto della confessione che era permessa una sola volta nella vita.
        E’ vero, però va capito cosa si intendeva all’epoca con “confessione”, altrimenti pensiamo alla “nostra” confessione d’oggi e ci sembra in effetti un’assurdità insensata.
        Fino al VII – VIII secolo, la confessione contemplava solamente tre peccati: adulterio, omicidio, e apostasia. Che son peccati abbastanza gravi, voglio dire: o sei un serial killer, o non è che vai ad ammazzare gente ogni tre per due :-D
        Tutti i peccati “normali”, semplicemente, non erano oggetto di confessione. Le colpe veniali potevano essere espiate con digiuni e penitenze, ma non avevano bisogno – per così dire – dell’assoluzione di un sacerdote. Insomma, la gente non si confessava perché non aveva bisogno di confessarsi: salvo questi casi estremi, non si sentiva proprio il bisogno di una confessione.
        La confessione periodica dei peccati di ogni giorno è una introduzione più tarda che è nata nei monasteri irlandesi, quindi in un contesto dove i religiosi si sottoponevano volontariamente ad una disciplina “extra” (e spesso si limitavano a confessare i peccati veniali a mo’ di mea culpa, ma senza neanche ricevere – o richiedere – un’assoluzione).

        Perché se no, in effetti, sembra proprio una cosa assurda: noi dobbiamo confessarci almeno una volta all’anno, e primi cristiani potevano farlo una sola volta nella vita? :-D

      3. Lucyette, ti spiace se ho messo parte del tuo commento sulla storia della confessione in un thread che ne parlava? Se vuoi, posso chiedere di cancellarlo.

  2. TROVATO! “Scrive papa Leone Magno nell’Epistola 167: ‘Chi non ha moglie e ha una concubina per moglie (pro uxore) non sia allontanato dalla comunione’ ”.”

  3. Sono certo che di provvedimenti strani ce ne saranno stati a volontà :P

    I crociati che ammazzavano ogni tre per due un “infedele”, loro si che erano dei bravi cristiani, esssssì >.<

  4. Io farei una distinzione, anche tenendo conto di un particolare non trascurabile: fino all’editto di Costantino siamo in una società ancora ufficialmente pagana, e matrimonio cristiano e matrimonio “civile” non coincidono.
    Lo storico Adalbert Hamman osserva molto acutamente che il matrimonio cristiano era presente già nella riflessione di Ignazio di Antiochia (II secolo), ma poiché il cristianesimo era “superstitio illicita” per la legge, non aveva effetti civili. Fin quasi all’VIII secolo rimasero due cose distinte e separate, anche perché era ricorrente il fatto che donne cristiane sposassero uomini pagani o di eresia ariana (i Longobardi ne sono l’esempio più evidente), dunque si sposavano con il rito “civile” dell’uomo cui andavano spose. Dunque, secondo Hamman e secondo altri studiosi come Peter Brown, papa Callisto e Leone Magno parlano di “conviventi secondo la legge”: ossia persone che avevano ricevuto la “benedizione del vescovo”, il matrimonio religioso, ma senza effetti civili.
    C’erano delle situazioni in cui il matrimonio civile era effettivamente impossibile, come tra persone di diverse classi sociali (soprattutto se il coniuge di ceto più alto era donna), o tra liberi e schiavi. Secondo il diritto romano era proibito, ma agli occhi della Chiesa erano comunque marito e moglie perché avevano ricevuto il matrimonio religioso.

  5. Almeno fino al 1956 (Pietro Fiordelli vescovo di Prato) ci si ricordava benissimo che essere sposati solo civilmente o non esserlo affatto per la Chiesa era totalmente lo stesso. Dopodiché si è messa di lato la religione per i pretesi valori universali indipendenti dalla fede, preoccupandosi che le unioni gay se proprio si devono fare non si chiamino matrimoni (la Chiesa ne ha il copyright?)

    1. La norma da te citata era sempre stata relativa ai soli matrimoni civili tra battezzati cattolici. All’epoca era sottinteso che in Italia i matrimoni civili fossero tra battezzati cattolici, oggi ormai bisogna risottolineare l’ovvio.

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