[Pillole di Storia] La casalinga e il garibaldino

Il Regno della Donna (manuale di economia domestica per le scuole medie femminili, peraltro usato da mia mamma).
Il Talismano della Felicità (raccolta di ricette pubblicata nel ’29, che la fa splendidamente da protagonista nel blog di Dabogirl).
Il Tesoro delle Famiglie (rivista per signore pubblicata da Sonzogno a fine Ottocento; un po’ l’antenato di Donna Moderna e Grazia, per capirci).
Non c’è che dire: i titolisti di una volta puntavan sempre decisamente in alto, quando si trattava di dover scegliere il titolo per un ricettario, o per un libro per signore.

Noi, adesso, c’abbiamo Le ricette di casa Clerici, Io donna, Cucinare col microonde. Le nostre nonne e le nostre bisnonne avevan tutto un fiorire di amuleti della gioia, regni segreti della donna, tesori della buona madre, e altri cosi di quel genere. Titoli, invero, sicuramente evocativi, per una rivista che in fin dei conti presentava ricette di cucina o consigli di economia domestica.

“Il Tesoro delle Famiglie”, testata (Sonzogno, 1865 – 1888)

La rivista di cui vorrei parlarvi oggi, per l’appunto, è Il Tesoro delle Famiglie. Pubblicata da Sonzogno a partire dal 1865, si presentava – come da foto – sottoforma di giornale istruttivo e pittoresco, contenente consigli di bellezza, suggerimenti di economia domestica, schemi per il ricamo, e altri argomenti di quel genere. Affiancandosi a un giornale di moda, La Novità, che la medesima casa editrice aveva destinato a un pubblico di signore di estrazione medio-alta, Il Tesoro delle Famiglie si rivolgeva, invece… a tutte le Italiane. Il prezzo relativamente basso lo rendeva a portata di tutte le tasche, e i gadget allegati alla rivista (cartamodelli, calendari, giochi per i bambini, nastri colorati…) facevano gola anche alle meno abbienti. Il Tesoro delle Famiglie diventava così il giornale per eccellenza della signora italiana: un tipo di consumatore a cui l’editoria comincia a rivolgersi con una certa frequenza, negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia…

Gli editori di quel tempo (in parte aiutati dal fatto che il tasso di alfabetizzazione femminile, gradualmente ma costantemente, stava cominciando a crescere) prendono a guardare la lettrice femminile sotto un diverso punto di vista. Non ci si limita più a esaltare l’eleganza e le virtù domestiche delle casalinghe e delle spose: si comincia anche ad esaltarne lo spirito di sacrificio, il ruolo di educatrice; la capacità di dare il proprio contributo allo Stato che è appena nato.

Femminismo ante litteram?
Mossa pubblicitaria per attirar nuove lettrici, approfittando dello sconvolgimento politico che promette loro una vita nuova?
Ai posteri l’ardua sentenza. In ogni caso, Il Tesoro delle Famiglie e molte altre riviste di quel tempo si rivolgono a una donna ben cosciente del suo ruolo – una donna istruita, che appoggia le scelte politiche del marito e dei suoi figli: una donna patriota, che sa di poter dare il suo appoggio e il suo contributo a quel nascente Stato chiamato “Italia”.

“Come”, mi domandate?

Beh.
Cucendo, per esempio.

Correva l’anno 1866: la terza guerra di indipendenza era cominciata da qualche giorno. Nel numero di luglio del Tesoro delle Famiglie, la direttrice della rivista, la signora Luigia Candidi, proponeva un editoriale trepidante ed accorato:

La guerra è incominciata; il sangue italiano è stato versato di nuovo sul quadrilatero […]. Non sono ancora rassicurata sulla sorte d’un fratello e di parenti che si sono trovati a quella sanguinosa battaglia. Si comprenderà quindi il mio turbamento, e le lettrici mi perdoneranno, se nel leggere queste pagine, s’avvedranno che la penna mi trema nella mano.

Ma le donne italiane non possono permettersi di restare a languire nei loro salotti, aspettando con paura il ritorno dell’amato. Longing won’t bring him back sooner, avrebbe detto alcuni anni più tardi un manifesto di propaganda USA alla ricerca di volontarie durante la seconda guerra mondiale: e Luigia Candidi, a quanto pare, era esattamente della stessa idea.

Molte signore hanno offerto le loro cure per i feriti. Molte fanno filacce, preparano bende, fasciature. Altre raccolgono sottoscrizioni per le famiglie povere dei contingenti. Altre fanno camicie rosse.

Già. Camicie rosse.
La proposta che partiva dalle colonne del giornale era esattamente questa: niente di più, e niente di meno. Se qualche gruppo di lettrici avesse voluto organizzare, in ogni città, un qualche gruppo di raccolta. O se solo le lettrici avessero voluto spedire un pacco postale destinato al comitato promotore dell’iniziativa (città di Milano, via Brigli 21). Se le lettrici del Tesoro delle Famiglie, tutte quante in massa, avessero preso l’impegno di cucire un certo numero di camicie rosse, da inviare poi alle truppe garibaldine che stavano combattendo per la patria, lontane al fronte.
Allora sì, sosteneva Luigia Candidi, che tutte le donne d’Italia avrebbero aiutato concretamente quella patria tanto amata, a cui si chiedeva di poter dare, giustamente, un femminile contributo.

Con il numero di luglio, Il Tesoro delle Famiglie inviava gratuitamente a tutte le sue abbonate un cartamodello da seguire per confezionare camicie rosse per le truppe garibaldine. Le lettrici non abbonate, straordinariamente, avrebbero potuto beneficiare dello stesso omaggio mandando una richiesta scritta alla casa editrice.
L’iniziativa ebbe successo, a quanto pare. Centinaia di camicie furono prontamente confezionate dalle lettrici volenterose, che riuscirono per un istante a sentirsi veramente parte di quella Storia del Regno d’Italia che desideravano scrivere anche loro, assieme ai mariti, ai fratelli, e ai padri.

Una piccola di chicca di Storia; di quelle che, magari, manco t’aspetti.

Odoardo Borrani, “Le cucitrici di camicie rosse”, 1863

3 pensieri su “[Pillole di Storia] La casalinga e il garibaldino

  1. Ilaria ha detto:

    Bellissimo post, Lucy; sei davvero una divulgatrice eccezionale :-) Mi piace pensare a tutte quelle donne che si sono messe a cucire le camicie da brave patriote!

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