Babbo Natale & co. · Tradizioni e folklore

La pedagogia del Krampus

Se avete un amico appassionato di tradizioni e di psico-socio-antropologia, un bel regalo per le feste potrebbe essere La vera storia di Babbo Natale, di Alfio e Michele Maggiolini.
Sul fatto che ‘sto libro ti racconti la vera storia, mi permetto di avanzare qualche dubbio: sulla Storia con la S maiuscola, quella fatta di riferimenti e date, i Maggiolini fanno un paio di scivoloni abbastanza grossi (e in effetti, non sono storici).
Sulla parte psico-socio-antropologia non so esprimere giudizi competenti, però i due autori si prefissano come obiettivo quello di spiegare come mai Babbo Natale ha avuto così successo. Perché la gente lo ama?

Embeh: un capitolo di questo libro si intitola “Un nonno bonario”.
E in effetti, San Nicola è proprio questo: un nonno bonario, perennemente gioioso, che dispensa regali senza manco chiedere qualcosa in cambio, e non si prende neanche il disturbo di punire i bimbi cattivi.
Okay, sì: teoricamente dovrebbe portare regali solo ai bimbi buoni (ma poi… lo fa?); ma nel caso di bimbi cattivi, non si prende manco la briga di far loro una ramanzina. Noi Italiani abbiamo la Befana, che almeno si degna di lasciare un pezzo di carbone a fungere da stigma per le malefatte dei bambini; Babbo Natale, niente.
Se il bambino è stato cattivo, non si prende manco la briga di rimproverarlo; si limita a passare oltre (e comunque, tende perlopiù a chiudere un occhio).

È facile capire come mai un personaggio del genere possa attirarsi le simpatie (o le antipatie) più profonde e radicate… ma gli autori del mio libretto mettono fortemente in evidenza che il personaggio di San Nicola non ha proprio niente in comune con quel bonario cuoretenero conosciuto come Babbo Natale.

Sissì, okay: San Nicola è il vescovo cattolico, il tizio ascetico, il manesco che faceva a botte con gli eretici, e così via dicendo.
Ma anche volendo mettere da parte gli aspetti più religiosi della sua figura, e anche volendo soffermarsi solo sulla figura di San-Nicola-che-porta-regali-ai-bimbi, non è mica che San Nicola fosse un donatore così affabile…

Dalla Svizzera all’Olanda, dalla Francia alla Repubblica Ceca, non c’è mai stato un bambinetto che si sia illuminato di gioia al solo pensare “sta arrivando San Nicola”. La venuta di San Nicola comportava anzi una pesante incognita – il bambino si domandava: “mi giudicherà buono, oppure no?”.
Essì, perché in questo caso non c’era mica niente da scherzare – se San Nicola ti aveva messo sulla lista dei cattivi, mo’ erano cavoli amari.

San Nicola non viaggiava da solo, ma era sempre accompagnato da un oscuro personaggio che cambiava fattezze da zona a zona.
In Francia era père Fouettard, un arcigno abate malmostoso che vagava armato di uno scudiscio, e non aveva paura di usarlo.

Pere Fouettard

In Olanda avevamo la versione mirabilmente razzista di Zwarte Piet, un perfido negraccio mangiabambini che metteva paura solo a guardarlo.

Swarte Piet

Nella Repubblica Ceca nello specifico, e in generale in molti paesi dell’Est Europa, San Nicola era accompagnato da niente popò di meno che il Diavolo in persona.

Diavolo

Ma la più spaventosa personificazione del Male era probabilmente il Krampus, una specie di via di mezzo fra il diavolaccio e il lupo mannaro che seminava panico e terrore nelle case della Germania e della zona alpina.

Krampus 3

 Questi spaventosi personaggi accompagnavano il vecchio Nicola nel suo peregrinare fra le case dei bambini…
…e cosa facevano, una volta entrati in casa?

Un moderno Krampus spaventa i bambini nella sfilata di Tarvisio. Scatto di Pierino Beltrame da Flickr
Un moderno Krampus spaventa i bambini nella sfilata di Tarvisio. Scatto di Pierino Beltrame da Flickr

Beh: punivano i bambini cattivi, molto banalmente.
Li spaventavano, urlavano loro contro, li prendevano a scudisciate, o minacciavano di trascinarli all’Inferno se non si fossero ravveduti. La presenza di questi brutti ceffi era oggettivamente molto spaventosa, anche perché non era confinata solo al mondo dell’immaginazione. In molte zone d’Europa, era (e in parte è ancora) tradizione organizzare delle vere e proprie sfilate in cui un figurante travestito da San Nicola elargisce doni e piccoli premi ai bambini della città (e ai turisti che accorrono a frotte). E in questi casi, era (ed è ancora) tradizione far sì che San Nicola sia fisicamente accompagnato dall’Uomo Nero di turno, che fisicamente arriva a minacciare i bambini col suo scudiscio e con le sue urla.
Veramente e fisicamente la venuta di San Nicola costituiva una grande incognita per i piccini, che ogni anno si domandavano “sarò stato sufficientemente bravo… o stavolta le prendo?”.

Come commentano Alfio e Michele Maggiolini nel loro libro, questi minacciosi personaggi,

ne rivelano la funzione pedagogica. Questi donatori, a differenza di quanto succede oggi a Babbo Natale, che ha perso ogni connotazione severa, distribuivano premi e punizioni, in modo più o meno esplicitamente correlato al comportamento tenuto dal bambino durante l’anno. […] Quindi, Babbo Natale costituisce un’importante innovazione, perché è il rappresentante di una funzione paterna non normativa, che interpreta il proprio ruolo attraverso la realizzazione dei desideri dei bambini.
Questa interpretazione del ruolo genitoriale è in linea con l’evoluzione degli stili educativi delle famiglie contemporanee. Nel nostro contesto, l’acquisizione dell’identità e l’inserimento sociale non sono garantiti dall’adattamento a regole precostituite, che in società complesse come l’attuale sono soggette a continuo cambiamento. Nella società del narcisismo, lo sviluppo individuale è frutto dell’incoraggiamento alla realizzazione del singolo, che deve esprimere i propri talenti, il suo modo di essere speciale e unico.
[…] Bruno Bettelheim, che da psicoanalista ha scritto diversi libri sull’educazione dei bambini e sul loro rapporto con il mondo fantastico, ricorda con nostalgia il modo in cui festeggiava il Natale in Austria da bambino. A casa arrivavano due uomini, che impersonavano San Nicola, paludato come un vescovo, e il suo servitore, […] con la faccia tinta di nero e due corna sulla fronte, la coda e a volte il piede caprino, a impersonare una sorta di diavolo che viene a portar via con un sacco i bambini cattivi. Quando i genitori, di fronte alla domanda se il loro bambino fosse stato buono o cattivo, rispondevano: “Il più delle volte buono, ma non sempre!”, il diavolo faceva un balzo in avanti per prenderlo e sferzarlo colla frusta, finché non entrava in campo san Nicola, che proteggeva il bambino e gli lasciava piccoli doni, come frutta e dolci.
Secondo Bettelheim, che comunque era un grande estimatore di Santa Claus, cancellare il lato negativo dell’esperienza umana toglie forza anche a quello positivo, con il rischio di far crescere i nostri figli in un mondo piatto, insipido.

E non c’entra con San Nicola ma c’entra con (questa stucchevole visione del) Natale (in stile pubblicità pandoro Bauli): vi ricordate di quando l’anno scorso avevo criticato la scomparsa del Male… persino dai presepi?

Il momento è (per me) infelice perché sono giorni oberati da impegni, ma penso che comunque potreste cavarvela bene anche da soli. Nel senso che a questo punto sarebbe davvero interessante aprire un dibattito: voi, quale personaggio preferite?
Il bonario Babbo Natale che ti fa vivere come in una favola, almeno quella volta all’anno, o il rigoroso San Nicola… che, se è il caso, ti salva dalle grinfie di Satana, ma che, se te la sei proprio andata a cercare, è capacissimo di lasciarti al tuo destino?

Krampus

Se non si fosse ancora capito, il tifo per il Krampus.

15 thoughts on “La pedagogia del Krampus

  1. Secondo Bettelheim, che comunque era un grande estimatore di Santa Claus, cancellare il lato negativo dell’esperienza umana toglie forza anche a quello positivo, con il rischio di far crescere i nostri figli in un mondo piatto, insipido.
    Concordo in pieno. Io sarei dell’opinione che il personaggio dalla faccia nera e cornuto se la prendesse con i genitori, qualora i bimbi non fossero stati buoni. E’ facile dire che il piccolo non è stato buono ma se fossi Santa Claus chiederei il perché ai genitori. Questi devono insegnare ai propri figli che i doni, qualunque essi siano, devono meritarseli. Mia nonna diceva sempre che da niente non viene niente. :-)

    1. Beh, occielo: il Krampus che se la prende coi genitori invece di sgridare i bambini, quello no. Io sarei contraria, perché secondo me rischi di far passare ai bambini il messaggio “embeh, non è colpa mia se prendo a botte mia sorella, vedi che è colpa di mamma e papà? Io me ne lavo le mani, sono solo una povera vittima, oh yeah“.
      E magari è pure vero, ma non trovo che sia la strategia migliore in assoluto da un punto di vista pedagogico :-D

      Ma un Krampus che torna privatamente dai genitori a dirgliene quattro, quando i bambini sono già andati a letto… aaahhh, quanto sarebbe bello!
      Un Krampus per adulti che ti mette di fronte a tutte le tue mancanze. Secondo me è una figura a cui quasi tutti gli adulti si ribellerebbero, e invece…

      1. Mi sono spiegata male. Certo che è salutare il rimbrotto ai piccoli ma in separata sede sarebbe giusto anche per i genitori. Quelli di oggi, la stragrande maggioranza, delegano ad altri l’educazione dei pargoli e poi si lamentano di avere figli “terribili” Un bellissimo dono di Santa Claus in modo che possano cambiare atteggiamento nell’educare con fermezza e amore i loro figli.

      2. Rispondo a distanza di un mese :-P ma rispondo, per spiegare da dove derivava il mio misunderstanding. Sì, in effetti avevo capito malissimo ma probabilmente è perché sono “scottata” da tanti anni passati in compagnia di maestri e professori di scuola.
        La scenetta che descrivevo del Krampus che fa la predica ai genitori di fronte ai figli (e che giustamente ti/ci sembrava assurdo) ha luogo con una facilità sconcertante NELLE SCUOLE, dove sempre più spesso i genitori si lamentano degli insegnanti davanti ai bambini.
        E sia chiaro, io sono molto contraria a quell’impostazione per cui l’insegnante ha ragione a prescindere per il solo fatto di essere un insegnante (se l’insegnante è un idiota o semplicemente trasmette informazioni sbagliate, il che può capitare, il genitore ovviamente può e deve farlo presente ai bambini). Ma autodifese spinte all’estremo, tipo “ah sì, mio figlio non studia e disturba in classe? Beh, è colpa Sua che non sa stimolarlo!”, dette all’insegnante in presenza dei figli, sono (ovviamente) una cosa assurda che però sta prendendo piede.
        E ‘nsomma, per un attimo ho pensato che volessi proporre la stessa cosa anche in famiglia… mi sembrava strano… :-D

  2. Sono una grande fan del Krampus! A casa mia, quando ero piccola, c’era un po’ di confusione con tutti questi donatori perché mia mamma, essendo lombarda, era abituata a Santa Lucia col carrettino e l’asinello, mio padre era abituato a Gesù Bambino, e a me avevano detto che arrivava Babbo Natale (io delle domande me le ponevo, ma ero comunque bendisposta a credere in qualsiasi donatore purché mi portasse i doni, anzi mi ero costruita una spiegazione ragionevole per cui queste tre persone si suddividevano equamente il lavoro, mentre la Befana, poveretta, si trovava a doverlo svolgere tutto da sola). Ma anche nel caso di questi donatori mi veniva detto che portavano i giochi solo ai bambini buoni… ai cattivi, o niente o il carbone. Ammetto che già solo questa cosa mi suscitava non pochi brividi, man mano che si avvicinava il Natale. E quasi con paura mi chiedevo se allora durante tutto l’anno non ci fosse Babbo Natale che controllava quello che facevo e mi giudicava… Una volta al risveglio trovai del carbone… ricordo ancora lo shock, ero distrutta (sì, prendevo la cosa mooolto sul serio…). Poi invece risultò che Babbo Natale aveva voluto farmi uno scherzo… e aveva nascosto i regali in modo che per primo trovassi solo il carbone (quel sadico di mio padre…). Ora, a me piaceva questo brivido che provavo riguardo al giudizio di Babbo Natale. Immagino – da ex bambina che amava le fiabe di paura – quanto mi sarebe “piaciuto” trovarmi di fronte a un oscuro Krampus che poteva punirmi… cioè quell’incertezza tra il Bene e il Male personificata lì davanti a me e interiorizzata in me. Lo trovo educativo sul momento e piacevole da ricordare una volta cresciuti.

  3. Guarda, almeno in italia un personaggio “negativo” natalizio c’è… non so adesso, ma quando ero piccola io la befana non veniva considerata un personaggio positivo… forse per il fatto del carbone, forse perché era tradizionalmente ritratta brutta come la morte… fatto sta che nell’immaginario infantile della “mia epoca” per così dire, babbo natale era buono e la befana cattiva… tanto che man mano che i bambini crescevano e diventavano più cinici, smettevano di credere al babbo ma continuavano a credere alla befana, forse perché suonava più realistica… XD (a quanto ricordo io ero piuttosto perplessa dalla cosa)

  4. Da piccolo aspettavo Gesù Bambino, per cui questo Babbo Natale mi dà fastidio. L’idea dell’accompagnatore che spaventa e punisce mi lascia spiazzato, ma oggi come oggi ce ne fossero.

  5. Wellà!!
    Sfogliando La Stampa di oggi, scopro che a Bolzano, proprio in questi giorni, è aperta una mostra dedicata ai Krampus.
    Ma bellissimo!!
    Mi piacerebbe un sacco andarci, ma non posso… ma segnalo l’iniziativa a voi. Magari qualcuno abita lì vicino, e…

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