Cose cristiane · Pillole di Storia

[Pillole di Storia] Direttive per le vacanze

A Pavia, giusto ieri sera il quotidiano titolava “tenete a portata di mano le coperte e i maglioncini”: le temperature, a quanto pare, torneranno ad abbassarsi per gran parte di questo mese. Qualcuno, lassù, dev’esser stato mosso a pietà dai miei lamenti dell’agosto scorso, e deve aver deciso di donare al mondo un’estate fresc gelida come pochi.
Ad ogni modo: non si direbbe, ma siamo a luglio. E, con luglio, il mio blog si mette il vestitino estivo ed entra in modalità vacanziera: aggiornamenti ogni tre giorni, post sufficientemente frivoli per esser letti sotto l’ombrellone… ‘nsomma: è estate per tutti.

E siccome stiamo parlando di estate e di vacanze, mi sembra opportuno augurarvi “buon riposo”… sfruttando i consigli di un bizzarro opuscolo titolato “direttive per le vacanze”, capitatomi fra le mani giusto qualche tempo fa, mentre lavoravo fra le polverose carte del mio archivio.

***

Si trattava, a quanto pare, di pratica abbastanza diffusa, nelle scuole cattoliche dell’anteguerra.
L’ultimo giorno di scuola, assieme ai compiti delle vacanze e all’elenco delle letture estive, il maestro ti si avvicinava… e ti consegnava questo. Le “direttive per le vacanze“ (ma pure per la vita intera!, come ci teneva a specificare lo stesso opuscolo).

Si trattava, in buona sostanza, di una piccola raccolta di “buoni propositi” per l’estate. Perché – d’accordo – d’estate va benissimo prendere una pausa dal lavoro, ma è importante ricordare che la nostra “vita di fede” non va mai in vacanza…
…e insomma: perché non lasciare un promemoria agli studenti? Giusto per ricordar loro i loro impegni di cristiani, anche in quei mesi estivi così ricchi di distrazioni.

Detto, fatto, ecco a voi l’opuscoletto.
Che, innanzi tutto, presentava un piccolo calendario delle feste principali, per aiutarti a tenere a mente i giorni più importanti per un cristiano.

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[Nota numero uno: notate le vacanze estive lunghissime, mannaggia ai nostri nonni che poltrivano per un mese in più rispetto a noi!]
[Nota numero due: abbiate pietà, se potete, per le fotografie veramente penose. Credetemi, se vi dico che le ho scattate in condizioni a dir poco precarie].

Ma insomma: a parte andare a Messa nei giorni stabiliti, cosa doveva fare un Bravo Ragazzo degli Anni Quaranta, per dimostrare di essere tale?
Ecco a voi (in una foto ancor più penosa: abbiate pietà) il “piano di vita” per uno studentello dell’epoca:

Diario Vacanze 1942 4
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Preghiere per la Patria in guerra, esame di coscienza quotidiano, devozione del “primo venerdì del mese”. Compiti delle vacanze da fare quotidianamente, e letterine mensili ai professori per dir loro quanto ti mancano mentre sei in vacanza. (Ehm).
E mi raccomando: attenzione a quello che andate a vedere al cine – ché, ai nostri occhi, una esortazione del genere fa anche sorridere, ma negli anni ’30 e ’40 pare che i preti non ci dormissero la notte, per le mille insidie del cinematografo. È pieno di raccomandazioni di tal genere in ogni dove.
Massima cura a conservarsi nella grazia di Dio – sempre, anche in vacanza – approfittando di quegli strumenti meravigliosi che ci sono messi a disposizione per restare sempre vicini a Lui…

Ma come fare per capire – auhm – se ci stiamo riuscendo bene?
Sì, insomma: fra le mille distrazioni della vita (e fra le mille e diecimila distrazioni di un villeggiante), come fare per esser certi di avere tutto “sotto controllo”?
Beh, ma molto facile: il singolare opuscoletto offriva anche un registro delle buone azioni, in cui lo studente avrebbe dovuto appuntare, settimanalmente, tutto quello che faceva.
Preghiera quotidiana, Messa settimanale, Confessione, Comunione conseguente, fioretti da compiere, varie e eventuali… per ogni settimana di vacanza, l’opuscoletto forniva allo studente un vero e proprio registro scolastico in cui appuntare i propri progressi. Alla fine di ogni settimana, dopo un accurato esame di coscienza, il ragazzo avrebbe dovuto darsi un voto: “come sono andato, questa settimana?”.

Diario Vacanze 1942 2
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Era, a suo modo, una tecnica per avere immediatamente sotto gli occhi il… quadro della situazione.
Per esser certi di non distrarsi, per fare una gara contro se stessi per potersi segnare un voto alto…
…e forse anche per sfidarsi: “alla fine delle vacanze, voglio tornare a scuola con la media del dieci e lode!”.

15 thoughts on “[Pillole di Storia] Direttive per le vacanze

    1. …beh, oh cielo, diciamo che l’avrebbero reso autentico anche se fossero state dritte, decentemente illuminate, e non sgranate… :-PP

      Mamma mia, ‘sto coso non voleva saperne di farsi fotografare… ero di fretta, in un locale poco illuminato, fuori era nuvolo e non avevo nemmeno a disposizione la luce naturale; ‘sto affare, che era stato piegato in tre parti per settant’anni, ormai aveva preso la piega e continuava a richiudersi su se stesso appena lo lasciavo per prendere in mano la macchina fotografica…
      :-\
      E’ stata una lotta: avrò scattato come minimo una trentina di foto, e queste son le meno peggio :-D

  1. In un ipotetico opuscoletto rivisitato ai giorni nostri, l’avvertimento attenzione al Cine! che oggi fa sinceramente sorridere, forse andrebbe sostituito in grassetto con attenzione ad Internet! :-) Per il resto… non mi capacito ancora del perché mi hanno colpito anche i riferimenti all’amor di Patria.

    1. Anche a me colpiscono sempre, le esortazioni all’amor patrio… diciamo che forse è un concetto un po’ demodè? Però ad esempio io conosco un paio di ragazzi, miei coetanei, che invece hanno un fortissimo amor di Patria, ma roba che in viaggio a Roma poco ci mancava che si commuovessero davanti ai luoghi in cui ha “sede” lo Stato; quindi non è solo una questione generazionale…
      Questione di educazione (quella ricevuta in famiglia, più che a scuola), probabilmente… :)

  2. a me colpisce più di tutto la prassi della confessione settimanale. Vabbè che oggi si esagera all’opposto, ma sono tante, specialmente per il prete!

    1. A me aveva colpito un passo che avevo trovato nel libro-intervista fatto a Georg Ratzinger, “Mio fratello il Papa”. Non ho il libro sottomano e non posso ricontrollare, ma mi pare di ricordare con una certa sicurezza. Se non mi sbaglio di grosso, Georg diceva che, quando lui e Joseph erano in seminario, veniva consigliato loro di confessarsi ogni settimana. E Georg diceva che sia lui che il fratello la trovavano persino eccessiva, come cosa; e generalmente si confessavano un po’ più di rado (salvo, ovviamente, situazioni particolari).
      Non vorrei ricordare male!, ma sono abbastanza convinta del dettaglio, perché, all’epoca, mi aveva colpito.
      (In effetti sono tante sì… soprattutto per il prete, appunto! :-O )

      Mi viene un dubbio… ma non è che all’epoca era obbligatoria per poter ricevere settimanalmente la comunione? Nel senso che chiunque avesse voluto far la comunione, anche se era solo in stato di peccato veniale, era comunque tenuto a confessarsi?
      So che in passato erano orientati in questo senso, ma non so quando sia venuto meno questo “obbligo”… uhm…

      1. Uhm. Nì.
        A quanto pare, nel suo decreto sulla comunione frequente (del 1905), Pio X diceva che, nonostante fosse “molto desiderabile che coloro che ricevono la comunione frequente e quotidiana siano esenti da peccati veniali”, comunque non era indispensabile che si confessassero ogni santa volta, subito prima di far la comunione. (L’importante era che non avessero commesso peccati mortali, ovviamente).
        Non era indispensabile ma “molto desiderabile”, quindi immagino che il suggerimento della confessione settimanale fosse finalizzato al poter poi fare la comunione presentandosi “il più puri possibile”. Ho un vago ricordo di mia nonna (classe 1921) che mi diceva qualcosa del genere…

        (Ché poi… a ben vedere, io ne conosco, di persone, che si confessano settimanalmente, o quasi! :-O )

      2. Se è per questo, ho un vago ricordo di aver letto questa cosa ma non so di che epoca si parlasse, evidentemente precedente: l’idea era di fare la comunione a otto giorni di distanza o più, proprio perchè non diventasse un’abitudine settimanale, ma si continuasse a percepirne l’eccezionalità. Ci vuole una ricostruzione storica.

      3. Beh, nel Medio Evo la Comunione si faceva rarissimamente, in genere una volta l’anno: comunicarsi più spesso sarebbe stato quasi percepito come “irriverente”, tipo: “ma chi ti credi di essere, per far la Comunione tutti i giorni/le settimane, tu, misero peccatore?”.
        Ci sono alcuni Santi che avevano ottenuto la dispensa per poter fare la Comunione più di frequente, ma appunto erano casi eccezionali.
        Però in effetti non so come si sia passati da “Comunione una volta all’anno” a “Comunione ogni settimana”; devo cercare notizie da qualche parte!

  3. Ho notato adesso una cosa curiosa: questo opuscoletto è del 1942, ma cita come “festa di precetto” l’Assunzione di Maria.
    :-O
    Siccome il dogma è del 1950, io ero sempre vissuta nella convinzione che, prima di quella data, l’Assunzione non fosse festa di precetto (festeggiata da molti, sì, ma non “obbligatoria” per tutti)… e invece… :-O

  4. Quando al sacerdote di una delle ultime confessioni ho detto che mi ero confessato appena la settimana prima ha strabuzzato gli occhi e mi ha guardato storto, come se non mi credesse.
    Quando ho detto che cercavo anche di andare a Messa tutti i giorni, credevo mi cacciasse via perché tentavo di prenderlo in giro…
    Direi che di tempo ne è passato.

  5. Aggiornamento sull’affaire Confessione settimanale. Ho chiesto conferma a mia mamma (che è nata nel ’47, e ha fatto la prima comunione a sei anni).
    Per come l’aveva recepita lei (cioè: per come gliela avevano messa i suoi genitori, i suoi nonni, i catechisti, il parroco, le suore, ecc.), l’essersi confessati da poco era un requisito indispensabile per poter fare la Comunione. Io ho fatto una (breve e superficiale) ricerca, e l’unica cosa che ho trovato è stato il decreto di Pio X in cui si dichiarava “molto desiderabile”, ma non obbligatorio, il fatto che uno andasse a far la Comunione solo se si era confessato da pochissimo tempo.
    Nella pratica però il “molto desiderabile” era diventato “obbligatorio”; o, quantomeno, a mia mamma avevano sempre insegnato così. Lei ricorda il grande cambiamento che c’è stato negli anni del Concilio Vaticano II, quando è anche venuto meno l’obbligo del digiuno a partire dalla mezzanotte per chi voleva fare la Comunione alla mattina; ma fino a quel momento, per lei, la possibilità di fare la Comunione era vincolata al fatto che ci si fosse confessati da poco.
    “Da poco” voleva dire, non necessariamente quello stesso giorno, ma in un lasso di tempo ragionevolmente breve. “Una settimana prima era già troppo”, dice lei.

    Come conseguenza di ciò, mia mamma, prima del Concilio Vaticano II, faceva la Comunione pochissime volte (circa tre o quattro volte l’anno – pur andando a Messa tutte le domeniche, ovviamente!), a meno che non volesse seguire particolari devozioni come quella del primo venerdì del mese.
    (E, a margine, mia mamma dice che secondo lei era anche meglio così; nel senso che per lei, una volta, fare la Comunione era una cosa così eccezionale (e così vincolata da così tanti “pre-requisiti”) che davvero avevi bene la percezione della straordinarietà di quello che stavi per fare. Facendo il confronto fra il prima e il dopo, secondo lei, ora come ora, si rischia di perdere un po’ questa percezione, dal momento che la Comunione è una cosa che, bene o male, puoi fare tutte le domeniche, a meno che proprio tu non sia in stato di peccato mortale. Certo: se ci pensi un attimo sopra, se pensi che stai mangiando il Corpo di Cristo, è ovvio che ti rendi conto che si tratta di un evento eccezionale e sublime; però, secondo lei, il fatto che, una volta, fosse così difficile accedervi, aiutava a sviluppare ancor di più questa consapevolezza).

    Comunque, okay, in definitiva credo di aver risolto l’enigma: se la “direttiva per le vacanze” consigliava di fare una Comunione settimanale, la Confessione settimanale andava di conseguenza :-D

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