Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, Margherita d’Olanda, contessa d’Hennenberg, è esistita veramente. Le cronache che ci parlano della sua gravidanza sono, aehm, leggermente fantasiose; eppure, la donna è un personaggio storico reale. Figlia di Floris IV e di Matilde di Brabante, era nata in Olanda nel 1234; all’età di quindici anni, era andata in sposa ad Ermanno I conte di Hennenberg e con lui aveva cominciato a vivere nella piccola città di Loosduinen.
Nella primavera del 1276, dopo una vita tutto sommato serena e agiata, Margherita cade seriamente ammalata. Dal letto di morte, riesce a trovare il tempo per fare testamento e per lasciare alcuni doni alle sue dame di compagnia; poi esala l’ultimo respiro nel giorno di Venerdì Santo del 1276. Non sappiamo di preciso di che cosa sia morta la poveretta, sennonché una sua dama di compagnia lasciò scritto che si era trattato di una morte “insolita”.
Alla faccia dell’insolito, mi vien da dire: perché, secondo la leggenda, Margherita d’Hennenberg morì di parto. E non di un parto a caso: durante lo sfiancante travaglio che finì con l’ucciderla Margherita di Hennenberg partorì trecentossessantacinque figli. E diciamo pure che se questi sono i presupposti non mi stupisce troppo venire a sapere che la poverina ci restò secca.
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Tutto era cominciato – assicura la leggenda – all’incirca nove mesi prima. Durante una sua passeggiata fra le vie della cittadina, Margherita si era imbattuta in una giovane madre che stava passeggiando con i suoi figli. Sprezzante, la contessa si era rivolta verso il suo seguito e, additando la fanciulla, aveva commentato: “tzk! Sgualdrina!”.
La paesana si era bloccata in mezzo alla strada, un po’ interdetta. Ovviamente sapeva bene che non è il caso di reagire, quando una contessa prende a insulti un popolano. Però, l’insulto era arrivato in maniera così gratuita da ingenerare in lei la legittima curiosità di sapere cosa diamine avesse fatto per meritarselo (se non altro, per smettere di farlo in presenza della contessa!).
Timidamente, con molto ossequio, la paesana aveva sollevato lo sguardo. “Prego?”, aveva chiesto.
“Sgualdrina!”, aveva ripetuto la contessa, con disgusto. E poi, sotto lo sguardo sconcertato della paesana (ma pure dei suoi valletti, a dire il vero), aveva additato i due bambini che trotterellavano dietro alla ragazza. “Sono tuoi? Entrambi?”.
La ragazza aveva lanciato uno sguardo perplesso ai suoi gemelli. “Ehm… sì?”, aveva mormorato senza capire.
“Ecco, appunto!”, le aveva dato sopra la contessa. “Gemelli! Lo sappiamo tutti come nascono questi abomini della natura!”.
La paesana, onestamente, non lo sapeva (ed era sicuramente in ottima compagnia, visto che la credenza superstiziosa di cui Margherita si fa portavoce non è attestata altrove nella cultura medievale). Eppure, la contessa aveva evidentemente le idee molto chiare: “lo sanno tutti”, aveva spiegato, “che quando una donna ha due gemelli, è perché si è fatta mettere incinta da due diversi uomini nell’arco dello stesso giorno?”.
La ragazza si era sentita avvampare, mentre l’ira montava lentamente dentro di lei. “Dio mi sia testimone”, aveva sussurrato pianissimo, con la voce che le tremava per la rabbia, “io non ho mai tradito mio marito; e voi pagherete per questa insinuazione intollerabile. Che Dio possa punirvi per quello che avete appena detto; e io vi auguro di partorire in un colpo solo tanti bambini quanti sono i giorni dell’anno!”.
La contessa, sprezzante, aveva tirato le redini del suo cavallo e se n’era andata per la sua strada.
Sennonché, qualche tempo dopo, aveva cominciato a sentirsi un po’ strana (nausee mattutine, seno gonfio: insomma, gli inconfondibili sintomi della gravidanza), e, nove mesi più tardi, era stata colta dalle doglie del parto.
Partorendo non uno. Non due. Non tre. Ma la bellezza di trecentosessantacinque minuscoli bambini “che avevano l’aspetto di topo”, come commenteranno cronache di un secolo più tarde; dopodiché, comprensibilmente, passò a miglior vita. I trecentosessantacinque bimbi furono rapidamente immersi in due catini di acqua santa, per provvedere in fretta e furia a un Battesimo di massa (tutti i maschi furono battezzati “Jan”, e tutte le femmine “Elisabetta”, per far prima). Dopodiché, comprensibilmente, morirono a loro volta.
E la cosa veramente esilarante (o intrigante, se volete) è che, se andate a fare i turisti nella chiesa parrocchiale di Loosduinen, vedete ancora i due bacili in cui “furono battezzati i bambinetti”, con tanto di iscrizione che ricorda il buffo evento. Perché, per quanto delirante possa sembrare, c’è gente che ha creduto per davvero alla storia della contessa che partorisce trecento figli in una volta. In fin dei conti, la storia era molto credibile, sulla carta.
O meglio: nella sua palese improbabilità, l’aneddoto era riportato da fonti più che autorevoli. Non stiamo parlando di canzoncine di cantastorie; stiamo parlando di cronache ufficiali della città, composte a pochi decenni di distanza dalla morte della nobildonna, che raccontavano questa storia descrivendola come vera e – oltretutto – dando dettagli molto puntuali sul chi, sul come e sul dove. Parlando in termini moderni, potremmo dire “ma guarda che non è mica una leggenda urbana: ne ha parlato il telegiornale!”. E se ne parla il telegiornale, un fondo di verità c’è quasi sempre.
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Ahò, sia chiaro: non sto suggerendo che ‘sta povera disgraziata abbia partorito per davvero trecentosessantacinque figli in un colpo solo. Sorprendentemente, negli scorsi secoli, alcuni medici si mostrarono blandamente possibilisti sulla cosa: “se è possibile che una donna generi due, tre, quattro o anche cinque bambini contemporaneamente”, era l’argomentazione che andava per la maggiore tra costoro, “siamo sicuri che sia del tutto impossibile che s’instauri una gravidanza con alcune decine di feti?”. Difficile crederlo, ma è così: per lungo tempo, la gravidanza plurigemellare della contessa Margherita fu al centro del dibattito medico internazionale, e ancora nel 1724 (!), un ostetrico inglese di nome John Maubray ritenne di poterla ritenere non del tutto implausibile.
Più recentemente, alcuni suoi colleghi un po’ meno fantasiosi hanno avanzato una ipotesi suggestiva che potrebbe dare una parvenza di ragionevolezza a questa storia. Vale a dire: Margherita potrebbe davvero esser morta di “parto”, o quantomeno di emorragia interna seguita al fatto di aver espulso qualche cosa da quell’orifizio lì. E l’ipotesi più probabile è che a uccidere la povera donna sia stata una mola idatiforme.
Fino a qualche giorno fa non avevo assolutamente idea di cosa fosse una mola idatiforme, e probabilmente neanche voi: per fortuna, c’è Wikipedia. In sintesi, mi par di capire che una “mola idatiforme” sia una mancata gravidanza drammaticamente mal riuscita. Correggetemi se sbaglio, ma dovrebbe essere una cosa di questo tipo: un ovulo difettato, cioè privo di nucleo, viene penetrato da uno spermatozoo (che però, trovandosi chiuso in un ovulo vuoto in cui non c’è un bel niente da fecondare, capisce molto presto di non averci fatto un grande affare). In condizioni normali, un coso così palesemente inutile al proseguimento della specie dovrebbe essere espulso autonomamente, un po’ come in un aborto spontaneo; se però questo non succede, la “gravidanza” prosegue… col piccolo dettaglio che, al posto dell’embrione, troviamo un ammasso di cellule non vitali che si ingrandiscono, e si duplicano, e si triplicano, ed ingrandiscono. Alla fin fine, la povera donna si trova a portare in grembo un ammasso di cellule pieno di bozzi e cisti, simile a una specie di grappolo d’uva… e, intuitivamente, la cosa non finisce bene. Se non si interviene chirurgicamente, (e se l’ammasso di cellule non si trasforma in un tumore fuori controllo), diciamo che, auhm, ci saranno delle complicazioni nel momento del parto.
Se c’è un medico in linea, mi corregga se ho detto delle grandi castronerie. O comunque, controllate su Wikipedia.
Ad ogni modo: se ci mettiamo nei panni di una levatrice del ‘200, è anche facile comprendere lo stupore di un’ostetrica che – di fronte a una paziente che presenta tutti i sintomi della gravidanza, e adesso è in travaglio – si vede sgusciare fra le mani un coso informe e inerte pieno di bozzi, tipo grappolo d’uva.
Ti aspettavi di vedere un frugoletto in lacrime, e invece di trovi in mano con ‘sto coso pieno di cisti.
Siccome, in genere, le donne col pancione partoriscono bambini, la levatrice del ‘200 sarà portata a credere che quel coso lì sia un bambino drammaticamente deforme.
O che ognuno di quel bozzi su quella formazione sia un minuscolo bambino, destinato a morte certa.
“Certo: bisogna avere una fantasia estremamente vivida per vedere una somiglianza fra queste cisti e dei feti umani”, notano gli autori di un articolo in materia (che vi linko per approfondimenti): “per accettare questa teoria, bisogna presumere che le ostetriche al servizio della contessa non avessero alcuna famigliarità con le mole idatiformi”. Che potrebbe anche essere, come cosa.
Morta la contessa (probabilmente, per emorragia), può darsi che la voce di questo suo parto insolito abbia cominciato a circolare. Può darsi che qualcuno abbia preso i fatti, e ci abbia ricamato un po’ sopra…
…e da qui, forse, le origini della leggenda.
Ad ogni modo, la povera Contessa d’Hennenberg e i suoi trecentosessantacinque figli sono tornati alla ribalta dopo alcuni secoli di oblio, e ricominciano a far parlare di sé tutti i medici del mondo. Se la teoria della mole idatiforme dovesse essere accettata, Margherita d’Hennenberg sarebbe la prima paziente di cui la Storia abbia memoria, morta in seguito a questa malattia.
Il che non è una grande consolazione, per una povera disgraziata che è morta malamente… però…
Anche le leggende più bizzarre, talvolta, hanno il loro perché!
Per approfondire: Jan Bondeson and Arie Molenkamp, The Countess Margaret of Henneberg and her 365 Children, in: Journal of the Royal Society of Medicine 89/1996
vogliadichiacchiere
365 : 2 = 182,5
Come facevano a essere metà maschi e metà femmine??? 🙂
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Lucyette
Credimi: non m’era sfuggito il dettaglio.
Apparentemente, ai cronisti medievali sì.
O.o
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vogliadichiacchiere
Ce ne sarà stato uno “incerto”! 🙂
E non ti sto a prendere in giro, è tra le opzioni sul “certificato di assistenza al parto” . . . chiedi a tua mamma! 🙂
Ciao, Fior
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Lucyette
Non mi ricordo più né dove né soprattutto perché, ma a un certo punto sul mio blog si era scatenato un appassionante dibattito sulle persone di “sesso incerto”, con tanto di medici che fornivano il loro parere e la loro esperienza professionale 😛
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ago86
Ricordo quel dibattito. Ma non so perché me lo ricordo ancora e non lo ho rimosso.
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Lucyette
Ecco, ho ritrovato il dibattito: tutto era partito da un alto discorso sulla castità prematrimoniale, che aveva subito un drammatico 😉 cambiamento di rotta quando il mio fidanzato era intervenuto dicendo “ebbeh, ma che è ‘sta cosa che se non fai sesso con una prima del matrimonio, poi avrai delle brutte sorprese dopo? Secondo voi, se sposo Lucia senza prima averci fatto sesso, alla prima notte di nozze scopro che è un ermafrodita in incognito e non me l’ha mai detto?!”.
Da lì, era partito un appassionante dibattito sul mio (sospetto? Probabile? Presunto? :-P) ermafroditismo e sul comportamento che il mio fidanzato avrebbe inteso tenere nel caso di questa infausta scoperta, e da lì avevamo cominciato a parlare delle varie forme di ermafroditismo, e dell’ermafrodismo in generale.
:-S
Io – a differenza tua, Ago – avevo fortunatamente rimosso i dettagli… 😛
Per la cronaca, il dibattito entrava nel vivo a partire più o meno da questo commento…
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ago86
Magari il fatto che fossero metà maschi e metà femmine si è aggiunto dopo. Del resto, supposto che si sia trattato davvero di una mola idatiforme, come si poteva sapere il sesso? E’ impossibile, visto che non si tratta di un corpo umano.
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Lucyette
Sì, il sesso (e il nome) dei bambini sono un dettaglio successivo, la prima attestazione in assoluto parla solamente di 365 figli partoriti in un colpo solo e via.
Resta il fatto che, a rigor di logica, qualcuno avrebbe dovuto notare che avanzava un figlio… ;-))
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vogliadichiacchiere
Presi nella foga del discorso . . . d’altra parte, con tutte le stranezze che ha raccontato Marco Polo che tutti si sono bevuti per secoli! 🙂
Ciao, Fior
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senm_webmrs
Non è che nel c.d. medioevo fossero più scemi che in altri periodi storici. Io che sono una storica “eretica” ebbi una volta a dolermi della faciloneria con cui uno storico “ortodosso” liquidava un testo molto importante per la sismologia storica italiana e non solo (Terra tremante di Marcello Bonito, Napoli 1691). In questo testo, oltre che di terremoti ed eruzioni, si parla anche di molti “prodigi”: piogge di sangue, piogge di rane, travi di fuoco e, per l’appunto, parti mostruosi. C’è anche la contessa Margherita, tra l’altro. Lo storico sghignazzava sul fatto che questo autore del Seicento credesse a cose assurde come le piogge di sangue o il fatto che una donna avesse partorito “un gatto”. Mai che si fosse posto il problema di mettersi nei panni di un testimone con un corredo di conoscenze (e quindi una capacità descrittiva) diverso dal suo.
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Lucyette
Ma sì, infatti: concordo in pieno. Chissà quante ipotesi strampalate facciamo noi, di fronte a fenomeni che ci sembrano inspiegabili semplicemente perché non li sappiamo ancora capire…
Anzi: è divertentissimo (se ci si riesce) capire cosa c’è dietro a simili delirii… 😉
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senm_webmrs
p.s. Evitare wikipedia, meglio questo http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1296041/pdf/jrsocmed00048-0057.pdf
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Lucyette
E’ quello che avevo linkato anch’io! 😀
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senm_webmrs
Beccata a non cliccare i link 😉
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Lucyette
Neanch’io lo faccio mai, se ti consola 😛 😛
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Dan
Ci vuole una bella dose di fantasia a scambiare quei cosi per 365 feti eh 😛
Daniele
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Laurie
ho visto questo articolo solo ora. già mentre leggevo, avevo pensato che potesse essere una mola… ci sono vari tipi e la faccenda è piuttosto complicata (sono andata a riguardarmi l’argomento dalla bibbia della ginecologia, “Ginecologia e Ostetricia” di Pescetto, De Cecco, Pecorari, Ragni, Società Editrice Universo, Roma, IV edizione 2009):
– mola idatiforme completa: corredo cromosomico completo (44,XX) di origine esclusivamente paterna, dovuto ad uno spermatozoo che si impianta in un ovocita dal nucleo inattivato o assente e che raddoppia, quindi, il suo corredo genetico; si formano i villi coriali (normalmente parte della placenta) che si ingrossano e prolificano fino ad arrivare a masse anche di “alcuni chilogrammi”; spesso questo evolve in aborto spontaneo; questa patologia può avere un’evoluzione neoplastica, anche se nella maggior parte dei casi non è invasiva.
– mola idatiforme parziale: corredo cromosomico triploide (solitamente 69,XXY) di origine paterna e materna; qui, oltre alle vescichette di cui sopra, ci può essere la presenza di un embrione (che muore quasi sempre in età gestazionale molto precoce) o di annessi fetali (placenta …) vuoti, ma può anche (casi molto rari!) presentarsi parzialmente sugli annessi di una gravidanza normale a termine
quale di queste può aver avuto la nostra contessa non lo so, però posso aggiungere che alcuni sintomi potrebbero essere scambiati per segni suggestivi di gravidanza gemellare.
mi viene da pensare che se fosse stata una parziale magari con un embrione/sacco amniotico presenti la fantasia avrebbe potuto avere un input maggiore (ma forse sono io che ci sto dando dentro di troppa fantasia!!)
infine, se perdonate la mia lungaggine, una chicca sui gemelli (stessa fonte): esiste la “superfecondazione” cioè (cito testualmente): “fecondazione di due ovociti distinti a breve distanza di tempo l’uno dall’altro ma in coiti differenti; è possibile in tal modo che il padre dell’uno sia diverso dal padre dell’altro gemello […] è stato possibile, in qualche rarissimo caso, darne dimostrazione […]” – parlando ovviamente di gemelli fraterni (leggasi diversi)
LOL – quindi l’accusa della contessa alla povera onesta popolana è teoricamente possibile ma altamente improbabile!!
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