Bärbele e Klausen, i mostri buoni del Natale

A Sonthofen, la gente balza giù dal letto quando a notte fonda sente un rumore come di campanacci in lontananza.
La neve scende lieve a grandi fiocchi sulle strade, i cristalli di ghiaccio creano arabeschi sui vetri delle finestre. Qualcuno apre le imposte, qualcun altro preme nasini infreddoliti contro il vetro. Ed ecco che, col fiato sospeso, la popolazione assiste al prodigio che ogni anno si compie, misterioso, in quella notte magica.

A decine, a centinaia, le Bärbele abbandonano le loro tane sui monti per visitare le città degli umani. Nessuno sa esattamente chi siano, nessuno conosce il loro nome: del resto, è impossibile comunicare con questi mostri benevoli, che parlano una lingua fatta di versi inintelligibili. Eppure, col passar degli anni, la popolazione si rese conto che le Bärbele appaiono come per magia alla mezzanotte del 4 dicembre – festa di santa Barbara – e se vanno poco prima del dodicesimo rintocco della mezzanotte successiva. Si pensò così ci fosse una correlazione tra santa Barbara e questi strani arnesi. E se fosse proprio un miracolo della santa a permettere ai buoni mostri di manifestarsi?!

Nel dubbio, i mostriciattoli sono stati ribattezzati Bärbele, in onore alla santa del 4 dicembre.
Se andate a Sonthofen, (Covid permettendo) potrete incontrarle anche voi: nel piccolo comune bavarese, non lontano dal lago di Costanza, si tiene ogni anno il 4 di dicembre una processione di Bärbele durante la quale un centinaio di mostri fanno bella mostra di sé tra le vie della città.

Autore: Lutz Reiner 

I turisti accorrono da ogni dove per poter vedere di persona questi strani figuri. All’apparenza, li si direbbe dei mostri strani, tutti di sesso femminile, vestiti con i tradizionali abiti contadini della zona: gonna lunga fino ai piedi, foulard in testa, grembiule in vita. Molte di loro indossano una cintura alla quale hanno appeso dei grossi campanacci, il cui suono roco ne annuncia l’arrivo. Le si potrebbe persino scambiare per delle vicine di casa un po’ strane, se non fosse per il terrificante aspetto del loro volto mostruoso. Le Bärbele, infatti, hanno il viso coperto da un inquietante mosaico di pigne, ghiande, corteccia e licheni.
Si dice che, dietro al mascherone (rigorosamente fatto a mano!) si celi, da tradizione, una ragazza nubile del villaggio (nubile, e possibilmente giovane, per associazione con la figura della santa cui le Bärbele sono collegate). Sarà pur vero, ma io questa ragazza non l’ho vista mai, dunque mi piace pensare che le Bärbele siano davvero dei mostri amici arrivati da chissà dove.
Portano in mano un fascio di saggine, e quanto te lo sventolano addosso sembrano pure minacciose. Ma in realtà sono tipe bonarie, si accontentano di poco: l’unica cosa che vogliono è richiamare l’attenzione degli umani. Il modo migliore per renderle felici – soprattutto se si è maschi – è prenderle per mano e fare con loro qualche passo di danza: quanta gioia, allora, nei loro occhietti!
Chissà. Forse le Bärbele, poverette, faticano a trovare spasimanti.

Talvolta, può capitare che un gruppetto di Bärbele bussi alla porta di casa di una famiglia. Non c’è di che preoccuparsi, anzi, c’è di che gioire: le Bärbele, entrando in casa, doneranno ai bimbi frutta secca, caramelle e piccole prelibatezze. Poi, inforcando la loro saggina, inizieranno a spazzare in giro per la casa: si dice che, in questo modo, i volenterosi mostriciattoli siano in grado di spazzare via tutta la negatività e la sfortuna che ivi alberga. Bisogna essere proprio un caso disperato, ‘na famiglia jellatissima (e anche un po’ jettatrice), perché le Bärbele non riescano a svolgere il loro compito.
Ma no panic, le Bärbele hanno amici in alto! Se proprio butta male, chiederanno a san Nicola di ripassare per risolvere la situazione.

***

San Nicola arriverà, evidentemente, dopo due giorni, con tutto il corollario di inquietanti assistenti che da sempre lo accompagnano durante la distribuzione di doni.
Ma a Sonthofen – la cittadina delle Bärbele – è davvero particolare l’esercito di mostri che ogni anno accompagna in processione il vescovo Nicola, durante la distribuzione dei doni.

Immagine da Internet

Gli abitanti del paese li chiamano Klausen, in evidente assonanza col nome del vescovo.
Si mormora che i mostri non siano veramente tali: qualcuno dice che si tratti semplicemente dei giovani scapoli delle vallate, resi irriconoscibili da ingombranti mascheroni. Ma, di nuovo: io non presto fede a queste illazioni, preferendo credere a ciò che dice il folklore – e cioè che questi strani mostri, tutti ricoperti di morbida pelliccia, con due lunghe corna e una cintura di campanacci in vita – siano degli esseri benevoli dell’Altro Mondo, che ottengono il permesso di scendere tra noi solamente una volta all’anno, per intercessione di san Nicola.  
Pucciosi al punto tale da non riuscire nemmeno a far paura, hanno bisogno di radunarsi in gang per riuscire a incutere nel pubblico un minimo di timore. Capita, infatti, che durante la sfilata che attrae ogni anno centinaia di turisti, i Klausen prendano di mira un malcapitato spettatore e lo accerchino, lo malmenino con buffetti minacciosi, gli urlino contro versacci e gridolini.
L’unico modo per farli smettere?
Una santa penitenza. I Klausen se ne andranno solamente quando lo spettatore sarà crollato in ginocchio a mani giunte e avrà recitato, devotamente, un Padre Nostro.

***

In tutta onestà: talvolta, sfogliando i libri di folklore, ci si imbatte in tradizioni così strane che si fa davvero fatica a razionalizzarle.
Tipo: ‘sti mostri devoti che scendono sulla terra per intercessione di santa Barbara e san Nicola, cosa caspita mi significherebbero? Io non lo so, non lo sanno gli storici, gli antropologi si limitano a fare delle supposizioni. Si presume che l’usanza di indossare maschere mostruose sia nata, in quelle lande, in epoche pre-cristiane con lo scopo di “spaventare” gli spiriti maligni che si pensava si aggirassero per le strade nelle fredde notti invernali, portando gelo e malattie. Che i giovani del villaggio sfidassero le tenebre per ricacciare gli spiriti del male era probabilmente una forma di protezione per il resto del villaggio, un rito arcaico nato con lo scopo di scacciare la malasorte.
È probabile che, nei secoli, questo rituale si sia gradualmente cristianizzato. Associati ai due grandi santi che si festeggiano in questo periodo (quello in cui, evidentemente, avevano originariamente luogo questi riti), i Klausen e le Bärbele sono diventati mostri buoni, devoti addirittura, il cui avvento porta gioie e allontana la malasorte.
Forse, eh. È una ipotesi.

Fatto sta che ancor oggi, nel comune di Sonthofen, si tengono ogni anno, dal 4 al 6 dicembre, affollate processioni composte da centinaia di figuranti durante le quali i Klausen e le Bärbele intrattengono i turisti. A partire dal 1976, organizzatori e figurati sono coordinati da un apposito Circolo dei Klausen che detta linee guida rigorose su come debbano svolgersi queste manifestazioni. All’insegna del conservatorismo, il circolo cerca di mantenere intatta la tradizione antica, senza lasciare spazio a contaminazioni di sorta. Ad esempio, è tassativamente vietato ai figuranti di indulgere nell’horror per quanto riguarda il confezionamento del costume, come invece capita in altri paesi della zona, che organizzano analoghe manifestazioni.

Immagine da Internet

Ma ciò è assolutamente sbagliato!, protestano dal Circolo dei Klausen! Per quanto un mascherone come quello di cui sopra possa sicuramente intrigare molti amanti dei film horror, non snaturiamo una manifestazione antica per il solo gusto di ottenere qualche like in più. I nostri mostri non fanno paura, ci tengono a precisare con orgoglio gli organizzatori della sfilata dei Klausen. Sono semplicemente dei mostri buoni, forse incompresi. Dei teneri, pucciosi mostriciattoli del Natale.

Immagine da Internet

22 risposte a "Bärbele e Klausen, i mostri buoni del Natale"

      1. klaudjia

        Mi ricordano molto i “mamuntones” sardi. Corna, pelli di animali e maschere mostruose. In Sardegna rappresentavano il male, il Diavolo. Secondo alcuni anche la parte animalesca di noi che combatte contro la parte “civile”.

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  1. zimisce

    Parenti dei Krampus alpini e del diavolo che fa coppia con san Nicola in Repubblica Ceca. Curiosa però la deriva ‘pucciosa’ di Monaco.

    P.s. in questi giorni leggendo le notizie sui media cattolici mi chiedo spesso “ma quanto è antica la tradizione della messa di Mezzanotte?”. Prima della diffusione dell’elettricità facevano tutto con torce e candele? Già dal Medioevo? Scusa se ti propongo sempre temi ‘controversi’.

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    1. Murasaki Shikibu

      Durante il medioevo (anche quello delka Tavola Ritonda raccontata) la messa di Natale era di mattina. Direi che arriva nell’Ottocento, con l’illuminazione delle città – ma faccio fatica a ricordarmi una messa di Natale in letteratura nell’Ottocento. Anzi, non faccio fatica, non mi viene proprio in mente!

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      1. zimisce

        A me viene in mente la liturgia di Pasqua di cui effettivamente una parte “deve” svolgersi la notte. E questa tradizione deve essere antica, riprendendo la Pasqua ebraica che è appunto notturna (non so se tradizionalmente arriva fino a mezzanotte però in epoche senza orologi dopo il tramonto già si era già nella “notte” del giorno successivo. Può darsi che la liturgia di Natale della Vigilia rispecchi quella di Pasqua. Anche la parola “vigilia” etimologicamente sta ad indicare un tempo in cui ci si tiene forzatamente svegli di notte.

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        1. Lucia

          Pant pant! Rieccomi, reduce da una settimana oltremodo piena 😀

          Dunque… in effetti, l’annosa domanda me la sono posta anche io. E anche io, come Murasaki, devo ammettere che non ricordo, né in Storia né in Letteratura, un singolo episodio in cui la Messa di mezzanotte ha avuto un ruolo prominente, fino a secoli molto molto recenti.
          In compenso, ricordo benissimo il mio professore di Esegesi delle fonti documentarie che agli esami ti chiedeva a tradimento “quando è stato incoronato Carlo Magno?”. E se tu rispondevi “alla Messa di mezzanotte” lui ti sgridava perché, no, col cavolo, non era la Messa di mezzanotte: era la Messa importante a cui andava molta gente, cioè quella del mattino.

          Detto ciò, ho fatto una breve ricerca e ho scoperto che la tradizione della Messa celebrata a mezzanotte è effettivamente piuttosto antica, nasce in Terra Santa ed entro il V secolo è già diventata una abitudine a Roma, dove il papa la celebra ogni anno:

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        2. Lucia

          Detto ciò, a me pare di capire che la Messa di mezzanotte abbia sì origini antiche e si sia sì diffusa in epoche remote, ma non sia mai stata LA grande Messa del giorno di Natale.

          Intanto, solo il celebrante poteva comunicarsi. Non so fino a che epoca sia rimasta in vigore una norma così rigida, ma del resto fino a pochi decenni fa ci si poteva comunicare solo se si era a digiuno dalla sera prima, e per ovvie ragioni era sfidante rispettare il precetto a una Messa che iniziava a tarda sera. Ci saremmo trovati con una Vigilia di Natale che era peggio di un Venerdì Santo, alla faccia del cenone!

          Su questo blog ho trovato un curioso articolo di un benedettino americano che descrive le Messe di mezzanotte che nel dopoguerra si tenevano nella sua attuale parrocchia, e ne fornisce un quadro abbastanza esilarante. Alcuni sacerdoti permettevano uno strappo alla regola e distribuivano la comunione nonostante la palese assenza di digiuno eucaristico (sicché ti trovavi con gente ubriaca marcia che faceva la comunione, il che pure era spiacevole); altri organizzavano alla chetichella una rapidissima “Messa bassa” dopo quella solenne di mezzanotte, letta in fretta e furia, per distribuire la comunione a quelli che davvero ci tenevano al punto da prender due Messe di fila.

          Personalmente, ti posso dire che, intervistando i miei genitori (classe 1947) ho tratto l’impressione che per le loro e per le loro famiglie d’origine la Messa di mezzanotte non sia mai stata un “must” o un evento particolarmente desiderabile; era di gran lunga preferibile, per loro, andare tutti assieme alla Messa solenne della mattina. Anzi, la Messa di mezzanotte era vista un po’ come una cosa strana, tipo “ma certo che devi già voler fare l’eccentrico per metterti in strada a quell’ora” 🤣 Mio padre ricorda invece che, nella sua famiglia, capitava di tanto in tanto che le donne di casa andassero alla Messa di mezzanotte per essere più libere di cucinare l’indomani ma era percepita un po’ come una scocciatura, tipo “uffa, quanto preferirei poter andare con calma a quella delle dieci del mattino. Evvabbeh, pazienza”.

          Ovviamente due persone non sono un campione statistico abbastanza ampio per trarre conclusioni (!), ma se le testimonianze personali valgono qualcosa posso dire che ad esempio la Messa notturna non era un appuntamento fisso o particolarmente desiderabile né per i miei genitori né tantomeno per le loro famiglie d’origine (e quindi, risaliamo indietro nel tempo fino a circa gli anni ’20).

          Onestamente, ho anche io il sospetto che la Messa notturna diventi gradualmente una moda solo nell’Ottocento, con l’illuminazione delle città, per la gente “normale” (id est: famiglie borghesi; non monaci, suore, preti o gente che a vario titolo aveva la cappella interna al palazzo).

          Anzi, ho persino un sospetto che non saprei però come verificare. Però lo butto lì: secondo me, a naso, potrebbe essere una moda che si è diffusa prima tra i protestanti e che poi i cattolici hanno adottato.

          Per il problema aggiunto del digiuno eucaristico, dico.
          I protestanti non hanno bisogno di digiunare prima di andare alla funzione; i cattolici sì (storicamente), quindi come è possibile che tra le famiglie diventi di moda questa cosa scomodissima che complica la vita sotto tutti i punti di vista? Ho il sospetto che sia diventata di moda perché magari era già di moda in Paesi a maggioranza protestante che non avevano questo problema. E’ solo un io sospetto eh. Dovrei indagare 🤔🤔

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          1. zimisce

            Grazie. Mettendo insieme le tue informazioni sospetto che la tradizione c’era, ma fosse soprattutto “monastica”. Nel senso di pertinente a religiosi che già erano abituati a fare turni di preghiera negli orari più vari, e anche di digiuni ne facevano in continuazione. Anche nelle grandi chiese non “monastiche” in senso stretto, come le cattedrali, c’erano comunque i canonici (quelli che eleggevano il vescovo) per prendervi parte. E poi, abitavano già lì. Forse a questo fa riferimento la tradizione già altomedievale di cui parlavi. Il popolo, immagino, avrà partecipato abbastanza saltuariamente. Per questo Carlo Magno si sarà fatto incoronare alla messa della mattina.

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          2. Lucia

            Sì, anche io, a naso, mi sono fatta la stessa idea. Ma più che altro, se penso alla letteratura, davvero non mi vengono in mente episodi di Messe notturne il giorno di Natale fino ad epoche molto recenti. Se fosse stata una abitudine diffusa e consolidata come lo è adesso, immagino avrebbe lasciato traccia…?

            Secondo me sì, era una tradizione che era viva tra le mura dei conventi e nelle chiese cattedrali, o comunque nelle chiese. Nel senso che magari il pretino di campagna la celebrava pure, la Messa di mezzanotte, ma gli unici presenti erano lui, il sacrestano, la perpetua e qualche sparuto fedele, che magari aveva la fortuna di abitare vicino, e al quale piaceva l’idea di fare ‘sta cosa strana in notturna.
            Ma il grosso della popolazione, secondo me, andava decisamente al mattino…

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  2. Murasaki Shikibu

    Tradizione pagana, e fin qui siam buoni tutti. Legata alla zona alpina e alle divinità dei boschi e al solstizio d’inverno, e grazie tante. Adattata al cristianesimo, e siam d’accordo.
    Ma, ammettiamolo, il ceppo da bruciare a Capodanno e poi trasformato in dolce farcito è più facile da comprendere e razionalizzare per le nostre deboli menti 😅

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  3. Elena

    Mi accodo anche io ai commenti relativi al krampus…a parte che il krampus è brutto bruttissimo…una volta in Austria io e una mia amica siamo fuggite dalla sfilata terrorizzate, mai vista prima una cosa così… però il krampus punisce i bambini cattivi che io sappia, ho letto che è aiutante o “prigioniero” di San Nicola. Mentre il Santo porta i doni ai bambini buoni, il krampus (in alcuni posti Schwarzenpeter, Pietro il nero) punisce i bambini cattivi. Ad ogni modo ricordo la folla in attesa della sfilata, ad un certo punto è calato un silenzio spettrale, tutti zitti in attesa, quando hanno iniziato a venire avanti i diversi gruppi di krampus tutti i bambini hanno iniziato a urlare e piangere dalla paura e poi il delirio generale con i krampus che “picchiavano” le persone e la gente che fuggiva. Sono ancora allibita!

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      1. Elena

        Eh già! Ha funzionato anche con noi all’epoca ventitreenni! In più da noi San Nicola non si festeggia quindi ci ha prese completamente alla sprovvista he he…poveri bimbi però!

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