Il pettirosso, simbolo del Natale inglese

Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con il Natale inglese (cioè grossomodo chiunque in generale, grazie a questo nostro mondo globalizzato) avrà probabilmente notato che c’è un elemento ricorrente nelle decorazioni festive d’Oltremanica: il pettirosso.

Ci avete mai fatto caso? Appollaiato su rami di pino, circondato dalla neve con le piume arruffate dal freddo, intento a becchettare dolcetti di Natale lasciati per lui sul davanzale da benevole massaie, il pettirosso è a tutti gli effetti uno dei simboli più amati del Natale inglese. E, per effetto della globalizzazione, sta cominciando a farsi strada anche negli scaffali dei nostri negozi: ormai è abbastanza frequente vedere un pettirosso che fa capolino tra una stella cometa e un ramo di vischio, negli espositori delle decorazioni di Natale.

Ma perché proprio il pettirosso?
Qual è la storia che si cela dietro a questo simbolo, così poco presente nella nostra cultura da essere, in effetti, di difficile lettura per noi Italiani?

È una storia che inizia a Londra attorno al 1840 quando la Royal Mail introduce il penny post, cioè una metodologia di spedizione postale che permetteva di inviare lettere di piccolo formato al costo di un penny (una cifra assai più bassa rispetto alle tariffe applicate fino a quel momento). Nel 1843, un certo Henry Cole comprende le potenzialità connesse alla riforma del sistema postale e inizia a produrre biglietti d’auguri, deliziosamente illustrati con temi festivi, che provvede a mettere in vendita al modico costo d’uno scellino (grossomodo l’equivalente di 2 euro, al giorno d’oggi). Insomma: a fronte d’una spesa decisamente contenuta, diventava possibile sorprendere i parenti lontani con una deliziosa cartolina illustrata con immagini festive, che avrebbe certamente portato gioia e colore nelle loro abitazioni.

Non sorprendentemente, l’idea fa il boom. Biglietti di Natale di ogni tipo e fattura cominciano ad attraversare l’Inghilterra da parte a parte, per la gioia delle signore d’età vittoriana e delle poste di Sua Maestà. E, per quanto le cartoline natalizie presentassero ovviamente un ampio catalogo di disegni tra cui scegliere, c’era un elemento in particolare che sembrava ripresentarsi con una frequenza tutta particolare: il pettirosso.
Tenero, soffice e intirizzito, l’uccellino se ne stava lì a far bella mostra del suo piumaggio in un impressionante numero di cartoline natalizie.

Come mai proprio il pettirosso?
A essere sinceri, una risposta certa non esiste.

Stephen Moss, autore di The Robin. A biography suppone che la loro onnipresenza sulle cartoline postali potrebbe essere stata un riferimento ironico alla divisa dei postini della Royal Mail, che in quegli anni indossavano un panciotto rosso sgargiante. Il simpatico uccellino dal petto rosso che, a sorpresa, avrebbe fatto capolino dalla busta sarebbe stato insomma una allusione al postino in carne ed ossa che inaspettatamente aveva bussato alla porta.

Judith Flanders, autrice di Christmas. A biography, fa notare che il pettirosso era un elemento ricorrente anche nei biglietti d’auguri per San Valentino: in quel caso, le sue piume scarlatte sembravano alludere a un cuore battente d’amore. Insomma: secondo la storica, il pettirosso sarebbe stato impiegato dapprima come simbolo di passione nelle cartoline per innamorati; solo in un secondo momento (di poco successivo) sarebbe stato riciclato anche nelle grafiche per il Natale.

In realtà, sono tutte ipotesi: nessuno, a oggi, è in grado di dire come sia andata per davvero.
Certo è che il pettirosso era comunque una scelta suggestiva: i suoi colori sgargianti colpiscono l’occhio, in un periodo in cui tutto attorno a noi sembra spegnersi – è la versione piumata delle bacche rosse dell’agrifoglio, se vogliamo.
Inoltre, il pettirosso è un uccellino che, nei mesi invernali, cambia in maniera abbastanza percettibile il suo modo di stare al mondo. Innanzi tutto, tende ad avvicinarsi sempre più ai centri abitati alla ricerca di qualche briciola di cibo. E anzi: la creaturina, solitamente timorosa e schiva, non disdegna affatto di posarsi sui davanzali delle finestre delle case, se si rende conto che qualche anima pia ha lasciato per lei del mangime da becchettare.
Traendo il massimo vantaggio dal grasso accumulato in autunno, in vista dell’inverno i pettirossi riescono anche ad aumentare il loro peso corporeo, che passa dai 18 ai 25 grammi in media: al tempo stesso, il loro piumaggio si arruffa per aiutare le bestiole a proteggersi dal freddo. Insomma: sotto Natale, il pettirosso dà l’impressione di essere improvvisamente diventato una creatura rubizza, grassottella e amichevole. Riuscite a immaginare qualcosa di più deliziosamente festivo, per i canoni del Natale vittoriano à la Dickens?

Talvolta, le immagini sono più efficaci di tante parole, quindi vi lascerò qui sotto lo spot natalizio adottato nel 2016 dalla catena di supermercati Waitrose, che rielaborava in questi termini tutti gli elementi che ho accennato sopra:

Ma in realtà, legami ben più profondi erano destinati a nascere tra il pettirosso e il giorno di Natale – ché le leggende, si sa, talvolta nascono a posteriori, e ciò di non di meno riescono ad aggiungere un’aura di magia agli elementi che toccano via via.

Nelle isole britanniche, esisteva da tempo immemore la convinzione che il pettirosso fosse in qualche modo legato alle anime dei defunti. Si trattava di una convinzione molto antica, quasi sicuramente nota già nel Medioevo (alcuni sospettano, perché adesso va di moda, che si tratti di una credenza con radici pre-cristiane… ma in realtà, in questo caso, non esiste alcuna fonte che permetta di sostenere tale affermazione).
Una leggenda diffusa in Irlanda sosteneva che il petto dell’uccellino fosse diventato rosso quando la bestiola si era bruciata le piume scendendo tra le fiamme del Purgatorio, nel tentativo di portare un po’ d’acqua e un po’ di ristoro alle anime che lì scontavano la loro colpa.
Un’altra leggenda, nota in tutte le isole britanniche, raffigurava il buon pettirosso nell’atto di coprire di foglie i cadaveri delle persone che erano morte in solitudine e in luoghi remoti, magari a causa di un incidente di viaggio o vittime dell’agguato di un brigante. Insomma: nel tentativo di dar loro degna sepoltura, il pettirosso si avvicinava a quei poveri corpi straziati e così facendo si macchiava di sangue il suo candido piumaggio: il costo della carità!
Pian piano, nell’immaginario collettivo, il pettirosso cominciò a prestare i suoi uffici di necroforo al morto più nobile di tutti: Gesù Cristo in croce. In questo caso, la leggenda raccontava di come l’uccellino si fosse posato sul capo di Gesù nel tentativo di alleviare almeno un po’ le sue sofferenze tirando via una delle spine che affondavano nella sua fronte. Prevedibile, ormai, l’esito della storia: il pettirosso riesce nella sua impresa, ma si ferisce nel tentativo; il sangue comincia a imporporargli il petto mescolandosi al sangue del crocefisso.

Insomma: reinterpretate in chiave più laica o più cristiana a seconda delle occorrenze, le leggende anglosassoni riguardo al pettirosso sottolineavano sempre, in ogni caso, la benevolenza dell’uccellino, che finiva col portare su di sé i segni della sua generosa carità.

A questo punto (e visto il successo che il pettirosso stava intanto riscuotendo come simbolo del Natale) era quasi inevitabile che, nell’Ottocento, si venisse a creare attorno a lui una nuova leggenda, che in questo caso collegava direttamente il piccolo uccello e Gesù Bambino. Accorso alla capanna dopo aver intuito che, in quel luogo, era successo qualcosa di grande, il dolce pettirosso aveva sentito stringersi il cuore nel vedere quel bambinello che se ne stava lì al freddo e al gelo. Per non essere da meno del bue e dell’asinello, l’uccellino cominciò a svolazzare sopra al fuoco che era stato acceso vicino alla mangiatoia, tentando di sospingere tutta l’aria calda verso il bambino grazie ai battiti delle sue ali – come una specie di ventaglio. Naturalmente ci riuscì ma naturalmente si ustionò il petto nel farlo, come da copione. Ed è questa – secondo la leggenda – la ragione per cui il pettirosso ha piume di color vermiglio: è perché tutti conoscano il buon cuore dell’uccellino e raccontino, attraverso i secoli, questa bella storia di Natale, che parla della sua infinita generosità.


Immagine di copertina: A Robin for Christmas Time di Andy Sedg via Flickr; alcuni diritti riservati.
Chi mi segue anche sui social noterà che questo articolo nasce nell’ambito di una collaborazione con la bottega artigianale Lo zuccherino, che crea accessori per capelli per donne e bambine… e che, tra le altre cose, ha in assortimento un vasto numero di capi a tema pettirosso, per questo Natale. Chi fosse alla ricerca di idee regalo trova su Etsy una piccola selezione (anche se in realtà l’assortimento è molto più ampio e può essere visionato meglio sulla pagina Instagram).

3 risposte a "Il pettirosso, simbolo del Natale inglese"

  1. Elisabetta

    Delizioso post! Lo scorso inverno mi è proprio capitato di vedere un pettirosso!
    Molto interessante!
    Ancora meglio i pettirossi vittoriani antropomorfi

    "Mi piace"

  2. Pingback: Il Krampus non è cattivo, lo disegnano così! – Una penna spuntata

  3. Pingback: Alla ricerca del Natale autentico dei bei vecchi tempi andati – Una penna spuntata

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