Giovanni Cassiano: il santo che fa il malocchio

Convinta che san Giovanni Cassiano sia un po’ meno carogna di come lo dipinge il folklore russo, oggi racconterò una storiella curiosa riguardo alla figura di questo pover’uomo nella speranza che non s’offenda troppo quando lo definisco il “santo maledetto”.

E intendiamoci: il povero monachello non ha fatto alcunché per meritarsi questa definizione ingrata. Nato in Romania attorno al 360 e morto nel 435 dalle parti di Marsiglia, Giovanni Cassiano scrisse numerose opere spirituali, condusse una vita ascetica, fu fondatore di monasteri e fece tutto ciò che si deve fare per guadagnarsi un posto in Paradiso. Coloro i quali l’avevano conosciuto in vita non esitarono a definirlo “santo” fin dal giorno stesso della sua morte; i Cattolici ne ricordano il dies natalis il 23 luglio, mentre gli Ortodossi lo festeggiano il 29 di febbraio.

E già lì. Immagino che il povero Cassiano abbia dovuto far appello a tutta la sua pazienza, quando qualcuno gli comunicò la notizia: come ti viene in mente di fissare al 29 di febbraio la festa di un santo che, oltretutto, non è manco morto in quella data?

Onestamente, non so dare risposta a questa domanda (proprio nel senso che ho cercato informazioni, ma non sono riuscita a raccapezzarmi): il dies natalis cade a fine luglio; nell’Irlanda del IX secolo, lo festeggiavano il 25 di novembre; per ragioni che sfuggono alla mia comprensione, la Chiesa ortodossa ha deciso invece di ricordare san Cassiano il 29 di febbraio… con l’ovvia conseguenza che il poverino viene festeggiato una sola volta ogni quattro anni, a differenza di tutti gli altri santi del Paradiso.

Ma, paradossalmente, per il pover’uomo questo è ancora l’ultimo dei problemi.
Sì, perché la brava gente cominciò comprensibilmente a chiedersi cosa mai avesse combinato san Cassiano per andare incontro a un destino così beffardo. La singolare jella d’essere un santo che viene festeggiato una sola volta ogni quattro anni andò lentamente a fondersi, nell’immaginario collettivo, con un’altra convinzione popolare che, in Russia e non solo, è legata agli anni bisestili – e cioè quella per cui il 29 febbraio è una data singolarmente sfortunata.

Insomma: nel folklore popolare, l’anno funesto in quanto bisesto e il santo così jellato da non avere una festa decente finirono col diventare una cosa sola. E, col passar del tempo, questa associazione ebbe un imprevisto effetto collaterale: nell’immaginario collettivo, il povero san Cassiano andò incontro a una metamorfosi che lo trasformò da santo jellato a… santo jettatore.

***

Apprendo questa incredibile storia dallo studio di The Bathhouse at Midnight: An Historical Survey of Magic and Divination in Russia di W. F. Ryan, edito dalla Pennsylvania University Press (NdR: la notizia di come, un paio di settimane fa, il governo di Mosca abbia deciso di riformare le università pedagogiche eliminando tutti gli insegnamenti di studi culturali ha improvvisamente fatto nascere in molti addetti ai lavori l’improvviso desiderio di esplorare il folklore russo. Così, per ripicca).

E insomma: nell’immaginario popolare, si cominciò a mormorare che probabilmente san Cassiano avesse fatto qualcosa, per meritarsi la singolare umiliazione che ho descritto. Soprattutto tenendo conto del fatto che i santi più popolari sogliono essere festeggiati anche più di una volta l’anno. L’esempio più eclatante, in questo caso, parve essere san Nicola, che viene ricordato a inizio dicembre ma che è festeggiato una seconda volta anche nel mese di maggio, in occasione dell’anniversario della traslazione delle sue reliquie.

La contrapposizione fece nascere una leggenda che vedeva protagonisti proprio i due santi. Si mormorava di come un contadino russo si fosse improvvisamente trovato in ambasce, a causa del suo carretto che si era impantanato nel fango. Dapprima, il buon uomo aveva chiesto aiuto a san Cassiano, di cui evidentemente era devoto… ma ahilui: le sue preghiere erano andate a vuoto. In subordine, il contadino aveva allora deciso di pregare san Nicola, che non se l’era fatto ripetere due volte e prontamente era intervenuto con un bel miracolo risolutore.
Tutto è bene quel che finisce bene, verrebbe da dire; ma nell’alto dei cieli non passò inosservata l’indolenza con cui san Cassiano aveva ignorato quella richiesta d’aiuto. L’Onnipotente lo prese da parte e lo redarguì severamente per quella mancanza: “d’ora in poi, a causa della tua pigrizia, sarai festeggiato solamente una volta ogni quattro anni”, gli disse, “e sarà questa la tua punizione. Per contro, Nicola verrà premiato godendo di una doppia festa annuale”.

***

Anni fa, avevo già avuto modo di raccontare questa storiella, che avevo riproposto così come l’avevo letta all’epoca: in una versione edulcorata, che cercava di dare una giustificazione all’apatia del povero Cassiano. Non sapevo però quale fosse la provenienza della storia (che è una leggenda di origini russe, per l’appunto), né tantomeno sapevo quanto fosse profonda l’antipatia che il folklore moscovita riserva al povero santo. Dai miei studi più recenti, apprendo che per lungo tempo san Cassiano fu popolarmente definito con l’epiteto di nemilostivyi – sostanzialmente, l’opposto di quel milostivyi che viene riservato a san Nicola con l’accezione di “buono”, “generoso”.
Potremmo dire che san Cassiano è noto in Russia per l’essere il santo Privo di Misericordia?

Ma questa triste storia può ancora peggiorare.
Probabilmente a causa dell’assonanza tra il nome del santo (Kasian, in lingua locale) e l’aggettivo kosoi (che in Russo sta a significare storto), si cominciò a mormorare che san Cassiano fosse uno che “guardava storto”. Ovverosia, che fosse uno di quei sinistri personaggi che avevano – più o meno coscientemente – il potere di lanciare il malocchio, causando sciagure di vario tipo a tutti i malcapitati che avevano la sventura di mettersi sulla loro strada. In questo modo, il folklore popolare riusciva a “razionalizzare” la diffusa credenza per cui il giorno extra di un anno bisesto fosse un giorno particolarmente sfortunato. Si mormorava infatti che san Cassiano, umiliato per la punizione ricevuta, passasse gran parte della sua esistenza ultraterrena a capo chino, fissandosi la punta dei piedi, evitando per vergogna lo sguardo dei suoi pari. Ma una volta ogni quattro anni, nel giorno della sua festa, eccolo finalmente trovare il coraggio per sollevare lo sguardo e sbirciare ciò che accade nel mondo dei mortali (sai com’è: metti mai che qualcuno volesse pregarlo…).
E allora sì che sarà un bel disastro, per tutte le persone su cui si poserà lo sguardo del santo jettatore. Meglio sarà proprio non uscir di casa, il 29 di febbraio, dice il folklore locale: solo in quel modo si sarà certi di non incorrere in… occhiate indesiderate.

6 risposte a "Giovanni Cassiano: il santo che fa il malocchio"

  1. Pingback: Perché san Nicola è festeggiato due volte all’anno? – Una penna spuntata

  2. Elena

    Povero San Giovanni Cassiano, mi sta già simpatico… certo che tutti questi sospetti per un carretto impantanato… magari era impegnato a fare un miracolo più importante che è passato inosservato…

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  3. Ago86

    La storia di san Cassiano e san Nicola la trovai in un libro di Soloviev, “La Russia e la Chiesa universale” (fine ‘800). Che poi la fama di Cassiano sia peggiorata col tempo non me lo aspettavo – poveraccio, non se lo merita proprio: le sue opere peraltro sono usate per la formazione dei monaci ancora oggi.

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    1. Lucia Graziano

      Oh, grazie per la nota bibliografica!
      Non so se la fama sia ulteriormente peggiorata da fine ‘800 in poi (così a naso, penso che se la storia era diffusa già nell’800 lo fosse anche la superstizione sull’anno bisestile. Non me la vedo molto come una cosa che possa essersi sviluppata dopo). Magari Soloviev si era autocensurato, per così dire 😅 anche io anni fa avevo letto questa storiella agiografica ma senza i dettagli più trucidi legati al santo che getta il malocchio 😉

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