Festeggia l’Ascensione secondo il folklore greco!

Alzi la mano chi, tra di voi, percepisce ancor oggi la festa dell’Ascensione come un giorno importante da segnare in rosso sul calendario: uno di quelli in cui ci si astiene dal lavoro, ci si raduna in famiglia e si porta in tavola qualcosa di buono.

Ecco, appunto.

In questo, poi, noi Italiani siamo jellatissimi. Assieme alle feste del Corpus Domini, di san Giuseppe, di san Pietro e Paolo e dell’unità nazionale, l’Ascensione rientra in quell’elenco di festività soppresse che fino al 1977 avevano anche effetti civili (vale a dire: si stava a casa da scuola e dal lavoro) e che dopo quella data, per decisione governativa, diventarono giornate come tutte le altre. In linea con le indicazioni del Concilio Vaticano II, preoccupato di evitare che il calendario liturgico impattasse in maniera troppo ingombrante sulla vita economica dello Stato, papa Paolo VI e la conferenza episcopale italiana accettarono di buon grado di spostare alla prima domenica utile l’osservanza della festa religiosa. E dunque, così è: in teoria, quest’anno, la festa dell’Ascensione cadrebbe giovedì 26 maggio, ma all’atto pratico i fedeli la festeggeranno durante la consueta messa domenicale del 29. Per quegli Italiani che la domenica non vanno a messa, immagino che la festa passerà proprio inosservata.

Il che è un peccato, se guardiamo alla cosa sotto il punto di vista della storia del folklore: festività di origini antichissime, che riveste grande importanza all’interno del calendario liturgico in virtù del suo significato, l’Ascensione era percepita dai nostri avi come una festa “con la F maiuscola”.
In effetti, commemora un evento che non è cosa da poco: potremmo definire l’Ascensione come la conclusione dell’esperienza terrena di Gesù, nel momento in cui, a quaranta giorni della sua resurrezione, saluta una volta per tutte i suoi discepoli e ascende al cielo. Ricordata ogni anno quaranta giorni dopo la domenica di Pasqua, l’Ascensione aveva innanzi tutto il pregio di cadere sempre di giovedì, il che contribuì sicuramente a renderla una festa particolarmente interessante a causa della sua capacità di generare “ponti” col finesettimana.
Ma soprattutto: l’Ascensione cadeva in quel periodo dell’anno compreso tra la seconda metà di maggio e la prima di metà di giugno. Se, tradizionalmente, la Pasqua è associata alla rinascita della natura a primavera, l’Ascensione era la prima grande festa di inizio estate – quella in cui il popolino aveva modo di fermarsi per un attimo in un periodo di grande lavoro, godendosi il meritato relax e pregustando l’arrivo della stagione calda.

Non a caso, nel folklore, presero corpo attorno alla festa dell’Ascensione mille usanze popolari, tutte diverse ma tutte accomunate da un unico filo conduttore: quello di ricordare, a vario titolo, l’arrivo dell’estate e dei suoi caldi frutti. Davvero si potrebbero scrivere fiumi di parole sulle tradizioni legate a questa festa; è solo per comodità se oggi ho scelto di concentrarmi su quelle che si svilupparono in una regione d’Europa ben precisa: e cioè la Grecia.

E dunque, ecco a voi

Cinque utili attività da compiere nel giorno dell’Ascensione
(vedete un po’ voi come regolarvi con la data)
al fine di garantirvi la buona sorte per l’estate
1) Regala uova di Pasqua

In fin dei conti, non abbiamo appena detto che la festa ricorda il momento in cui, con l’ascensione al cielo di Gesù, giunge definitivamente a complimento tutto il quel progetto di redenzione partito una quarantina di giorni prima con la sua passione, morte e resurrezione?
Non senza una certa profondità teologica, i Greci erano soliti commemorare questa festa tornando a decorare le loro case con le tradizionali uova colorate che già avevano abbellito la loro tavola nel giorno di Pasqua. Mi verrebbe da dire “se vi è avanzato un uovo di cioccolato, questo è il momento giusto per aprirlo”, e a questo punto sarebbe inevitabile fare il paragone con l’usanza lombarda di conservare un panettone per la festa di san Biagio, quaranta (e un) giorni dopo Natale.

2) Fai il primo bagno della stagione e nuota contro quaranta onde

Vale a dire: quando arriva verso di te un cavallone, spalanca le braccia e lascia che l’onda si infranga contro il tuo corpo. Ripeti la cosa per quaranta volte consecutive.
Idealmente, la pratica dovrebbe assicurare una estate serena e senza brutte sorprese – probabilmente perché tutti gli ostacoli che avrebbero potuto presentarsi si sono già infranti su di te senza scalfirti, simbolicamente rappresentati dai cavalloni.

3) Raccogli quaranta onde di mare e usale per liberare la tua famiglia dal malocchio

Esisteva pure la tradizione di raccogliere a cucchiaiate, e poi mettere al sicuro in secchiello, l’acqua che veniva portata a riva da quaranta risacche consecutive. Lo step successivo sarebbe stato quello di spruzzare in giro per la casa quel prezioso bottino, recitando al contempo la formula: “allo stesso modo in cui Cristo lasciò questa terra ascendendo al cielo: possano calunnie, malattie, malanimo e malocchio lasciare questa casa e andare altrove”.

4) Cerca una pietra capelluta. Anche quella porta bene

Avete presente quelle pietre che, a forza di stare in riva al mare, lambite dalle onde, si riempiono di alghe verdoline? I Greci le definivano, popolarmente, “pietre coi capelli” e le ritenevano portatrici di buona sorte: in fin dei conti, si tratta di qualcosa che non ti trovi davanti ogni tre per due, a meno di non abitare proprio in riva al mare.
Ebbene: chi, nel giorno dell’Ascensione, aveva modo di lasciare le sue occupazioni nell’entroterra per concedersi una giornata in spiaggia faceva a gara per trovare il suo bel sasso capelluto da riportare a casa. L’azione combinata della pietra verde e delle quaranta onde di mare avrebbe senza dubbio garantito un’estate senza intralci!

5) Non trattenere per alcuna ragione al mondo il latte che hai munto quel giorno

Ma l’Ascensione non era solamente una festa di inizio estate. Ha palesemente una matrice di stampo cristiano la tradizione che sto per descrivere, e che con ogni evidenza onora il comandamento di fare la carità ai poveri, specie in occasione delle grandi feste religiose. Secondo il folklore greco, giammai i pastori avrebbero dovuto trattenere per sé il latte che veniva munto nel giorno dell’Ascensione, essendo vincolati all’obbligo di devolverlo interamente in beneficienza.
E non si trattava di un comandamento da poco, ché si mormorava di terribili maledizioni abbattutesi su chi aveva osato infrangere il precetto: il latte che non veniva destinato ai poveri avrebbe corso il rischio di… ascendere al cielo esso stesso, trascinando con sé anche tutto quello che avrebbe potuto essere munto da quel momento in poi. Vale a dire: il bestiame avrebbe perso il latte per tutto il resto della stagione! Un rischio che evidentemente nessuno voleva cogliere: e così, i pastori si davano da fare per destinare alle opere di bene anche l’ultima goccia della mungitura di quel giorno.

Avviare la lavorazione di una forma di formaggio da donare, a tempo debito, al parroco del luogo era praticamente un obbligo morale. Ma non mancavano nemmeno le cremine, gli yogurth e le semplici tazze di latte da donare ai poveri del villaggio e a chiunque, quel giorno, ne avesse fatto richiesta.
E la stessa cosa si ripeteva anche in tutte quelle abitazioni in cui non ci si dedicava propriamente alla pastorizia ma si aveva comunque una capretta personale da mungere per il consumo domestico: in questo caso, il latte veniva banalmente distribuito ai tanti mendicanti di città. E, per non lasciare inutilizzato quello che eventualmente fosse avanzato a sera, si preparava una specie di budino fresco da donare ai vicini di casa e da gustare assieme a loro in compagna (lo stesso di cui oggi Mani di Pasta Frolla vi fornisce la ricetta, in una nuova puntata della nostra collaborazione).

E davvero sarebbe stata festa grande (festa di paese, festa di amici, festa in cui nessuno rimane a pancia vuota), mentre le campane risuonavano allegre e, lentamente, la primavera trascolorava in estate.


Per approfondire, tra le altre tante belle pubblicazioni, consigliatissimo l’imbattibile Traditional Festivals. A multicultural Encyclopedia di Christian Roy

6 risposte a "Festeggia l’Ascensione secondo il folklore greco!"

  1. Pingback: Il diabolico gatto del lago del Bourget – Una penna spuntata

  2. Pingback: A che serve il tempo tra la Pasqua e l’Ascensione – Un viaggio lungo un anno

    1. Lucia Graziano

      Ciao Liseli (che bel nome!), grazie!
      Sia per i complimenti che per l’informazione, non lo sapevo!

      Ma… domanda tecnica: l’Ascensione è rimasta il giovedì, ma quindi anche l’obbligo di precetto è in un giovedì lavorativo nel mezzo della settimana? O il vescovo ha comunque stabilito che si ottempera in ogni caso al precetto andando alla Messa domenicale immediatamente successiva?

      Non lo sapevo proprio e non immaginavo 😯

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        1. Lucia Graziano

          Eh no, il problema è proprio che l’Ascensione è festa di precetto. Infatti in Italia (diocesi di Milano a parte, a quanto pare :-P) l’osservanza della festa è stata spostata alla domenica successiva al giovedì dell’Ascensione proprio perché, essendo stata abolita la festa civile, sarebbe stato molto scomodo costringere tutti ad andare a Messa in un giorno lavorativo (e se non ci vai commetti peccato mortale).

          Ma mi sembrerebbe molto strano che Milano sia l’unico posto dove vige l’eccezione! Immagino che avranno spostato anche lì l’osservanza del precetto alla Messa della domenica successiva, a logica (non so eh, non ne ho idea, ma non riesco a immaginare uno scenario diverso).

          Certo che, a questo punto, forse forse tanto valeva spostare anche la festa, non so 🤔

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