Il burro delle fate

Per dirla con le parole di Simon Young, “le fate della Cumbria sembrano avere una strana ossessione per i latticini”. E, aggiungerei io, sono in buona compagnia: da est a ovest, l’intera Europa settentrionale è funestata dalla presenza di troll, folletti e spiritelli dispettosi che sembrano avere un’unica ragion d’essere – quella di mangiare formaggio da mane a sera.

Se una mucca smette improvvisamente di produrre il latte: è colpa delle fate che gliel’hanno rubato con la magia.
Se la mungitura inacidisce anzitempo: sono le fate che se la son portata via, lasciando al suo posto un liquido imbevibile.
Se il formaggio ammuffisce troppo in fretta, o peggio ancora non stagiona correttamente: idem come sopra, è colpa delle fate, che si son rubate la caciotta lasciando al suo posto una roba improponibile.
Se le donne non riescono a sfamare i propri figli: persino in questo caso si potrebbe puntare il dito sulle fate, che apparentemente vengono colte dalla cleptomania non appena sentono di lontano il profumo del latte fresco.

Non lasciamoci ingannare dal lavoro di PR che è stato portato avanti in età vittoriana per ripulire l’immagine pubblica delle fate trasformandole in esserini benevoli che vivono tra i fiori dei giardini. Le fate del folklore sono esseri molesti, che sanno esser dispettosi quando non letali: se si limitano a rubare latte, c’è di che essere grati, perché avrebbero potuto prenderci di mira facendo ben di peggio.

Certo: vien da chiedersi che caspita se ne facciano le fate, di tutto ‘sto latte rubato alla brava gente.

Ipotizzare scorrerie notturne portate avanti dagli spiritelli era, ovviamente, un buon modo per “spiegare” la tragedia di una donna che perde il latte o di una mucca che non si riesce più a mungere a dovere. Naturalmente, attribuire alle fate queste malefatte aiutava anche a esorcizzare la paura: se sono gli spiritelli (e non un destino cinico e baro) a determinare tutte queste sciagure, potrò sempre provare ad allontanarli ricorrendo ad amuleti appositi e piccoli rituali.

Insomma: dire che le fate sono solite rubare il latte spiegava tante cose (e, in certa misura, confortava). Restava però irrisolto il problema di cui sopra: che diamine ci devono fare, le fate, con tutto ‘sto latte?

Talvolta, i dilemmi più complessi trovano soluzione con la risposta più banale. Il folklore britannico spiegò questa cleptomania fatata con una affermazione che ha il sapore dell’ovvietà: il latte rubato, le fate, se lo bevono. E con quello che avanza ci fanno il formaggio: e che altro ci dovrebbero fare?

E la produzione casearia delle fate doveva essere così abbondante che, di tanto in tanto, qualche forma di formaggio abbandonato al suo destino veniva rinvenuto anche nel mondo degli umani. A giudicare dalle leggende sorte in Galles e Inghilterra, i viaggiatori che osavano addentrarsi in quelle foreste note per esser popolate dalle fate scorgevano spesso, sui rami degli alberi, delle minuscole forme di formaggio lasciate a stagionare. Chi avesse avuto l’ardire di assaggiarne un boccone, sarebbe stato baciato dalla buona sorte: forse forse, erano proprio le fate a lasciare in bella vista quei formaggi benedetti, quasi a voler ricompensare gli umani di tutte le razzie compiute nelle loro stalle.

La cosa più bella, nello studio del folklore, è scoprire che molte leggende hanno un fondo di verità. In anni recenti, alcuni scienziati sono riusciti a dare un nome al “burro delle fate”, che si chiama in realtà Tremella mesenterica ed è un fungo che cresce nelle foreste, sui rami delle latifoglie e delle conifere. Un fungo che è diffuso in molte zone d’Europa ma che, in effetti, trova particolare diffusione proprio in quelle zone in cui è particolarmente radicato il mito del burro delle fate.

Queste piccole escrescenze giallo brillante, larghe poche centimetri e di consistenza gelatinosa, possono effettivamente ricordare dei panetti di burro (quantomeno, a chi ha una fantasia piuttosto accesa. Ma direi che, se credi nelle fate, sei già in possesso di quel prerequisito). Prendi questi strani funghi dall’aspetto misterioso, e uniscili alla credenza popolare per cui le fate rubano il latte agli umani per produrre formaggi incantati… et voilà: ecco servito il burro delle fate.

La buona notizia è che la Tremella mesenterica è un fungo commestibile, ancorché insapore: l’unica ragione per cui ha senso portarlo in tavola è che ti sei convinto di star mangiando un formaggio incantato… ma quantomeno non ti intossichi, che è già qualcosa. Ben cinico sarebbe stato, da parte delle fate, disseminare i boschi di funghi velenosi inducendo gli umani a mangiarli con l’inganno: un gesto di crudeltà ingegnosa davvero degno di questi spiritelli. Meno male che le fate non hanno osato spingersi a tanto.


Per approfondire: Magical Folk. British & Irish Fairies. 500 AD to the Present di Simon Young e Ceri Houlbrook, Gibson Square (2017)
Immagine di copertina: Golden Jelly Fungus di Philip Bouchard (via Flickr; alcuni diritti riservati)

9 risposte a "Il burro delle fate"

  1. Anonimo

    Nella Liguria di Levante le “faie” sono descritte come esseri pericolosi, talora malevoli, sempre molto permalosi.
    Altro che Trilly di Walt Disney!
    D’altra parta, in una regione poverissima, dove gli abitanti se la passano decisamente male, ben difficilmente sorgono leggende consolanti.
    Ah, le faie vanno pure in barca, e combinano disastri anche lì.
    Se interessa, posso riportare qualche storia sulle faie marittime.
    Annalisa.

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    1. Lucia Graziano

      Eccome, se interessa!
      Come forse ti dicevo già in passato, io sono interessatissima al folklore della mia amata Liguria, che per me è come una seconda casa, ma non sono mai riuscita a trovare pubblicazioni che ne parlassero decentemente. O anche indecentemente, in realtà, non pretendo per forza testi accademici 😛 ma ho l’impressione che sia un argomento davvero poco studiato. In tanti anni di ricerche, ho trovato solamente un libro di racconti che però si focalizza più che altro sui fantasmi. Anzi: se per caso qualcuno avesse qualche consiglio di lettura…

      Dicci tutto sulle faie, ché almeno so come proteggermi! 😱

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      1. Anonimo

        Ho imparato le storie dalla viva voce di una signora di Levanto.
        Raccontarle tutte richiederebbe troppo tempo.
        Comunque le faie:
        1) Se trovano panni stesi di notte, se li portano via.
        Secondo me il ladro era qualche vicino di casa…
        2) Se la padrona di casa lascia la padella unta, la morte viene a leccarla ( la padella, non la padrona🤣).
        Tipico esempio di raccontino educativo.
        3) La Lucabagia coe gambe de pagia e i denti d’agnetan ( ontano) se te ciappa te fa “ahm!”
        A seguire altre storie strampalate.
        Annalisa

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  2. Elena

    Io sapevo che è meglio non mangiare e bere cibi e bevande provenienti dalle fate perché si potrebbe finire prigionieri nel loro paese e rimanere lì per secoli, per cui niente burro fatato per me grazie.

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    1. Lucia Graziano

      Eh sì! Sapevi bene, ma il burro fatato sembrerebbe essere un’eccezione alla regola: il folklore racconta le storie di tanti intrepidi assaggiatori che l’hanno mangiato e non hanno avuto conseguenze, anzi sono stati appunto baciati dalla fortuna. E’ un unicum. Forse davvero le fate hanno fatto agli uomini questo regalino per sdebitarsi… 😉

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    1. Lucia Graziano

      🤣
      Anche questo, in effetti, un tipico scherzo da fata 🤣

      (Leggevo su Wikipedia che “Tremella” è dovuto alla consistenza gelatinosa del fungo; “mesenterica” è dovuto al fatto che in effetti, alla vista, assomiglia un po’ a un intestino arrotolato su se stesso)

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