Quaresima in cucina · Tradizioni e folklore

L’Entierro de la Sardina

“No, vabbeh: ma non si può mangiar ‘sta roba!”.
Togliendosi per un attimo il fazzoletto da davanti al naso, Carlo III di Spagna spezzò il silenzio con una frase secca, quasi sconcertata. Poi si ficcò di nuovo il fazzoletto bianco davanti alle narici, e ricominciò a respirar con la bocca: perché il tanfo era talmente forte che dava veramente il voltastomaco.
Gli alti funzionari si scambiarono un’occhiata e qualcuno inarcò timidamente le sopracciglia, con l’aria di pensare “e beh…”.

Avete presente quando vi si guasta il freezer mentre siete in ferie, e tornando dalle vacanze venite accolti da un odore allucinante di cibo putrefatto?
A me non è mai capitato, ma ai miei genitori sì: in quell’occasione, i vicini di casa si erano spaventati a morte, perché, sentendo l’odore che si spandeva sul pianerottolo, pensavano seriamente che qualcuno fosse rimasto secco, e che ci fosse un cadavere nell’appartamento vuoto.
Per dire.

Ecco: se il freezer dei miei genitori aveva provocato un tanfo simile, immaginate un po’ cosa doveva essere quell’intero bastimento pieno di sardine marce, che stazionava nel porto di Madrid ammorbando tutto il quartiere.
“Fate qualcosa, mioddio: che schifo!”, sbottò Carlo III, convocato sul posto per l’occasione. “Facciamoci ridare indietro i soldi, sbarazziamoci di ‘sta cosa! Puzza da far venire il vomito: è un pericolo per la salute pubblica!”.
Gli alti funzionari si scambiarono un’occhiata, e non poterono non convenire. “Evidentemente c’è stato un problema col trasporto”, osservò pacatamente uno. “Non sono certo commestibili”.

Le sardine – sardine sotto sale, in grandi quantità – erano state fatte arrivare a Madrid in previsione della Quaresima. Funzionava così, da tempo immemore: nell’ultimo giorno di Carnevale, un carico di sardine arrivava, via fiume, nel centro di Madrid, pronto per esser rivenduto a tutti i commercianti che ne avevano bisogno (ed erano tantissimi, ovviamente. In Quaresima, non si mangia carne).
Ma quell’anno, evidentemente, c’era stato qualcosina che era andato sorto.
“No, ma sul serio” ripeté il re, lanciando un’occhiata ai medici: “questo carico puzza da far schifo: ho paura che possa essere il focolaio di un’epidemia, ‘sto coso. Facciamo qualcosa! Sotterriamolo, diamogli fuoco!”.

L’idea di fare una pira di pesce putrefatto, chissà perché, non piacque ai più: metti mai che l’odore si spanda; occielo.
Si decise a malincuore di sotterrare il carico di pesce marcio: e di farlo in fretta, pure!
Il pesce fu seppellito con la morte nel cuore, e fu seppellito nella costernazione popolare – ché la Quaresima è già abbastanza dura di per sé, senza la carne… ma se ci aggiungi anche la rinuncia al pesce (perché l’unico pesce a disposizione è andato male)… beh, allora è uno strazio puro.

Fu un martedì grasso di frustrazione e di sconcerto, quello di quell’anno. Le casse di pesce che, ad una ad una, venivano inumate nella terra umida, furono una visione così profondamente sconcertante da togliere alla gente ogni voglia di festeggiare.

Caspita.

Il martedì grasso stava per finire; sarebbero presto arrivati il digiuno, e la penitenza, e il dolore della fame. E quell’anno, non ci si poteva neanche rifar la bocca col il pesce: una Quaresima integrale, disperata, che faceva tremar le vene e i polsi.
La notte non era ancora calata sui bagordi di martedì grasso, e la gente di Madrid stazionava accanto al fiume, contemplando tristi figuri che scaricavano casse di cibo e le seppellivano per terra, proteggendosi l’olfatto con un fazzoletto attorno al naso.
Un memento mori più efficace di quello non s’era visto mai, a memoria d’uomo.

***

Ancora oggi, in Spagna, nella sera del martedì grasso, potete assistere alla suggestiva cerimonia dello… Entierro de la Sardina.
In un ultimo guizzo di Carnevale (ma è un guizzo lugubre, che fa venire i brividi) si può assistere alla lenta processione di un gruppo di personaggi, integralmente vestiti a lutto… che seguono una bara, singhiozzando a voce alta.
La processione si ferma, e i singhiozzi disperati crescono d’intensità. E allora, tutta la popolazione si unisce per l’ultimo saluto al caro estinto. E cioè, al pupazzo di una sardina – che viene sepolta nel pianto generale; o alternativamente, prende fuoco.

È un momento di lutto, di disperazione: ovviamente è tutto un gioco, ma sotto sotto c’è anche il pensiero che… ci siamo: fra poche ore, inizia la Quaresima. La pacchia è finita. I quaranta giorni di penitenza stanno per abbattersi su di noi, con tutta la loro forza.
E si conclude il Carnevale con il presagio forte e chiaro della Quaresima che si avvicina… mentre la sardina, di fronte agli occhi dei presenti, scompare nella terra. Oppure, si trasforma in cenere.

2 thoughts on “L’Entierro de la Sardina

  1. noooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo, non può essere, tonnellate di pesce marcito; un vero delitto; risultano indagini per scoprire chi ha di fatto sbagliato mandando in malora tutto quel pesce? A qualcuno è stato tirato il collo per la grave colpa di non aver saputo ben conservarlo? un vero delitto contro l’umanità!

  2. 4 settimane fa ho dovuto svuotare un freezer pieno di roba “putrefatta” :o(
    Quindi so perfettamente di quello che parli :oP

    Però è carina l’idea del rogo della sardina… si fa in tante parti altri riti “propiziatori”, come il rogo di Sant’Antonio o della “vecchia”, per celebrare la fine di un periodo e sperare in qualcosa di buono per quello che inizia… anche in questo caso è il ricordo di qualcosa di brutto e si spera che la quaresima non sia tanto triste come al tempo di Carlo III

    Un sorriso :)

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