Ded Moroz, il Babbo Natale comunista

In origine, era il demone Morozko, che si celava in mezzo ai boschi e uccideva i viandanti trasformandoli in statue di giacchio. Padrone del gelo e delle foreste, personificazione dell’Inverno, Morozko era un brutto ceffo che assassinava i malcapitati e rapiva i bambini non sufficientemente sorvegliati dai genitori. 
Trascorsi indubbiamente particolari per questo inquietante personaggio che si è poi trasformato in Babbo Natale… ma che vogliamo dire? “Peccati di gioventù”?

In effetti, a distanza di qualche millennio, il dio Morozko sembrava aver messo la testa a posto. Man mano che il Cristianesimo penetrava nelle terre russe, Morozko – come del resto tanti suoi colleghi dèi pagani – perdeva gradualmente i suoi aspetti più inquietanti, accettando di cristianizzarsi… più o meno di malavoglia.
Aveva persino cambiato nome, forse per nascondere il suo passato di criminale, e aveva adottato lo pseudonimo di Ded Moroz (letteralmente “nonno Gelo”). A un certo punto aveva comunicato al mondo di essersi unito carnalmente alla Primavera, la quale gli aveva generato una figlia: Snegùrochka. Eravamo circa alla fine dell’800 e Snegùrochka, “la fanciulla di neve”, era anche diventata protagonista di un’opera lirica di Rimsky-Korsakov.

Insomma: padre devoto con una figlia in carriera, Ded Moroz sembrava esser diventata ‘na persona affidabile. O no?
Barba bianca, pellicciotto, età avanzata: sembrava quasi un collega di San Nicola, il cui culto aveva sempre goduto di particolare venerazione in Russia. In effetti era proprio San Nicola, nella terra degli zar, a portare regali ai bimbi buoni all’inizio di dicembre… e insomma: com’è, come non è, San Nicola e Ded Moroz hanno cominciato a frequentarsi.
E si son pure influenzati a vicenda, gente!

Il vescovo di Mira, colpito dallo stile dell’ex-demone, aveva deciso di copiarne il look. Rigoroso e ieratico quando si trattava di fare il santo in chiesa, Nicola aveva puntato a uno stile più informale quando si trattava di andare a portare regali ai bimbi il 6 dicembre. Nelle sfilate che si tenevano sulla pubblica piazza a vantaggio del pubblico infantile, Nicola aveva gradualmente adottato un outfit molto simile a quello di Ded Moroz: lungo pellicciotto azzurro-color-del-ghiaccio, cappuccio, barba bianca, sacco di regali.
Per contro, Ded Moroz aveva cercato di copiare l’atteggiamento di San Nicola. Appurato che l’opzione “rapisci i bambini e chiedi il riscatto” non contribuiva a renderlo particolarmente popolare agli occhi della popolazione, Moroz aveva cominciato a sua volta a portare i regali ai fanciulli. Anzi, aveva deciso di dividersi i compiti con Nicola: il vescovo di Mira portava i regali il 6 dicembre; Ded Moroz faceva un secondo giro nella notte di Capodanno, nelle famiglie dei bambini più ricchi.

E col senno di poi si potrebbe dire che la sua era stata una mossa oculata per carpire la fiducia dei bambini e delle famiglie per poi sferrare l’attacco finale… ma all’epoca, in nome del Cielo!, nessuno poteva immaginare!
All’epoca, san Nicola si fidava di Moroz; e nessuno poteva immaginare che il demoniaccio fosse in realtà in combutta con i comunisti che stavano per instaurare la dittatura in Russia.

***

Ché poi, inizialmente erano stati anche in gamba a nascondere i loro piani, eh!, Ded Moroz e i leniniani.
Quando il comunismo era salito al potere, con tutto il suo corollario di ateismo e guerra alla Chiesa ortodossa, i dittatori erano stati molto chiari: San Nicola e Ded Moroz vanno banditi dalla Russia! I Santi non sono più graditi, gli dèi pagani sono superstizioni da abolire, i bambini russi si arrangeranno benissimo anche senza regali, quei due loschi figuri vanno esiliati in quanto “alleati dei kulaki”.
Davvero, eh. Li avevano veramente definiti “alleati dei kulaki”.

E quindi, ecco San Nicola abbandonare tristemente le sue occupazioni lavorative in Russia… ed ecco Ded Moroz seguirlo nell’esilio, da bravo amico.
E io me lo immagino pure, Ded Moroz il doppiogiochista, che fa pat-pat sulla spalla di Nicola per sembrare più credibile, mentre sogghigna sotto la barba bianca preparando il suo ritorno.

***

Io non so come siano andate le cose veramente.
Non so se Ded Moroz fosse in combutta con i dittatori fin dal primo istante, o se invece siano stati loro a ripensarci dopo qualche tempo.
Sta di fatto che, nel 1917, i festeggiamenti natalizi erano stati banditi dalla Russia.
E sta di fatto che, vent’anni più tardi, Ded Moroz ritornava serenamente a Mosca, come se niente fosse accaduto.

La sua venuta era stata preparata da una lettera che Pavel Postyshev aveva pubblicato nel ’35 sulla Pravda. Con questo scritto, di fatto, il regime riammetteva le tradizioni natalizie, semplicemente spostandole al giorno di Capodanno.
Come argomentava Postyshev, era comprensibile la perplessità di molti all’idea di tornare a festeggiare il Natale, ma questi dubbi andavano superati pensando al beneficio che avrebbero potuto trarne i bambini residenti in Russia. E in ogni caso, argomentava Postyshev, le origini delle feste invernali non avevano niente a che vedere con la nascita di Cristo, essendo infatti pre-cristiane (a detta sua). Insomma: non c’era niente di male nello scambiarsi doni a fine anno, nell’addobbare un albero o nel darsi a feste di questo genere: bastava solo non nominare il Natale di Gesù, e tutto sarebbe stato okay.

Io non so se Ded Moroz fosse d’accordo coi dittatori fin dall’inizio.
Non so se il suo esilio di vent’anni fosse stata una mossa propagandistica studiata a tavolino, o se Ded Moroz sia stato contattato dai funzionari URSS solo in un secondo momento, rendendosi necessaria una figura non-cristiana con cui intrattenere i bimbi nelle feste nataliz invernali.
Io mi limito a raccontare i fatti.
E i fatti sono che, nel 1937, Ded Moroz tornava ufficialmente in Russia, con tanto di interessamento di Stalin in persona. Pare che il dittatore abbia seguito con attenzione l’intera operazione e che sia stato proprio lui a ordinare che i figuranti travestiti da Ded Moroz si vestissero solo ed esclusivamente con un pellicciotto blu-color-del-ghiaccio, per non poter essere confusi con l’odiato Santa Claus americano.

E così, Ded Moroz comincia a lavorare per il regime.
A differenza di altri portatori di doni, che consegnavano i loro doni nascostamente senza farsi vedere dai bambini, Ded Moroz comincia a organizzare grandi distribuzioni di doni, nella piazza cittadina, alla mattina del 1° gennaio. Ogni bambinetto riceve un dono standardizzato (uno per i maschi e uno per le femmine), corredato da un panegirico sulle glorie del grande Stalin: fino a qualche tempo fa, solo i figli dei ricconi potevano ricevere dei giocattoli così carini; adesso, il buon Stalin ha fatto in modo che tutti i bimbi indifferentemente possano godere della stessa gioia.

E fin lì.

Ded Moroz propaganda
Ded Moroz distribuisce regali ai bimbi in un biglietto di auguri del 1962

La cosa veramente inquietante, a mio modo di vedere, è la rivoluzione che interessa la figura Snegùrochka.
Ve la ricordate, Snegùrochka? La figlia che Ded Moroz dichiarava di aver avuto dalla Primavera.
Ci dev’essere stato qualcosa di decisamente losco nel modo in cui è stata concepita la ragazza, perché Ded Moroz comincia improvvisamente a negare di aver mai avuto dei rapporti con signora Primavera. Primavera, e chi la conosce?
Ma non solo: Ded Moroz nega addirittura che Snegùrochka sia sua figlia. Si comincia a dire che è una lontana nipotina, ‘na cara ragazza, me la tengo in casa, non si sa chi siano i suoi genitori, comunque ci vogliamo tanto bene e Snegùrochka mi accompagna sempre a distribuire i regali ai bimbi buoni.

Passa un po’ di tempo, e Snegùrochka subisce un nuovo slittamento da “nipotina” a “partner” . E oltretutto cominciano ad apparire scenette natalizie in cui, scimmiottando (o imitando) la natività cristiana, Ded Moroz e Snegùrochka si stringono attorno a un neonato nella culla. Neonato che, ovviamente, non è Gesù, ma simboleggia l’anno nuovo che è appena nato.

E onestamente: non mi sento di affermare che Ded Moroz commetteva incesto con sua figlia… ma a guardar certe immagini, ehm, non mi risultano molto chiari i ruoli di questa famiglia disfunzionale.

Ded Moroz Anno Nuovo

Comunque: la povera Snegùrochka fa buon viso a cattivo gioco; Ded Moroz diventa un personaggio di primo piano del regime; e, durante la guerra, viene anche usato a scopo di propaganda. Rivangando i suoi trascorsi di demone pagano serial killer e sequestratore, questo inusuale Babbo Natale non esita a farsi ritrarre in queste poste (vi giuro, non sto scherzando) mentre continua serenamente a distribuire regali ai bimbi russi.

Ded Moroz Guerra

E per tutta la durata del governo comunista in Russia, Ded Moroz continua a svolgere scrupolosamente le sue mansioni in tutti i territori posti sotto il controllo dell’URSS!

Certo: col passar degli anni, abbandona i suoi aspetti più guerrafondai per costruirsi una sua personalità propria e comunque meno inquietante.
Si inventa delle caratteristiche caratteriali che gli permettano di essere simpatico e amato, ma in ogni caso diverso dal Babbo Natale della NATO. Ad esempio, diventa un grande amante degli animali (caratteristica che Babbo Natale non aveva mai avuto, prima del boom dei movimenti ecologisti); negli anni delle esplorazioni spaziali, manifesta un grande entusiasmo per questo tema e decide spesso di viaggiare a bordo di razzi ed astronavi.

Ded Moroz spazio


E adesso?
Beh: dopo una fase di crisi seguita al crollo dell’URSS, Ded Moroz è tornato ad essere uno dei personaggi più amati del folklore russo. Nella cittadina di Velikij Ustjug esiste persno la residenza ufficiale di Ded Moroz, un po’ come in Lapponia esiste la casa di Babbo Natale. I bambini gli scrivono lettere, ricevono regali in cambio e Ded Moroz ricambia l’interesse offrendosi al pubblico in innumerevoli sfilate che si tengono nel periodo natalizio. Ha pure cambiato il suo stile, toh!, abbandonando il cappottone blu che gli era stato imposto dal Regime per indossare un pellicciotto rosso tempestato di stelle.
Dicono che è un tentativo di accostare la sua immagine a quella di Babbo Natale; dicono che è stato un cambio stilistico fatto apposta per prender le distanze dal Ded Moroz della propaganda comunista (e anche per far risaltare meglio i vestiti bianchi-azzurri di Snegùrochka, sempre al fianco di suo padre/zietto/amante).

E voi che ne dite?
Cosa ne pensate di questo losco figuro?
La sua… conversione sarà sincera? Aveva forse accettato di associarsi alla dittatura per puro spirito di sopravvivenza? Pure la nostra Befana ha avuto inquietanti intrallazzi con Mussolini, se è sol per quello.
Oppure, ancora trama nell’ombra fingendosi amico dei bimbi buoni, mentre prepara segretamente un nuovo piano per conquistare il mondo?

Pare che le perplessità siano ancora molte – persino in Russia. Nel 2006, un vignettista russo rievocava ad esempio la storia di Ded Moroz, riassumendola ironicamente in questo modo:

Ded Moroz Vignetta

Edit del dicembre 2020 per aggiungere: un intero (e più serioso) capitolo dedicato alle figure di Ded Moroz e Snegurochka è adesso consultabile in: Santa Claus Worldwide. A History of St. Nicholas and Other Holiday Gift-Bringers di Tom A. Jerman.

16 risposte a "Ded Moroz, il Babbo Natale comunista"

    1. Lucyette

      Già. Ehm. Te ne racconto una ancor più bizzarra. Non so perché, ma questo tuo commento era stato automaticamente catalogato come “spam”, me ne sono resa conto solo adesso.
      :-S
      Scusa, ovviamente non era voluto e non era colpa mia… non so cosa gli sia preso, a WordPress!

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  1. Pingback: Un Babbo capitalista? | Una penna spuntata

  2. Daniele

    Un tipo tosto sto’ Ded Moroz 😛 C’ha pure la famiglia moderna con l’incesto di mezzo 😛
    Cioè sembra proprio l’uomo d’acciaio, ma non è che Stalin l’ha un po’plasmato a sua immagine? :S

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    1. Lucyette

      Io non ne ho idea, ma magari qualche studio in merito è stato fatto…
      In fin dei conti è un argomento interessantissimo (almeno: io lo trovo tale) – in che modo Babbo Natale (e Befana & co) è stato sfruttato dalle dittature del Novecento. Interessantissimo, no? Varebbe la pena di farci uno studio per davvero, penso che venderebbe 🙂

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  3. Pingback: La conversione di Nonno Gelo | A Passage to Russia

  4. Pingback: La fanciulla di ghiaccio che non poteva amare – Una penna spuntata

  5. Murasaki Shikibu

    Mi si apre un mondo!
    Avevo visto qua e là qualche immagine di questo saggio e simpatico signore, atteso nei boschi da animali vari che gradivano assai la sua compagnia, vestito in verde e in azzurro con una bella palandrana bordata di pelo… il tipo di vestito scelto me lo faceva associare alla Russia dello Schiaccianoci e a una versione un po’ pagana del Natale – insomma, nel complesso ci avevo dato abbastanza. Mai avevo immaginato i suoi trascorsi comunisti né i suoi torbidi legami familiari, e tanto meno i suoi inquietanti trascorsi giovanili!
    Immagino che continuerò a usare le sue immagini – ce ne soo di molto belle – ma con un pizzico di inquietudine in più!

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    1. Lucia

      Hai presente i tipici filmoni strappalacrime sulla storia di Babbo Natale, che in genere è il misantropo vecchietto segnato dalle asperità della vita che improvvisamente scopre la sua vocazione e diventa il buon portatore di doni che conosciamo oggi?

      Ce ne sono un mucchio, sempre lo stesso copione.
      Io sogno segretamente un film simile, ma sulle alterne vicende di Ded Moroz, fatte di conversioni e buoni propositi e ricadute nel male come un “uomo qualunque” alla Hannah Arendt e successiva seconda redenzione. Sarebbe qualcosa di potente 🤣

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  6. giudig

    Anno scirso ho incontrato Ded Moroz con la nipotina dalle belle trecce bionde a Kazan. La nuora mi ha raccontato che la nipote che accompagna nonno gelo non può innamorarsi perché altrimenti si scioglierebbe, essendo il suo cuore di ghiaccio. Nei tempi moderni non distribuiscono regali in piazza ma vanno a casa, chiamati dai genitori. Questo avviene a Kazan, capitale della repubblica del Tatarstan, dove fa un freddo birbone. 🙂

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    1. Lucia

      Eh sì, è proprio la storia tristissima e romanticissima di Snegùrochka, la fanciulla dal cuore di ghiaccio che non solo non può amare (pena la morte per scioglimento) ma non è nemmeno in grado di comprendere l’amore.

      https://unapennaspuntata.com/2009/12/21/calendario-dellavvento-la-fanciulla-di-ghiaccio-che-non-poteva-amare/

      Grazie per la testimonianza interessantissima (che leggo a distanza di un anno ma vabbeh XD). Che bello però sapere che nonostante la globalizzazione certe tradizioni non scompaiono 😉

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  7. Paola

    Io sto già facendo fatica a trovare una spiegazione logica che accosti la fata dei denti anglosassone ai topini dell’Europa continentale e tu mi ci aggiungi ancora un Babbo Natale russo? 🙂 Comunque Ded Moroz mi ha fatto venire in mente il Babbo Natale hipster russo di Rise of the Guardians! Questo cartone fantastico mi ha fatto conoscere una serie di personaggi fantastici che non credo siano così noti in Italia!

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    1. Lucia

      😆
      Ma sai che io invece non conoscevo proprio il cartone? Devo andarmelo a cercare, grazie!

      E in effetti la questione che poni sulla rivalità “fatina dei denti” vs. “topo” non è di poco conto 🤔 Più che altro, chissà in che epoca sono nati questi personaggi (suppongo molto di recente) e soprattutto chissà perché proprio il topo da noi. Indagherò!

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