La vera storia del mizpah

No, tranquilli: non mi ha dato di volta il cervello, e continuo a ritenere “San Valentino” una festa inutile e un po’ stupida (oltre che priva di fondamento, giacché, come spiegavo, il San Valentino del 14 febbraio non c’azzecca un fico secco con le coppiette innamorate).
Però, ho questo problema di fondo: sono settimane impegnative, ho poco tempo da dedicare al blog, e, nel file in cui mi appunto tutte le bozze di futuri post, ne ho trovate parecchie di variamente riconducibili all’area romantico-sentimentale. Volendo “far fuori” questi miei appunti, non potrebbe esserci periodo più propizio… e insomma: da qui a San Valentino, mi sa che ve li beccate.
Cominciamo, intanto, con una nuova puntata di

Ma che sant’uomo!

ovverosia

Tutto quello che non volevate sapere sui Santi,
e che men che meno avreste osato chiedere

C’era una volta un povero disgraziato di nome Giacobbe.
Era appena scappato da casa sua per evitare l’ira funesta di suo fratello brutto e peloso che ce l’aveva con lui per quella faccenda delle lenticchie.
Aveva cercato di farsi una vita altrove, s’era innamorato di Rachele, l’aveva sedotta con la sua possenza, e aveva deciso di chiedere la mano della fanciulla al suo vecchio padre, un tale Labano.
Lavano aveva acconsentito entusiasticamente al matrimonio, a patto che Giacobbe lavorasse per lui, aggratis, per sette anni.
Giacobbe, che era innamorato cotto e non vedeva altre alternative, aveva detto “sì”.

Erano passati sette anni.
Il matrimonio s’era celebrato.
La cerimonia volgeva al termine.
Gli sposi si erano ritirati nella loro camera.
Stava per avere luogo quell’evento che Giacobbe bramava da sette anni.

Su alcuni blog di cristiani d’Oltreoceano, ho letto post di esegesi biblica sulla linea di “e grazie al cavolo! Alla prospettiva di consumare il matrimonio dopo sette anni di fidanzamento casto, non riesci più a connettere bene, e ti porteresti a letto pure tu’ nonna”.
Non saprei dirvi la mia, perché non sono fidanzata da sette anni, ma fatto sta che Giacobbe, evidentemente, qualche problemino ce l’aveva… dal momento che, quando si avvicinò al talamo nuziale e ci trovò dentro, in lingerie, la sorella di sua moglie, NON NOTÒ LA DIFFERENZA e fece cose con sua cognata.

Com’è, come non è, la mattina dopo venne il momento di informare il suocero dell’increscioso accadimento.
Giacobbe aveva paura di vedersi spaccare i denti a suon di pugni; Labano, invece, inarcò le sopracciglia, cercò di atteggiarsi in espressione di stupore puro, ed esclamò con aria incredula: “oooohhh, ma tu avevi sposato Rachele? Ma che davvero?! Mi ero confuso, scusa: ero convito che tu avessi sposato l’altra mia figlia, Lia!”.
“?!”, pensò Giacobbe.
“Ma aspetta, si può rimediare”, continuò Labano cercando di non sogghignare troppo. “Capisci bene che Lia è ormai compromessa, è roba tua e te la tieni… ma, se tu lavorerai gratis per me per altri sette anni, potrai sposare anche Rachele!”.
Bip”, pensò Giacobbe.

A quel punto, iniziò per Giacobbe un menage familiare piuttosto gramo, il cui il suocero lo sfruttava sul lavoro e lo soggiogava psicologicamente, e le due sorelle, gelosa l’una dell’altra, sfiancavano il marito con gare di sesso, accoppiamenti coatti, e somministrazione di viagra. Ma non è questo il punto.
Il punto è che, dagli e dagli, Giacobbe ebbe una crisi di nervi e decise che in quel modo non si poteva più andare avanti. Piazzò le due ninfomani su una carovana, prese un carretto e lo riempì di tutti i figli che gli erano nati dopo anni di questo regime… e decise di scappare via. Delle due ninfomani non poteva liberarsi, ma almeno avrebbe evitato la presenza assillante di quel bip di suocero. sfruttatore di manodopera (e degno padre di cotante figlie).

Come credete che abbia reagito il vecchietto arzillo?
Ma molto semplice: si mise all’inseguimento dell’allegra famigliola che scappava nottetempo dall’azienda di famiglia.

Quando si rese conto che suo suocero gli era alle calcagna, Giacobbe – dice la Bibbia – ebbe una crisi di nervi in piena regola. Si mise a urlare (Genesi 31, 36 e segg.) “ho lavorato al tuo servizio per oltre vent’anni, mi hai cambiato lo stipendio dieci volte e non ci ho mai guadagnato, mi chiedevi di rimborsarti i danni anche quando non ne ero io il responsabile, ti ho fatto da schiavo per quattordic’anni in cambio di ‘ste due maniache violente che mi hai dato in spose: di giorno mi divorava il caldo, di notte mi sfiancava il gelo; adesso ti sto semplicemente chiedendo di poter andare via per farmi una mia vita, e tu mi neghi persino il mio diritto di licenziarmi?!”.

Adesso state attenti. La storia sta per arrivare al dunque. Labano intuì che il ragazzotto era determinato, se non ci si metteva d’accordo amichevolmente rischiavano di entrare in gioco i sindacati e poi si sa che so’ sempre rogne, con quelli in mezzo. Insomma, decise di scendere a un compromesso (leggasi: ‘giurare di non far del male a quel povero innocente’), e a tal scopo ammucchiò un bel po’ di sassi fino a formare una stele, che chiamò ‘mizpah’. Su quella stele, Labano promise di non agire mai contro Giacobbe, e suggellò la sua promessa chiamando in causa un teste d’eccezione. Sì, insomma: pronunciò un giuramento che la mia Bibbia, in traduzione CEI, ci descrive in questi termini:

Il Signore sarà di vedetta fra te e me, quando noi non ci vedremo più l’un l’altro. Se tu maltratterai le mie figlie e se prenderai altre mogli oltre le mie figlie, sappi che non un uomo è con noi, ma Dio è testimone tra me e te

Per la serie: non pensare di farla franca se non ti comporti più che bene, perché io ti tengo d’occhio, e così pure l’Onnipotente.

Fine della storia?

No: perché nella traduzione inglese della Bibbia, questo giuramento ci viene descritto in un linguaggio molto più poetico, molto più soft. Qualcosa di questo tipo:

The Lord watch between me and thee when we are absent one from another. If thou shalt afflict my daughters, or if thou shalt take other wives besides my daughters, no man is with us—see, God is witness between me and thee!

“The Lord watch between me and thee when we are absent one from another”.
Messa così è quasi romantica, dai. Se la isoli dal contesto, e se non sai che si tratta della minaccia di un bip di suocero a quel povero disgraziato di suo genero abbrutito, sembra quasi un pensiero carino. “Oh, my dear, the Lord will watch between me and thee when we are absent one from another, adesso dobbiamo separarci, tesoro mio, ma tu non piangere, perché il Signore veglierà su di noi anche mentre io e te siamo lontani”.
Sembra peraltro una bellissima ‘benedizione’ da indirizzare a qualcuno che ami, mentre stai per dirgli ‘arrivederci’.

“Eh, ma noi siamo tutti esperti biblisti e quindi sappiamo benissimo qual è il senso di questa frase”?
Macché.
Il versetto era troppo carino per non cominciare a circolare anche da solo, completamente avulso dal contesto. In particolar modo, in età Vittoriana (un periodo in cui, com’è noto, lo sdilinquimento sentimentale era praticamente diventata una moda) cominciano a circolare dei monili (collane, spille, o pendagli in generale) conosciuti come “mizpah”, dal nome della stele di sassi su cui Giacobbe e Labano avevano fatto il giuramento. E questi mizpah di gioielleria, naturalmente, recavano la scritta di quel dolcissimo versetto in cui si invocava la protezione divina sulla persona tanto amata.
O almeno: così sembrava.

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Nell’arco di poco tempo, nei paesi di cultura anglosassone, il mizpah diventa uno dei doni prediletti delle coppie di innamorati. I fidanzati lo regalano alla loro bella quando stanno partire per un lungo viaggio, o quando sono costretti ad andare al fronte: il mizpah poteva essere una collanina, una spilla, un pendaglio o un qualche generico “prezioso”, che la tremebonda innamorata teneva stretto a sé come pegno d’amore.

Poi, col passar del tempo, a qualche orafo viene un’idea in effetti molto simbolica, visto il contesto.
Il mizpah non doveva essere un gioiello che rimaneva solo nelle mani della solinga fidanzata: no, doveva essere un gioiello divisibile, in maniera che ogni innamorato potesse portarne con sé una sua metà. Nascono in questa maniera dei mizpah a forma di cuore, in cui il cuore si può venir spezzato (e già lì è tutto un programma… N.d.R) in maniera che ogni fidanzato possa portarne addosso una parte: con sè, per sempre.

MIZPAH-m

…mh?
Come dite?
“Quando avevo quindic’anni e andavo al liceo, pure quella tizia melensa della mia ragazza d’allora aveva preteso di farmi indossare una mezza collanina simile”?

Beh, sì. È probabile.

Voglio dire: i pendaglietti cuoriformi con il cuore che si divide in due, sono una moda una piaga che affligge anche i nostri giorni. (Almeno dalle mie parti), va particolarmente forte fra i giovani in età da liceo; non so da voi. Ci sono questi cuoricini d’argento (molto “neutrali”, senza benedizioni e divinità invocate, ma tutt’al più con una scritta stucchevole sulla linea di: per sempre uniti)… e i ragazzi se li comprano.
Senza sapere, probabilmente, che le origini di questo pendaglio affondano in realtà nella moda vittoriana… che si era inventata questo monile lasciandosi ispirare da un versetto biblico.

Pare che in America i mizpah siano ancora molto diffusi (anche perché, da quanto mi è dato di capire, è tradizione che i marines ne regalino uno alla loro moglie o fidanzata, prima di partire per una missione). I cuoricini “laici” senza versetti biblici, che pure sono in commercio negli States, e che poi hanno colonizzato anche le nostre gioiellerie italiane, sono in realtà una rielaborazione del mizpah nata per chi non aveva voglia di scomodare Dio Onnipotente.

Il tipico mizpah in uso fra i Marines

Il tipico mizpah in uso fra i Marines

Beh, insomma. Se in questi giorni pre-San-Valentino vedete un cuoricino divisibile nelle vetrine di una gioielleria, sappiate che, in fondo in fondo, quel monile ha origini bibliche.

Tu, caro amico che mi leggi, hai forse intenzione di regalare alla tua bella un ciondoletto cuorifome, per San Valentino?
Beh, amico. Pensaci. Stando al dettato biblico, sembra che ‘sto coso rappresenti un patto con tuo suocero, più che un pegno d’amore con la tua pupa.

E tu, pupa, stai forse sognando il cuoricione spezzettabile che hai visto in gioielleria?
Beh, sai. Potrebbe anche non essere una gran cosa. Apparentemente, contiene un messaggio sulle linee di: so cosa fai, anche quando sparli di me con le tue amiche. E comunque, se non lo so io, sappi che c’è Dio che ti sta sorvegliando per mio conto, ventiquattr’ore su ventiquattro. E mo’ vediamo, come ti comporti.

10 pensieri su “La vera storia del mizpah

    • Lucyette ha detto:

      Mah, io veramente i lucchetti sul ponte li trovo un po’ meno assurdi. Almeno c’è un messaggio di fondo che riesco vagamente a comprendere: avendo noi buttato la chiave del lucchetto nelle acque del fiume, il lucchetto resterà qui a deturpare il paesaggio in saecula saeculorum amen, e così anche il nostro amore. Posso vagamente capire.
      Invece, l’idea di prendere un ciondolo a forma di cuore, di per sé grazioso e di senso compiuto, e spettezzarlo in due metà esteticamente sgradevoli e che da sole non hanno senso alcuno… come dire… anche sforzandomi, ma non riesco proprio a vederci niente di dolce o di romantico (anzi, mi sembra proprio brutta come idea. Ma brutta brutta!). La cosa poteva avere un senso quando il cuoricione spezzettato simboleggiava la separazione di due amanti che si sarebbero poi reicontrati; ma il fatto che adesso vada di moda “a prescindere”, fra i giovanissimi, come pegno d’amore tipo fedina… Se vogliamo parlare di mosse stupide, lucchettare i ponti mi sembra già un po’ più pregna di significato, come cosa :-D

    • Lucyette ha detto:

      Peraltro, mi facevano notare… Un versetto tipo “il Signore si metterà di vedetta fra me e te“, detto da un giovanotto alla sua ragazza (non ancora sposa) potrebbe anche avere una serie di esilaranti interpretazioni nel senso di “castità prematrimoniale” ecc., se vogliamo :-D

  1. senm_webmrs ha detto:

    A proposito di pre-san Valentino, notizie dalla Scozia e dal paese del melodramma :-)
    «The dispute thus agitated, however, ended by the lovers going through an emblematic ceremony of their troth-plight, of which the vulgar still preserve some traces. They broke betwixt them the thin broad-piece of gold which Alice had refused to receive from Ravenswood.
    “And never shall this leave my bosom,” said Lucy, as she hung the piece of gold round her neck, and concealed it with her handkerchief, “until you, Edgar Ravenswood, ask me to resign it to you; and, while I wear it, never shall that heart acknowledge another love than yours.”
    With like protestations, Ravenswood placed his portion of the coin opposite to his heart.» http://www.gutenberg.org/files/471/471-h/471-h.htm

    «Ne’ tempi a cui rimonta questo avvenimento, fu in Iscozia comune credenza, che il violatore di un giuramento fatto con certe cerimonie, soggiacesse in questa terra ad un’esemplare punizione celeste, quasi contemporanea all’atto dello spergiuro. Perciò allora i giuramenti degli amanti, lungi dal riguardarsi come cosa di lieve peso, avevano per lo meno l’importanza di un contratto di nozze. La più usitata di queste cerimonie era, che i due amanti rompevano, e si partivano una moneta. Si è sostituito il cambio dell’anello, come più adatto alla scena.» (Lucia di Lammermoor, Atto I, scena V, nota a pie’ di pagina, http://www.muspe.unibo.it/wwcat/corso/corsi/dramus/Lucia%20di%20Lammermoor.pdf)

  2. Olga ha detto:

    Brava, bravissima…da collezionista di monili della Costume Jewelry americana, mi son ritrovata più volte oggetti con incisa la non più misteriosa parola. Brava anche a scrivere (detto da un’insegnante di Italiano…eh…eh…eh!)
    Interessanti anche i commenti…insomma una pagina di piacevolissima lettura.

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