Il Natale che non t'aspetti · Pillole di Storia

Il Natale che non t’aspetti – con un prete che ti mena durante la Messa

Un’idecenza. Uno schifo. Uno scandaloso e vergognoso abuso che profana ogni anno la casa del Signore, e senza che i preti facciano niente per fermarlo. Herrada di Landsberg, badessa nel monastero alsaziano di Hohenburg, non usava mezzi termini. “Dalla radice di buoni esempi”, scriveva verso la fine del XII secolo, “possono nascere pessimi frutti”. E quello che oggigiorno (cioè: ai suoi tempi) ha luogo ogni anno in tante chiese, “non è più un pio rito che si celebra a onore di Dio, ma un’impudicizia irreligiosa e dissoluta che si sfrena”.

O porcaccia la miseria: e che succedeva mai, nelle chiese medievali, per scandalizzare così tanto questa povera suorina?

***

Beh… la facciamo facile, oggigiorno.
Non dico che fare il prete-del-2013 sia una cosa “all’acqua di rose”, ma sicuramente ci sono stati dei momenti in cui la situazione non era altrettanto liscia.
Prendete la Messa, per dirne una.
Oggigiorno, non è che sia poi ‘sta enorme sfida catturare l’attenzione dei parrocchiani per tutta la durata della Messa (almeno sulla carta).
Quantomeno, i parrocchiani sanno leggere.
Almeno la scuola dell’obbligo, l’hanno fatta più o meno tutti.
Qualche straccio di vaga idea sui principi base della fede, dovrebbero avercerla pure i bimbetti del catechismo.
La platea è composta di gente mediamente scolarizzata, che dovrebbe quantomeno aver sviluppato la capacità di stare zitta e ferma per cinquanta minuti ascoltando il tizio che ti parla dall’altare (o dalla cattedra).
Quanto al tizio che ti parla dall’altare, in genere è un uomo molto istruito che ha studiato lunghi anni prima di indossar la casula.
nsomma. Non dico che fare il prete del 2013 sia esattamente una passeggiata, ma i presupposti per una Messa quantomeno decente ci sono tutti, dai.

Non era così nel basso Medio Evo, quando i poveri pretini di campagna si trovavano a dover parlare a un gruppo di villici abbrutiti dagli stenti che avevano uno span di attenzione di cinque minuti, dopodiché smettevano di ascoltar la predica e cominciavano a staccarsi le zecche dai polpacci.
Calcolando che anche il prete, con buone probabilità, aveva passato più tempo a spulciarsi che non a studiar retorica… beh: è facile capire come non fosse proprio così facile, riuscire a tenere alta l’attenzione dei fedeli durante la Messa.

E ovviamente era un gran peccato, eh.
Pure i preti se ne accorgevano. Soprattutto in certe feste di importanza capitale, sarebbe proprio bello riuscire a far venire la pelle d’oca ai tuoi fedeli, mentre tu descrivi loro il grande mistero che s’è compiuto.
Però, ripeto: il disvelarsi del grande mistero, lo stai descrivendo a una platea di analfabeti sozzi, che peraltro cascano dal sonno e dalla fama dopo una sfiancante settimana di lavoro.

In circostanze come queste, ci vorrebbe qualcosa di eclatante.
Ci vorrebbe qualcosa di forte.
Una Messa ben fatta, di per sé, è abbastanza forte già di suo, ma talvolta non basta: talvolta, di fronte a certe platee, ci vorrebbe qualcosa di più.
Che ne so: una di quelle scene shock tipo Passion di Mel Gibson.
Uno di quei momenti a prova di lacrimuccia come il presepiuccio di Nativity, ché persino lo zotico più abbrutito si commuove a pensare a un quadretto simile.

E cosa fai, se sei un prete medievale e non hai Passion e Nativity nella videoteca?
Beh… organizzi una piccola compagnia teatrale coi chierichetti, e crei gli antesignani di Passion e Nativity.

***

In barba alle dicerie per cui “la Chiesa medievale ce l’aveva col teatro”, il teatro, nel Medio Evo, aveva molto a che fare con le chiese. E dico proprio “chiese con la C minuscola”: la singola parrocchia, la singola cattedrale, la singola pieve spersa in campagna.
Un certo tipo di teatro medievale – quello che noi chiamiamo “dramma liturgico” – si chiama “liturgico” proprio perché aveva luogo durante la liturgia. A un certo punto della Messa, il prete interrompeva ciò che stava facendo, e un gruppo di suoi aiutanti (diaconi, lettori, chierichetti, e così via dicendo) metteva in scena una piccola rappresentazione a tema sacro. I fedeli si commuovevano non poco, di fronte a un attore vestito da angelo che additava un sepolcro vuoto. Le vecchiette si facevano venire le lacrime agli occhi, osservando i re magi che portavano i doni a Gesù Bambino.

Il che era tutto molto bello e edificante, eh, quando gli episodi messi in scena erano di così dolce contenuto. Ma che succedeva, ehm, quando si voleva far rivivere un episodio un po’ meno rilassante?
Che succedeva, ad esempio, nei giorni di Natale, quando si voleva far sì che i parrocchiani si terrorizzassero pensando al massacro degli innocenti? O all’ira spietata del lussurioso Erode?
E dire che erano episodi evangelici molto importanti: all’epoca, soprattutto, ci si prestava molta attenzione.

Dire “Erode massacrò i bambini e ci fu una grande strage” non rende bene l’orrore della cosa: bisogna che i fedeli capiscano, abbiano i brividi, tornino a casa con gli occhi sgranati pensando “mio Dio, quanta barbarie”… bisogna fare di più! Bisogna coinvolgere i fedeli in questo orribile massacro! Bisogna dar loro l’impressione di essere stati veramente lì, di aver sentito con le loro orecchie il grido di una madre disperata che si vede strappare il figlioletto!
Bisogna, sì!
Ma come?

Credeteci o no… ma copio testualmente da un vecchio testo di istruzioni per sacerdoti.

Appena finita la recita comunitaria del Mattutino, con tutti i fedeli già accomodati sulle panche per la Messa dell’Epifania, il sacerdote si fermi un attimo, prima di intonare il Te Deum – raccomanda un Ordinarium padovano del XIII secolo.
E mentre i fedeli lo fissano interdetti chiedendosi “e mo’ che aspetta, ‘sto vecchietto?”, ecco che

esce dalla sacrestia superiore Erode col suo cappellano. Hanno indosso vilissime bende ed infule.

 “Lo sapevo: mo’ ci becchiamo pure il figurante di re Erode. Vabbeh. Le stranezze del don non avranno mai fine. Adesso proseguiamo, per cortesia?”.

Con grandissimo furore, Erode si scaglia contro al coro

 …!

e con altrettanto furore sale sull’ambone

!!

e due chierichetti lo precedono portando i ceri

e, con impeto, ricomincia la celebrazione

“Vabbeh. Vallo a capire, ‘sto prete. Mo’ dice Messa col figurante sull’ambone?”.

E frattanto, i ministri di re Erode con grande furore circondano il coro, e con una palla rumorosa percuotono il vescovo

!!!!

i canonici

Oddio

gli studenti del seminario

“Ma sono pazzi?”

ed anche gli uomini e le donne che sono in chiesa

“NO!! MA QUESTI MENANO!! Ma è uno scherzo?? NO TI PREGOOUCH!”.

E cinque servitori mettono una lunga asta nelle mani di re Erode, che la scaglia per la chiesa.

“Okay, adesso ho davvero paura. Non capisco cosa stia succedendo, ma GIURO che ho davvero paura”.

Finita la nona lezione, Erode discende dall’ambone con i suoi ministri, e tutti assieme circondano il coro per la seconda volta, menando botte come sopra.

Credo che non mi dimenticherò mai più questa Messa”.

E a quel punto, uno scolaro, arrampicatosi sopra all’altare di San Michele

“…”

canta il primo verso dell’inno Nuntium Vobis

“Vabbeh, questo sembra un buon segno: adesso cominceranno con una Messa normale, no? Oddio, perdo sangue dalla testa. Quel pazzo vestito da soldato picchiava forte”.

Finito il primo verso dell’inno, lo scolaro mostra ai fedeli una candela accesa a somiglianza della stella

“Uh”.

E la lancia verso il coro, mentre i cantori proseguono l’inno.

Dopodiché sembra finalmente di poter tirare un sospiro di sollievo: mentre i coristi sedano un principio d’incendio e i ministri di re Erode si aggirano minacciosi per la navata, il prete comincia a dire una Messa normale:

Ufficio Ex ore infantium. Epistola Vidi supra monte Syon.

Sennonché, l’epistola è declamata da un lettore

umilmente vestito che tiene in mano un’asta di legno

“No, ti prego, non di nuovo. Posa l’asta, amico. Ti prego, posa l’asta”.

e la scaglia verso i fedeli.

“MA BASTA! HO CAPITO! SONO INTIMAMENTE TERRORIZZATO COME LE MADRI DI BETLEMME, ADESSO PIANTALA!”.

E tra i fedeli, vi sono alcuni soldati armati che seguono quest’asta e percorrono la chiesa cercando il bambino con la Madre

Oddio. Non so cosa stia succedendo, ma ho un occhio nero e sanguino dal naso e ho paura di essere finito in una chiesa officiata da un gruppo di serial killer e ho davvero paura per mio figlio, adesso”

E compare un fanciullo vestito in abiti femminili che siede sopra a un’asina

“Non ci credo. L’asina. In chiesa. Ma questi non ci stanno con la testa. Ho paura. Ho paura e sanguino, e i preti-soldato sbarrano l’uscita e mi vien da piangere”.

e tiene un bambino in braccio. E un altro, che rappresenta San Giuseppe, conduce l’asina di corsa lungo la chiesa

“Ma tutto questo non è normale!!!”.

a significare la Vergine che fugge in Egitto col figlio, secondo ciò che l’angelo del Signore aveva detto a Giuseppe mentre dormiva.

“…basta? Ti prego, basta? Sto sanguinando!”.

***

“La Chiesa di Cristo ridusse a scene visibili alcuni momenti della vita di Cristo”, scriveva, scuotendo il capo, la povera suor Herrada, evidentemente traumatizzata dopo essersi trovata in mezzo a una Messa di questo genere. D’accordo, diceva lei: “fu introdotto dai nostri padri un rito fatto di immagini visive, rappresentante […] la crudeltà e la malizia ingannatrice di Erode, i soldati incaricati della strage degli innocenti, e altri fatti che quel giorno si ricordano: e tutto ciò perché ne avesse aumento la fede dei credenti, la grazia divina ne fosse più ricercata, e l’incredulo stesso ne traesse incitamento”.
Ma invece?
“Preti e soldati non si distinguono più; […] uno strepito d’armi, una confusione da bettole, uno sfrenato manifestarsi di ogni vanità. […] Anche quando l’inizio è pacifico, non succede mai che si finisca senza gravi tumulti di risse e liti”.

***

Beh… a noi, ovviamente, sembra una descrizione allucinante. Però, se ci pensate, riusciva bene nel suo obiettivo: colpire, traumatizzare e sconvolgere i fedeli. Farli uscire da quella chiesa ansimanti e rintronati, come in effetti dovrebbe sentirsi chiunque che rifletta su un episodio come la strage degli Innocenti.
Un metodo un po’ bizzarro per raggiungere questo risultato… ma amo il Medio Evo anche per questo: all’epoca non si andava troppo per il sottile, e non si usavano mezzi termini!

***

Disgraziatamente, la fine arte degli abusi liturgici si è molto evoluta, dal Medio Evo al XXI secolo, e oggigiorno è difficile trovare a Messa un’orda di chierichetti appositamente cooptati per picchiare le vecchie con una mazza da baseball. Durante la Messa di mezzanotte, a rigor di logica, non dovreste aver motivo per temere per la vostra incolumità fisica…
…però, beh: sappiatelo.
C’è stato un tempo, nella Storia, in cui prender Messa sotto Natale poteva diventare una missione per soli cuori impavidi…

4 thoughts on “Il Natale che non t’aspetti – con un prete che ti mena durante la Messa

  1. In Inghilterra, nello stesso periodo, si tenevano i Miracle Plays… Se non ricordo male, però, fortunatamente le scene venivano allestite su appositi carri -chiamati Pageants- posti FUORI dalle mura della chiesa.. Se non altro, i fedeli potevano darsela a gambe levate :D

    1. :-P :-P
      Ma in effetti, da quello che ricordo da un (ormai lontanissimo) esame di Storia del Teatro nel Medio Evo, gli spettacoli a tema sacro si erano spostati fuori dalla chiesa proprio per evitare questa spettacolarità (diventata ormai eccessiva e ingombrante) nel bel mezzo della Messa. Ma in origine, pare che tutti gli spettacoli a tema sacro fossero nati DENTRO le chiese.
      Poi, chi prima e chi dopo, e con varie modalità, i preti hanno cominciato a spostarli FUORI dalla chiesa… trasformandoli così in “teatro” a tutti effetti, senza bizzarre commistioni liturgiche che li rendevano ancora un po’ un ibrido.

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