Cosa sappiamo sul Milite Ignoto?

Che a Roma, nell’Altare della Patria, riposino le spoglie mortali del Milite Ignoto, è cosa abbastanza nota a tutti. Ma la storia (affascinante, meticolosa, a tratti grottesca) che sta dietro a questo soldato, io personalmente la… ignoravo (tanto per restare in tema).
Chi sia il Milite Ignoto, cosa ci faccia sul Vittoriano, come sia arrivato lì, e con quali criteri sia stato scelto, proprio lui, tra i millemila caduti guerra, è una storia che non conoscevo e che merita d’esser raccontata.
E quindi io ve la racconto, sperando di far cosa gradita.

Milite Ignoto oggi

Tributare onori solenni a un Milite Ignoto, e cioè tecnicamente al cadavere di uno sconosciuto di cui si sa solo che ha combattuto in guerra a difesa della Patria (ché, in soldoni, alla fin fine questo è) può apparire un’idea bizzarra, agli occhi di noi moderni. Mettiamoci però nei panni di un Italiano di inizio anni ’20, e cerchiamo di capire il profondo significato simbolico di tale gesto.

L’Italia (l’Europa intera!) alla fine della prima guerra mondiale era una nazione (un continente!) ripiegato nel lutto più stretto e più sconvolto. Non v’era famiglia che non avesse perso uno dei propri cari; non v’era donna che non avesse pianto tutte le sue lacrime carezzando la foto di quel marito, di quel fidanzato, di quel fratello, amico, figlio, che non aveva mai fatto ritorno dal fronte. L’Italia intera era in lutto stretto, ma non nel senso che ogni famiglia aveva dei morti da piangere: proprio nel senso che l’Italia intera, come comunità di persone, era provata e sconvolta da quanto accaduto. C’era un drammatico bisogno di rielaborare (e proprio come nazione) l’esperienza di lutto, per poi provare ad andare avanti.

Celebrare funerali solenni a un non meglio identificato Milite Ignoto, che proprio in quanto ignoto si prestava a “impersonare” i millemila figli della Patria morti al fronte: poteva forse essere questa la soluzione per una catarsi nazionale? Forse che sì, forse che no. Col senno di poi, viene da dire che colui che ebbe questa bizzarra idea ci aveva senz’altro visto molto giusto.

Unknown Warrion Meghan Markle

Una dolce tradizione della famiglia reale inglese vuole che tutte le spose di Casa Windsor onorino il milite ignoto a Westminster Abbey deponendo sulla sua tomba il loro bouquet nuziale. Questo è quello di Meghan Markle.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare: noi Italiani non ci siamo inventati niente. Prima di noi, sono arrivati Inglesi e Francesi, che avevano già preso iniziative analoghe nelle loro capitali.
Ancora adesso, a Londra, se fate i turisti a Westminster Abbey, potete tributare onore all’anonima tomba dell’Unknown Warrior, che ivi fu inumato con un funerale solenne il 10 novembre 1920. Un po’ più laica, comme il faut secondo tradizione parigina, fu la sepoltura del Soldat Français che, nello stesso giorno, fu inumato sotto l’Arco di Trionfo, e ancor oggi lì riposa, accompagnato dal baluginio di una fiamma eterna.

Un Soldat Francais

Tra il viavai di turisti, arde ancor oggi la fiamma eterna sulla tomba del Soldat Français

Noi Italiani, come spesso accade, arriviamo un po’ in ritardo… e con l’affanno. Solo nella primavera/estate del 1921 si comincia a discutere seriamente dell’opportunità di intraprendere a nostra volta un’iniziativa analoga – e calcolando che il nostro Milite Ignoto sarà sepolto al Vittoriano il 4 novembre 1921, dobbiamo anche riconoscere al governo dell’epoca d’aver messo in azione a tempo di record una macchina organizzativa dalla portata immensa, e che funzionò come un ingranaggio perfettamente oliato.

L’idea di base è questa: recuperare da uno dei tanti campi di guerra la salma di un soldato italiano, sepolto senza mai essere stato identificato. E lì la cosa comincia a farsi francamente inquietante, quantomeno agli occhi di noi moderni, perché, ehm: i nostri bisnonni ci tenevano davvero davvero tanto, a far sì che l’identità di questo soldato rimanesse avvolta dal più totale segreto. Identificati quei campi di battaglia in cui – soprattutto nelle regioni del Triveneto – esistevano fosse comuni in cui i caduti erano stati interrati in maniera anonima, i membri della commissione incaricata di “trovare” il Milite Ignoto selezionano undici camposanti in cui scavare.
Perché undici e non uno? Embeh, perché si voleva che il Milite Ignoto potesse idealmente rappresentare tutte le genti italiane morte in battaglia: quindi v’era bisogno di sceglierlo tra una “rosa” di defunti che fossero morti nei modi più svariati – combattendo come alpini, come fanti, come uomini di mare…
E dunque si comincia a scavare, cercando un Milite Ignoto per ognuno di questi camposanti. Un lavoro doloroso, penoso e grottesco: stiamo letteralmente parlando – e scusate per i dettagli vividi della vicenda – di una commissione governativa incaricata di riesumare cadaveri vecchi di tre-quattro anni… e di esaminarli ben bene, perdipiù.
Sì, perché il Milite Ignoto andava selezionato con una certa ratio.

Durante i lavori di scavo, furono scartati innanzi tutto i (numerosissimi) soldati austro-ungarici che furono trovati sepolti assieme ai fanti italiani, in un abbraccio di pace ultraterrena che strinse i caduti prima ancora che i vivi si piegassero a un armistizio. Allo stesso modo, furono scartate tutte le salme in uno stato di conservazione tale per cui era impossibile attribuirne con certezza l’appartenenza alle fila del regio esercito, così come – per contro – furono scartati i corpi che, per la presenza di mostrine o di segni sull’elmetto, potevano essere ricondotti con certezza ad uno specifico reggimento o battaglione. Troppo forte il rischio che, da lì, qualcuno potesse avviare delle ricerche autonome e risalire in qualche modo all’identità del caduto. Troppo forte il rischio che, così facendo, il Milite Ignoto non fosse più “il figlio caduto della madrepatria”, ma “il figlio di quella coppia là”, con tutte le conseguenze del caso.
A identificare il caduto come Italiano bastava (anzi: doveva bastare) un brandello di stoffa dell’uniforme, o un particolare del cinturone in pelle. Nulla più: di modo che il Milite Ignoto potesse davvero essere, idealmente, marito, fratello e figlio di una qualsiasi donna italiana in lutto.

Milite Ignoto Cortona Donna piangente

A Cortona, una donna italiana piange i suoi morti appoggiandosi al feretro del Milite Ignoto, che sente “suo”

Le undici salme, provenienti dai più sanguinosi campi di battaglia, furono esumate tra il 3 e il 24 ottobre 1921, ricomposte con ogni onore, custodite in undici bare uguali, e poi condotte a Gorizia – una delle città italiane più duramente colpite dalla guerra – ove una camera ardente fu allestita nella chiesa di Sant’Ignazio. Dal 18 ottobre in poi – data dell’apertura al pubblico della camera ardente – la chiesetta fu oggetto di un pellegrinaggio interrotto, nonché (dettaglio triste, ma significativo) di vere e proprie scene di disperazione. Incredibile ma vero: più d’una volta, donne vestite a lutto cominciarono a strepitare implorando che fosse aperta davanti ai loro occhi questa o quell’altra cassa da morto. In quel processo di identificazione nazionale che, evidentemente, stava funzionando fin troppo bene, essere si convincevano di “sentire” che proprio lì, proprio in quel feretro, proprio davanti a loro, se ne stava il corpo del loro caro, sulla cui tomba non avevano mai potuto piangere.

Il 27 ottobre, le undici salme lasciarono Gorizia in un bagno di popolo. Caricate su un convoglio speciale, le bare dei nostri Militi Ignoti furono salutate dalle autorità civili e religiose. Le campane delle chiese ne accompagnarono l’ultimo, solenne viaggio, suonando a lutto in ognuno dei paesini attraverso i quali transitò il corteo funebre.
Meta finale: il duomo di Aquileia, in quella terra divenuta italiana grazie al sacrificio di tanti soldati come i nostri undici.

Milite Ignoto Salme Aquileia

Gli undici soldati riposano nel Duomo di Aquileia

Quella notte, nel duomo, con la complicità delle tenebre, le casse da morto vennero spostate e le loro posizioni invertite rispetto a quelle in cui le autorità le avevano lasciate la sera prima. La paranoia prudenza non è mai troppa, e anche quest’ultima precauzione servì a “mescolare le carte” per rendere sempre più anonima la provenienza dei singoli caduti.
L’indomani, il coup de théâtre. Alla presenza delle autorità e della cittadinanza tutta, una donna del popolo avrebbe indicato quale, tra gli undici caduti, ella “sentisse” essere il Milite Ignoto.

La donna, ovviamente, non era una donna qualunque. Era stata sorteggiata tra il novero delle madri di soldati caduti in guerra, insigniti di medaglia d’oro, e di cui non era mai stato identificato il corpo. Inizialmente il sorteggio aveva fatto uscire il nome della contessa Feruglio di Udine – ma, siccome si tende ad esser poco democratici con chi è reo d’esser nato privilegiato, la commissione volle estrarre piuttosto un secondo nome, nella speranza che uscisse fuori qualcosa di più politicamente corretto. E così fu: la fortunata (?) prescelta fu Maria Bergamas, triestina, classe 1867, e dunque cittadina dell’Impero austro-ungarico all’epoca dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Suo figlio Antonio, ovviamente austriaco anch’egli, aveva disertato la leva dell’Impero per servire quella che, evidentemente, in cuor suo considerava la madrepatria: arruolatosi nel Regio Esercito italiano, morì alle falde del Monte Cimone, e il suo corpo non fu mai identificato.

Il 28 ottobre 1921, Maria entrò nella Basilica di Aquileia vestita a lutto stretto, accompagnata da un gruppetto di vedove di guerra. Idealmente eletta “madre spirituale” del Milite Ignoto attorno a cui tutta Italia si stringeva, la donna fu incaricata, appunto, di indicare quale, tra gli undici caduti, “sentisse” essere suo figlio. La donna, silenziosa, passò in rassegna i primi feretri, ma arrivata davanti al decimo ebbe un mancamento: proprio su questo, dunque, cadde la scelta.
Molto tempo più tardi, la figlia di Maria confidò ai giornali che, quella mattina, sua madre era intenzionata a indicare l’ottavo oppure il nono soldato: due numeri che, per varie ragioni, erano legati nel suo cuore al ricordo di suo figlio. Ma ecco: di fronte all’ottava e poi alla nona bara, Maria provò un senso di vergogna – ché non poteva, per il suo dolce egoismo di madre, essere così di parte nell’assolvere il compito che le era stato dato.
E la scelta era stata fatta: e il Milite Ignoto era stato identificato.

Milite Ignoto Scelta di Maria

Maria si inginocchia di fronte al feretro del Milite Ignoto

Mentre gli altri dieci caduti venivano preparati per una sepoltura ricca d’onori nel cimitero di Aquileia, il Milite Ignoto veniva caricato su un convoglio di prima classe che, percorrendo la tratta Udine – Conegliano – Treviso – Venezia – Rovigo – Ferrara – Firenze – Arezzo, avrebbe infine raggiunto la capitale.
Destinazione? Il Vittoriano, naturalmente. Pochi sanno, però, che, inizialmente, era stata avanzata la proposta che il Milite Ignoto riposasse in ben altro luogo e in ben altra compagnia: ovverosia, nella chiesa del Pantheon, assieme ai re d’Italia.
Forse perché la famiglia reale non si era mostrata molto per la quale; forse perché il Vittoriano stava ancora cercando una sua precisa ragion d’essere: fatto sta che si scelse infine di seppellire il Milite presso il glorioso Altare della Patria, che – del resto – essendo un luogo aperto, avrebbe permesso un afflusso di pubblico libero e ininterrotto, senza limiti di orario o di capienza.

Milite Ignoto Ferrara Folla in stazione

Stazione gremita, a Ferrara, per omaggiare il passaggio del Milite Ignoto

All’alba del 29 ottobre, il Milite Ignoto intraprende il suo ultimo viaggio. Lo accoglie – in ogni singola, sperduta stazione del più piccolo paesino in cui il treno sosta – una folla di gente commossa e in lacrime. I popolani si inginocchiano al passare della salma (!), le donne corrono lungo le rotaie inseguendo i vagoni e piangendo col capo appoggiato al duro legno. È come se proprio in quel momento – e solo in quel momento – la nazione cominciasse finalmente a stringersi , unita, attorno al lutto per colui che, essendo il figlio di nessuno, è un po’ il figlio di tutti.

Milite Ignoto Milano In ginocchio

In una stazione non identificata, la popolazione si inginocchia al passaggio del feretro

Il treno procede quasi a passo d’uomo, sostando per cinque minuti in ognuna delle stazioncine che incontra. Quindici vagoni interi (!) vengono via via riempiti delle corone di fiori con cui il popolo vuole omaggiare il soldato caduto – e a tutelare che il passaggio del feretro abbia luogo in modo decoroso e consono alla situazione, la forza pubblica prescrive che il popolo accolga il corteo funebre nel più completo silenzio, e senza alcun tipo di stendardi o di insegne a indicare appartenenze politiche o ideologiche, al di fuori del tricolore nazionale. Unico suono ammesso, accanto ai singhiozzi delle donne, le note de Il Piave mormorava: ma che nessuno azzardi a improvvisare comizi, o peggio ancora a trasformare il Milite Ignoto in un simbolo politico di questo o quel partito.

Milite Ignoto Roma Santa Maria degli Angeli

A Santa Maria degli Angeli, tutto è pronto per tributare gli onori religiosi al Milite Ignoto

E poi, tutto il resto è storia nota. L’arrivo a Roma, le esequie solenni a Santa Maria degli Angeli, la lenta processione fino all’Altare della Patria, la sepoltura nel punto più glorioso di Roma tutta. Fu la prima, grande manifestazione patriottica dell’Italia unita, che davvero unì sotto lo stesso abbraccio di cordoglio tutta la popolazione, da Nord a Sud. Piegata dal dolore, ancora ferita dalle guerre: l’Italia usciva pian piano dal lutto, e si scopriva nazione.

Milite Ignoto Roma Vedove e Orfani

4 novembre 1921: vedove e orfani di guerra, scelti tra il popolo con un sorteggio, accompagnano il Milite Ignoto (e con lui, i loro caduti) nel suo ultimo, glorioso viaggio

6 pensieri su “Cosa sappiamo sul Milite Ignoto?

  1. Luca ha detto:

    Bellissimo resoconto, grazie Lucia! Di tutta questa storia avevo sentito qualcosa questa mattina, guardando la cerimonia a Trieste: un pezzo doloroso ma importante della nostra Storia. Grazie ancora! :)

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