Cinque capi di abbigliamento che arrivano dal mondo militare

Verrebbe da pensare che la moda sia un fatto puramente estetico: roba da stilisti con un metro da sarta al collo che si muovono leggiadri in atelier pieni di scampoli e di sete. No?

No. O meglio: non sempre. Talvolta, si impongono nel mondo della moda capi di abbigliamento con origini molto più… spartane. È questo il caso dei (non pochi!) capi che nascono in abito militare e che, nell’arco di pochi anni, conquistano non solo le trincee nemiche, ma anche i cuori dei civili.
Spesso, i capi di origine militare cominciano ad essere indossati dai cittadini “semplici” in segno di amor patrio. Frequentemente, al patriottismo si mescolano passioni molto più terra-a-terra, come quella per la funzionale praticità dei capi. Fatto sta che sono davvero numerosi i capi di abbigliamento accomunati da questa sorte, e sono convinta che anche voi ne avrete alcuni nel vostro guardaroba.
Scommettiamo?

Il montgomery

Montgomery

Parte che, a renderlo veramente popolare, sia stato – ehm – l’orsetto Paddington, noto per il montgomery blu che indossa nella serie di libri per l’infanzia.
Un orso di peluche non ha grandi affinità con l’esercito, nel convengo, ma prima di finire addosso all’orso Paddington, il montgomery era frequentemente utilizzato a bordo delle navi militari. Confezionato a partire da un panno di lana molto spessa prodotta nelle Fiandre, il montgomery era perfetto come abbigliamento di bordo per due ragioni. Uno: il tessuto sopportava abbastanza bene gli schizzi d’acqua, assorbendoli con facilità. Due: la chiusura ad alamari rendeva facile indossare il capo anche se si avevano le dita intirizzite dal freddo.

Un marinaio che amava molto il montgomery era (appunto) Bernard Law Montgomery, comandante delle truppe alleate nello sbarco in Normandia. Dopo la sua vittoriosa impresa, le foto di Montgomery fecero il giro del mondo – e sicché, in numerosi di quegli scatti, il generale indossava quel cappotto… beh, il destino era scritto. Da quel momento in poi, il cappotto con gli alamari sarebbe per sempre stato associato a Montgomery.

Nota di colore (…letteralmente). Molti marinai in giro per il mondo sfruttavano da tempo la praticità del montgomery, ma la marina militare inglese fu la prima a volere questo capo di abbigliamento come parte integrante della divisa, negli anni della seconda guerra mondiale. Finita la guerra, i magazzini della Royal Navy si ritrovarono a dover gestire un’eccedenza di produzione: erano pieni di montgomery ancora intonsi, che per fortuna non erano più necessari. Pensa che ti ripensa, si decise di immettere sul mercato civile questa massa di montgomery, rigorosamente color blu navy. Fu una vera propria e invasione, che saturò il mercato per tutto il dopoguerra: te li tiravano dietro, ‘sti montgomery blu.
E infatti non è un caso che sia proprio un montogomery blu, negli anni ’50, a finire addosso a un orsetto spaventato e solo, abbandonato alla stazione di Paddington…

Il giaccone a doppiopetto

Cappotto Caban

Se c’è una cosa che ho capito scrivendo questo articolo, è questa: i marinai non vanno d’accordo coi bottoni.
E infatti non è un caso che i cappotti a doppiopetto siano stati adottati dalle marine militari di mezzo mondo.

Inventato verso la fine del XVII secolo dalla marina olandese, il cappotto (o giaccone) a doppiopetto viene rapidamente adottato anche dalla marina britannica, da quella statunitense e da quella imperiale-tedesca. In particolar modo, diventa un must insostituibile per i marinai addetti alle manovre sulle navi a vela, e per un motivo direi molto sensato: se ti devi arrampicare come ‘na scimmia sulle sartie di una nave, è scomodo farlo indossando un giaccone chiuso da una fila centrale di bottoni. Nella migliore delle ipotesi, i bottoni strofinano fastidiosamente contro i cordami; nella peggiore delle ipotesi, rischiano pure d’essere di intralcio.
Molto più pratico avere indosso un giaccone che è tenuto chiuso da due file di bottoni ben distanziate tra di loro, con un ampio spazio intermedio in mezzo al quale far scorrere la corda.

(Suppongo che ciò denoti come il buon Montgomery, con i suoi perigliosissimi suoi alamari, a bordo delle navi facesse tante belle cose, ma non i lavori pesanti sulle vele…).

Il cardigan

Advert For Shoolbred's Service Clothing 1915

Ad ogni modo, ci sta. Che Montgomery non s’arrampicasse in prima persona su per l’albero maestro, dico.
Del resto, Montgomery non si è mai sognato di dire il contrario.

Storia un po’ diversa è quella del generale inglese James Brudenell, meglio noto come conte di Cardigan: un uomo affamato di successo e terribilmente bisognoso di riconoscimenti, che, all’alba dei sessant’anni, ottiene finalmente l’occasione della sua vita quando gli viene offerto di porsi a capo dell’esercito inglese mandato a combattere la guerra di Crimea. Il conte di Cardigan accetta, parte, ordina al suo esercito una carica folle e vittoriosa che cambierà le sorti del conflitto; subito dopo questo episodio fa ritorno in patria, con l’orgoglio dell’eroe di guerra che si gode il trionfo.

Accolto a braccia aperte dalla regina Vittoria e dalla stampa inglese, il conte di Cardigan si mostra ben lieto di strabiliare la popolazione raccontando ogni terribile dettaglio della sua strabiliante impresa. Tra le altre cose, indugia con particolare accento sul penoso freddo sopportato in Russia, quando lui, fianco a fianco coi suoi soldati, arrancava per giorni tra i cumuli di neve, costretto addirittura ad indossare, sotto la giacca e sopra la camicia, un sottile gilet di lana lavorata ai ferri.
Dettaglio in risposta al quale voi direte “embeh?”. Eppure, all’epoca la cosa parve inconsueta e persino penosa per un generale solitamente così elegante. Non esisteva ancora la moda del golf di lana; la scelta stilistica di Cardigan parve a molti uno stratagemma disperato dettato dalla desolazione. Insomma, il dettaglio colpì profondamente l’opinione pubblica, le massaie inglesi cominciarono a confezionare maglioncini in lana per i loro figli e i loro mariti… Oh sì: furono gloriose settimane, quelle, per il conte di Cardigan.

Sventuratamente, settimane gloriose ma brevi: quando le sue truppe tornarono in patria, i soldati cominciarono a raccontare la vera realtà dei fatti. Tipo che il conte di Cardigan, in Crimea, aveva passato tutto il tempo chiuso nella sua nave militare, al caldo e con dovizia di provviste, mentre erano semmai i soldati a terra a fare la fame in mezzo al gelo.
Peggio ancora, nella battaglia che vide l’esercito compiere gesta follemente eroiche in una situazione di enorme inferiorità numerica, è pur vero che fu Cardigan a impartire l’ordine di una resistenza a tutti i costi… col piccolo dettaglio che lui se la diede a gambe circa cinque secondi dopo, e rimase a distanza a guardar morire i suoi uomini.
Insomma: non una gran bella figura per il conte, che tuttavia non perse mai il favore della famiglia reale e mantenne il suo ruolo fino al pensionamento (del resto, ormai non lontano).

A nostra parziale consolazione, si può dire che – nonostante l’avesse richiesto – Cardigan non ottenne mai di essere insignito dell’Ordine della Giarrettiera.
Quanto a Cardigan… beh: non la Storia non lo ricordò come l’eroe di guerra che sognava di essere, però ha pur sempre dato il nome a un popolare capo d’abbigliamento. Meglio che niente.

Il trench

Trench

Se ci pensate, “trench” in Inglese vuol dire “trincea”, né più né meno.
E infatti, i trench nascono in Inghilterra nella prima guerra mondiale, sottoforma di cappotti… modificati per adattarsi alle esigenze di un soldato al fronte.

Partendo dal modello “standard” del classico cappotto maschile degli anni ’10, il cartamodello del trench era pensato per includere tutta una serie di migliorie, tra cui: stoffa impermeabilizzata; tasche chiuse da un’abbottonatura per una maggiore tenuta; ampio spacco posteriore per agevolare la camminata; cinturini per stringere le maniche ai polsi e non dare ingombro alle mani. Le spalle rinforzate da un secondo strato di stoffa a mo’ di mantelletta erano ovviamente utili contro l’usura; la striscetta di stoffa tenuta chiusa da un bottone che ancor oggi è applicata sulle spalle dei trench non aveva una funzione decorativa, ma era anzi un salvavita: sotto a quell’asola era possibile infilare la tracolla del proprio tascapane. Con la garanzia di non perdere mai quello che poteva essere il contenitore di munizioni di riserva, effetti personali, “portafortuna”…

Burberry si vanta di essere l’inventore del trench, ma Lucy Adlington insiste nel far notare che in realtà il capo fu prodotto, con un taglio più o meno uguale, da numerosi marchi inglesi nel corso della Grande Guerra.
Ad ogni buon conto, se non avete ancora visto il corto The Tale of Thomas Burberry realizzato dal brand inglese in occasione del centenario della Grande Guerra, guardatelo perché  merita.

Il giubbotto bomber

Bomber

Se “trench” vuol dire “trincea”, “bomber” vuol dire “cacciabombardiere”, e infatti il giubbotto americano imbottito di uno spesso manto di pecora nasce proprio con lo scopo di tenere al caldo gli aviatori della prima guerra mondiale.
Ma è il secondo grande conflitto a rendere popolare questo capo di abbigliamento, che i cittadini statunitensi del primo dopoguerra cominciano ad associare indivisibilmente al coraggio dei grandi eroi dei cieli. Negli States degli anni ’50, il bomber impazza (anzi, dirò di più: si sdoppia. Il giubbotto di pelle nero da motociclista altri non è che una derivazione del giubbotto da aviatore, privato dell’imbottitura e reso più aderente al corpo per meglio sottolineare la fisicità da macho di chi lo indossa).
Negli anni ’80, Top Gun farà il resto, trasformando il bomber nel capo iconico che amiamo ancor oggi… e, beh. Il resto è Storia.

13 risposte a "Cinque capi di abbigliamento che arrivano dal mondo militare"

  1. klaudjia

    Se si esce dal campo militare la lista si allunga ancora: i “ciclisti” nati per uso sportivo, le tute jumpsuit nate per gli operai/ie, i jeans (usati da marinai e minatori) ora anche in versioni extralusso da 500€ il paio, le scarpe in sughero nate per ovviare alle sanzioni post guerre d’Africa che impedivano l’importazione di cuoio ecc. Ecc.

    Piace a 2 people

    1. Lucia

      Grazie!!

      Il doppiopetto ha stupito molto anche me quando l’ho scoperto. Pensavo che le due file di bottoni avessero una funzione puramente estetica e quindi fossero nate come accessorio per ricconi che potevano permettersi ninnoli inutili, mai avrei pensato ad una origine come abito da lavoro!

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  2. klaudjia

    C’è un altro “capo” derivato dalla prima guerra mondiale a cui noi donne dobbiamo molto….: i tamponi femminili usa e getta. Durante la prima guerra mondiale (la peggiore vista fino ad allora) milioni di uomini erano al fronte. Le vecchie bende che venivano lavate e stirate (!) Per essere riutilizzate non riuscivano a sopperire alle spaventose necessità del fronte. L’industria dovette ingegnarsi e realizzare delle bende di cellulosa e cotone in grado di assorbire ma così economiche da poter essere gettate via dopo l’uso. (Con notevoli vantaggi anche dal punto di vista igienico). Al fronte (e non) le infermiere cominciarono ad utilizzare queste bende per uso personale. Finita la guerra, alla fine degli anni 20, una imprenditrice americana brevetto’ un primo prototipo di tampone usa e getta….il resto e’ storia.

    Piace a 1 persona

    1. Lucia

      😮 😮 😮

      Ma davvero?!?

      Non ne avevo proprio idea, e dire che in effetti era molto ragionevole ipotizzare una genesi di questo tipo, con l’urgenza di dover assorbire grandi quantità di sangue a ciclo continuo come era in guerra. Wikipedia mi dice addirittura che il primissimo prototipo di assorbenti usa-e-getta (sempre per soldati) era stato creato già da Benjamin Franklin (!), ma non ha avuto grande diffusone.

      Che storia (anzi, Storia) 😮
      Interessantissima, ‘sta cosa! Grazie!

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  3. Elisabetta

    Aggiungo, se posso:
    Occhiali a goccia Ray-ban commissionati dal governo Usa per i piloti della Air force negli anni ’30
    Pantaloni cachi che i soldati britannici facevano tingere nel the per preservare dalla polvere dell’India.
    Sahariana..dagli ufficiali delle colonie britanniche a YSL.

    Inoltre per il ciclo..nulla è come sembra, ti proporrei di fare un post sul kilt e il tessuto tartan…le sue origini non sono antiche né medievali come si pensa… e i Celti usavano i pantaloni…mentre erano i Romani a usare le gonnelline….

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