Alla scoperta dello smoking bishop, il punch preferito di Ebenezer Scrooge

“Buon Natale, Bob”, esclama Ebenezer Scrooge all’alba del 26 dicembre, rincontrando in ufficio il suo impiegato. “Vi aumenterò il salario e farò tutto ciò che è possibile per assistere la vostra famiglia, che ha tanto dovuto lottare. Ne discuteremo oggi stesso, di fronte a uno Smoking Bishop!”.

E ne siamo tutti molto lieti, verrebbe da chiosare, se non fosse per quel dettaglio vagamente destabilizzante (al punto tale che ancor oggi viene omesso in alcune delle traduzioni italiane del romanzo). Tecnicamente, cos’è uno smoking bishop? Dobbiamo immaginarci Scrooge e Cratchit che discutono di affari mentre un vescovo tabagista sovraintende all’incontro come arbitro super partes?

Evidentemente, no. Nell’Inghilterra d’età vittoriana, lo smoking bishop era un punch particolarmente apprezzato nei salotti dell’alta borghesia, che veniva consumato in tutto il periodo invernale e, soprattutto, durante i giorni di Natale. In soldoni, era un vin brûlé a base di porto, profumato agli agrumi. Come spiega Neil Buttery del blog British Food History, quel punch era definito smoking perché era servito ancora fumante (e perché le arance affumicate erano uno degli ingredienti principali); quanto al curioso nome di bishop, quello gli veniva attribuito perché il drink faceva parte della più ampia categoria di bevande che, nell’Inghilterra vittoriana, prendevano il nome di ecclesiasticals.

Ovverosia, erano nominati con termini che si rifacevano a cariche della gerarchia cattolica: lo smoking archbishop era un punch a base di claret; lo smoking cardinal aveva champagne e tokaji tra gli ingredienti; preparare un punch a base di arance e vino bianco di Borgogna avrebbe permesso di gustare un fantastico smoking pope. Ma poiché sono spesso le ricette più semplici a dare la maggior soddisfazione, io confesso che l’ecclesiastical che mi attira più di tutti è l’umile smoking beadle: vino speziato con infusione d’uvetta, per assaporare un sacrista tabagista.

V’era certamente una dimensione di sottile presa in giro, dietro all’onomastica di questi punch. L’Inghilterra vittoriana era una nazione in cui permaneva molto forte l’antipatia anticattolica: accomunati, nell’immaginario collettivo, ai rivoltosi piantagrane irlandesi (o peggio ancora agli eversivi che avevano tentato di destabilizzare l’ordine pubblico sotto la guida di Guy Fawkes), i papisti non godevano di grandi simpatie, a voler usare un eufemismo. V’era dunque una sottile presa in giro, una garbata irrisione fatta con contegnoso humor britannico, nell’onomastica che era stata appioppata a questi punch e che ovviamente era comica perché ironizzava sull’idea di un alto prelato col vizietto del tagabismo.

Come ci spiega la storica Elizabeth Gabay, autrice del blog A History of the World through a Bowl of Punch, gli ecclesiasticals erano bevande che portavano con sé un deciso “tono protestante di anti-cattolicesimo” – e anche questo, a suo modo, mi pare un dettaglio interessante per meglio comprendere la psicologia di quel brontolone conservatore che è Ebenezer Scrooge. Addirittura, esistevano dei club in cui era d’abitudine servire questi punch in grandi contenitori che avevano la forma d’una mitria: “ci si ubriacava e si prendeva in giro la Chiesa al tempo stesso”, che immagino fosse all’epoca considerato un modo come un altro per divertirsi. ‘nsomma.

Punchbowl a forma di mitria vescovile, 1735 ca. (cliccare qui per maggiori dettagli)

A questo punto, immagino starete ansiosamente aspettando la ricetta dello smoking bishop offerta da Mani di pasta frolla, ma ahimè la brutta notizia è che problemi di salute impediscono a Michela di portare avanti la pubblicazione delle ricette che avrebbero dovuto accompagnare i miei articoletti (che invece proseguono comunque la loro pubblicazione). Augurando a Michela una prontissima ripresa, ripieghiamo su una video ricetta smoking bishop che potete trovare qui:

8 risposte a "Alla scoperta dello smoking bishop, il punch preferito di Ebenezer Scrooge"

  1. Paola

    Questo articolo mi ha fatto morire dal ridere, il video scelto poi è STUPENDO! Se mi riesce il Christmas pudding prevedo una serie di tentativi di ecclesiastici tabagisti ahahahah

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    1. Lucia

      😂
      Grazie! E facci sapere se ti lanci nell’impresa eh!

      In effetti, a giudicare dal video, dovrebbe essere una preparazione piuttosto semplice, ma con dei sapori dal solito. Io sono sostanzialmente astemia e non mi lancio nell’impresa, sarebbero da provare per davvero!

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  2. Pingback: Quand’è che cominciammo a “esser tutti più buoni” nel giorno di Natale? – Una penna spuntata

  3. Ago86

    Se devo essere sincero la primissima cosa che ho pensato è stato il collegamento smoking = abito che si usava in certi ambienti dove si fumava (per cui pensavo che sarebbero andati a fumare da qualche parte). La cosa però non mi quadrava, e subito dopo ho iniziato a chiedermi cosa potesse essere.

    Grazie per i tuoi post e le curiosità che scopri!

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