Il folklore dietro a “The Sandman”

Vi siete mai chiesti come mai, al mattino, ci si risvegli con gli occhi cisposi, manco ci fosse qualcuno che, nottetempo, ci ha tirato della sabbia negli occhi?

Naturalmente, i medici si son messi d’impegno per cercare una spiegazione a questo fenomeno. Secondo loro (poveri illusi!) quelle cosine dall’aria sabbiosa che ci troviamo negli occhi al mattino sono un miscuglio di secrezione lacrimale, cellule dell’epidermide e polvere ambientale, che si accumula ai lati degli occhi perché, quando dormiamo, non sbattiamo le ciglia e quindi non riusciamo a rimuoverla.
Una spiegazione plausibile: concediamoglielo.
Ma la verità ve la dico io: se al mattino vi sembra di avere la sabbia negli occhi, è perché letteralmente qualcuno vi ha tirato la sabbia negli occhi. Sabbia magica, va da sé: sabbia dotata di poteri soporiferi, che poche creature al mondo sono in grado di utilizzare. Tra di loro, l’Omino della Sabbia e il Mago Sabbiolino, per citare il folklore nostrano. Gli anglofoni, invece, hanno a che fare con Sandman: esattamente il personaggio cui è stata dedicata l’omonima serie in uscita su Netflix.

Ma chi è Sandman? Da dove arriva, e soprattutto perché ha ‘sta fissa di tirarci la sabbia negli occhi?

Ben prima che Neil Gaiman rimaneggiasse il personaggio dando origine al fumetto che ha ispirato la serie Netflix, l’Omino della Sabbia era molto conosciuto nel folklore dell’Europa centro-settentrionale. Invisibile agli occhi umani – forse spirito o forse folletto – calava sulla terra poco dopo l’imbrunire portando con sé il suo sacchettino di sabbia magica. Ne tirava minuscoli pugnetti negli occhi di grandi e bambini, scatenando in loro un’invincibile sonnolenza che garantiva un riposo sereno a chi, quietamente, s’abbandonava a quell’incanto.
E decisamente sarebbe stato il caso d’abbandonarcisi, anche perché l’Omino della Sabbia non apprezzava affatto quegli individui che snobbavano il suo dono e pretendevano di fare le ore piccole, rifiutando di abbandonarsi al sonno. Più indulgente con gli adulti ma inflessibile coi bambini, l’Omino della Sabbia puniva severamente i discoli che non volevano andare a letto: era la versione moralizzante e incattivita di Morfeo, se così vogliamo definirlo.

Nei ricordi d’infanzia di Nathanael, il protagonista del Der Sandmann di E.T.A Hoffmann, il terrificante Omino della Sabbia strappava via gli occhi a tutti quei bambini che rifiutavano di addormentarsi. Dopodiché li metteva dentro un cesto e, volando nel cielo, se li portava via per sempre (un dettaglio curioso che ha spinto i critici letterari a fare un parallelismo con un passo del Malleus Maleficarum: a fine Quattrocento, in Germania, erano le streghe a strappare nottetempo parti anatomiche per portarsele via dentro a un cesto, volando su nel cielo. In quel caso, però, non si curavano degli occhi e decisamente non si interessavano ai bambini: loro puntavano ai genitali maschili, rendendo impotenti i malcapitati).

Apparentemente più benevolo era il piccolo Jon Blund, il collega scandinavo dell’Omino della Sabbia: questa creaturina alata, molto simile a un angioletto, era inflessibile coi bambini capricciosi ma molto comprensiva con quei bimbetti che non riuscivano a prendere sonno perché realmente inquieti, spaventati dal buio o da qualche ansia notturna. In quel caso, Jon non si limitava a usare la sua sabbia, versando negli occhi dei bimbi anche qualche goccia di un latte magico che faceva sparire ogni timore, dando loro la serenità necessaria per abbandonarsi quietamente al sonno.

E non è poi cattiva nemmeno santa Lucia: che, in alcune regioni italiane del Nord Est, ha trovato un metodo indubbiamente efficace per conciliare il suo ruolo di moralizzatrice con quello di portatrice di doni. La sabbia negli occhi, la tira ai bambini cattivi che non si sono meritati un regalo – e la sua sabbia non è neanche magica! È solo sabbia negli occhi!
E sarà meglio non farsi trovare svegli nel momento in cui passerà la santa: ché Lucia non è donna da andar troppo per le spicce, e tira sabbia anche ai bambini che non sono andati a letto abbastanza presto.

Nel Canada francese, l’Omino della Sabbia ha adottato una tecnica un po’ tranchant per risolvere il problema di cui sopra. In un periodo imprecisato della Storia recente, s’è messo in società con Bonhomme Sept Heures, un tipo un po’ inquietante che rapisce i bambini che si attardano a giocare al parco dopo l’imbrunire, rischiando di non essere ancora pronti per andare a letto nel momento in cui le Petit Elfe Ferme-l’œil giungerà a visitarli.

Belgio e Olanda sono appannaggio di Klaas Vaak, uno gnomo che non si limita a punire i bambini che non vogliono dormire: a suo modo, dà una lezione a tutti i discoletti sfaticati!
Oltre alla sabbia magica d’ordinanza, Klaas Vaak possiede infatti due ombrelli incantati: uno, pieno di immagini meravigliose; l’altro, desolatamente vuoto. Non appena il bambino si assopisce, Klaas Vaak apre sulla sua testa uno degli ombrelli, a seconda di ciò che il bimbo s’è meritato: quello con le immagini farà piovere nella sua mente sogni colorati, dolci e avventurosi; ma quello vuoto (non c’è nemmeno bisogno di dirlo) non donerà lo stesso privilegio. I bambini che si sono comportati male dovranno contentarsi della monotonia di un sonno senza sogni (sempre che non si siano comportati davvero male: in quel caso, Klaas Vaak potrebbe punirli con degli incubi!).

Ed è chiaramente un parente stretto di Klaas Vaak quello spiritello di nome Ole Lukøje cui Andersen ha dedicato una delle sue fiabe. Ne riporto alcuni stralci, citando l’antologia pubblicata da Mondadori con la curatela di Alda Castagnoli Manghi e la traduzione di Anna Cambieri.
Il protagonista della fiaba di Andersen (qui ribattezzato Ole Chiudigliocchi, traduzione letterale del termine danese) ci viene presentato anzitutto come un grande narratore:

In tutto il mondo non c’è nessuno che sappia tante storie quante ne sa Ole Chiudigliocchi. E come le sa raccontare!
Verso sera, quando i bambini sono ancora seduti a tavola, o sulle loro seggiole, arriva Ole Chiudigliocchi, sale le scale silenziosamente, perché cammina senza scarpe, apre lentamente la porta e plaff! spruzza un po’ di latte negli occhietti dei bambini, poco, poco, ma comunque abbastanza perché loro non riescano più a tenere gli occhi aperti e perciò non lo vedano; sguscia dietro di loro, gli soffia dolcemente sul collo e subito sentono la testa pesante, ma non tanto da far male; perché Ole Chiudigliocchi vuole il bene dei bambini, desidera soltanto che stiano tranquilli, e loro sono davvero tranquilli solo quando finalmente vanno a letto e devono stare zitti perché lui possa raccontare le sue storie.
Quando i bambini finalmente dormono, Ole Chiudigliocchi si siede sul loro letto; ha un bel vestito, un mantello di seta, ma è impossibile dire di che colore è perché a ogni suo movimento ha riflessi ora verdi, ora rossi, ora blu. Tiene sotto le braccia due ombrelli, uno pieno di figure, e lo apre sopra i bambini buoni che così sognano per tutta la notte le storie più belle, l’altro invece non ha niente e viene aperto sui bambini cattivi che così dormono in modo strano e quando si svegliano la mattina, non hanno sognato niente.

La fiaba prosegue raccontando l’amicizia tra Ole e un bimbetto di nome Hjalmar.
Per una settimana intera, lo spiritello dona a Hjalmar i sogni più avventurosi e variopinti di questo mondo: fa danzare le lettere dei suoi quaderni di scuola, lo accompagna in una gita al bosco, gli permette di viaggiare in nave, gli mostra terre lontane, lo conduce a una festa nuziale e addirittura gli permette di chiacchierare col ritratto del suo bisnonno morto. Ma, naturalmente, le fiabe di Andersen non hanno mai un lieto fine; nel settimo giorno della settimana Hjalmar riceverà in dono un sogno inaspettato:

«Adesso mi devi raccontare le storie dei “Cinque piselli in un baccello”, del “Gallo che faceva la corte alla gallina” e dell’“Ago da rammendo” che era così delicato da credere di essere un ago da ricamo!»
«Il troppo stroppia!» esclamò Ole Chiudigliocchi «preferisco mostrarti qualcosa, e precisamente mio fratello, che pure si chiama Ole Chiudigliocchi, ma che non va mai dalle persone più di una volta, e quando ci va le porta via con sé sul suo cavallo e racconta loro delle storie; ne conosce soltanto due: una è così straordinariamente bella che nessuno al mondo se la può immaginare, e l’altra è così orribile e spaventosa da non poterla raccontare!» e Ole Chiudigliocchi sollevò il piccolo Hjalmar fino alla finestra e gli disse: «Da qui vedrai mio fratello, l’altro Ole Chiudigliocchi; lo chiamano anche Morte; ma vedrai che non è affatto brutto come compare sui libri di figure dove è solo uno scheletro. In realtà ha un abito tutto ricamato d’argento, una bellissima uniforme da ussaro! Un mantello di velluto nero vola nel vento, dietro il cavallo; guarda come va al galoppo!».
E Hjalmar vide come quell’Ole Chiudigliocchi cavalcava via, prendendo sul cavallo giovani e vecchi. Alcuni li metteva davanti, altri dietro, ma prima chiedeva sempre: «Che voti hai preso sulla pagella?».
«Buono» rispondevano tutti, ma lui diceva: «Fatemi vedere!» e così gli mostravano la pagella, e quelli che avevano “buono” e “ottimo” erano messi davanti a ascoltare la bella storia, quelli che invece avevano meritato “sufficiente” o “scarso” si sedevano dietro a ascoltare la storia spaventosa; allora tremavano e piangevano, volevano saltare giù dal cavallo, ma non potevano farlo: erano come inchiodati.
«La Morte allora è un Ole Chiudigliocchi straordinario!» esclamò Hjalmar «io non ho affatto paura di lui!»
«Infatti non ne devi avere!» gli rispose Ole Chiudigliocchi. «Basta che tu abbia una bella pagella!»

13 risposte a "Il folklore dietro a “The Sandman”"

  1. Umberta Mesina

    Der Sandmann me lo ricordo ancora come qualcosa che non vorrei rileggere per niente al mondo.
    Invece Ole Lukoje mi sta molto simpatico, almeno nella versione che apre il film “La Regina delle nevi” del 1957 (l’unica che conoscevo finora).
    Comunque, non so come accada a te, Lucia, ma a me non capita più di avere gli occhi incispati ora che sono grande… anche se la casa e la polvere sono sempre le stesse!

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    1. Lucia Graziano

      Ma sono l’unica che si sentiva leggere Der Sandmann come fiaba della buonanotte da bambina, e non si è mai traumatizzata? 😂 Cioè, probabilmente ero troppo piccola per capire, ma non lo ricordo una cosa così terrificante (e invece, ieri, anche mio marito diceva di ricordare quel racconto come una delle cose più spaventose mai lette).

      Durante il mio primo anno di studio di danza classica (cioè nell’anno in cui ero a cavallo tra i quattro e i cinque anni), la mia scuola di danza aveva portato in scena come saggio di fine anno il balletto Coppelia, che è appunto tratto dal racconto di Hoffmann (anche se ha toni molto più giocosi). Ricordo che mia mamma aveva colto la palla al balzo per comprare il racconto originale e leggermelo prima di andare a dormire (era la versione originale, ho ricontrollato, ho ancora il libro in casa), e ricordo che io la trovavo una storia piacevolmente paurosa ma niente di più. Sicuramente a cinque anni non sei in grado di cogliere tutte le sfumature di un racconto per adulti, però…

      Dici che è per quello che sono venuta su così? 😂

      Riguardo agli occhi, a me in realtà capita di rado di avere la sabbiolina. Più che altro, mi sveglio con una secrezione più umidiccia (che immagino possa essere quella che ha ispirato il latte magico di Jon Blund, perché in effetti la consistenza è quella). Ieri, mentre cercavo su Google una definizione medica per la cispa, sono capitata su un sito che diceva che le secrezioni liquide sono pure frequentissime. Va da persona a persona: alcuni al mattino si svegliano con quel senso sabbioso, altri con secrezioni più liquide. Mi sa che a me aggiungono sempre un po’ di latte magico, a ‘sto punto 😐

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      1. Umberta Mesina

        Be’, io vorrei molto che qualcuno passasse a farmi dormire, anche a costo di ritrovarmi le palpebre incollate (siiigh).
        Forse Der Sandmann mi ha inquietato perché l’ho letto a vent’anni, come tutti i racconti di Hoffmann. Probabilmente l’innocenza dei bambini li protegge dalle cose peggiori, almeno se hanno una famiglia equilibrata! Anche coi cartoni animati capitava così: nessuno mai è diventato violento per aver seguito in tv Jeeg o Ken il guerriero, se non stava già male di suo (mentre conosco un bel po’ di persone che li considerano l’unica occasione avuta da piccoli per sentir parlare di valori come l’amicizia eccetera).

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        1. Lucia Graziano

          Beh sì, ma soprattutto: non penso che un bambino di cinque anni sarebbe in grado di apprezzare un thriller per adulti, non è scritto per lui. Probabilmente non coglierebbe appieno quel clima di tensione che invece agli adulti mette l’ansia.
          Nel mio ricordo, è una fiaba non più spaventosa di quella in cui la strega di Hansel e Gretel vuole buttare i fratellini nel forno o di quella in cui il locandiere di san Nicola vuole affettare culetti di bambini per far mangiare carne al vescovo (e quelle erano fiabe che ascoltavo sempre, mia mamma non ha mai amato gli adattamenti mollaccioni per bambini anni ’90. Giustamente, secondo me).

          Ma in Der Sandmann c’era una tensione psicologica particolare, (ché la trama in sé non è chissà quanto spaventosa), io ero probabilmente troppo piccola per coglierla.

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      2. Elisabetta

        Sì, mi sa che sei l’unica. Probabilmente oggi leggerla sarebbe pure da denuncia. 😄
        Porto l’esperienza di una mia amica che lavora coi bambini e ha avuto modo di leggere Barbablù… ha avuto non so quante proteste dai genitori.
        Tua madre senza saperlo seguiva la linea di Bettelheim 😀
        A me non l’hanno mai letta, ma mi pare esagerato legare il rendimento scolastico al giudizio dell’aldilà… però praticamente prendi due piccioni con una fava: il bambino di notte dorme e di giorno studia. E poi è una fiaba d’autore.
        Dicevo che non me l’hanno mai letta, in compenso come metodo educativo non “molliccio” anni ’80 anche io ero invitata a chiudere gli occhi, altrimenti passava Sabbiolino (versione minacciosa), ma non dovevo per forza dormire, solo chiudere gli occhi ( sapevano che poi mi sarei addormentata, ovviamente…versione furba).

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  2. Austin Dove

    bell’approfondimento
    anche io per l’uscita della serie potrei fare un articolo a tema: Charmed ha trattato la leggenda in un episodio!
    cmq questa figura era accennata in un libro per bambini sui mostri e le creature delle nostre leggende 😀

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  3. Emilia

    Mi ha ricordato una canzone, di cui non si trova traccia sul web, riportata su un disco per bambole parlanti che aveva mia sorella.
    Faceva così:
    “Il nano Sabbiolino
    già viene dal balcon
    e vuol veder se i bimbi
    nel picciol letto son.
    Se un bimbo alzato troverà,
    la saabbia scenderà.
    Dormi, dormi,
    mio piccolo bel bambin”.

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    1. Lucia Graziano

      😮
      Nano!

      Omino della Sabbia, lo conoscevo.
      Mago Sabbiolino, so che esiste.
      Ma il NANO sabbiolino non l’avevo proprio mai sentito nominare! (E secondo me ha anche più senso di un mago, per la cronaca, ‘sta cosa del mago che passa la vita a far addormentare la gente mi ha sempre stonato parecchio 😂)

      Grazie!

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