Lifestyle cristiano

The Modesty Survey

Le giornate si allungano, le temperature si alzano, le gambe si scoprono, e le magliette si fanno più leggere. (Per la cronaca: è da circa un mese e mezzo che avevo pronto questo post, ma viste le temperature medie mi sapeva tanto di presa in giro. Che dite: stavolta, sarà la volta buona?).
Comunque: forse, la bella stagione sta arrivando, e i nostri vestitini più leggeri e ariosi cominciano a fare capolino dal guardaroba. Se fossi una persona normale, a questo punto comincerei a parlarvi della prova costume e dei must have per l’estate 2013, ma invece no: siccome io sono Lucyette, riattacco con la solita solfa del vestirsi pudicamente.

Chi mi legge da tempo, già sa che la “modest fashion”, come la definiscono gli Americani, è un tema che in effetti mi sta molto a cuore. Non dico che andare in giro in minigonna ti renda di per sé una cattiva cristiana, (ovvio), ma io evito di andare in giro in minigonna anche perché trovo che non si concilii molto col mio essere cristiana.
La modest fashion (scusate l’inglesismo, ma non saprei come tradurre il termine in Italiano) è un problema che mi sembra essere relativamente poco sentito, qui in Italia. A parte l’ottima Turris Eburnea, non so se ci sono molti altri gruppi che si focalizzano proprio su questo aspetto. Magari ci sono ma io non li conosco, eh.
Ad ogni modo, mi pare di capire che il modest clothing (e annessa castità prematrimoniale) siano temi su cui invece, negli States, gli educatori cristiani calcano molto la mano…
…il che giustifica una bellissima iniziativa che ho scoperto qualche mese fa, navigando su blog americani.

La bellissima iniziativa è la Modesty Survey, ovverosia una… vera e propria inchiesta sul pudore cristiano, visto dai cristiani.

A forza di andare avanti a ripetere alle ragazzine “vestitevi con pudore, vestitevi con pudore”, gli educatori d’Oltreoceano si sono resi conto che, forse forse, sarebbe valsa la pena di interpellare anche i ragazzi.
Sì, insomma: mi dicono tutti che devo vestirmi con pudore perché altrimenti svilisco il mio corpo e induco i maschietti a fare pensieri sconci mentre mi sbirciano nella scollatura… ma i maschietti che ne pensano? Sarà poi vero che, se mi metto una minigonna, tutti i maschi nei paraggi cominceranno a guardarmi le gambe?
‘nsomma: va bene fare discorsi teorici sul rispetto del proprio corpo e bla bla bla… ma la controparte, concretamente, che ne pensa?

Nel gennaio del 2007, un gruppo di educatori cristiani ha radunato duecento ragazze (cristiane) e le ha messe all’opera. Le ragazze hanno stilato una serie di domande che stavano loro a cuore (da: “una gonna al ginocchio è okay?”, a “ma sotto sotto: voi ve ne accorgete veramente, del modo in cui ci vestiamo?”). Le domande – centoquarantotto in tutto – sono poi state somministrate a un campione di 1600 uomini dai dodici anni in su (con uno “zoccolo duro” di adolescenti e giovani adulti; ma si arriva fino agli ultracinquantenni).
Agli uomini (credo, tutti quanti cristiani praticanti) è stato chiesto di fornire la loro opinione, indicando quanto fossero d’accordo (o in disaccordo) con una certa affermazione. Ad esempio: di fronte all’affermazione “tutte le minigonne sono di per sé immodeste”, ci si poteva definire “assolutamente concordi”, “concordi”, “neutri”, “poco d’accordo”, o “completamente in disaccordo”.
I risultati della ricerca sono poi stati elaborati e messi online… e sono consultabili qui, per chi volesse darci un’occhiata. E, magari, meditare sulle risposte.

***

Io sono la prima ad aver trovato qualcosa su cui riflettere, eh! Ad esempio: mai mi sognerei di stiracchiarmi di fronte ad altra gente, perché lo trovo un gesto di rara maleducazione, ma mai avrei immaginato che l’atto di stiracchiarsi (in cui, in genere, si spinge in fuori il torace) potesse essere qualcosa tale da mettere a disagio un maschio. Eppure, un buon 57% degli intervistati dice che le cose stanno così: e se lo dicono loro, sarà pur vero.

È forse poco carino venire a sapere che il 76% degli intervistati tende a prestare maggior rispetto a una ragazza molto pudica che non a una ragazza molto scollacciata… però, è anche significativo. Così come è notevole il dato per cui il 95% degli intervistati non riesce a immaginarsi sposato a una donna poco modesta.

Per il 91% degli intervistati, il carattere e la personalità di una donna sono infinitamente più importanti della sua bellezza fisica (“nessun uomo degno di essere considerato tale può essere di un’opinione diversa”, annotava a margine un ragazzo); ma, a parte questo, io trovo bellissima l’insistenza su un punto che mi sta molto a cuore: vestirsi in maniera casta non vuol dire vestirsi male. Il 97% degli intervistati è assolutamente concorde sul fatto che una donna possa essere molto attraente anche senza essere provocante, e il 95% è pure concorde sul fatto che un uomo possa provare una forte attrazione nei confronti di una donna, anche senza pensare a lei in termini sessuali. (Commentava un intervistato, di vent’anni: “il problema è che, purtroppo, molti dei miei coetanei non hanno mai conosciuto la vera bellezza, e pensano che trovare attraente una donna, e quindi desiderarla sessualmente, siano sostanzialmente la stessa cosa. Invece sono due cose completamente diverse!”).

Esposte queste affermazioni di principio, la ricerca, poi, comincia ad andare nei dettagli, dicendo cosa è okay e cosa no secondo la sensibilità degli intervistati. Pare che molti maschi si sentano in difficoltà di fronte a certi costumi da bagno (l’anno scorso, se ne parlava nei commenti a questo post), ma quasi nessuno ha problemi con le donne molto truccate o ingioiellate, tanto per dirne una. Tutto liscio con i jeans di per sé, ma occhio ai pantaloni da ginnastica con le scritte sul sedere, perché ovviamente spingono lo sguardo a “cadere ”. Nessun problema con le magliette senza maniche… ma le canotte rischiano di far intravvedere la biancheria, il che è giudicato molto spiacevole dalla maggior parte degli intervistati.

Un capitolo a parte si potrebbe aprire sugli abiti indossati per andare in chiesa, e sugli abiti da cerimonia in particolar modo: ché non si capisce perché una cristianissima sposina dovrebbe permettersi di solcare la navata con un vestito scollato e a spalle scoperte (cosa che non farebbe mai durante una Messa qualsiasi), solo perché quel giorno si celebra il suo matrimonio. (“Anzi: visto che sta celebrando il suo matrimonio, dovrebbe anche essere ancor più attenta a presentarsi in un certo modo!”, commentava un utente che ha tutta la mia approvazione).
Il commento di un ragazzo di ventisei anni mi sembrava così significativo (e grave) che ve lo traduco per intero: “quando ero al liceo, il luogo che più di tutti metteva alla prova la mia purezza era… la chiesa. In chiesa, c’erano delle ragazze vestite in maniera tale che, nella mia scuola statale, non le avrebbero mai fatte entrare. E una chiesa non dovrebbe MAI essere il principale luogo di tentazione per una persona; mai. Per piacere”, supplicava, “fate particolare attenzione quando vi vestite per andare in chiesa, e controllate che i vostri vestiti non facciano vedere niente nemmeno quando vi sedete sui banchi o quando vi inginocchiate, e non solo quando state in piedi ferme davanti allo specchio”.
E noi, lo facciamo?

Insomma: lascio a voi la lettura dell’inchiesta, se vi interessa, e vi saluto con le considerazioni finali fatte dai ragazzi che hanno partecipato alla ricerca.
“Ovviamente, alla fin dei conti la responsabilità è assolutamente mia: indipendentemente dal modo in cui una donna si veste, è mia responsabilità rispettarla (e quindi, di riflesso, rispettare me stesso). Gli uomini che si comportano in maniera scorretta con una donna e poi danno la colpa a lei, sono un grosso, grosso problema”. “Però”, aggiungeva un altro, “è una tale benedizione, poter passare del tempo con le nostre sorelle in Cristo senza dover stare costantemente in guardia dai pensieri impuri che possono essere suscitati da un abito non adatto! Vi prego, vi prego, vi prego: pensateci, quando decidete come vestirvi”. “Non vogliamo in alcun modo dire che voi siete colpevoli delle nostre impurità”, aggiungeva un terzo, “ma voi potete fare davvero tanto, nell’aiutarci in questa battaglia”.

E… ahò, maschietti in linea: non sentitevi autorizzati ad annuire e basta senza mettervi in gioco a vostra volta, eh!!
“Allo stesso modo, anche io devo fare attenzione al modo in cui mi vesto e in cui mi comporto”, commentava uno degli intervistati. “Se io chiedo alle donne di darmi una mano mentre cerco di tenere sotto controllo la mia libido… a quel punto, anche io ho l’onere e l’onore di fare altrettanto con le mie sorelle in Cristo”.

8 thoughts on “The Modesty Survey

  1. Ah, certe volte mi è capitato in chiesa di vedere delle ragazze entrare in pantacollant, che sotto gli si vedevano le mutande. O come dici tu a celebrazioni di comunioni o cresime, vestite al limite della prostituzione.

    1. Sì, io in effetti sono stata a un Battesimo, la settimana scorsa, in cui alcune delle invitate – davvero – erano vestite ai limiti della prostituzione.

      Ma, a proposito di abiti da cerimonia, io proprio non mi capacito di certi vestiti da sposa. Giuro, non mi capacito.
      A parte il fatto che presentarsi con un abito a sottoveste o con un bustier semi-trasparente mi sembra del tutto inappropriato di per sè (ma foss’anche solo una cerimonia civile in comune: ti stai prendendo un impegno solenne di fronte allo Stato, ti pare il caso di presentarti conciata come una ballerina del Moulin Rouge?)… ma a parte quello, dicevo. Io veramente faccio tanto d’occhi quando vedo sposine cattolicissime (cattolicissime per davvero, eh!), che entrano in chiesa con scollature profonde, o con le spalle scoperte, o con abiti super-aderenti… cosa che non farebbero mai in un altro momento, per prendere parte a una qualsiasi altra Messa.
      Fino a tal punto arriva la moda! :-0

      1. Ma releghiamo il problema solo sulla donna. Se queste donne (il caso da me citato erano due fidanzati) girano in quel modo anche ad un matrimonio ecc ecc vuol dire che in ogni caso anche il consorte uomo approva, gli piace quel tipo di femmina di strada. Altrimenti non si spiegherebbe.
        O no?

      2. (Aridaje, non ho idea del perché ma anche questo tuo ultimo commento era finito in spam… non ho la più pallida del perché il mio blog cataloghi come spam alcuni dei tuoi commenti (e peraltro non tutti!), ma cavolo!).

        A parte questo. Mh.
        Beh, sì: da un certo punto di vista, evidentemente il consorte approva (anche solo per la banale considerazione che, se dopo qualche appuntamento scopri che non ti piace il modo in cui si pone la ragazza, non ti ci metti assieme).
        Però, a parte quello, io non so quale potere “decisionale” abbia un maschio del 2000 sul modo in cui veste la sua moglie/fidanzata/ragazza. Se tu ipotizzavi una scena tipo “mia cara, ma sei pazza ad andare in giro con quella minigonna a un matrimonio? Cambiati!”, io la trovo del tutto inverosimile per la mentalità di adesso. Un fidanzato che dica una cosa simile rischia tanto di passare per maschilista possessivo e di prendersi una padellata in testa (anche se magari ha pienamente ragione, ma… un maschio che si permette di dire alla sua fidanzata di allungare la gonna? Brr!).

        Poi ovviamente ci saranno anche dei mariti e fidanzati che apprezzano certe tenute, o che semplicemente non le giudicano un problema… ma a parte quello, io non me lo figuro un fidanzato che ti viene a dire “questa maglietta no perché è troppo scollata”. (Messa così, penso che girerebbero le scatole pure a me…)

  2. Ciao Lucia! Ti ho aggiunto nel mio blogroll
    Siamo accomunate (tra le tante cose) proprio dalla moda modesty :-)
    Quando vuoi, passa a dare un’occhiata al mio blog, troverai spunti interessanti sulla christian fiction americana

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