Cose cristiane · Pillole di Storia

Cerimoniale vaticano for dummies (AKA: perché Melania Trump ha incontrato il Papa vestita come una beghina in lutto?)

Confesso che la cosa mi ha presa di sprovvista. Non mi aspettavo che l’outfit di Melania Trump per la sua visita in Vaticano destasse nel web così tanta curiosità – se non altro, perché, di VIP, il Papa ne riceve spesso, e non è mica la prima volta che vediamo foto di un’udienza privata.
Eppure, la First Lady è pur sempre la First Lady, e la visita di Melania a Papa Francesco ha evidentemente destato molta curiosità.

Velo Melania Trump
Il velo muliebre di Melania in visita a Papa Francesco

A vantaggio di chi non ha la più pallida idea di come funzioni il cerimoniale vaticano (…e, auspicabilmente, anche a vantaggio di chi un’idea ce l’ha, ma è curioso di approfondire la storia del perché e del percome), ecco dunque un piccolo vademecum di vaticanerie for dummies (AKA: perché Melania s’è conciata come per un funerale di inizio secolo?).

Appunto! Perché??

Ma pora stella: il suo look ha stupito molti, ma lei si è limitata a seguire il cerimoniale diplomatico. Copiando testualmente dagli Appunti per un approccio sistematico al Cerimoniale Vaticano curati da Giuseppe Damiano Iannizzotto dell’Associazione Nazionale Cerimonialisti Enti Pubblici,

in occasione di Visite di Stato al Sommo Pontefice, per gli uomini è prescritto il frac con gilet nero e decorazioni (quelle pontificie precedono le nazionali) mentre alle donne si richiede abito lungo nero, velo e guanti pure neri; sono ammesse le decorazioni ma nessun gioiello, salvo le perle.
In occasione di Visite ufficiali gli uomini indossano un abito scuro con decorazioni e le donne un abito corto nero con decorazioni ma senza gioielli salvo le perle.

Hillary Clinton velo Papa Wojtyla
Anche Hillary, accompagnando suo marito a una visita ufficiale in Vaticano, ha indossato un velo nero da protocollo. Correva l’anno 1994…

Prendo atto. Però non ha senso! Che è ‘sta fissa del nero? Perché costringere le donne a vestirsi praticamente a lutto?

Mah. Io direi: per la stessa ragione per cui le signore invitate a un matrimonio sono “costrette” a evitare abiti lunghi di colore bianco.

Sulle origini della consuetudine per cui le donne devono vestire in nero quando incontrano il Papa, in questi ultimi giorni ho letto la qualunque. Online si dice che la richiesta viene fatta affinché le donne vestano da penitenti, o perché la Chiesa impone abiti dimessi alla donna tentatrice. Ho letto addirittura che il nero è una ‘punizione’ per la colpa di Eva e di tutte le sue figlie (???)… ma, no, non è vero niente di questo.

La spiegazione è molto più pragmatica: avete presente gli abiti lussuosi di Kate Middleton quando partecipa a una festa in pompa magna? Ecco: calcolate che la sua eleganza è solo l’eco lontana degli sfarzi con cui le regine (e le dame in generale) si agghindavano per partecipare a eventi ufficiali, fino a qualche decennio fa.

Ora: il Papa, poveraccio, è in una situazione singolarissima. Ogni re che si rispetti ha una regina consorte, bellissima e affascinate nei suoi diademi splendenti per le serate di grande gala. Ha vestiti di lusso, ha una delegazione diplomatica di cortigiani pluridecorati, ha ricchezze di ogni tipo, e non ha remore a mostrarle.
Il Papa, povero cristiano, ha e ha sempre avuto ben poca mercanzia. Non ha una “papessa consorte”, i suoi cortigiani sono attempati ometti in abito talare… immaginatevi la Principessa Sissi col suo abito più sontuoso che viene a fare visita a ‘sta combriccola di vecchietti.

Una delle regole base della diplomazia è sempre stata: nel caso di visite ufficiali, il “padrone di casa” deve sempre avere il posto di rilievo (e ci mancherebbe!).
Se il tuo capo di Stato è un tizio che non ha mogli, non ha figlie, non ha gioielli al di fuori di quelli per uso liturgico, e non può nemmeno fare uno sfoggio di ricchezze fine a se stesso… allora, forse forse, la scelta più agevole per i diplomatici è imporre a tutti gli ospiti un dress code di colore scuro.
Così almeno il Papa risalta, perché è l’unico col vestito chiaro.
Per dire.
Sempre meglio di niente.

Nobel svezia
La famiglia reale di Svezia, in gran spolvero per la consegna dei premi nobel nel 2016. Capite bene che signore agghindate così finirebbero inevitabilmente per far passare in secondo piano qualunque prete…

Molto prosaicamente, la vera motivazione dietro al little black dress imposto d’ufficio sembra essere proprio questa. Una antica norma vecchia di secoli, che poi è diventata standard ed è stata portata avanti per tradizione. Ma non c’era nessun sottotesto particolarmente misogino, dietro.

Come no! E il velo? A ‘sto punto infiliamo le donne dentro ad un burqa e facciamo prima!

Aehm: io ho un cassetto pieno di veli, e “misogino” è l’ultimo aggettivo con cui li definirei.

Amal Vaticano
Per il suo incontro con papa Francesco nel maggio 2016, Amal Clooney ha optato per un (appropriato) cappello nero, che evidentemente preferiva al velo tradizionale. Look impeccabile anche così!

Che le donne si presentino sempre a capo coperto quando si trovano in un contesto “sacro”, è una norma antichissima, per i Cattolici. Chiedete a una qualsiasi delle vostre nonne: anche lei vi confermerà che, fino al Concilio Vaticano II, le donne dovevano indossare un cappello (o un velo, o un foulard) anche solo per entrare in chiesa.
È una tradizione antica, che deriverebbe addirittura dai tempi di san Lino, eletto papa dopo la morte di san Pietro. Il generale cambiamento di costumi, e le innovazioni introdotte dal Concilio Vaticano II, hanno senz’altro reso meno popolare questa consuetudine (che in compenso resta viva – e anzi sta avendo un grosso revival negli ultimi anni – in tante aree del mondo, come ad esempio gli USA).

Anche lì: è tradizione.
E non è manco una tradizione brutta o svilente per l’ospite femminile, secondo me (sarà che io sono una fan dei veli… ma avete idea di quanto possa essere bello, un bel velo da Messa?!)

Fatto sta che tutti questi vincoli la Santa Sede li impone solo alle donne. I maschi possono vestirsi normale.

Più che altro, è la moda maschile che non concede particolari guizzi di fantasia quando si tratta di mettersi in tiro per un’occasione di gala. Giacca e cravatta, quello è. Il cerimoniale vaticano impone anche agli uomini il colore nero in tinta unita… ma – ovviamente – un completo nero, su un uomo, dà meno nell’occhio.

…c’è anche un’altra cosa, però, da considerare. All’epoca in cui nasce il cerimoniale diplomatico, tutti i capi di Stato (cioè, tutti i personaggi che potevano ragionevolmente ambire a un’udienza privata col Santo Padre) avevano alle loro spalle una carriera militare. Tutti: re, principi, politici – chiunque aveva prestato servizio nell’esercito, almeno per un po’.
Ed era consuetudine che, in caso di eventi ufficiali, l’uomo si vestisse in alta uniforme sfoggiando con orgoglio onorificenze e gradi raggiunti.

La divisa militare, quella è: non è che puoi cambiarla.
Ecco dunque la necessità di regolamentare soprattutto l’abbigliamento femminile: perché le dame sono (anzi: erano) le uniche a non essere legate al rigore di un’uniforme.

Giovanni Paolo I Famiglia Lussemburgo
Il Granduca e la Granduchessa del Lussemburgo, due dei pochi ospiti che Papa Giovanni Paolo I ebbe il tempo di accogliere durante il suo breve pontificato. Il Granduca, come da tradizione, sfoggia orgogliosamente la sua uniforme.

E perché alcune donne si presentano al Papa vestite di bianco?

È il cosiddetto “privilegio del bianco”, una intrigante deroga alla normativa che vuole le signore vestite di nero per non “oscurare” il Papa con la loro eleganza.
Ebbene: le regine delle grandi monarchie cattoliche (quindi, Spagna, Belgio e Lussemburgo), le principesse di Casa Savoia e l’attuale principessa consorte del Principato di Monaco hanno il permesso di indossare abito e velo bianco, quando si trovano al cospetto al Papa.

È una possibilità che viene loro concessa negli anni della Controriforma, per premiare quelle case regnanti che erano rimaste fedeli al Papato.
E, per quanto la materia sia evidentemente futile, credetemi: non è cosa da poco.

Che un capo di Stato accetti di far entrare in casa sua, in visita ufficiale, una tizia che sta sostanzialmente indossando un vestito da sposa, non è poco affatto. Vuol dire mettersi implicitamente in secondo piano, consentendo che tutti gli occhi siano puntati sulla bellissima dama che, inevitabilmente, ti ruberà la scena.

La materia è futile, ma il gesto è significativo!

Privilegio del Bianco Savoia
La regina Elena e la principessa Maria Josè di Savoia si avvalgono del privilegio del bianco, durante una visita ufficiale a Pio XII. E poi non ditemi che i loro abiti non davano nell’occhio…

Che schifo, però, la foto di sopra, con la principessa costretta a baciare la mano del Papa! E che è?

Mette Maritte
Mette Maritte, moglie dell’erede al trono di Norvegia, si inchina davanti alla regina Elisabetta, nel corso di una visita ufficiale

Sembrerà una questione di lana caprina, ma tecnicamente non si bacia la mano del Papa; si bacia l’anello del pescatore che il Papa porta al dito. Allo stesso modo, nell’incontrare un vescovo, si bacia il suo anello vescovile, e non la mano in sé.
È un modo simbolico per onorare il ruolo del personaggio, più che la sua persona (in maniera non dissimile dal modo in cui altri cerimoniali esteri prevedono che ci si inchini di fronte a un monarca).

Sembrerà una questione di lana caprina, dicevo, ma a ben vedere non lo è: la liturgia cattolica (e non il cerimoniale diplomatico di Città del Vaticano) prevede, effettivamente, delle circostanze in cui il fedele bacia le mani del sacerdote in quanto tale (ad esempio, dopo la prima Messa di un novello sacerdote, a sottolineare che quelle due mani adesso hanno il “potere” di “portare” Cristo in terra al momento della consacrazione eucaristica).

Se il cerimoniale vaticano volesse costringere a onorare il Papa come leader religioso, avrebbe relativamente aggio al richiedere il bacio della mano in sé e per sé. Che si chieda invece all’ospite di baciare l’anello del pescatore, cioè il simbolo del potere, ha tutt’altra valenza.

Mh. E a parte l’anello del pescatore, il Papa ce l’ha, un dress code per le visite ufficiali?

In teoria, il cerimoniale prevede che il Santo Padre riceva gli ospiti indossando l’abito corale (cioè: veste bianca, sopravveste di pizzo, mantellina rossa, stola, scarpe rosse, zucchetto bianco e croce pontificale). Papa Francesco, non amante di questi orpelli, finora ha sempre preferito indossare la normale veste talare che è diventata un po’ la sua “divisa” per tutte le azioni non liturgiche.

Charlene Papa Ratzinger
La principessa Charlene di Monaco sfrutta il privilegio del bianco (e indossa un velo che mi pare proprio identico a uno che io, N.d.R.) nel corso di una visita ufficiale a Papa Ratzinger. Benedetto XVI, dal canto suo, si attiene scrupolosamente al cerimoniale vaticano per quanto riguarda la scelta del suo abbigliamento.

Per pura curiosità: l’abito corale come quello che vedete sopra addosso a Papa Ratzinger si impone come “abito pubblico” solo a partire dal ‘400. Fino ad allora, in tutte le occasioni solenni, il Papa indossava un delizioso completino rispolverato da Sorrentino per la serie The Young Pope. Nella celebre scena in cui Papa Lenny riceve in udienza il Primo Ministro, lo vediamo indossare l’antico “manto papale” – lunghissimo, con strascico, e riccamente decorato.
L’ultimo papa ad utilizzarlo fu Paolo VI… e (curiosità!) non è mai stato formalmente abolito. In teoria, un Papa potrebbe ancor oggi decidere di conciarsi così per ricevere in udienza un suo ospite!

Young Pope
Niente di meglio di un buon manto papale per intimorire un ospite sgradito (scena da “The Young Pope”)

Ma Papa Francesco non ha cambiato il cerimoniale?

No. Che io sappia, formalmente non ha cambiato niente, nel senso che rimangono in vigore tutte le regole di cui sopra: signore in nero e a capo coperto, Papa con abito corale, privilegio del bianco per poche signore al mondo, e così via dicendo.

Se il protocollo rimane quello di sempre, personalmente ritengo che la Segreteria di Stato comunichi ai vari ospiti che Papa Francesco non ha particolarmente a cuore il rispetto rigido di queste regole. In caso contrario, non mi spiego vistosi “scivoloni” diplomatici da parte di personaggi che, in udienza ufficiale, infrangono apertamente il protocollo, pur essendo stati ligi alle regole in tutte le visite ufficiali effettuate ai tempi di Ratzinger e Wojtyla.

Carlo Camilla Papa Collage
La Duchessa di Cornovaglia, in abito nero con velo nero durante una visita ufficiale a Papa Benedetto XVI, e a capo scoperto in un abito praticamente bianco durante una visita ufficiale a Papa Francesco: in assenza di un ok da parte del Vaticano, sarebbe una mancanza di rispetto talmente grave che non riesco neanche a immaginare uno scenario in cui la famiglia reale inglese avrebbe potuto concepirla!

L’unica vera modifica al cerimoniale vaticano, voluta e apportata da Papa Francesco, riguarda il trattamento da riservare a tutti quegli ospiti che si presentano in visita ufficiali accompagnati da un partner a cui sono legati da un’unione irregolare (per i canoni della Chiesa Cattolica).
Fino a pochi anni fa, chi – professando fede cattolica – richiedeva un’udienza privata, e in questa udienza si faceva accompagnare dalla [convivente / moglie di secondo letto / partner omosessuale] poteva senz’altro presentare la sua dolce metà al Santo Padre… ma nulla più. Il partner “irregolare” non poteva apparire nelle foto ufficiali, e non assisteva nemmeno all’udienza privata (veniva fatto accomodare in un’altra stanza, e solo successivamente, a margine, incontrava il Papa).

Come spiega questo articolo,

si trattava – è bene chiarire – di un protocollo valevole solo per i capi di Stato che si professavano cattolici. […] La ragione profonda per cui un Capo di Stato cattolico non poteva essere accompagnato dal coniuge se in situazione canonicamente irregolare risiede nel fatto che il Papa […] non poteva approvare surrettiziamente una situazione matrimoniale irregolare riconoscendola, seppur in maniera indiretta, durante una visita ufficiale.

Era insomma una sorta di catechesi indiretta che passava attraverso simboli e gesti, e che papa Francesco ha reputato troppo tranchant e troppo poco misercordiosa. In questo caso – e solo in questo – papa Francesco ha effettivamente ordinato che il cerimoniale fosse cambiato. E così, pochi mesi fa, Papa Francesco ha accolto per la prima volta il presidente argentino Mauricio Macrì assieme alla sua terza moglie.

Papa Macri terza moglie
Il presidente Macrì incontra Papa Francesco in compagnia della sua terza moglie (febbraio 2016)

…che peraltro indossava un bellissimo velo nero e un abitino comme il fault.
Proprio come da protocollo!

9 thoughts on “Cerimoniale vaticano for dummies (AKA: perché Melania Trump ha incontrato il Papa vestita come una beghina in lutto?)

  1. Un articolo ben fatto. Grazie! Personalmente non sono un campione di eleganza, ma sulla questione dress code in tale contesto, sono d’accordo. Si è poco abituati a vestiti lunghi e neri (e veli!), ma li trovo tanto femminili. Sarei favorevole anche al rilancio del velo nelle nostre chiese!

    1. Oh, con me sfondi una porta aperta!
      Persino sul velo in chiesa: da affezionata frequentatrice delle Messe in forma straordinaria, lì lo uso sempre, e davvero lo amo; credo di averne capito il significato profondo.
      E ti dirò: io seguo molte blogger cattoliche statunitensi, e a quanto pare lì il velo muliebre (anche nella Messe “normali”) è relativamente diffuso: non che lo indossino tutte le donne (per carità!), ma è relativamente normale che una donna decida di indossarlo senza passare per pazza furiosa.
      Chissà. Non è per il velo in sè (del quale si può benissimo fare a meno), ma io sarei davvero tanto contenta se anche in Italia si recuperasse almeno la consuetudine del sunday best, cioè del vestitino buono della domenica per andare a Messa eleganti e ordinati. Non è un’eleganza fine a se stessa, ma (almeno per me) è un’eleganza che dice tanto. Vestirsi a modino, scegliere l’abitino bello, magari addirittura indossare il cappello o infilare il velo nella borsetta: tutto questo è una specie di “preparazione mentale” che è utilissima, se presa nel verso giusto (e cioè come un ulteriore aiuto per capire la sacralità e la straordinarietà di ciò che si sta per fare).

      Su questo noi siamo in effetti un po’ carenti, forse, rispetto agli Americani, che a queste cose sembrano badare molto più.
      E hanno anche ragione, secondo me: non è solo apparenza, anzi. Proprio no!

      1. Mi sono accorto che in America su simili cose sono più attenti. Condivido il concetto del sunday best e ribadisco quello sul velo. Secondo me si ignora il significato dei simboli e dei segni, perchè non si conosce la verità teologica che sta dietro ad essi.

  2. Ma meno male che qualcuno ancora si ricorda l’abbiccì. ;-)
    Il polverone mediatico degli ultimi giorni la dice malissimo sulle conoscenze minime di buona educazione dei giornalisti e giornaliste di qua. Gente che a pranzo mette i gomiti nel piatto, evidentemente.
    Perfino la regina Elisabetta (che pure tecnicamente sarebbe collega…) dai papi va sempre in nero – ancorché perlatissima, diamantatissima e ingiarrettieratissima (nel senso della decorazione cavalleresca, of course)
    http://www.rainews.it/dl/rainews/media/I-precedenti-incontri-tra-la-Regina-Elisabetta-II-e-i-Papi-bfe1816a-1ee6-471a-8f36-35005f556aa7.html#foto-3

    1. …eppure, nella sua ultima visita in Vaticano, pure lei (anticipando il gesto di Camilla qualche settimana fa) ha optato per un vestito di colore chiaro – lilla, nello specifico.

      Un po’ meno “pugno in un occhio” rispetto al bianco di Camilla (che porca la miseria, era così bianco da sembrare proprio sfacciato! Io l’ho trovato ai limiti dell’offensivo, non tanto dei confronti del Papa ma delle altre monarchie europee, sembrava che Camilla si stesse atteggiando a regina cattolica)… ma pur sempre lilla e non nero.
      Ecco perché dico che secondo me la Santa Sede deve assolutamente aver dato “carta bianca” a tutti gli ospiti per quanto riguarda il dress code da seguire nelle visite ufficiali. Altrimenti certe infrazioni al protocollo sarebbero davvero uno sgarbo inaudito, soprattutto da parte di persone che (come giustamente evidenzi tu) lo avevano rigidissimamente rispettato fino a qualche anno fa.

      A questo punto sarebbe anche curioso vedere quali delegazioni hanno deciso di aderire rigidamente all’etichetta e quali invece si sono prese delle libertà – e soprattutto provare a indovinare le ragioni “politiche” dietro l’una o l’altra scelta ;-)

      1. Infatti Camilla neé Shand è figlia di un gentiluomo ma non è una signora (ricerca: Camilla jewelry Diana) quindi la sua apparizione vaticana in bianco può essere derubricata a gaffe. HMtQ invece sa benissimo come comportarsi e quindi deve essere come dici tu…

      2. Mi ero persa questo tuo commento!

        Beh, Camilla ha la storia che ha, però di gaffes madornali non mi risulta ne abbia mai commesse, da quando ha sposato Carlo. Tra parentesi, a me Camilla piace: quando è entrata nella famiglia reale, avesse ammazzato Lady Diana con le sue stesse mani, non avrebbe potuto essere più impopolare. E invece pian piano è riuscita a guadagnarsi un posto, è partita da una posizione da incubo, non ne ha più sbagliata una, e mi pare che adesso anche gli Inglesi la accettino bene. La ammiro, per come ha gestito la situazione!

        Comunque, a parte la difesa di Camilla ;-) sì, se anche la regina ha deciso di infrangere il protocollo, credo proprio che la situazione sia quella che dico io.

        Invece io ero tornata su questo post per aggiornarlo con la foto di un’altra regina, Maxima d’Olanda, anche lei ligissima al protocollo e ancor più conservatrice di Mrs. Trump, nella sua visita di oggi a Città del Vaticano… ;-)

  3. “Che un capo di Stato accetti di far entrare in casa sua, in visita ufficiale, una tizia che sta sostanzialmente indossando un vestito da sposa, non è poco affatto”
    Aspe, aspe’!
    Ma non ci avevi insegnato che l’abito bianco per le spose è una forzatura moderna?

    1. (Beh, moderna sì, ma la prima a lanciare la moda tra i ricchi è la regina Vittoria, che si sposa in bianco nel 1840… quindi sì, moderna ma nemmeno poi modernissima degli ultimissimi decenni, almeno per i ricchi che potevano permettersi il lusso).

      Però il paragone non c’entrava niente :-P
      In effetti era fraintendibile: io lo facevo pensando al vestito da sposa per i nostri canoni, cioè il vestito elegante, ricercato e vistoso “per eccellenza” delle donne d’oggi. Se tu capo di Stato permetti a una donna di venirti a trovare avvolta in un lungo abito bianco di taglio sartoriale, con fluttuante velo di pizzo a coprire elegantemente i capelli, di fatto le stai permettendo di venirti a trovare con quello che per i nostri canoni è sostanzialmente “un vestito da sposa”, cioè l’abito che per eccellenza ti mette al centro dell’attenzione e attira gli sguardi di tutti.
      E non è cosa da poco che un Capo di Stato permetta ad un’ospite di fare una cosa del genere: anzi, in genere i cerimoniali diplomatici sono proprio tesi ad evitarle, circostanze in cui il leader rischia di passare “in secondo piano”.
      Ma il paragone col vestito da sposa, appunto, lo facevo io pensando ai vestiti da sposa di oggi. Avrei anche potuto dire “è cosa grossa che un Papa permetta alle sue ospiti di vestirsi come se fossero sul red carpet alla notte degli Oscar”, per dire ;-)

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