La vera storia del guardinfante (tutto sommato, un buon modo per distanziarsi)

All’aprirsi di questa seconda fase dell’epidemia, ritengo sia giunto il momento propizio per lanciare una campagna di sensibilizzazione sociale che sta molto a cuore a me e ad alcune mie lettrici. L’importante campagna mira a riportare in auge le crinoline ottocentesche, che noi riteniamo essere utile ausilio al distanziamento sociale:

…e dite quel che volete, ma un vestito vittoriano è indubbiamente più stiloso di questi marchingegni.

Delle crinoline parlerò diffusamente, ma – se non altro per una questione cronologica – oggi iniziamo là dove tutto è iniziato. Partiamo cioè dai guardinfanti.

Visto che bisogna sponsorizzare il turismo locale, vi consiglio – quando sarà possibile viaggiare in sicurezza – un soggiorno nella mia bella Torino. Quando sarete lì, vi consiglio di perdervi tra le botteghe artigianali della “Contrada dei Guardinfanti”, nel pieno centro storico, là dove un tempo venivano confezionati i guardinfanti per le nobildonne torinesi.

Ma cos’è esattamente il guardinfante? E in che momento questo arnese si affaccia alla storia?

Siamo, grossomodo, agli inizi del XV secolo. Siamo in Spagna. Non è chiaro come e in quali circostanze la moda nasca originariamente: certo è che, a un certo punto, conquista Caterina d’Aragona la quale inizia a indossarlo quotidianamente e con passione. In breve tempo, tutte le dame che vivono a palazzo si adattano allo stesso look; le relazioni diplomatiche della corte spagnola fanno il resto… e in breve tempo la moda si diffonde a macchia d’olio. All’epoca in cui Elisabetta Tudor sfoggiava i suoi primi guardinfante, la look aveva già conquistato le corti di Francia e Inghilterra.

Ma cos’è, esattamente, il guardinfante?

Tecnicamente, nasce come una rigida struttura che ha il compito di mantenere il vestito scostato dai fianchi della dama, per aumentare il volume della gonna e, di conseguenza, far sembrare più stretto il punto vita. A differenza delle crinoline ottocentesche, piuttosto morbide e leggere, i guardinfanti erano confezionati a partire da materiali rigidi: canne, legno. “Farthingale”, il termine usato per definirli nell’Inghilterra elisabettiana, era una storpiatura dello spagnolo verduga, a indicare il legno verde (e quindi, molto flessibile) che veniva spesso utilizzato per creare la struttura.

Insomma, non esattamente la cosa più comoda da indossare, a voler usare un garbato eufemismo. Tra ‘sti affari e un’armatura non c’erano poi così tante differenze, ad esclusione di quella per cui l’armatura era tutto sommato snodabile e creata per favorire i movimenti, mentre invece questi ingombranti arnesi erano qualcosa di molto più simile al guscio di una tartaruga.

E infatti, mentre le dame di tutte le corti europee stravedevano per i loro fantastici guardinfante, la moda veniva duramente criticata dai moralisti – e per diversi ordini di motivi.

Uno: una questione economica. O, per meglio dire, una questione di sobrietà economica. Gli abnormi guardinfanti comportavano, evidentemente, un gran dispendio di stoffe costose, con metri e metri di tessuto che si rendevano necessari a creare l’amplissima gonna. Uno spreco totalmente inutile e alquanto scandaloso, in epoche in cui la stoffa pregiata costava non poco.

Due: se alcune dame particolarmente accorte riuscivano (beate loro!) a muoversi con leggiadria nonostante la corazza nella quale erano incastrate, altre si rendevano oggettivamente ridicole nel tentativo di domare un abito che non riuscivano a gestire. Il guardinfante (che talvolta poteva essere largo tanto quanto era alta la dama che lo indossava!) obbligava a ridicole manovre laterali anche solo per passare da una porta. Non parliamo poi della goffaggine con la quale certe dame tentavano di sedersi: veramente una moda ridicola – osservavano i critici – cui solo una scema avrebbe desiderato piegarsi.

Tre: adesso riderete, ma il guardinfante era osservato con grandissimo sospetto dai moralisti e dagli uomini di Chiesa perché si riteneva potesse essere una moda pericolosamente utile a chi avesse voluto nascondere gravidanze indesiderate, e dunque una sessualità fuori dal controllo.
Il predicatore puritano Stephen Grosson ne attribuì l’invenzione alle prostitute d’alto bordo che, a suo dire, lo avrebbero creato per tenere separate le stoffe preziose delle vesti dalla biancheria intima, macchiata dagli essudati dalla sifilide.
Ma la leggenda più inquietante sulla origine del guardinfante circolava nella penisola iberica già a partire dal XV secolo. Si mormorava che la moda fosse stata lanciata nel 1468 alla corte spagnola di Giovanna d’Aviz, per la quale giustificare al mondo l’inattesa gravidanza era operazione resa particolarmente problematica dal fatto di essere sposata a uno passato alla storia col non glorioso epiteto di Enrico IV l’Impotente.
Ebbene: scoprendosi incinta, la regina Giovanna avrebbe inventato un look capace di nascondere alla vista la crescita del ventre, facendo tutto per diffondere la moda tra le altre donne di corte (nella speranza di non dare troppo nell’occhio, ovviamente).

Fake news d’epoca? Niente di più probabile: tuttavia, pare che proprio a questa leggenda si ricolleghi il nome del capo d’abbigliamento: guarda-infante, per l’appunto. Anche se esiste pure un’etimologia politically correct secondo cui il guardinfante sarebbe servito a guardare, cioè a proteggere, dagli urti (?) l’infante che cresceva nel ventre materno.

Mah.
Ad ogni buon conto, i guardinfanti scomparvero attorno agli anni ’70 del Settecento, probabilmente a causa della martellante propaganda che li aveva resi oggetto di scherno sulla stampa. La Rivoluzione Francese non era poi così lontana, e il malcontento per le ostentazioni di ricchezza cresceva di giorno in giorno.

Ma il gusto per le gonne ampie non è facile a morire. Verso la metà dell’Ottocento, le gonne tanto care alle amanti dei film in costume sarebbero tornate in grande stile, sotto forma di vaporose crinoline.

Ma questa è un’altra storia!

15 risposte a "La vera storia del guardinfante (tutto sommato, un buon modo per distanziarsi)"

  1. blogdibarbara

    Io sapevo solo quella delle gravidanze indesiderate. Metti che tuo marito è partito per la guerra e tu dopo tre mesi resti incinta, cosa fai? Dici che sei in tre mesi, dopo sei mesi ti rechi nottetempo in qualche quartiere malfamato, prelevi con qualche soldo di mancia il figlio poco desiderato di una prostituta, poi chiusa in camera con l’aiuto di una fedelissima cameriera e di un’altrettanto fedele ostetrica “partorisci”, e dopo altri tre mesi, sempre con l’aiuto delle due suddette partorisci per davvero, dopodiché ripercorri la strada del quartiere malfamato col figlio da abbandonare. Idem, a date invertite, se devi partorire tre mesi dopo il ritorno del marito, o se c’è il forte rischio che ti esca un bambino mulatto, difficilino da far digerire all’ignaro marito. Il tutto ben occultato dalla tenda canadese costruita intorno ai tuoi fianchi.

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    1. moonsmile

      da appassionata praticante di danza di tradizione ottocentesca, ti assicuro che le crinoline (ancorché rivisitate in chiave leggera e moderna) sono davvero ingombranti nella vita quotidiana (ma gli abiti di ogni giorno erano molto meno ingombranti di quello che si possa pensare), ma anche che donano una grazia e levità uniche.

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  2. vitaincasa il lato rosa della vita

    Nonostante le gonne così ampie mi abbiano fatta sognare sin da bambina, e a suo tempo sia rimasta delusa nel costatare che le mie cuginette per la prima comunione avessero indossato il vestitino bianco di tulle e io solo un modesto saio, perché nella mia parrocchia si usava così… Alla fine, quando ho avuto l’occasione, cioè per il matrimonio, non sono riuscita a prendermi un vestito con la gonna lunga e ingombrante. Dopo averne provati alcuni, ho capito che non facevano per me neppure per due giorni (perché poi l’abito da sposa l’ho indossato in due giorni diversi, ma questa è un’altra storia). Non oso immaginare come facessero queste gran dame dei secoli addietro, benché servite e riverite, a vivere così. Spero vivamente per loro che, come dice il commento precedente, gli abiti da tutti i giorni fossero meno ingombranti! 🙂

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    1. Lucia

      Una divulgatrice che fa un lavoro ottimo per mostrare com’era la vita dentro gli “scomodi” abiti dei secoli passati è Prior Attire, che trovi su diversi canali social ma soprattutto su YouTube, dove ci sono i contenuti secondo me più interessanti.

      https://www.youtube.com/channel/UCrR0r23WBVav42inmqWa6_A

      Lei ci tiene sempre a sottolineare che gli abiti di una volta non erano così importabili. Non so se abbia ragione perché non li ho mai provati, ma probabilmente era davvero questione di abitudine, un po’ come per ogni altra cosa, nella maggior parte dei casi. Se noi donne del 2000 riusciamo a camminare sui tacchi 12 come se niente fosse, probabilmente riusciremmo anche a domare una crinolina ottocentesca se ci fossimo abituate, e persino a sopportare la costrizione di un corsetto.

      Ecco, il guardinfante però è un’eccezione, nel senso che secondo me è uno dei pochi capi d’abbigliamento del passato che è oggettivamente scomodo comunque lo si guardi 😅

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  3. Elisabetta

    Se non erro, il guardinnfante elisabettiano era come un piatto, ma io mi ricordo un’illustrazione di un guardinfante francese del 17mo secolo che mostrava un cuscino tipo il traversin, un rullo praticamente, che si allacciava davanti sui fianchi o sotto la vita (effetto anche intappente sulla dama).
    Non ho mai capito come facessero a nascondere la gravidanza, dato che il pancione inizia sotto il seno e questi abiti segnavano la vita, tanto che era necessario usare bustini la cui assenza si sarebbe notata. Forse la vita dell’abito veniva tirata su sotto il seno?
    Altro mistero… perchè la moda della civiltà occidentale considerava tabù mostrar le gambe e le caviglie, ma non le spalle e il decolletè (sempre dopo le tre del pomeriggio, come ci insegna Mamie di Via col vento).

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    1. Lucia

      Ma infatti secondo me questa diceria che guardinfante e crinoline fossero utilizzati largamente con quello scopo è da prendere molto con le pinze. Sì sì, la gente dell’epoca lo diceva, ma se vai a guardare quello che dice la gente di oggi capisci che il gossip è sempre da prendere con molta cautela 😅

      Semmai, io penso che guardinfante e crinoline potessero effettivamente aiutare a mascherare la gravidanza nei primi due trimestri, toh. Poi, quando il pancione cominciava a diventare davvero troppo evidente, magari la gran dama partiva “per un viaggio” o “per andare a visitare la famiglia” e tornava a corte solamente a cose fatte.

      Va anche detto che per un bel po’ di tempo le signore hanno indossato corsetti da gravidanza, che comunque può darsi aiutassero a dissimulare le rotondità. Magari, un guardinfante con un punto vita più alto del solito, unito a un corsetto da gravidanza allacciato molto stretto, poteva effettivamente aiutare nei primi due trimestri…

      https://www.babygaga.com/what-pregnancy-looked-like-when-women-wore-corsets-19-pics/

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  4. Pingback: Letture per il weekend – VITAINCASA il lato rosa della vita

  5. klaudjia

    E se fosse stato il contrario? Nei periodi storici (non molto lontani a pensarci bene) nei quali una donna “doveva” procreare e possibilmente un maschio se no erano guai (il sovrano o il nobile di turno poteva farti fuori o chiuderti in un convento contro la tua volontà. Si veda Enrico VIII) qualche povera malcapitata poteva fingere di essere incinta. Non esistevano ecografie, esami del sangue ecc. Durante i primi mesi si nascondeva la pancia piatta e al momento opportuno la fedelissima cameriera di turno procurava un infante da qualche povera disgraziata. Se qualcuno lo avesse suggerito ad Anna Bolena e successive…..

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  6. Francesca

    OT (ed è OT perché non sono iscritta agli altri social ma ci tenevo a comunicarti una cosa).
    Se continui a mantenere pubblica la pagina/finestra fb sono molto contenta. Posso seguire qualche tema interessante senza essere iscritta. Grazie 😊
    Ottimissimo l’ultimo.
    Avevo notato anch’io il trend che hai fatto presente. A costo, again, di essere (io) interpretata come una in campagna elettorale, noto e rendo noto che un motivo del “successo” che – durante questi 3 mesi di pandemia – ha fatto balzare al numero 1 (della classifica italiana) la rete di canali televisivi locali della mia regione è proprio il fatto che sono stati trattati adeguatamente un po’ tutti i fronti della pandemia.
    Anche se il numero di ammalati/morti non è paragonabile a quello della Lombardia, siamo stati comunque tra i più colpiti (Veneto).
    Perciò – per rispondere al tuo post su fb – nelle tivù è stato dato spazio sia agli arcobaleni sia a persone e famiglie in grande preoccupazione e/o disperazione. Anche alle persone che sono tornate a casa dagli ospedali dopo uno o due mesi di ricovero. Giovani e anziani. Anche con notevoli danni fisici post-Covid – che ancora non si sa se saranno permanenti. Per alcuni è già certificato di sì, lo saranno.
    Quindi persone che sono state molto in ansia (e che ancora lo sono) ce n’è, eccome. E alcune hanno pure voglia di parlare, se viene data la possibilità di parlare. Anche tanti amministratori locali (sindaci, assessori, ecc.) , colpiti loro stessi o loro familiari.

    Inoltre, tutti noi conosciamo o siamo parenti di personale sanitario, medici, infermieri. Ad esempio, personalmente, facendo anche la catechista parrocchiale, posso dire che queste persone ci sono – ovviamente! – anche tra i genitori dei bambini (o direttamente tra i catechisti). Perciò… fin dai primi tempi dell’epidemia uno dei pensieri era anche: qualche bambino della parrocchia avrà i suoi genitori in pericolo? Come starà vivendo, vedendo partire ogni giorno la mamma o il papà verso l’ospedale? …altro che disegnare arcobaleni… non credo che il disegno abbia risolto più di tanto le emozioni di quei bambini…

    Perdona se mi sono permessa di postare qui i miei pensieri. (Ho zero voglia di farmi gli account sui vari social).
    Comunque ho notato che anche sulle chat di WhatsApp, comprese quelle “cattoliche”, c’era la tendenza da te rilevata. Addirittura una volta mi sono beccata una specie di lavata di testa e attirata molte antipatie (credo permanenti ad oggi) per il fatto che all’inizio dell’epidemia riportai la notizia di una riunione cattolica imprudente (che risulta abbia provocato almeno 3 morti, 2 abbastanza giovani e solo 1 di circa 70 anni) … e insomma, avevo inviato sulla chat un messaggio tipo “ragazzi, facciamo attenzione, evitiamo questi pericoli, questi errori”.
    Eh niente, i messaggi bene accetti nelle chat-pandemia erano solo le varie canzonette ottimistiche, le varie versioni cattoliche di “andrà tutto bene” (anche se a volte erano senza l’arcobaleno per ovvi motivi 😁 ). Ad un certo punto mi sono resa conto che perfino chiedere “come va?” a parrocchiani residenti in Veneto ma con parenti in Bergamo e dintorni… era considerato un po’ come un’invasione di privacy. Molto “successo” invece per le chat dell’ “andrà tutto bene”.
    Mi è arrivato in chat (da persone “insospettabili”) anche il celeberrimo messaggio-fake che il Papa avrebbe fermato di l’epidemia (!) se ci fermavamo tutti e ci collegavamo alla famosa Urbi et Orbi … 😑

    Non così invece nelle tivù locali che, raccogliendo un pubblico molto più ampio e vario, offrivano un atteggiamento più equilibrato, e molto gradito (a giudicare dagli ascolti).

    In conclusione, hai ragione: hai ben rilevato che nel popolo della rete sembra esserci stato un diverso trend nella reazione alla pandemia. “Diverso” rispetto ad un pubblico più grande, perlomeno.

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  7. Pingback: Cinque vestiti killer e la loro terrificante Storia – Una penna spuntata

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