Cinque vestiti killer e la loro terrificante Storia

E mica ce ne sono solamente cinque!
Stoffe che venivano tinte con sostanze poi rivelatesi tossiche; accessori che uccidevano gli artigiani causa dei processi chimici dannosi che avevano luogo durante la preparazione: la Storia della moda è tristemente piena di capi d’abbigliamento che – per così dire – si sono macchiati di sangue.

Di alcuni, ho già raccontato. Di altri, racconterò.
Per oggi, una breve rassegna dei cinque abiti-killer più insospettabili della Storia!

L’abito stile impero di mussolina

Diventa popolare nella Francia post-rivoluzionaria – ed è subito boom. Le parigine di fine Settecento non vedevano l’ora di liberarsi dalle scomodità di una gonna più larga che lunga e dalle costrizioni di un corsetto strettissimo. L’abito stile impero affascina, seduce: nell’arco di pochi anni, ogni signora parigina che si rispetti indossa i freschi abiti ariosi e chiari ispirati allo stile delle donne delle antiche Grecia e Roma.

…trascurando però un piccolo dettaglio. E cioè che, in Grecia e a Roma, il clima è mediamente assai più mite di quanto non lo sia nell’Île-de-France.
E, oltretutto, non è che le contemporanee di Cicerone andassero in giro a spalle nude anche in pieno inverno. Cosa che invece si ostinavano a fare le contemporanee di Napoleone – che, in molti casi, s’erano messe in testa di dover sfoggiare i loro vestitini a maniche corte pure sotto Natale, tutt’al più con guanti lunghi e un coprispalle.
Quando, nel 1803, una brutta epidemia influenzale mise a letto mezza Francia (e ahimè, trasferì qualcuno dal letto alla cassa da morto), alcuni commentatori la definirono impietosamente “la malattia da mussola”, attribuendo all’abbigliamento troppo leggero delle signore la facilità con cui il contagio si propagava.

I colletti troppo stretti

Non quelli che usiamo oggi, evidentemente, ma bensì i colletti alti e stretti che portavano i dandy. Non a caso soprannominati popolarmente Vatermörder in tedesco (e cioè – nomen omen – “parricida”), questi colletti mostravano di tanto in tanto l’inquietante capacità di strangolare chi, per disgrazia, ci si fosse addormentato dentro senza prima avere l’accortezza di allentarli, magari perché ubriaco o sotto l’effetto di stupefacenti (…tipica cosa da dandy, fra l’altro).

Nel 1888, un giovanotto fu trovato morto sulla panchina di un parco a Baltimora. Secondo le autorità, la causa della morte era stata proprio il colletto, che lo aveva soffocato quando il ragazzo (probabilmente non perfettamente lucido) si era addormentato in mezzo al parco e, nel sonno, aveva reclinato la testa sul petto. Già la posizione non è delle più ergonomiche; mettici poi un collarino strettissimo e rigidamente inamidato…
Fu questa la prima vittima nota del Colletto Killer, ma (incredibile a dirsi!) non fu nemmeno l’unica!!

Le parrucche per dame settecentesche

Si narra che la protetta di Luigi XIV, la duchessa di Fontages, abbia avuto un giorno un brutto incidente di caccia, cadendo da cavallo. La dama ne uscì fortunatamente illesa, ma non così la sua acconciatura, che a causa del trambusto si ammaccò tutta. Per poter rincasare in modo presentabile, la dama si tolse la giarrettiera e la usò per fissare i capelli in una specie di chignon portato alto sulla testa.

In breve tempo, questa acconciatura cominciò ad essere proposta in forme sempre più elaborate e artificiose. Nacque così la moda del fontage: la tipica acconciatura settecentesca in uso presso la corte di Francia (e non solo), creata a partire da un merletto inamidato che sosteneva in verticale i capelli (o la parrucca).
Col passar del tempo, la moda assunse forme esasperate: le nobildonne se ne andavano in giro con una cofana di capelli sulla testa che a volte poteva arrivare a trenta, quaranta, cinquanta centimetri di altezza – o anche più.

Sapete con quale conseguenza?
Con la conseguenza che, di tanto in tanto, ‘ste parrucche prendevano fuoco sfiorando i lampadari che pendevano dal soffitto, illuminati ovviamente da candele in fiamme.
Nel 1711, Sophia di Hannover fu l’orripilata testimone della morte di una certa dama von Ilten, la quale prese fuoco sfiorando con il suo fontage la fiamma di una candela… e se ne accorse troppo tardi. Sfigurata dalle fiamme che le avevano avvolto il viso, finì col morire qualche giorno più tardi.
Si mormora che lo stesso incidente sia avvenuto anche a Georgiana Cavendish, la protagonista del film La Duchessa: in quel caso, fortunatamente, la nobildonna sarebbe riuscita a spegnere le fiamme in pochi secondi, senza conseguenze gravi.

Le crinoline ottocentesche

Stessa identica dinamica – ma conseguenze ben più gravi – per le crinoline ottocentesche, vere e proprie assassine seriali. Raro trovare un singolo capo d’abbigliamento che sia riuscito a provocare tante morti (oltretutto, senza che questo riuscisse a farne declinare la popolarità).

Il problema delle crinoline (specie di quelle più economiche) è che erano confezionate a partire da un tessuto fortissimamente infiammabile. Bastava veramente un niente per fargli prendere fuoco: un tizzone ardente sputato fuori dal caminetto, una candela che inavvertitamente cade a terra… e la donna, improvvisamente, si trovava avvolta in una letterale gabbia di fuoco che s’infiammava in pochi secondi tutt’attorno a lei.
Obiettivamente difficile sopravvivere in quelle condizioni. Obiettivamente scomodo, fra l’altro, riuscire a liberarsi del vestito in fiamme: un vestito vittoriano non si slaccia in poco tempo.

La frequenza delle morti causate dalle crinoline era tale che persino i giornali ne parlavano, tentando (inutilmente) di… far passare di moda questa moda. Come commentava nel 1861 il magazine femminile Littell’s Living,

le nostre dolci amiche esclamano con pathos “che notizia incredibilmente shockante!” tutte le volte che sentono di uno di questi terribili incidenti. Ma intanto, pronunciano queste parole indossando a loro volta una crinolina.

Le gonne a tubino

O meglio: le nonne radicali delle gonne a tubino. Sto parlando delle hobble skirt, nate a inizio anni ’10 e rimaste imperanti fino al 1914, anno in cui la prima guerra mondiale diede un deciso colpo di spugna a tutte le curiose mode femminili che s’erano fatte largo negli anni della Belle Époque.
Ambeh: le hobble skirt erano gonne a tubino, strettissime, lunghe fino ai piedi e talvolta chiuse alle caviglie da apposito laccetto o fila di bottoni. Nella forma, assomigliavano molto a un paio di pantaloni – con l’unica piccola differenza che i pantaloni permettono alle gambe di muoversi, mentre le hobble skirt fanno l’esatto opposto. Provocando, prevedibilmente, un sacco di incidenti, che spaziavano dalla caduta occasionale alla morte tragica.
Nel 1911, a New York, una certa Ida Goyette cadde accidentalmente in acqua e affogò in pochi secondi, trascinata verso il basso dal peso delle vesti e incapace di muovere le gambe. Una fine ancor più beffarda toccò a una gentildonna che, nel 1910, morì travolta da un cavallo scosso all’ippodromo di Chantilly: quando vide che il cavallo le veniva addosso, la dama provò a scansarsi… e certamente ce l’avrebbe fatta, se non fosse stato per la gonna che ne limitò i movimenti rallentandone la fuga.

Pauuura, eh?
Beh, c’è di molto peggio. Per chi si fosse appassionato al tema, ecco qualche altro consiglio di lettura tratto dagli archivi di questo sito:

Per chi invece volesse approfondire l’argomento, ecco due libri che sono un must e che costituiscono la bibliografia di questo articolo: Killer Fashion di Jennifer Wright (un libretto brevissimo pieno di umorismo nero, tipica lettura da ombrellone) e Fashion Victims di Allison Matthews Davis (tipica lettura accademica, per contro).

23 risposte a "Cinque vestiti killer e la loro terrificante Storia"

  1. klaudjia

    Anche oggi ci sono mode killer: 1) tacchi ª rischio cadute e slogature. 2) zeppe alte anche 15 cm. 3) piercing vari ed eventuali 4) le pance nude dei primi anni 2000 anche a gennaio. (Una ragazza ebbe una congestione aspettando la metro)

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    1. Elisabetta

      5)micropants ovvero mutande di jeans. Ma non fa schifo sedersi direttamente su una sedia, un sedile senza sotto un pezzo di stoffa, della stoffa dei nostri pantaloni o gonne? Scabbia,batteri, funghi…
      6) purtroppo ballerine senza tacco, belle, ma inducono a camminare da papera e non fanno bene ai tendini

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      1. Lucia

        …e continuo la lista:

        7) jeans eccessivamente stretti sul cavallo, che mi si dice possano creare condizioni favorevoli all’instaurarsi di tanti fastidiosi problemi intimi, specie se indossati sopra biancheria indubbiamente molto sexy e colorata, ma di tessuti sintetici poco traspiranti;

        8) decolorazioni audaci e trattamenti chimici sempre più forti ai capelli – che, ok, grazie al cielo non uccidono, ma tanto-tanto bene al capello non fanno, e infatti si nota.

        Grazie per lo spunto di riflessione, che dimostra che davvero ogni tempo ha le sue fisse! 🙈

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        1. Francesca

          Aggiungo:

          9) i reggiseni col ferretto, alcuni dei quali più paragonabili a tortura che a “sostegno”. Fino a circa 15-20 anni, oltre la 2a misura, erano un must . Ad intervalli regolari di tempo dovevo fare i pellegrinaggi in tutta la provincia per cercare un negozio che ogni tanto (per sbaglio o per originalità del gestore) si dotasse anche di quelli senza ferretto per le misure che normalmente portano le donne italiane, terze/quarte. Oppure dovevo ordinarli e attendere settimane.

          10) ve li ricordate quei mega mutandoni elastici che fino a qualche anno fa (5? 10 anni?) vendevano in tivù per togliere 2-3 taglie da pancia e gambe… facendo vedere queste donne che da taglia 48 passavano improvvisamente alla 42 e facevano finta di stare a loro agio così “insalamate”?
          Ricordo che guardavo allibita

          11) certi “colpi di sole” che certe parrucchiere affermavano potevano riuscire bene solo con una certa cuffia di gomma molto spessa, coi buchini per estrarre i ciuffini di capelli… che provocavano un dolore pazzesco ad ogni estrazione? Oltre che la sofferenza di rimanere con la cuffia strettissima per qualche ora…

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  2. franconich

    Vatermörder è il parricida, l’assassino del padre, oppure il colletto alto inamidato, che in francese diventa le col à manger de la tarte! Wiki in tedesco dà una fantasiosa origine del termine.

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    1. Lucia

      Uh, grazie mille a tutti e due, grazie!
      In effetti non mi era proprio venuto in mente di controllare la traduzione: non pensavo potessero sbagliare a tradurre una parola voglio dire, e invece… 🤣

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  3. klaudjia

    Ultimi aggiornamenti da Roma est. (Grande centro commerciale romano). Noto che l’ultima moda sono i micro pantaloncini di jeans con gli stivali da cow boy a metà polpaccio (freschi e traspiranti con 39 gradi all’ombra e l’umidità romana!!)

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    1. Elisabetta

      Ah noi provinciali non ci siamo ancora agli stivali per ora…
      Fra l’altro spesso sono ragazzine di 12 13 anni a vestire così, non pienamemte cresciute e sviluppate, ma con abito da donne, e tutte le volte non capisco se siano cinnine veatite da adolescenti o adulte con qualche sindrome o affette da nanismo, insomma, na cosa brutta vedersi

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        1. klaudjia

          No non sono anfibi, sono proprio stivali di cuoio rigido. Ammetto che abito in una delle zone più “coatte” (credo che in nord Italia si dica tamarro), probabilmente a Roma nord non li vedrei.

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      1. Francesca

        Mi hai “costretta” a fare la ricerca su Google Immagini (e non è neanche la prima volta!)

        Impressionanti, orripilanti… Pure gli infraditi con lo stivalone altissimo 😵 Ci ho uno shock

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        1. Elisabetta

          Io farei le foto a ste tizie e le costringerei a commentarle davanti alla loro discendenza fra 20 anni 😁
          Io ho alcune foto anni ’60 ’70 pessime dei miei genitori, anche se nulla di drammatico, però pantaloni scampanti dai colori pastello, baffoni per lui e completi da heidi con cofane in testa abbiante a mascara tipo ragno per lei sì, e vederle mi diverte molto.
          Per contro per ora posso dire di non aver al mio attivo foto esteticamente compromettenti. 😏

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          1. klaudjia

            Ho mostrato a mia figlia le foto delle pance nude anni 2000. Ha quasi 13 anni e ha commentato dicendon” ma che davvero andavano in giro così!! Che imbarazzante!!”

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          2. blogdibarbara

            Io vorrei fotografare anche, a sessanta-settant’anni le signore che a venticinque si sono fatte tatuare il bocciolo di rosa sul florido seno, il delfino sul tonico deltoide, la farfallina sulla soda chiappetta…

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    1. Lucia

      Sì, quello è molto vero! 😀

      Credo che il corsetto lo portassero comunque, sotto – ma sicuramente allacciato meno stretto. In effetti mi stupisce quasi che, dopo aver sperimentato quella comodità, le donne siano tornate senza colpo ferire a stringersi di nuovo negli ingombranti vestiti di metà Ottocento.

      (Ma del resto, è successa più o meno la stessa cosa col New Look di Dior, dopo la comodità estrema dei vestiti anni ’30 e ’40…)

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  4. Paola

    Sto ancora cercando di capire come dovessero essere fatti i colletti killer per soffocare chi li indossava… Aiuto! E poi ho tirato un sospiro di sollievo per il fatto che non esistano più le hobble skirt: probabilmente non sarei neanche riuscita ad uscire di casa senza ammazzarmi con una roba del genere addosso!

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