La gonna preferita dalle suffragette

Come dite? Le sufragette avevano cose più importanti a cui pensare e di certo non si interessavano di gonne?
Beh, ‘nsomma, mica vero. La scelta di un abito da indossare non è mai casuale e priva di significato. Quella frase proverbiale ma ormai priva di senso, “chi è che porta i pantaloni in questa casa?!”, all’epoca delle suffragette aveva un significato vero. E dunque, poteva assumere una valenza politico-ideologica anche la scelta dell’abito da infilarsi quella mattina.

Assecondando quella linea di pensiero per cui molte donne credono che l’ammontare loro diritti civili sia inversamente proporzionale alla quantità di pelle scoperta sul loro corpo, le suffragette ritennero loro dovere primario abbandonare le vaporose crinoline per sfoggiare abiti che permettessero loro di apparire più liberamente “donne”.
Assecondando quella linea di pensiero pensiero per cui molti uomini ritengono che l’onorevolezza di una donna sia direttamente proporzionale all’eleganza con cui la signora decide di vestirsi, la società perse pure tempo a star dietro ai guizzi estetici delle femministe, trasformando una moda passeggera in una specie di affar di Stato.

Avete mai sentito parlare, signori, della “hobble skirt”?

Hobble Skirt 1

La hobble skirt è ‘sta roba qua, ed è indubbiamente una delle invenzioni più importabili nel campo della moda recente.
Non è chiaro chi sia stato il genio del male a inventare questo bizzarro arnese, ma lo stilista parigino Paul Poiret ebbe il coraggio di accollarsene la paternità (…anche se, probabilmente, l’idea iniziale non fu realmente sua). In compenso, una diffusa diceria attribuiva la nascita della “hobble skirt” a uno dei primi voli aerei dei fratelli Wright: in particolar modo, a un volo del settembre 1908 che vide per la prima volta una passeggera di sesso femminile ospite di un aeroplano. Alla signorina Edith Berg era stato chiesto di stringere con un elastico la sua ampia gonna tutta stoffa e crinoline, per evitare che il tessuto mosso dal vento potesse impigliarsi in qualche ingranaggio del motore.

Volo Edith Berg Hobble Skirt
Edith Berg e Wilbur Wright nel primo volo aereo con le quote rosa della Storia.

La fotografia della signorina Berg pronta per il volo ebbe ampia diffusione. E in effetti, forse non è un caso che da lì a pochi mesi abbia cominciato a impazzare sulle passerelle un originalissimo modello di gonna che, abbandonati gli spessori delle crinoline ottocentesche, scendeva morbido sui fianchi per poi stringersi ai polpacci.

Lo stile poteva piacere o non piacere; certi modelli sono anche carini, a guardarli astrattamente. Di sicuro, lo stile piacque moltissimo alle suffragette e alle femministe in generale, che vedevano in quel capo di abbigliamento un modo rivoluzionario per riappropriarsi delle forme femminili. Abbasso le sottogonne e gli scomodi corsetti; viva le gonne che, enfatizzando i fianchi e stringendosi alle caviglie, esaltano le naturali curve del corpo femminile!

The Woman's Magazine Febbraio 1914
Febbraio 1914: tre modelli di “hobble skirt” dalla pubblicazione per signore “The Woman’s Magazine”

Ovviamente non è che tutte le femministe di inizio secolo andassero in giro così vestite; però, questa tipologia di gonna ebbe dirompente diffusione proprio perché chi sceglieva di indossarlo lo faceva come in una tacita ribellione al mondo maschilista. E che questa moda fosse strettissimamente legata al movimento di rivendicazione dei diritti femminili lo confermano non solo alcune vignette satiriche che associano esplicitamente questa mise alle campagne delle suffragette:

LadyButchers

ma anche il livore a tratti velenoso con cui il resto del mondo accolse questa bizzarria muliebre.

Chi si sente sola adesso

Il fatto è che ‘ste gonne, obiettivamente, erano ridicole per davvero: non tanto per l’estetica, ma per l’oggettiva scomodità di doverci camminare dentro. Adatte, tutt’al più, a una damina da salotto che non si schioda dal sofà per tutto il pomeriggio, queste gonne erano drammaticamente poco consone allo stile di vita di una giovane laboriosa e sempre in movimento, che per di più faceva di questo attivismo la sua ragion d’essere.
Oltretutto, ‘ste gonne erano pure pericolose. Limitando per ovvie ragioni la capacità di movimento, rendevano le donne vittime di incidenti più o meno gravi. Se già non è bello slogarti una caviglia perché ti sei inciampata a causa della gonna troppo stretta, ancor meno bello è cadere accidentalmente in acqua e affogare perché non sei in grado di muovere le gambe (morì così a New York nel 1911, la povera Ida Goyette di diciotto anni). Non parliamo poi del tragico scenario in cui una dama così agghindata si trova costretta a fuggire a gambe levate da un qualsivoglia tipo di pericolo: quella povera gentildonna che nel settembre 1910 morì travolta da un cavallo scosso all’ippodromo di Chantilly, molto probabilmente avrebbe fatto in tempo a scansarsi, se non fosse stato per quella gonna così stretta.
In modo meno tragico, questa moda limitava seriamente le donne nella loro vita di ogni giorno. Avete presente i nostri tram raso terra, che accostano direttamente a filo del marciapiede per azzerare le barriere architettoniche? Ecco: la città di New York li inventò nel 1910 proprio per agevolare la viabilità urbana delle tante donne all’ultimo grido, costrette in “abiti denuncia” che rendevano complicato anche solo salire su un tram.

Hobble Skirt Car

Era ovviamente una situazione paradossale, che costringeva le femministe a esporre il fianco a critiche talvolta impietose… ma globalmente vere. Guardate ad esempio questa vignetta satirica che, con umorismo tranchant, ironizza sui “grandi passi” compiuti dalla donna verso la sua emancipazione.

GrandiPassiAvanti Hobble Skirt

Il 12 giugno 1910, un editorialista del New York Times osservava che “se una donna ambisce a correre per la carica di governatore, dovrebbe quantomeno essere in grado di correre anche dietro al tram”, e domandava provocatoriamente: queste donne che lottano con tanto entusiasmo per essere legalmente libere, come possono poi accettare di essere incatenate sartorialmente?

HobbleSkirtPostcard

L’epilogo di questa moda? Non fu dovuto a un acuirsi del buon senso, ma piuttosto fu causato dagli stravolgimenti bellici: con il 1914, le hobble skirts sparirono improvvisamente con la stessa rapidità con cui sono venute. Troppo dolorosi e troppo ravvicinati i lutti, per far venire voglia di sfoggiare vestiti così seducentemente estrosi; troppo dura e piena di impegni la vita quotidiana delle donne sole, per lasciare spazio a questi strani grilli per la testa.

Eppure, se non fosse stato per questo evento dirompente e imprevedibile, chissà per quanto ancora questa moda avrebbe imperversato!

8 risposte a "La gonna preferita dalle suffragette"

  1. Laurie

    sempre interessanti questi articoli!! 🙂 grazie
    ma non dirmi che questa è l’origine delle gonne a sirena (che a me personalmente hanno sempre lasciato un po’ perplessa) perché la forma è più o meno quella …

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  2. Corina

    La hobble skirt mi è famigliare dal libro “The Lost Art of Dress” di Linda Przybyszewski (che raccomando calorosamente), dove veniva riportata come esempio di bad design. Non sapevo però che era diventata un statement skirt per le sufragette. E’ ironico come le battaglie per i diritti delle donne abbiano sfoggiato stili di abbigliamento assurdi: alla hobble skirt delle sufragette è seguita poi la minigonna durante le contestazioni del 68, che è un esempio di bad design sia perché non rispetta il principio delle proporzioni armoniose, sia per la mancanza di praticità (sembra che la diffusione dei pantaloni tra le donne sia avvenuto durante la moda della minigonna, perché tante donne si sentivano a disagio quando dovevano sedersi vestite di minigonna).
    Linda Przybyszewski faceva notare nel libro che anche oggi abbiamo l’equivalente della hobble skirt nella strait skirt, che impedisce i movimenti. Io aggiungo che la gonna dritta degli anni ’50 e ’60 poteva avere ancora un senso, invece la vera erede della hobble skirt oggi mi sembra la pencil skirt.

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  3. Pellegrina

    Probabilmente all’epoca l’interesse per questo tipo di gonna è la sua somiglianza con gli ancora proibiti pantaloni.
    Non osando indossare quelli, indubbiamente più comodi della crinolina, le gonne strette erano un modo più moderato per avvicinarsi a quel tipo di funzionalità senza rinnegare la cosiddetta femminilità. Di certo presentavano un tipo di corpo più umano e meno « tipicamente femminile » secondo le convenzioni dell’epoca. Come quasi tutte le scelte al ribasso alla lunga avevano più svantaggi che vantaggi. Ma erano un manifesto.

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    1. Pellegrina

      Cioè il loro interesse non era pratico. Era militante: riconoscersi e farsi riconoscere come portatrici di nuove mentalità. Il problema sta nel fatto che cambiare la mentalità maschilista richiedesse subire tanto disprezzo e anche violenza; il che rendeva adottare comportamenti potenzialmente rischiosi necessario.
      E oggi troviamo così elegante prendere in giro chi si trovò a vivere una situazione simile, dall’altro della nostra pretesa ragionevole razionalità.

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