I miracoli punitivi (AKA: quando riesci a far perder la pazienza pure a un santo)

Sapete che cos’è un miracolo punitivo?

Senza sprecare troppi paroloni, penso che l’esempio perfetto sia quello della famosa storiella che circola su Internet avente protagonista un falso invalido che decide di andare in pellegrinaggio a Lourdes per render più credibile la sua truffa. Ma ecco: giunto nei pressi del santuario, ha un grave incidente e rimane invalido per davvero, dovendo peraltro ammettere in pronto soccorso di aver finto una paralisi fino a quel momento.
“Giustizia divina è stata fatta” è il commento con cui si chiude spesso la storiella – che piace perché sottolinea concetti cari a tutti. Tipo: “la giustizia vince sempre” e “i cattivi, prima o poi, saranno puniti per le loro malefatte”.

Ecco. Se questo tipo di storielle piace addirittura a noi, misericordiosi internauti del nuovo millennio, possiamo forse stupirci del successo che ha avuto nelle agiografie medievali?

Credeteci o no, quello del miracolo punitivo è un topos agiografico decisamente assai diffuso (frequentissimo nel Medio Evo, si fa meno frequente dopo il Concilio di Trento, senza però sparire). Evidentemente, il topos si basa su un punto di partenza molto chiaro: così come i santi possono procurare speciali grazie ai fedeli che li pregano con particolare devozione, allo stesso modo possono decidere di punire gli empi che li sfidano sfrontatamente.

Ma, andando un po’ più nel dettaglio, quali sono le specifiche occasioni che fanno perder la pazienza persino a un santo?
Potremmo forse dividere i “miracoli punitivi” in alcune grandi sottocategorie. Tipo:

Rimbrotti scherzosi a fedeli un po’ troppo scettici

Sofronio racconta la buffa disavventura di un medico alessandrino che negava la veridicità delle guarigioni miracolose: a suo dire, i malati che guarivano dopo aver visitato un santuario avevano semplicemente beneficiato delle terapie mediche cui si erano già sottoposti, e che magari avevano banalmente avuto effetto “a scoppio ritardato”.
Ebbene: un giorno, il medico si ammalò. Dopo aver inutilmente tentato la strada delle medicine tradizionali, decise a sua volta di rivolgersi ai santi guaritori. Non appena fu entrato nel santuario, essi gli apparirono ordinandogli di mettersi sulle spalle un basto d’asino e di girare in tondo attorno al santuario gridando “sono un pazzo, sono un idiota”.
Il malato rifiutò sdegnato, continuando tuttavia a pregare per ottenere il suo miracolo. A quel punto, i santi tornarono a manifestarsi ripetendo l’ordine che gli era stato dato e aggiungendo, per buon conto, di mettersi addosso pure un campanaccio. Il medico incredulo, messo alle strette, accettò per disperazione: nell’orario di massima affluenza, fece il giro del santuario trascinandosi dietro campanaccio e basto, prendendosi rumorosamente a insulti.
Ottenne infine la guarigione che cercava – ma la ottenne solo dopo aver espiato in tal modo il suo peccato di superbia.

Moti di orgoglio da parte di santi che si sentono insultare

Ad esempio, non vi venisse in mente di dire che san Filippo Benizi non era un sant’uomo!
La sua agiografia ci racconta di quella pia donna a cui s’accartocciò la lingua per aver sostenuto pubblicamente che il religioso non poteva essere un santo, perché lei l’aveva visto alzare un po’ troppo il gomito.
Ancor meno garbati furono i dubbi sulla santità di san Filippo espressi da un frate che l’aveva conosciuto in vita. Al malcapitato, si rovesciò la faccia (!): il frate incredulo si trasformò in una specie di mostruoso Frankenstein, tornando alla normalità solo dopo aver espresso un sincero pentimento (stessa sorte che toccò alla parrocchiana con la lingua rinsecchita).

Vi state domandando “ma a che scopo, tutte ‘ste storie di santi egocentrici?”.
Probabilmente, allo scopo di affermare il culto del santo.
Tenete conto che, nel Medio Evo, i santi venivano considerati tali per acclamazione popolare e cominciavano ad essere oggetto di venerazione entro pochissimi giorni dalla loro morte.
Non c’era un pronunciamento ufficiale da parte della Chiesa per dire “abbiamo fatto un processo scrupoloso e vi possiamo assicurare che questo è certamente un santo”. Per contro, c’era un sacco di gente che aveva conosciuto il santo quando era ancora in vita e che (a torto o a ragione) poteva uscirsene dicendo “lui in Paradiso? Ma che scherziamo?”.

Ecco quindi alcuni miracoli ad hoc, ottimi per sedare sul nascere la diffusione di pettegolezzi. Infamanti per la memoria del santo, ovviamente, ma anche pericolosi per chiunque avesse avuto intenzione di propagarne il culto.

Atti di potere in cui si mostra la sollecitudine con cui il santo protegge la sua famiglia religiosa

Ad esempio, le agiografie di san Benedetto sono piene di aneddoti di questo tipo.
Tutte le volte che uno dei suoi monaci veniva ingiustamente perseguitato; tutte le volte che un potente metteva gli occhi sulle ricchezze delle abbazie; tutte le volte che venivano ordite losche trame per sottrarre denari o terreni ai benedettini: ecco, san Benedetto non mancava di intervenire.

E qui direi che è abbastanza evidente qual è la funzione pratica di far sapere al mondo che non è proprio il caso di attaccar brighe con un benedettino.

Aut aut a chi fa un voto ma poi non lo rispetta

Hai promesso al santo di fare la tal cosa in cambio di una guarigione miracolosa, ma in realtà non l’hai mai fatta? Occhio che rischi di riammalarti da un momento all’altro, assicura l’agiografo (e in effetti così accadde a un giovanotto che aveva disatteso le promesse fatte al beato Agostino Novello, per citare un esempio tra i molti).

Il santo che si vede costretto ad “alzar la voce” per ottenere la collocazione che desidera

A dar retta alle agiografie, esistono luoghi che sono particolarmente cari ai santi (o alla Madonna). Non è infrequente che, nella storia di un santuario, si narri di come il tal santo abbia espresso il desiderio di essere venerato proprio in quel luogo lì.
Statue che appaiono miracolosamente all’interno di chiese le cui porte erano sprangate, muli che trasportano il feretro del santo e che improvvisamente smettono di camminare di fronte alla tal chiesetta: miracoli di questo tipo sono davvero frequentissimi nelle storie di santuari e chiesette varie.

Meno frequenti, ma assai più comici, sono i miracoli con cui il santo mette alle strette i fedeli che proprio non ne vogliono sapere di seppellirlo dove dice lui.

Il vescovo inglese Swithun, ad esempio, l’aveva detto con una certa chiarezza: voleva essere sepolto nella nuda terra ed essere bagnato dalle gocce di pioggia del cielo. L’aveva proprio detto chiaro e tondo, ma niente: i suoi fedeli, ritenendo sconveniente che un così santo vescovo fosse sepolto in mezzo al fango, avevano pensato di fargli cosa gradita inumandolo in un bel sacrofago nel mezzo della cattedrale.

Ecco, non fu cosa gradita: Swithun dovette prendersi la briga di far piovere per quaranta giorni ininterrottamente, rovinando peraltro i raccolti della stagione, prima che qualcuno capisse l’antifona e lo traslasse là dove lui aveva chiesto fin da subito di essere sepolto. Nella nuda terra, sotto la pioggia, e grazie tante.

Vendetta vera e propria per chi profana luoghi santi (o peggio ancora)

Molto spiacevole è il gesto di chi entra in una chiesa e profana la sacralità del luogo. Quasi sempre farà una brutta fine, assicurano le agiografie. È quanto accadde, ad esempio, alla banda di soldati che nel 1530 tentarono di profanare la chiesa dei santi Giusto e Clemente, in Volterra. “Onde perché niuno, per paura della furia dei soldati” osava “vendicare l’ingiuria della profanata chiesa”, come sottolinea l’agiografia non senza un tono di rimprovero, i santi Giusto e Clemente intervennero in prima persona colpendo la marmaglia con lingue di fuoco che in breve tempo liberarono la chiesa.

Ancor più spiacevole è il gesto di chi non porta il dovuto rispetto alle reliquie dei santi. Santa Zita, ad esempio, dovette inorridire quando realizzò che una sua benda era stata sepolta in un campo nella speranza che potesse proteggerlo dal maltempo. La santa rifiutò di proteggere alcunché, ma non solo: rese cieco il proprietario del campo fino a quando lui non capì il suo sbaglio, correndo subito a dissotterrare la reliquia.

Spiacevolissimo, anzi direttamente sacrilego, è il gesto di chi profana il corpo di Cristo. Sofronio ci racconta la storia di un pagano che, spinto dalla curiosità di accostarsi all’Eucarestia per vedere cosa c’è di tanto speciale nel pane consacrato, si spacciò per battezzato e ricevette il corpo di Cristo. Non fece nemmeno in tempo a deglutirlo, che fu colpito da violente convulsioni; entro pochi giorni, morì orribilmente.

Miracoli di santi con le crisi d’abbandono

Per noi, si tratta di una manchevolezza talmente piccola da strappare tutt’al più un sorriso. Per un uomo medievale, era un peccato vero e proprio.

Mi riferisco al gesto di chi, pur professando una devozione nei confronti di un certo santo, rifiuta di osservarne la festa (termine onnicomprensivo nel quale faccio ricadere una vasta serie di doveri, tra cui: andare a Messa e astenersi dal lavoro).

Capite bene che non è così piacevole rinunciare a un giorno di lavoro, soprattutto se la festa del santo ti trova super-indaffarato o cade a ridosso di una scadenza importante.
Eppure, dovete anche sforzarvi di capire che, per la mentalità medievale, lavorare in un giorno di festa è un atto grave – nei confronti del santo, nei confronti della Chiesa… e pure nei confronti di quegli altri fessi che, a differenza tua, si sono astenuti dal lavoro per davvero (a costo di perdere danaro e occasioni).

Ci credete se vi dico che, tra i miracoli punitivi, i miracoli dei santi “con le crisi d’abbandono” sono probabilmente i più frequenti?

San Massimo di Torino, poraccio, è un esempio eclatante.
È protovescovo della città, ma non è il santo patrono. Peggio del peggio, ‘sti sfrontati dei Torinesi hanno scelto di affidarsi al patronato di san Giovanni Battista, che viene festeggiato il 24 giugno. Per colmo di sventura, la memoria di san Massimo è fissata al 25 dello stesso mese, ma le disgrazie del protovescovo non sono finite qui: il 20 giugno, si celebra a Torino una festa mariana importante.

Insomma: troppe feste ammassate l’una sull’altra, oltretutto nel periodo di massimo lavoro per i contadini. Nonostante i ripetuti sforzi, il clero torinese non riuscì mai a far diventare popolare “la festa di san Massimo”: quale protovescovo può sperare di far concorrenza al Battista e alla Madonna?
E così, evidentemente frustrato dalla situazione, san Massimo cominciò a far miracoli punitivi a destra e a manca.

Sul serio! Le sue agiografie sono piene. Carri carichi di grano che si ribaltano dopo una fruttuosa (ma proibita) giornata di raccolto; contadini che si infortunano passando davanti alla chiesa mentre vanno a lavorare, finendo col dover stare a riposo tutto il giorno.
Giovane studentessa universitaria, ho scoperto l’esistenza dei miracoli punitivi proprio quando la mia professoressa ha citato in aula l’esempio eclatante di san Massimo (…e notare che adesso vivo a Torino, ma ho studiato altrove. La fama di san Massimo come piantagrane valica i confini regionali!).

Mi ha sempre fatto molta tenerezza, il povero san Massimo. Tant’è che – tra il serio e il faceto – lo festeggio con entusiasmo ogni anno, così magari si rincuora.
Peraltro, se il dettaglio vi fosse sfuggito: san Massimo di Torino si festeggia oggi. Auguri, san Massimo!, guarda con quanta gente ho parlato di te, quest’oggi!

61 risposte a "I miracoli punitivi (AKA: quando riesci a far perder la pazienza pure a un santo)"

  1. Elisabetta

    Allora questi argomenti mi interessano molto, non solo dal punto di vista di storia della religione, ma per un discorso più ampio.
    La Chiesa all’epoca aveva valutato gli eventi come punizioni???o si tratta di agiografie fantasiose? Perchè spesso in queste agiografie io ci trovo più del paganesimo e le prendo come delle leggende del popolo…molti dei miei santi preferiti in effetti, a parte il mio patrono, sono del xix e xx secolo, quindi non mi pongo problemi di veridicita in quanto ricadono nei processi di canonizzazione.
    Inoltre, secondo punto, a quanto ho capito tutte queste cose come segni, segnali cioè accadimenti puntuali strani o particolari non fanno parte della nostra religione.
    Se non sei in grazia di Dioi non è automatica la punzione o che ti capiti qualcosa di brutto perchè non sei protetto dalla siepe della Grazia. Se sei in Grazia potresti avere delle tribolazioni.
    Molti cattolici riconducono sfortune o fortune come coincidenze particolari a segnali da Lui, mi sembra svilente. Così come aprire la Bibbia a caso aspettandoti messaggi, ecc.

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    1. Lucia

      Guarda… ti rispondo dal punto di vista della storica della Chiesa, che è il punto di vista meno scomodo per rispondere a queste domande 😅
      Nel senso.
      Da un punto di vista strettamente storico, si parla di “topos agiografico” non a caso: è un dato di fatto che le agiografie medievali presentino in molti casi dei temi ricorrenti (o degli snodi narrativi ricorrenti) che, boh… sono un po’ troppo ricorrenti per non far pensare a un qualcosa di precostituito.

      Come fa notare Vauchez, che è un grande studioso della santità medievale, le donne sposate sono quasi sempre costrette in matrimoni infelici con mariti irreligiosi; i laici che vivono nel mondo sono quasi sempre costretti a confrontarsi con un mondo del lavoro fortemente anticristiano… ellamiseria, e che è?.
      Quindi, dal punto di vista di uno storico è abbastanza pacifico dire che gli agiografi medievali operavano con una certa disvoltura, inserendo nelle loro agiografie elementi fin troppo fantasiosi (anzi: io direi più che altro “fin troppo standardizzati”).

      In molti casi, se noti, questo specifico tipo di miracolo ha una funzione pedagogica molto evidente; in altri casi, ha comunque una funzione pratica (aumentare l’interesse popolare verso un certo luogo di culto; legittimare la devozione verso un santo nonostante eventuali voci contrarie…).

      Quindi ti direi: dal punto di vista della storica, non c’è dubbio che quello del miracolo punitivo sia un topos letterario (che, peraltro, in alcuni casi sembra anche essere un calco di quello dei miracoli punitivi attribuiti a Esculapio nella letteratura classica).
      Dal punto di vista del fedele… beh 😅 Io ovviamente non ho modo di sapere se san Filippo Benzi abbia davvero l’abitudine di ribaltare le facce della gente 😆 così del resto non ce l’ha nemmeno l’ipotetico fedele che assolutamente vuole credere a tutto quello che si legge in una agiografia. Penso che sul lato della questione di fede, io e l’ipotetico fedele potremmo accordarci su una reciproca e prudenziale sospensione del giudizio 😅

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    2. Lucia

      In compenso, sulla (più complessa) questione “castigo divino”, Giovanni di Breviarium aveva fatto una lunga riflessione qui, quando la questione era stata discussa in lungo e in largo a proposito del coronavirus:

      https://www.breviarium.eu/2020/03/31/covid-19-castigo-di-dio/

      Sicuramente io concordo con te nel dire che non esiste l’automatismo “sei peccatore = Dio ti manda in casa l’invasione di cavallette; sei in Grazia di Dio = non avrai mai problemi” (e anzi, trovo davvero pericolosissimo cullarsi in questa rassicurante convinzione) (rassicurante se sei convinto di essere in grazia di Dio, quantomeno 😅).

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  2. Elisabetta

    Un grosso danno ci viene sia dalle superstizioni popolari, sia dal pensiero new age che nella nostra generazione ha sdoganato il Karma come una sorta di bonus /malus svilendo peraltro anche quella religione millenaria da cui deriva..
    E anche io spesso ci ricado, proprio oggi mi è accaduta una coincidenza, e anche io a pensare al suo significato, manco fosse I ponti di san Luis Rey.

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      1. Elisabetta

        Tutti ne abbiamo fatto esperienza, ma è la mente umana che dà rilevanza ad alcuni fatti ed altri no… il progetto di Dio non si svela intepretando eventi e connettendoli, tipo big data, algoritmi o ponte di san luis rey. E manco un carismatico col Dono del discerniemento può metterti gli eventi in fila dandoti significato.
        Conosco persone che vanno a messa e poi da “mistici” dicendo che sono cattolici, e dunque approvati (?), altri che usano la Bibbia come i Ching, leggono segnali se un evento (parliamo di cose anche futili) capita il giorno di un santo particolare, altri che dicono che ogni persona che incontriamo ha un motivo nel quadro del nostro percorso (questo pensiero bellissimo, ma come messaggio dall’alto perchè la cassiera del supermercato no e il compaesano chei contro in australia si ? In virtù della rarita?), che non cade foglia che Dio non voglia. E allora perchè il coronavirus dovrebbe essere un castigo o una chance alla conversione e la carestia in paesi dell’Africa che continua da anni no?
        Tutte cose che ci derivano dal paganesimo e dalla new Age.

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    1. Lucia

      Sul fatto che si tenda a dare (sempre e comunque) un valore spirituale (molto forte) a coincidenze e similia, anche io concordo. Su Internet, addirittura, è diventato di moda parlare di “dioincidenze” per indicare, ovviamente, quelle coincidenze che in realtà tali non sono, ma sono state mandate da Dio. Il termine è simpatico e colpisce nel segno, e chiunque l’abbia inventato ha certamente avuto una buona idea.
      Però, insomma. Per quanto anche io ritenga che la Provvidenza operi in tanti modi tra cui anche le coincidenze (perché no?), ho anche io l’impressione che talvolta ci si lasci prendere un po’ troppo la mano da questa storia che “ASSOLUTAMENTE le coincidenze NON esistono”.
      Insomma, non esageriamo 😅

      Capisco e condivido le tue perplessità, anche perché il rischio è quello di vedere la volontà di Dio anche dove in realtà c’è una banale casualità di eventi, e magari addirittura prendere dei colossali abbagli.

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      1. Elisabetta

        Un altro concetto, il male nel bene e il bene nel male. Cosa ne pensiamo? Anni fa in un momento di crisi fui instradata verso un don che mi aiutò molto da una persona che poi si rivelò appunto andar da mistici ecc. Le vie del Signore sono misteriose.

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        1. klaudjia

          Poche settimane dopo la morte di mio padre due amiche mi hanno “costretta ” a fare una domanda per un concorso pubblico. Ero pure rimasta disoccupata. Passano due anni in cui cerco lavoro infruttuosamente (una madre con due figli piccoli non è molto appetibile). Una sera mi invitano a cena delle amiche che non vedevo da non so quanto tempo (un anno, due?) E mio marito insiste affinché io vada. Durante la cena sento una delle amiche dire che il mese dopo avrebbe avuto una prova per un concorso. Qualcosa mi scatta nella mente….tornata a casa frugo nei cassetti e trovo la domanda. Mi ero completamente dimenticata visto il periodo brutto che stavo vivendo. Un mese dopo vado al concorso ed oggi ho un buon posto di lavoro. Beh per me è una più che coincidenza!! È un dono di Dio!

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          1. Elisabetta

            Si sa che da solo l’uomo nulla può e la cosa bella è che tu ringrazi Dio per il lavoro. Io nel settore carriera ho avuto grossi problemi da sempre,e non da 2 anni, per cui prego, ma credo sia la croce che devo portare…
            Ho sempre avuto il dubbio che questi ostacoli e anche piccole discriminazioni fossero lo zampino del diavolo, a dir il vero, ma non ho mai approfondito con un esorcista.
            Inoltre tu hai descritto un evento significativo nella vita di una persona, io sopra mi riferivo soprattutto alle coincidenze di ogni giorno che non ti cambiano molto in cui però ci si può legger di tutto.

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          2. Lucia

            Per spiegare come mai tendo a diffidare sempre molto dal dare significati particolari alle coincidenze, io spesso racconto questo aneddoto di storia vera:

            Circa dieci anni fa, mi rendo conto che quel blogger cattolico che avevo conosciuto tramite Internet e che avevo incontrato in un paio di occasioni aveva proprio tutta l’impressione di starci provando con me. Non mi sentivo minimamente interessata né al ragazzo nello specifico né a una relazione sentimentale in generale, quindi un pomeriggio mi ero messa lì nella mia stanzetta a esaminare attentamente le varie opzioni nel malaugurato caso in cui lui mi avesse chiesto di uscire: che faccio, gli dico no direttamente o gli do una chance? Ci penso un po’, prego un po’, e proprio mentre sto addivenendo alla conclusione che forse una chance gliela si potrebbe anche dare, alla fine già solo il fatto che sia cattolico è un grosso bonus… ecco: proprio mentre sto pensando questo, mi arriva un sms con cui il giovine mi chiede effettivamente di uscire.

            Era una “dioincidenza”?
            Boh, calcolando che col giovine mi ci sono poi sposata si potrebbe anche pensare di sì 😅 però io ho sempre cercato di non dare il minimo peso all’episodio.

            Perché pensa se invece non ci fosse stato feeling. Pensa se avessi dovuto rendermi conto che il giovanotto era – che ne so – un violento o un traditore, ma se al tempo stesso fossi entrata nella logica mentale per cui “eh ma no, quel giorno Dio mi ha mandato un segno molto forte e questo non può essere un caso, vuol dire che siamo fatti per stare assieme”.

            Oh: caso estremo, ma avrebbe potuto succedere. E comunque, in generale, trovo sempre un po’ rischioso voler vedere per forza la volontà di Dio anche in quelle che magari sono solo minuzie.

            Quantomeno se lo si fa nell’immediato, ecco.
            Col senno di poi, ripercorrere gli episodi della propria vita e vedere i casi in cui la Provvidenza ha operato attraverso una coincidenza, una minuzia etc, è già un’altra cosa 🙂

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  3. klaudjia

    Elisabetta non ti scoraggiare. Anche io ho faticato molto. Complessivamente prima che la pubblica amministrazione assumesse sono passati circa 4 anni. Quindi totale di 6 anni di disoccupazione. Inoltre già prima faticavo molto a livello lavorativo. Il lavoro buono è arrivato all’ età di 43 anni. Prima avevo subito discriminazione per l’età (a 39 anni troppo anziana), troppo qualificata, quando ero più giovane molestie sessuali ecc. Ecc. Quindi sei in buona compagnia. Secondo me non si tratta di interferenze diaboliche ma di un tessuto sociale proprio sfavorevole (anche se ammetto che io non conosco la tua storia lavorativa). Io poi sono a Roma, che da quel punto di vista è messa male. C’è lavoro ma qui si “spizzica”, raramente trovi un buon impiego stabile.

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    1. Elisabetta

      Si anche io ho vissuto tutto quello che dici negli anni, il tessuto sociale è ormai questo anche al nord,a meno di non essere già inserito o avere lauree forti come ingegneria e medicina.
      Il mio dubbio è anche riferito al fatto di aver sbagliato carriera, quindi di fatto non corrispondendo ai piani di Dio su di me( all’epoca non ero convertita) nè alle mie reali inclinazioni visto che non amo il mio lavoro nè credo di esserci portata nè guadagno abbastanza. Ah, ovviamente non ho mai trovato altro nè capito a cosa sono portata ( che sia remunerativo, intendo).

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      1. klaudjia

        Anche io avevo completamente sbagliato settore. Sai Elisabetta credo che ci sia una fondamentale distinzione (che io ho imparato ahimé tardissimo) una cosa è quello che ci piace fare, per il quale abbiamo una passione (la mia era il settore legale) e quello per il quale abbiamo un talento. La domanda che si fa sempre ai ragazzi prima di scegliere la scuola o il lavoro è “cosa ti piace fare?”. Invece si deve cercare di capire quali sono i talenti che Dio ci ha dato. Io sono il prototipo di quella che non aveva capito niente!! Non ero tagliata per quel lavoro anche se ho conseguito i titoli di studio. Non avevo capito un bel niente!! E ho anche buttato al vento opportunità buone per seguire il mio sogno che mi vergogno a pensarci!! Giuro ora mi prenderei a schiaffi!! Però mi sento di rincuorarti perché se sono riuscita a riciclarmi io non vedo perché non possa avere anche tu una bella opportunità. Posso chiederti quanti anni hai? Io a 39 avevo smesso di cercare lavoro e facevo solo la mamma ed invece eccomi qui!

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        1. Elisabetta

          Navigo verso i 40… opportunità è una bella parola… ma utopostica. Direi che il mercato del lavoro sia fermo per me, oltretutto quello che faccio mi toglie energiebper fare altro (volontariato ecc.)

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          1. klaudjia

            Non so che titolo di studio hai e se il settore ti interessa, ma perché non provi qualche concorso. È l’unico settore dove i limiti di età sono illegali! (Se no quando mi prendevano…)

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  4. klaudjia

    A dimenticavo! Una mia cara amica (diventata cattolica a 30 anni) a quel punto della sua vita ha capito che non poteva continuare nel percorso di studio/lavoro che le avevano preparato i genitori (e che dava pessimi risultati) e si è dedicata al suo talento (la cura del prossimo) e ora lavora soddisfatta in una casa di cura per malati.

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  5. Elisabetta

    Anche se non credo che la volontà di Dio sia che noi facciamo un lavoro piuttosto di un altro perchè abbiamo un talento che Lui ci ha regalato.
    IL mio talento è tale (ammesso che io ne abbia) non per dono ma per duro lavoro e sacrifici del passato. Quindi non so manco quale fosse il dono originario.
    Stesso discorso per vocazione, oppure per matrimonio con una certa persona. Si tende sempre a dire “la persona che Dio ha scelto per te” ma se questa poi è gia sposata per un suo errore? O per cirocstanza varie non vi incontrate mai?
    Vedi che sia nel caso della carriera che in quella del matrimonio che ho portato ad esempio si fa presto a ricadere nello stesso discorso “messaggi dall’alto” , predestinazione, destino che facevamo sopra, orientalismi, karma, destino ecc.

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    1. klaudjia

      Credo che siamo lontani dal discorso del karma /predestinazione/ destino. E’ ovvio che poi il talento vada lavorato (come nella parabola). Per quanto riguarda il mio caso, Il concorso è stato durissimo. A un certo punto mi è andato via il ciclo per lo stress da studio. Il talento va faticosamente coltivato.

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      1. klaudjia

        Ho spinto il tasto “pubblica” prima di finire!!! Insomma stavo dicendo che almeno per la mia esperienza di vita è così. Sul matrimonio non saprei che dire, tranne che da ragazzetta mi presi due cotte a distanza di tempo per due ragazzi che finirono molto male. Uno non mi filava e l’altro magari non mi avesse filato. A distanza di vent’anni e più visto il loro percorso di vita ogni tanto penso “devo andare ad accendere un cero che non me lo sono sposato io!”

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      2. Elisabetta

        Siamo lontani qui in questo forum a parlarne io e te ma a volte quel che si sente dire negli ambienti religiosi è che la carriera giusta è la vocazione che Dio ti manda per compiere il suo progetto…
        Idem il marito è l’uomo che Dio ha in serbo per te, e anche nessuno te lo può rubare.
        Cioè se sbaglia capire zac non corrispondi al piano??? Se dico no all’uomo giusto?
        Io credo sia più complesso di così.
        Discorsi che sento in ambito cattolico, non da consacrati. Io per esempio non ho la minima idea di cosa Lui voglia da me, son arrivata alla conclusione che il lavoro è la mia croce.

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        1. Lucia

          E’ un discorso interessantissimo il vostro, mi spiace esserci stata poco per intervenire 🙂

          Concordo innanzi tutto con Claudia nel dire che, per quanto riguarda il mondo del lavoro, oggigiorno sono estremamente il tessuto sociale (ma anche proprio le leggi del mercato, cui necessariamente ci si deve assoggettare per restare sul mercato) (e, in una certa misura, anche le leggi nel mondo del lavoro. Ad esempio, nel settore dei beni culturali esistono proprio leggi infelici che di fatto incentivano e rendono normale una precarietà assoluta “a tempo interderminato”).
          Quindi ahimè: in molti casi, secondo me, chi fatica a trovare un lavoro stabile e ben pagato non ha sbagliato chissà che cosa. Ha avuto la jella di vivere in un momento storico in cui c’erano tante cose sbagliate a monte.

          Detto ciò, anche io guardo abbastanza tiepidamente ai proclami sulla “carriera giusta come vocazione” e sul “matrimonio giusto con l’uomo che Dio ha in serbo per te”.

          Io trovo che siano controproducenti soprattutto per una ragione: ti portano a idealizzare il tuo lavoro (per il matrimonio il discorso è più complesso perché lo idealizzeremmo comunque a causa dei film, delle idee di amore romantico, etc).

          Cioè: se passo tutti i miei anni liceali e universitari a sentirmi dire che il mio lavoro è la vocazione che Dio ha per me, posso ragionevolmente aspettarmi di riuscire a compierla in qualche modo, questa benedetta vocazione, no? O peggio ancora: se sto cercando di compiere la vocazione che Dio ha per me, ma mando CV ovunque e nessuno mi si fila, cosa devo presumere: di essere io che sbaglio qualcosa?
          O, peggio del peggio: trovo effettivamente lavoro, ma scopro che non mi trovo così bene come avevo sempre pensato. Che ne so: tutta quell’esplosione di gioiosa realizzazione che avevo sempre immaginato che avrei provato, alla fine non ce l’ho. Magari perché i colleghi mi mobbizzano o magari perché il capo è un approfittatore schiavista, che ne so.
          E’ colpa mia? E’ colpa di Dio? La mia vocazione è quella di essere mobbizzato da uno schiavista? Che famo?
          Peggio del peggio, in molti ambienti cattolici (ma anche protestanti, a dire il vero) passa il concetto che se il lavoro è la tua vocazione tu, se sei un bravo cristiano, dovresti mettere anima e corpo in tutto quello che fai, facendo “anche più” di quello che ti viene chiesto da contratto (perché, appunto: il lavoro non deve essere per te solo un lavoro, ma anche una vocazione).

          👀

          Ok, tutto molto bello, ma (storia personale) io sono entrata nel mondo del lavoro con questo meraviglioso e volenteroso atteggiamento, salvo rendermi conto che, in certi contesti, questo atteggiamento può fare più male che bene:

          A) i superiori (mica fessi) corrono il rischio di approfittarsene;
          B) i colleghi (poveretti) alla lunga iniziano a maturare il desiderio di menarti 🤣 perché avere una collega che per carità cristiana lavora gioiosamente anche il sabato pomeriggio dal pc di casa sua rischia di mettere in cattiva luce quelli che (giustamente) staccano alle 17:30 del venerdì e chi s’è visto s’è visto.

          Ecco, io l’avevo presa molto sul serio questa cosa del “lavoro come vocazione”, e CERTAMENTE capisco perché è bene parlarne, e CERTAMENTE concordo sul fatto che esiste un’etica che il lavoratore cristiano deve avere sul posto di lavoro, per comportarsi da buon cristiano.

          Però sì, anche io ho l’impressione che una insistenza così forte sul “lavoro = vocazione per la vita” possa portare a comportamenti sbagliati, eccessivamente “vocazionali” 😅 Il concetto andrebbe sviscerato meglio, ecco. Io, sicuramente, su questo ho sbagliato, in passato, entrando nel mondo del lavoro con l’irrealistica aspettativa che il datore di lavoro guardasse a me con lo stesso spirito con cui una badessa guarda amorevole alla sua novizia.

          E anche sul lato della vocazione matrimoniale capisco le tue perplessità. Nelle relazioni sentimentali siamo forse un po’ più scafati, nessuno si aspetta la perfezione assoluta (e del resto è auspicabile che nessuno debba sopportare situazioni di precarietà assoluta o di sfruttamento 😅).

          Però sì, capisco.
          In alcuni ambienti, c’è stato un lento ma inesorabile slittamento semantico da “essere un laico che lavora è una vocazione a tutti gli effetti, non meno importante di quella religiosa” a “il tuo lavoro è la tua vocazione ed è lì che devi realizzarti”.

          Ecco, sono due concetti abbastanza diversi invece 👀

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          1. klaudjia

            Condivido quello che hai detto Lucia, il lavoro come vocazione può essere davvero controproducente in determinati ambienti di lavoro. Confermando quanto detto del tessuto lavorativo sbagliato, tuttavia, ammetto soprattutto con me stessa di aver preso la strada sbagliata e questo perché indotta proprio dalle “coincidenze – segni”. Ora non voglio apparire contraddittoria e mi spiego meglio. Credo nelle coincidenze di un Piano superiore, ma io per prima ho interpretato in una occasione cruciale della mia vita queste coincidenze “come pareva a me”. A distanza di tempo devo dire che il rinnovo di un ottimo contratto di lavoro annuale (insperato) era un segno che dovevo rimanere lì dove ero, non seguire il consiglio di uno dei tizi di cui parlavo prima (quelli che non ho sposato) e che già non sembrava affidabile. Se un segno c’era io l’ho stravolto e me me sono accorta quando (otto anni dopo) passo casualmente sotto il vecchio ufficio ed incontro una mia collega precaria che mi dice che di anno in anno era ancora lì. Si è squarciato un velo nella mia mente. Io avevo visto quello che volevo vedere perché era palese che la strada giusta era un’altra. Ma siamo umani e sbagliamo…fortunatamente alla seconda occasione-coincidenza ho preso la strada giusta. Le coincidenze/segni su fatti significanti (non minuzie) non escludono la possibilità di sbagliare e di subirne i danni. Io ne sono un esempio lampante

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          2. Elisabetta

            Esatto, senza contare che la nostra generazione è stata anche investita della (dalla?) responsabilità di realizzarsi migliorando anche rispetto il livello sociale della famiglia di origine, che ha fatto tanti sacrifici per farci studiare.
            Poi di fatto in realtà in quegli anni si guadagnava di più con meno titoli, quindi il confronto è paradossale e non mi meravigliano certe acredini millenials vs boomers che si sentono in giro.

            Concorde sul fatto del lavoro come supposta vocazione, credo sia un discorso anch’esso recente, e non mi stupirebbe della matrice protestante (non go nulla contro i riformati), nel senso che cent’anni fa nessuno si sarebbe sognato di farlo nè a un avvocato nè a un contadino nè tantomeno ad una donna!!!

            Il discorso vocazione al matrimonio o alla vita consacrata (escludendo zitelle / i come noi) credo sia stato sempre un classico, ma il fatto dell’uomo giusto che Dio ha in serbo credo ci arrivi dal paganesimo, da Platone addirittura. Nella Bibbia non ho proprio letto nulla di questo, anzi di Maria e Giuseppe non si sa nemmeno se si amassero (spero di non essere eretica a dire ciò).

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          3. sircliges

            « Peggio del peggio, in molti ambienti cattolici (ma anche protestanti, a dire il vero) passa il concetto che se il lavoro è la tua vocazione tu, se sei un bravo cristiano, dovresti mettere anima e corpo in tutto quello che fai, facendo “anche più” di quello che ti viene chiesto da contratto (perché, appunto: il lavoro non deve essere per te solo un lavoro, ma anche una vocazione). »

            Io sono proprio uno di quelli che frequentano ambienti così, e che a questa cosa del lavoro come vocazione ci credo abbastanza…
            …ma ovviamente, è possibile esagerare in qualsiasi cosa, anche nella vocazione.

            Di base c’è il concetto che nel cristianesimo esiste anche quella cosa chiamata “disordine”, che non è banalmente i calzini per terra, ma quando una cosa che di per sé è buona, diventa cattiva. O perché è eccessiva la quantità, o perché è sbagliata la modalità, o per altro. Il classico esempio di disordine è quando mangiamo una cosa che di per sé è buona, ma ne mangiamo troppo e allora ci fa male. Insomma una passione che non è moderata dall’intelletto, una mancanza di quella virtù cardinale che è la temperanza.

            Applicando questo concetto al lavoro, se ne ha che è possibile (e a me è capitato) anche fare “indigestione” di lavoro, perché si confonde il “lavorare bene” con il “lavorare tanto”, ed è uno sbaglio tale e quale a chi pensasse che per mangiare bene bisogna abboffarsi a più non posso.

            Lavorare bene significa sicuramente impegnarsi, ma se per il lavoro bisogna trascurare altre cose importanti come la salute o la famiglia, o far fare una immeritata brutta figura ai colleghi (sottolineo immeritata), o essere occasione di peccato per chi si sfrega le mani e pensa “e mo questo lo sfrutto per bene”, ecco allora che questo non è più lavorare bene, anzi è lavorare male. Magari SEMBRA lavorare bene, ma è apparenza e nel lungo periodo si rivela come tale.

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          4. Lucia

            Io in realtà non mi riferivo ad ambienti come l’Opus Dei e simili (vado a colpo sicuro perché conosco sircliges e so quali ambienti frequenta lui 🤣).

            Cioè: non ho idea di cosa dica precisamente sul tema l’Opus Dei (per fare il nome celebre del movimento che ha “sdoganato” l’idea del lavoro come vocazione), ma non credo (correggetemi se sbaglio) che insista più di tanto sul concetto che QUEL lavoro lì è la tua vocazione.
            Cioè che insegni che Dio ti ha vocata a fare la segretaria d’azienda e che se non fai la segretaria d’azienda non stai rispondendo alla chiamata che Dio ha per te.

            Da esterna, ho l’impressione che i vari movimenti cattolici “ufficiali” che parlano di vocazione al lavoro ne parlino, come dire, in termini generici: tu non hai la vocazione alla vita religiosa, non hai la vocazione sacerdotale, hai la vocazione a essere un laico che lavora nel mondo.
            Da che consegue ovviamente un’etica del lavoro che va svolto bene e con passione e bla bla bla. (Io, a posteriori, penso che coi tempi che corrono bisognerebbe integrare il discorso segnalando con chiarezza ciò che distingue un bravo lavoratore cristiano da un fesso che si espone ad essere sfruttato, oltretutto in momenti storici non propriamente favorevoli ai neo-laureati in cerca di lavoro 😅 ma questo è un altro discorso e ovviamente concordo con nel dire che, se si fa indigestione, non è certo colpa del cibo).

            Ma in tutto ciò: da parte di movimenti cattolici “ufficiali” e strutturati e con sacerdoti al loro interno, io non ho mai sentito passare il concetto che Dio ha un progetto in serbo per te e tu devi solo scoprirlo, e presto capirai che la tua vocazione è fare QUEL lavoro lì, perché QUELLO è il tuo posto.

            Lo dicono?
            Ci sono movimenti cattolici ufficiali che lo dicono?
            Io non li frequento direttamente e non mi risulta, poi può essere.

            Per quanto mi riguarda, affermazioni di questo tenore io le ho lette (frequentemente) solo da parte di “laici autodidatti” tipo blogger cattolici, commentatori di pagine Facebook etc.
            Così come, in quegli stessi contesti, ho letto molto frequentemente anche l’affermazione per cui esiste UN uomo che Dio ha creato per te e che è destinato a diventare tuo marito, devi solo incontrarlo e aver fede nel frattempo.

            Concordo con le amiche qui sopra nel dire che a me sembrano (a naso) visioni non perfettamente ortodosse, molto auto-illusorie e confortanti, forse involontariamente influenzate dal pensiero new-age per cui “a un certo punto le stelle si allineano, tutti i tasselli vanno a posto e chi si è sempre comportato bene avrà la ricompensa che merita”. Non avevo mai pensato, onestamente, a possibili influenze protestanti circa la predestinazione, ma in effetti più ci penso più la cosa mi sembra plausibile 🤔

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          5. sircliges

            Curiosamente questo commento incrocia una discussione parallela che ho avuto poco tempo fa con Athelas sul suo blog, dove (in modo molto più nerd) si parlava di libertà e predestinazione

            https://fogliadelre.wordpress.com/2020/06/18/serie-filosofica-v-di-gusti-o-di-scelte/

            salto a piè pari la parte nerd, il concetto è che l’idea che Dio abbia UN solo destino in mente per noi (che significa anche “un” lavoro, “un” marito o “una” moglie…) è effettivamente, dal punto di vista cattolico, non tanto per la quale. Magari capita in situazioni veramente eccezionali; ma nella maggior parte dei casi, Dio si comporta (questo paragone lo avevo letto in un libro e mi era piaciuto molto) come quelle madri che accompagnano i figli a comprare i vestiti, e non dicono “allora ti compro questo e stop”, bensì “allora dimmi quali ti piacciono e poi vediamo”, insomma c’è un ventaglio di scelte e possibilità.

            Per lo stesso identico uomo Dio potrebbe aver pensato un destino da sacerdote, un destino da padre di famiglia con la donna X, un destino da marito della donna Y, un destino da laico celibe che porta avanti un’azienda e dà lavoro alla gente, e un destino da morto giovane in qualche modo misteriosamente fruttuoso per la Chiesa.
            Quale poi effettivamente si realizzerà dipende dalla libertà di quell’uomo, dalla libertà di chi gli sta accanto, dalle circostanze eccetera.

            Sull’idea della “persona fatta apposta per te”, c’era una bellla lettera di Tolkien, contenuta in quelle pubblicate nel libro “La realtà in trasparenza” (mi pare scrivesse al figlio o all’amico Lewis) dove diceva proprio che in realtà questa cosa della “persona per te” è un concetto pericoloso; perchè la gente, dopo la fiamma dell’innamoramento iniziale, quando capita qualche piccola difficoltà e ci si accorge che l’altra persona non è proprio proprio la perfezione in terra, può chiedersi “ma forse sto sbagliando, la persona che Dio mi ha destinato non è questa, è un’altra e aspetta da qualche altra parte”, perciò si tronca e si passa di relazione fallimentare in relazione fallimentare, sempre inseguendo un “amore destinato” che probabilmente non esiste
            (e se Tolkien vedeva questo pattern già ai suoi tempi, figuriamoci che direbbe oggi)

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          6. Francesca

            @sircliges
            Perfetto, perfetto.
            Tempo fa avevo letto un’espressione, diciamo più “teologica”, di padre Angelo Bellon sul sito Amici Domenicani, che era davvero adeguata, e riguardava ancora più ampiamente tutta la relazione tra Dio e Uomo. Se la ritrovo ve la riporto…
            Comunque in generale suonava così: Dio ci dà la Grazia, e poi la gestione (della Grazia) ce la vediamo noi. L’organizzazione pratica&concreta – di tutti i doni di Dio – è tutta nostra.
            Perciò (l’organizzazione) non è così univoca come a volte viene descritta…

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          7. Elisabetta

            Lucia non ci sono movimenti che lo dicono perchè se no si ricade nella predestinazione.
            Le persone che possono fare questi ragionamenti “al limite” sono come dici tu laici, anche dentro gruppi di preghiera e non certo i sacerdoti padri spirituali di questi gruppi.
            Per esempio nei carismatici ( parlo di loro per conoscenza diretta) ci sono certe persone che a mio avviso ( per i miei gusti) pendono troppo verso pentecostalismo, guarigioni, leggere le coincidenze, liberazione albero genealogico, malefici, tutte cose anche ottime in certi periodi della vita ( a me hanno aiutato molto quelle bellissime Messe con adorazioni lunghissime) ma che se prese fuor dal contesto, senza un robusto backround e senza la guida di un consacrato possono essere fuorvianti. Non è il movimento in sè. E questo loposso dire perchè so di molte conversioni iniziate proprio dalla frequentazione di messe del Rc o RnS.
            Io consiglio sempre di esporre dubbi al confessore, personalmente l ho fatto e non ne sono mai rimasta delusa.
            Il lavoro credo sia un modo per fare la volontà di Dio e ti permetta di provvedere a te e alla famiglia , ma la parola dice anche di dare il giusto salario! 🙂
            Sulla persona della vita purtroppo si sente spesso.
            Io in definitiva credo che la deriva verso la predestinazione, dionicidenze ecc. Sia dovuto senz’altro al protestantesimo che si è incontrato con l’american dream prima e l’orientalismo / new age/ vari coach motivazionali dopo, per cui il discorso era
            Fai la volontà di Dio ogni giorno in base anche ai tuoi doni
            Ed è diventato
            Per essere realizzato devi far la volontà di Dio e far fruttare i tuoi talenti.
            Il sospetto ce l ‘ho perchè è un discorso individualistico anche quello della auto realizzazione, per cui mi pare che unendo volontà di Dio con autorealizzazione venga fuori sta cosa ibrida.

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          8. Elisabetta

            Rispondo a sircliges e francesca.
            Mi pare che fosse qualche filosofo che diceva che i futuribili sono tutti nella mente di Dio?

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        2. Lucia

          Una blogger cattolica che su questo tema ha un approccio che mi piace molto è Jennifer Fulwiler. Ne avevo parlato qui:

          https://unapennaspuntata.com/2019/03/22/blue-flame-jennifer-fulwiler/

          e la consiglio in generale, ha scritto un paio di libri sul tema (l’ultimo del quale è uscito da pochi mesi).

          Jen ha coniato il termine “fiamma blu” per indicare quel talento, quell’attività, quella “cosa” che ti fa stare veramente bene, ti rende felice, ti riesce ottimamente e ti fa sentire realizzata.
          Questa “fiamma blu” può essere qualsiasi cosa: scrivere; cucinare; creare progetti educativi per i piccoli; occuparti degli animali; vattelapesca. Jen è molto attenta nel sottolineare che non necessariamente la tua fiamma blu coincide col tuo modo di pagare le bollette – se la tua fiamma blu è cucinare torte deliziose, poco da fare: o l’hai capito a quindici anni, hai fatto una scuola di cucina e adesso sforni dolci nella pasticceria di Knam, oppure dovrai rassegnarti ad essere una segretaria d’azienda che cucina torte deliziose nel tempo libero.

          Magari dando la disponibilità per cucinare per ogni evento organizzato dalla parrocchia, che ne so.
          Magari aprendo un blog di cucina dal quale trarre tanto appagamento personale.
          Magari organizzando fantastici playdate con le compagne di classe delle figlie, durante i quali le bambine si divertono a spignattare e a preparar biscotti.

          Per dire.

          Jen è molto chiara nel sottolineare che non necessariamente il nostro “talento” (chiamiamolo così) coincide con l’occupazione che ci siamo scelti per pagare i conti a fine mese, e va benissimo così. Certo sarebbe molto bello se le due cose potessero coesistere, ma se così non è… amen! Non è grave!

          E’ una lettura che consiglio davvero, oltretutto lei ha uno stile molto leggero e divertente (la sua fiamma blu è fare la comica 😛)

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          1. klaudjia

            Quello della fiamma blu è uno dei tuoi articoli che ho amato di più (insieme a quello sul matrimonio e su Notre Dame e moda cristiana) e mi ha aiutato a trovare una mia piccola fiamma nella battaglia per la moda etica.

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        3. klaudjia

          Elisabetta come al solito ho sbagliato la collocazione del post (che è in fondo) nel quale ti dico che spero che tu possa trovare una soluzione nel più breve tempo possibile

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          1. Elisabetta

            Mi sono persa anche io nella grafica, io conosco gente che per dubbi di lavoro assai minori del tuo addirittura ha fatto km per andare da esorciti e padri spirituali che avrebbero doni del discerminento.

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      1. klaudjia

        Non si è presentata alla prova d’esame perche non aveva studiato e dalle ultime notizie che avevo è titolare di un avviato studio legale. Anche a lei è andata bene.

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  6. Francesca

    Ciao ragazze, interessante il discorso sui talenti che state sviluppando qua sopra.
    Avrei qualcosa da dire… O meglio, riporto quello che ho sentito dire da un parroco qualche anno fa.

    Premetto: a dispetto della mia passione per l’esegesi biblica nonché per tutti i significati teologici connessi alle esegesi, chissà perché avevo sempre data per scontata la questione dei talenti – col risultato che la interpretavo perlopiù come avete già spiegato (magari talenti sul lavoro, o vocazioni di vita molto definite o definibili in società con la traduzione in un ruolo preciso. Della serie: Dio ti ha dato talento o talenti per coltivare queste cose qua, così&così. E anche della serie: potrebbe pure essere un talento nello sport perciò devi fare, ad esempio, come ha fatto la Federica Pellegrini o perlomeno devi entrare nella squadra olimpionica di nuoto, se hai il talento per il nuoto. Se ce l’hai un po’ di meno della Pellegrini: almeno fai le gare nazionali, ma il talento ti deve dare un qualche risultato visibile del genere. E via così. L’avete già spiegato benissimo).
    Anche per me l’interpretazione era questa, sebbene la avvertissi in qualche modo come “disturbante”, a volte tanto disturbante… ma lo attribuivo, tanto per cambiare, ad un problema mio (di fede? O di comprensione della fede? Comunque un problema mio).

    Un bel giorno, qualche anno fa, arriva a Messa il Vangelo dei talenti e per la prima volta le mie orecchie odono un sacerdote che fa un discorso preciso che non avevo MAI sentito. E che spazza via tutto. Mi sono resa conto improvvisamente che quel sacerdote aveva ragione, e che non poteva essere altrimenti. Insomma, nell’omelia ‘sto prete dice che i talenti di cui parla il Vangelo NON sono le capacità o le doti nello studio, nel lavoro, nello sport, nella danza, eccetera. Anzi, dice che non c’entrano proprio niente (e che, ok, va benissimo coltivare le proprie umane capacità nella vita, ma il Vangelo non si riferisce a quello).
    Ohibò 😁 una delle rare prediche interessanti e “risveglianti” che ho udito nelle nostre chiese in tanti anni.
    Ve la faccio breve: i talenti evangelici riguardano la Fede.
    Forse adesso userò qualche termine improprio ma cercate di capirmi: in pratica i talenti di cui parla Gesù sono (sarebbero) il tipo o grado o livello di Fede che ci è stata donata. Perciò lo sviluppo del talento è come/quanto coltiviamo la Fede e – attenzione! – lo sviluppo del talento è soprattutto come/quanto lo facciamo fruttificare nel comunicarlo agli altri. Se una persona ha molta fede ma questa fede non si realizza nel farne partecipi gli altri (con parole, opere e azioni), questo è “sprecare talento”.
    Il non comunicare agli altri, al mondo, la Fede cristiana – in base ai doni ricevuti o ai cosidetti carismi che ogni persona ha ricevuto – questo sarebbe sprecare i talenti.

    Dopo alcuni anni… e continuando a meditare su quella omelia ho concluso (anche) che questo era l’ennesimo caso in cui ci eravamo fatti invadere da qualche interpretazione protestante deviante (non che tutte quelle protestanti siano devianti, ma questa sì, soprattutto quando si riferisce a quella sorta di “predestinazioni” nel lavoro e perfino nel matrimonio) … e che l’interpretazione “cattolica verace” sui talenti poteva essere solo quella che ho udito da quel parroco.

    Che ne pensate?
    Ciao 😇
    Buona festa dei santi Pietro e Paolo

    P.s. di certo la Fede o i talenti di Fede hanno anche ripercussioni sul nostro comportamento al lavoro, nello studio, a casa, nel matrimonio, ma non riguardano in modo diretto la scelta del lavoro, della scuola, della laurea.
    Mi sembra un insegnamento molto illuminante.

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  7. Elisabetta

    Ne penso bene, per esempio io non ho il talento dei movimenti o gruppi cattolici, e mi son sempre trovata a disagio con chi mi proponeva vari gruppi o modo di evangelizzazione.
    Poi un gesuita mi disse proprio lascia perdere movimenti e discernimenti vari, aveva capito che stavo provando il vestito di qualcun altro.
    Il talento per me è un dono o un’inclinazione che va coltivata, può essere anche solo un bel carattere, la pazienza, o anche il lasciarsi aiutare, vivere la propria croce. Non credo coincida con aspirazioni di carriera per forza o almeno non in modo così diretto e lineare come pensiamo noi. La vedo come una cosa trasversale ai doversi percorsi di vita. Certo se il tuo dono è la parola , parli bene e sei eloquente e fai, che so, il guardiano notturno, non lo butti via, magari lo usi con gli amici ecc.
    Nel discorso trova il tuo dono e costruiscici la tua carriera sopra ci leggo sia la matrice protestante che dici tu sia un discorso culturale occidentale, moderno e sicuramente post 68. Per quanto riguarda i paesi protestanti oso dire che le carriere sono un po’più flessibili, in Italia dopo i 30 la strada è praticamente segnata. Per cui negli Usa o Uk forse ha senso il reinventarsi anche in età avanzata.
    Per quanto riguarda epoca post 68, penso che prima il discorso fosse relizzarsi per la donna come madre e moglie,il marito come capofamiglia, poi il benessere ha ampliato le scelte e ci ha creato il bisogno di autodeterminarci, di seguire cosa noi VOGLIAMO fare, perchè siamo più ricchi, le gamiglie possono supportare gli studi ecc. Fino al primo dopoguerra questo non era possibile, la nevrosi da carriera è sicuramente più recente.
    Ma accanto a talenti e desideri dovviamo mettere anche il contesto sociale e , cosa oggi sottovalutata, gli altri… spesso autorealizzazione si declina come falsa autostima ( volere tutto, tutto assieme, perchè lo si merita, perchè noi valiamo) a discapito degli altri e nascono appunto le recriminazioni, le corse agli esorcisti per capire gli ostacoli ecc ( mi ci metto dentro anche io eh). .
    Per le donne è anche peggio perché DEVI realizzarti in duemila ruoli, non puoi abidicare a nessuno.

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    1. klaudjia

      Condivido la tua idea che il talento può anche coincidere con un’attività professionale ma riguardare anche la vita professionale . Essere una buona massaia (oggi è visto come un insulto, guai a dire ad una donna che è brava a pulire o stirare) per me è un grande talento che se non diventa un lavoro sicuramente migliora la vita dei tuoi cari.

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  8. klaudjia

    Ora esco un po” dal seminato, ma qui a Roma ho sentito troppo spesso datori di lavoro dire “quando cercano lavoro la prima cosa(o una delle prime cose) che chiedono questi giovani di oggi è quanto è lo stipendio!” E io gli rispondo ” e cosa vuoi che ti chiedano? Di uscire a cena?” Questo per dire che molti si aspettano che si lavori per vocazione e che lo stipendio sia un dettaglio di poco conto. Questo nasconde anche il fatto che di stipendio si offre poco (o niente) a fronte della richiesta di titoli di studio notevoli e mansioni specifiche. Per quanto mi riguarda lo stipendio dovrebbe essere indicato nell’annuncio di lavoro così nessuno dei due perde tempo.

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  9. klaudjia

    Ignoro il tema della predestinazione nella cultura protestante e quindi non so se ci sono derive o meno in ambito cattolico. Portando il discorso molto “in basso” penso che la nostra cultura in generale sia influenzata dalla massiccia presenza di film americani (da appena 80 anni a questa parte!!). Quando lavoravo nell’ufficio legale ho sentito parecchie persone dire “l’avvocato d’ufficio non lo devo pagare, lo sanno tutti” e io dovevo spiegare ogni volta “quella è la legge americana che si vede nei film, in Italia l’avvocato d’ufficio si paga a meno di non essere ammessi al gratuito patrocinio che è tutta altra questione”. Una volta mi hanno detto “hai presente i chiesa quando durante un matrimonio il prete dice . Allora io replico “sei anglicano?” , “no, perché?” e allora spiego che quello non è il rito cattolico. E via discorrendo…Alla fine di questo,quindi, è possibile che molte idee protestanti siano arrivate (filtrate) anche da noi.

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    1. Francesca

      Beh sì, le influenze culturali – in termini pratici – arrivano da varie “fonti”, e una di quelle che sono (state) molto potenti è il cinema.
      Se invece consideriamo la Chiesa, o il cattolicesimo in sè, l’influenza può passare, ad esempio, attraverso un certo linguaggio molto generico (anche di preti, laici, suore, catechisti, eccetera) che per vari motivi nella loro formazione hanno capito pan per focaccia e così possono trasmettere dei messaggi che magari, di per sè, letteralmente, non si potrebbero definire di devianza protestante ma sono concetti o parole che lasciano intendere agli inconsapevoli ascoltatori un presupposto o una conseguenza di stampo protestante.

      Per proseguire con l’analisi e arrivare al perché gli influenzati 😂 siamo noi cattolici (e non sono invece i protestanti che “deviano cattolico”), si tratta del nostro maggiore pregio che se “tirato al massimo” diventa il nostro maggior difetto: come nostra mission noi accogliamo sempre con entusiasmo le idee altrui per trarne tutto il bene che si può. A volte, o spesso, tendendo la nostra mano ci sbilanciamo un po’ troppo e senza saperlo cadiamo dall’altra parte.
      Questo atteggiamento – che fa entrare idee protestanti, new age, ecc. , non è solo una conseguenza della secolarizzazione, ma è anche lo stesso approccio cattolico genuino.
      È risaputo (soprattutto alla signora storica che ci ospita) che la Chiesa ha sempre fatto entrare in massa perfino le usanze pagane con lo scopo di cristianizzarle e integrarle senza strappi nel naturale cammino dei popoli.

      Con questo commento rispondo anche e soprattutto ai commenti di Elisabetta (che sottoscrivo al 100%) … E ci si potrebbe chiedere perché nelle nostre stesse parrocchie sia possibile osservare non solo singoli ma anche gruppi/movimenti che regolarmente fanno passare (assieme al bene che fanno) anche certe dottrine o convincimenti non cattolici.
      Il motivo è che tutti noi, me compresa, proprio in quanto cattolici inside 😊 , siamo abituati a dare la precedenza all’accoglimento delle persone e a lasciare ad ognuno il proprio percorso di fede, di maturazione. Questo va benissimo… però a volte dobbiamo mettere in conto che poi magari ci troviamo con singoli laici o a volte con interi movimenti (compresi i preti che li guidano) che ad esempio fanno quotidianamente e insegnano con regolarità a fare bibliomanzia pensando che sia una pratica cattolicissima (di solito la pezza d’appoggio è “ma non lo sai che lo faceva anche Agostino?!”).
      Ti confermo, Elisabetta, che questa cosa dell’usare la Bibbia tipo sfera di cristallo per divinazioni (per ricevere “segni” o messaggi da Dio per prendere una decisione) non è diffusa solo dai gruppi carismatici, ma anche da altri movimenti… e forse anche in un modo più “dottrinalizzato” rispetto al RnS.
      Il fatto è che quando noi (normali fedeli laici) ci troviamo davanti a tale fenomeno che riguarda anche i nostri amici in parrocchia non sempre è facile intervenire con la famosa “correzione fraterna” … proprio perché sono pratiche che vengono fatte e condivise anche coi preti che guidano i gruppi. A me ad esempio è capitato / capita di collaborare e di fare iniziative (opere di misericordia, ecc.) con persone che deviano abbastanza in quel senso, e ci ho pensato spesso, e sono anche consapevole che colpirei troppo oppure che farei sentire “attaccate” e “offese” quelle persone se dicessi loro apertamente che la bibliomanzia non è roba cattolica ma che invece è sempre stata condannata dalla Chiesa (e che Agostino, come altri santi, ha aperto la Bibbia una tantum in una condizione e situazione molto particolare, e che lo possiamo fare anche noi in situazioni molto particolari e generalmente gravi… ma che normalmente usare la Sacra Scrittura come i Ching tende più al peccato che alla pia pratica).

      Con l’ultimo discorso ho un po’ divagato ma era per evidenziare alcune vie attraverso le quali possono entrare le influenze protestanti: ad esempio la bibliomanzia fa presuppore a chi la pratica una predestinazione nel senso protestante (e ricordiamolo: le dottrine di predestinazione comunque non riguardano tutti i protestanti).

      Considerato che questa pratica dell’ “apertura a caso della Bibbia” per ottenere risposte (su quello che ti sta accadendo e su quello che farai / non farai nella vita) è discretamente diffusa in gruppi cattolici “impegnati” si può immaginare di come un semplice dettaglio come la considerazione del testo sacro in modalità deviata diventi facilmente una regola di come le persone considerano tutti gli altri fatti della vita.

      Noi tutti cerchiamo di cogliere “segni” o di osservare se ci sono “dioincidenze”… ed è vero che, secondo me, ci sono pure.
      Non è che sia anticattolico dirlo o pensarlo.
      La devianza protestante sta nell’esagerare, nel rendere certe cose delle superstizioni e far dipendere la propria vita da quelle.
      (Chesterton diceva che l’eresia è praticamente una verità che viene troppo amplificata ed esagerata. Mia parafrasi).

      Vabbè, ho fatto un mischione di argomenti… Capitemi 😭😁

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      1. Francesca

        P.s.
        Specifico un punto che potrebbe essere frainteso.
        Quelli che fanno e insegnano a fare bibliomanzia non la chiamano certo bibliomanzia .
        Se sapessero che è bibliomanzia probabilmente non la farebbero.

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        1. Elisabetta

          Esatto. Pensa invece quanto è bello meditare sul Vangelo del giorno che è Vangelo del giorno per tutto il mondo in quel giorno, non è un po’ essere jel corpo della chiesa? Pensiero bello ma non mio.
          Correzione fraterna..per questo io instrado dal confessore…..

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      2. Lucia

        Voi scrivete troppo e io in questo periodo ho troppo poco tempo e quindi arrivo a rispondere con un ritardo di settimane 🤣 ma questa era una osservazione troppo interessante per lasciarla cadere nel dimenticatoio.

        Casco dalle nuvole allo scoprire che esistono veri e propri movimenti, organizzati e guidati da religiosi e sacerdoti, che hanno queste “devianze”, se vogliamo chiamarle così. Nel senso che, a me, pratiche come la bibliomanzia sembrano così TANTO e così OGGETTIVAMENTE “sopra le righe” che mi stupisce che possano esistere sacerdoti (o gruppi di preghiera interi seguiti da sacerdoti) che invece le incoraggiano. E invece 😐

        In effetti io non sono mai stata una di quelle cattoliche che sente il bisogno di inserirsi in un movimento, anzi probabilmente mi ci troverei pure male, e sicuramente i movimenti carismatici non si sposano bene col mio temperamento. (Sicuramente invece sono preziosissimi per altri, eh!). Quindi in effetti non li conosco per niente.

        Sul perché si assista a una crescente “protestantizzazione” della cultura cattolica io però avrei anche una altra ipotesi, e cioè darei la colpa a Internet e ai blogger 🤣

        E mi spiego. Io per prima seguo, e con grande piacere, numerosi blog americani gestiti da blogger protestanti. Per molti di noi, l’Inglese è l’unica lingua in cui è possibile godere di contenuti pubblicati da blogger esteri, ed è ovvio che, pescando nella blogosfera anglofona, per ogni blog cattolico che trovi ne becchi almeno tre o quattro gestiti da protestanti. Oltretutto io trovo che, mediamente, il blogger protestanti abbiano anche canali più curati e siti aggiornati più di frequente (forse per loro è anche più facile monetizzare la loro attività trasformandola in un ministry a pagamento). In media sono pure più accattivanti dei loro omologhi papisti.

        Io stessa ne seguo alcuni con piacere, e – devo dire – anche con un certo beneficio spirituale, perché ovviamente molti degli spunti di riflessione che offrono sono validi anche per i cattolici. Però, intanto, mi sto facendo dare insegnamenti di vita da uno che cattolico non è. Poi succede che questi insegnamenti di vita mi sembrano validi, li rilancio nella blogosfera cattolica (magari senza nemmeno rendermi conto che quella sfumatura lì non è propriamente ortodossa, anche perché il cattolico-medio ha conoscenze teologiche davvero molto scarse – io per prima ne ho pochissime, ad esempio). E insomma, secondo me c’è anche questo fattore.

        E lo dico io, che seguo blogger protestanti da quando avevo sedici anni!
        Le seguo con piacere e continuerò a farlo, ma sono piuttosto convinta che la “protestantizzazione” della nostra fede arrivi, almeno in parte, anche da qui. Almeno per quella categoria di persone che usufruiscono del web come strumento di confronto e di crescita spirituale.
        Adesso mi gioco la carta della blogger vecchia 🤣 in quindici anni di presenza nel web cattolico, io ho notato diffondersi anche in Italia (e/o comunque tra i cattolici) mode e pratiche che fino a qualche anno prima vedevo solo sui siti protestanti. Insomma c’è stata una certa commistione secondo me (anche buona, per certi versi!).

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        1. Francesca

          Grazie per la risposta.

          Ma sì, non è che un Protestante in quanto tale ci porti necessariamente ad una protestantizzazione della cattolicità (anche se questa frase sembra insensata, però è vera) : Un valore cristiano spesso è condiviso da cattolici, protestanti e ortodossi… e, con sfumature o senza, non fa particolari deviazioni per nessuno.
          A volte invece ci sono devianze serie, impattanti, come quella che abbiamo descritto.
          Comunque il gruppo al quale mi riferisco non è neanche un movimento carismatico, sta al di fuori di quell’ambito e di quell’approccio alla fede.

          “mi stupisce che possano esistere sacerdoti (o gruppi di preghiera interi seguiti da sacerdoti) che invece le incoraggiano. E invece”

          Più che incoraggiare, quelli ai quali mi riferisco, le insegnano proprio. Perché fa parte del programma che il fedele aderente al gruppo dovrà apprendere.
          Ovviamente evito rigorosamente di fare nomi. Dico solo che si tratta di gruppo abbastanza conosciuto. Non sono aggregazioni estemporanee che s’improvvisano sul momento per fare una preghiera.
          Solo che se non hai occasione, diciamo così, di fare qualcosa insieme a loro (anche nelle semplici riunioni parrocchiali di catechisti o altro) è difficile che tu venga a sapere di questa pratica. Se la conduzione della preghiera viene affidata a loro, ad esempio ti troverai ad assistere, come fosse cosa normalissima, all’apertura della Bibbia dalla quale “ricavano” ciò che “dice il Signore” per lo specifico argomento di cui si è discusso
          (ovviamente l’interpretazione di ciò che dice il Signore… la fanno loro, come gli va 😂 ).

          L’altro motivo per cui si può venire a sapere di questa pratica – e questo è di portata più grave – è il caso in cui tale gruppo si occupi di una qualche iniziativa locale di evangelizzazione “porta a porta” promossa dal parroco, il quale avvertirà le famiglie che saranno visitate (onde evitare di li scambino per TdG, …e a ‘sto punto non sarebbe neanche così strano sbagliarsi 😁 ).
          Ecco, ci sono alcune parrocchie in Italia che di sicuro sono state interessate da questa “evangelizzazione” che segue uno schema fisso di colloquio con la famiglia ospitante e che ad un certo punto vede il momento dell’apertura a caso della Bibbia per vedere che cosa dice il Signore… ehm, che ok, detta così non è una bibliomanzia in senso strettissimo (come solitamente attuata dal gruppo) ma ci si avvicina perché si abbina quello che si sta dicendo e facendo con un’aspettativa che il libro ti dica qualcosa in merito o qualcosa di nuovo, ma pur sempre una specie di “segno”…
          Per questo dicevo che la cosa diventava anche di portata più grave: perché purtroppo a volte viene diffusa in questo modo, portandola a famiglie “ignare”, di varia cultura, facendo passare la normalità del gesto di bibliomanzia (ché poi la gente non è che sempre sa distinguere se tu apri a caso come una semplice occasione di leggere un qualsiasi brano biblico, o come richiesta di risposta “magica”. Già l’ambiguità potrebbe risultare un tantino pericolosa. Figuriamoci se poi ci carichi sopra altri significati…).

          Comunque, per me il problema più profondo è che in generale c’è poca cura nel trasmettere una cultura cattolica, un minimo di identità che ci unisca al di là del nome… Oggi esiste una spiritualità cattolica distinguibile da un New Age o da un evangelico? E può esistere se non è unita alla pratica? E se la pratica non è unita ad un minimo di conoscenza della nostra dottrina? …e qui tornerebbe di nuovo il tuo interesse, che è anche mio, per l’incarnazione dell’anno liturgico).

          Vabbè, ho rifatto ancora un altro mischione di varie&eventuali 😁
          Meditiamo la parte che ci interessa

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          1. Elisabetta

            Per mia esperienza nel movimento carismatico c’è sempre qualcuno, qualche frequentatore delle messe di liberazione, che si muove sul filo del rasoio, parlo di gente che si fa fare imposizioni da laici o tenta di toccare l’ostensorio o frequenta “mistici” perchè si capisce che “sono veri perchè non accettano soldi” ed essendo cattolici “non fanno magia”. E questo è paradossale perché spesso invece chi fa seriamente parte dei gruppi di preghiera carismatici non solo è ben informato, ma fraternamente corregge chi fa queste cose (so anche di persone per motivi di “eresia” allontanate da questi gruppi) e segue anche norme che alcuni considereranno trpppo rigide (l’eucarestia solo in bocca e solo dal sacerdote ecc.).
            ei gruppo dn esorcista carismatico molto famoso qui in regione è molto ligio e il suo gruppo carismatico inappuntabile su questi temi.
            Però proprio per il carattere particolare dei gruppi carismatici trovi anche la gente che frequenta per superstizione. A una messa ,visto che ero l prima a cui assitivo, mi han regalato un santino coibloro recapiti e un brano del vangelo personalizzato da meditare. Ecco, immagino una di quelle persone superstiziose a pensare che l’aver pescato dal cesto quel brano specifico possa voler dire chissà cosa, mentre la finalità era solo incuriosire e far aprire la Bibbia per cercare e meditare!
            Francesca il gruppo a cui ti riferisci, credo che tu abbiamo capito di cosa si tratti, a me inquieta anche causa delle messe particolari.

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          2. Lucia

            Uh, ho capito anche io qual è il gruppo! 🙂
            Effettivamente non ho mai conosciuto qualcuno che ne facesse parte, quindi non sono mai riuscita a farmi una idea di quali siano (se ci sono) le “bufale” su di loro (nel senso che magari vedi la singola comunità locale fare cose strane perché, boh, magari c’è un prete un po’ sui generis, e ne trai la conclusione che questa sia la norma in tutto il mondo). Il “tu” è generico e non metto assolutamente in dubbio che la realtà sia quella che descrivi, eh! 🙂 Appunto, io sono completamente estranea a quel mondo.

            In compenso avevo istintivamente pensato ai movimenti carismatici perché anche a me era capitato, come a Elisabetta, di vedere realtà molto serie che però avevano la straordinaria capacità di attirare gente strana, come le mosche il miele 😅

            Comunque sì: nei casi di singoli fedeli con inclinazioni strane (superstizioni, creduloneria etc.) quanti danni si possono creare a partire da pratiche che vengono suggerite giustamente e in buona fede, e che poi finiscono con l’essere mal interpretate.
            Prima parlavamo di protestantizzazione, ma a me è capitato di veder mal interpretate anche delle pratiche cattolicissime e antiche, tipo le novene. In alcuni casi, c’è gente che recita la novena di turno con atteggiamento superstizioso, quasi fosse una formula magica per ottenere la grazia. Ahimè 🤷‍♀

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          3. Francesca

            Concordo. Non ravviso alcuna differenza tra la Novena-formula-magica e la bibliomanzia. Anche i sacramentali (che di certo roba protestante non sono) possono diventare oggettini ad uso magico alla stregua del cornetto portafortuna.

            In generale, se si può avanzare una critica costruttiva, è proprio quella che i cosiddetti movimenti per la Nuova Evangelizzazione in teoria nascevano anche con l’intento di “liberare” i Cattolici da qualche insana abitudine retaggio del passato, per portare ad uno stadio di maggiore consapevolezza della propria Fede. Ora, capisci che magari, in teoria, un qualche avanzamento si vorrebbe vedere… e secondo me esiste in diversi movimenti, ma a volte invece si sbatte il muso contro le solite cose…
            Con questo non vorrei sembrare pessimista. Sono ottimista. O meglio, mi fido di Dio.

            Nella mia esperienza diretta i gruppi cosiddetti carismatici non mi hanno mai fornito esempi particolari di “strana gente”, ma soltanto di persone appassionate e molto “ferventi”, nonché apertissime alle altrui esperienze di cattolicesimo. Delle persone “strane” ne ho solo sentito parlare, come posso leggerne anche da voi adesso, ma viste di persona: mai.

            Nell’altro caso che ho riportato, invece, sono partita col conoscere (per contatti diretti) gli episodi di cui sopra, e ben peggiori sui quali non desidero soffermarmi… e solo successivamente, tanti anni dopo, ho scoperto in rete che tanti (a mio avviso un po’ troppi) cattolici riportavano le stesse esperienze che avevo notato anch’io. Perciò escludo i leader sui generis, e personalmente sono più propensa al programma sistematico. Sarà in buona fede ma è sistematico.

            Inoltre, la sola “pecca” della bibliomanzia potrebbe essere una sciocchezza quasi irrilevante se non fosse accompagnata da altre “devianze”… Nella fattispecie: confermo il riferimento di Elisabetta. Punto e stop.

            Ché poi, il problema dove sta?
            Per quanto mi riguarda NON sta nel “richiamare alla legge” o all’osservanza formale delle norme allo scopo di risultare tutti bellini e perfettini, uguali e omologati.
            Il problema sta nel fatto che un gruppo o ambiente o “aiuto” cattolico dovrebbe portare alla formazione della persona (facilitando l’incontro con Cristo), e NON alla formazione di un adepto che risponde solo al proprio ambiente chiuso – che soltanto per puro caso è cattolico/cristiano.
            Qualche tempo fa Papa Francesco ha sottolineato questi rischi parlando di certi gruppi cattolici, in riferimento al “proselitismo”, e neanche lui ha fatto nomi ovviamente!… ma se l’ha detto avrà avuto i suoi buoni motivi, cioè non è un gran mistero che troppi movimenti cattolici negli ultimi decenni si sono fatti i “fatti loro”… più che quelli della Chiesa.
            (e qui per Chiesa intendo il Popolo di Dio, il Corpo di Cristo, ecc.).
            Quando ci si stacca troppo da Madre Chiesa… secondo me il rischio di inventarsi una “sètta” diventa alto.

            L’altro elemento un po’ preoccupante (e che forse ha determinato anche un certo numero di disaffezioni dalla Chiesa) è che chi, in questi anni/decenni, con umiltà e gentilezza, con tutte le cautele del caso, faceva presente certe pericolose deviazioni veniva spesso trattato come colui/colei che voleva infangare qualcuno o che diffondeva bufale o che faceva di tutta l’erba un fascio, appunto. A quel punto, davanti a certi muri, … personalmente posso capire benissimo come tante persone, magari un po’ deboli nella fede, si siano allontanate dall’ambaradan (o che limitino il loro cattolicesimo alla Messa domenicale) – perché se vedono che il criterio principale in certe realtà parrocchiali è “fare numero” e che un movimento – non importa come – fa i numeri, e “se fa i numeri è lo Spirito Santo”, perciò guai ad avanzare una mezza osservazione… È ovvio che poi sul lungo periodo rimangano sul terreno un sacco di vittime di vario genere… E che paradossalmente (ma anche no) i numeri comincino a calare di brutto.
            (Ad esempio: nessuno parla mai di certi gruppi che, se da una parte fanno proselitismo, dall’altra provocano percentuali un po’ troppo alte di ateismo nei loro stessi ex partecipanti… i quali non vogliono più saperne di sentir parlare di Chiesa).
            È bruttarello da dire, lo so, … ma l’unica cosa che mi conforta e che mi incoraggia (qualche volta) a scriverne è l’aver letto diverse disamine di Papa Francesco che vanno in questo senso. Come dire, mi paro dietro il Papa 😁 e affermo che non ho le allucinazioni.
            Mi conforta inoltre il fatto che la stra-grande maggioranza dei cattolici non fa parte di nessun movimento o gruppo con l’etichetta.
            Anch’io, come voi, sono abbastanza allergica a queste realtà. Anche se ne apprezzo alcune (sempre restandone fuori), per il fatto che le persone che ne fanno parte sono degli ottimi testimoni cristiani. Insomma, i frutti si possono vedere.
            Frutti che non consistono nei numeri… perché, ahimè, purtroppo le mie orecchie a volte hanno dovuto udire anche questa.

            Grazie per le riflessioni

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