L’amore? Una malattia contagiosa: parola di trovatore!

“La amo, ma lei non corrisponde il mio sentimento. Me lasso!, che posso fare per farle cambiare idea?”.
Se aveste fatto questa domanda a un teorico medievale dell’amor cortese, lui vi avrebbe risposto “è solo questione di tempo”.

Il teorico medievale non era un illuso, e nemmanco un romanticone di quelli per cui “l’amore vince sempre”. Il teorico medievale conosceva appunto le complesse teorie della scienza dell’amore – e la scienza è qualcosa che non sbaglia. Sicché, parlava a ragion veduta: come tutti sanno, l’amore è una malattia contagiosa; sicché, amare una donna e corteggiarla è un po’ come sapere di avere il Covid e andare insistentemente a tossire in faccia addosso a una poverina che ti sei messo in testa di contagiare.
Se tu sei davvero malato (cioè se l’ami davvero), dagli dagli è solo questione di tempo prima che anche lei senta i primi sintomi.

Scopriamo qualcosa di più nella seconda puntata di

UN FLIRT CORTESE
Guida di seduzione per l’uomo medievale
che non deve chiedere mai

Intendiamoci: non era una teoria medica reale. Nessun cerusico medievale, nemmeno il più rincretinito, ti avrebbe detto che è possibile innamorarsi per contagio.
Quella dell’amore contagioso era una convenzione letteraria, che la gente accettava con la stessa sospensione dell’incredulità con cui noi, oggigiorno, accettiamo di guardare un film di orrore in cui improbabili epidemie trasformano in zombie i malcapitati.
Ovviamente, una malattia del genere non esiste e noi ne abbiamo piena contezza. Ma, nel momento in cui ci mettiamo davanti al televisore, accettiamo di entrare in un mondo immaginario in cui le epidemie zombie esistono davvero, e anzi tendiamo ad apprezzare molto la sceneggiatura che riesce a giustificare in modo “plausibile” le dinamiche del contagio.

Ecco: il nostro atteggiamento è tale e quale a quello del lettore medievale che apriva un libro di poesie d’amore e si divertiva un sacco nel veder dipingere questo sentimento come una vera e propria patologia, con tanto di sintomatologia annessa.

Ovviamente, nessun manuale di medicina conteneva una teoria medica siffatta.
Ma se si entrava nel dominio della letteratura: allora sì. Nel mondo dei trovatori, c’era effettivamente da che temere: il contagio d’amore era un pericolo concreto.

***

Verrebbe da dire, per usare termini moderni, che il serbatoio biologico dell’amore sta nel cuore della brava gente, quella di animo nobile. E lì l’amore sta, quiescente, senza dar fastidio a chi lo ospita e senza ingenerare fenomeni morbosi di rilievo. Tutt’al più, può spingere l’individuo a compiere azioni di nobile altruismo a vantaggio del suo prossimo; se incontri un uomo gretto ed è malvagio – assicuravano i medievali – puoi star certo che nel suo cuore non alberga nemmeno un briciolo d’amore.

Custodire amore nel proprio cuore è una condizione assolutamente normale e che non deve allarmare, come ci spiega Guido Guinizzelli:

Al cor gentil rempaira sempre amore
come l’ausello in selva a la verdura;
né fe’ amor anti che gentil core,
né gentil core anti ch’amor, natura.

Insomma: così come gli uccelli sono naturalmente portati a fare il loro nido sugli alberi, così l’amore è naturalmente portato ad annidarsi in un cuore nobile: la natura ha creato contemporaneamente quel sentimento e la nobiltà di cuore, che infatti non possono mai andare disgiunti.

E fin lì nessun problema, ci verrebbe da dire.
Il problema nasce quando l’amore fa… lo spillover, se me la passate, uscendo dal posto dove dovrebbe stare e traboccando addosso a un individuo di un’altra spe dell’altro sesso.
In quel caso, è già troppo tardi per fermare il contagio.
E la cosa non è da sottovalutare, ché una brutta forma di innamoramento può esser molto pericolosa, come ci spiega Guittone d’Arezzo:

Amor, che tutte cose signoregia,
non fu chiamato «amor» sença caxione.
Amor dai savi quasi «A! Mor» si pone;
guarda s’amor a morte s’aparegia,
ché l’«a» dimostra doglia che gravegia
e «mor» a morte è drita estensïone.
Altro non è l’amor che passïone
ch’arde, encende, dole ed amaregia.

Vale a dire: è la stessa terminologia medica a denunciare fin dal nome la gravità della situazione: l’amore è una malattia con esiti potenzialmente letali. Ché “amore” allude (secondo la falsa etimologia ironicamente proposta da Guittone) al gemito di chi esclama “aahh!” preso da forte dolore; come se non bastasse la “mor”, la morte, che può sopraggiungere in quadri clinici particolarmente complessi.

Ma qual è la serie di sciagurati eventi che portano all’ingenerarsi del contagio? Ché l’amore – lo dicevo prima – in condizioni normali se ne sta buono buono all’interno del cuore della brava gente, senza causare disturbi di alcun tipo. E allora com’è che succede il patatrac?

Il problema sorge se (per così dire) il portatore sano viene colpito da tachicardia.
Insomma, il problema sorge se ti viene il batticuore.

In questo sciagurato caso, le contrazioni ritmiche dell’organo cardiaco finiscono col sospingere verso l’alto un po’ delle microparticelle che compongono la massa d’amore che hai nel petto. Queste particelle risalgono il canale (immaginario) che collega il cuore agli occhi, e attraverso gli occhi hanno facile via d’uscita per potersene andare a far guai nel mondo esterno.

I trovatori francesi le chiamavano “dardi d’amore”, immaginandole come piccole frecce invisibili che escono dagli occhi e vanno a colpire la gente tutt’intorno. Visto il momento storico, io ho deciso che le chiamerò droplets, così sono sicura che ci capiamo tutti.

Queste droplets d’amore, sospinte verso l’alto dalle contrazioni di un cuore che batte forte forte, escono dagli occhi e cercano altri occhi verso i quali poter migrare. E se proprio in quel momento il tuo sguardo incrocia lo sguardo di un individuo dell’altro sesso che passava di lì per caso… beh les jeux sont faits. Che ti piaccia o no, hai contagiato la controparte: le tue droplets si sono già posate sui suoi occhi, hanno già percorso a ritroso il canale che collega i suoi occhi al cuore e adesso stanno cominciando a moltiplicarsi dentro al suo, di cuore.

Sintetizzerà poeticamente Jacopo da Lentini:

Amor è uno desio che ven da core
per abondanza di gran piacimento;
e li occhi in prima generan l’amore
e lo core li dà nutricamento.

L’incubazione può essere di durata variabile, ma ormai è solo questione di tempo: presto o tardi, i sintomi finiranno col manifestarsi: lui o lei comincerà ad ardere d’amore per te.
…e, se tanto mi dà tanto, finirà per avere il batticuore tutte le volte che ti vede, a meno che non sia proprio un guru col pieno controllo delle sue emozioni. Con l’inevitabile conseguenza di buttarti addosso le sue saette d’amore, contagiandoti a tua volta… e a quel punto, è la natura a fare il suo corso, come per due magneti che si trovano vicini e che vengono inesorabilmente attratti l’uno all’altro. Dagli e dagli, è inevitabile che voi due finiate con l’essere presi e avvinti da una forza invisibile che vi porta ad avvicinarvi.

Il che, sotto un certo punto di vista, è potenzialmente confortante per l’innamorato. Non esiste, secondo questa logica, l’amore non corrisposto: semmai esiste l’amore che non è ancora ricambiato (perché non sei ancora riuscito a contagiare l’altro o l’altro non avverte ancora i sintomi). Ma un corteggiamento serrato e portato avanti con un certo metodo finirà immancabilmente per piegare la controparte. È come avere il raffreddore e starnutire insistentemente addosso a un poveretto che sta nella tua stessa stanza: dagli oggi e dagli domani, è quasi inevitabile che anche lui s’ammali.

***

A questo punto qualcuno potrebbe chiedere: sì, d’accordo, ma quali sono le situazioni a maggior rischio di contagio?

E qualcuno potrebbe rispondere: beh… e chi lo sa.
Voi siete in grado di prevederlo, il momento esatto in cui vi verrà il batticuore?

Talvolta, i poeti ci descrivono l’innamoramento come un sentimento che arriva improvviso quando meno te lo aspetti: tu ti stai facendo i fatti tuoi, ti si para davanti una donna bellissima (o, a parti inverse, un valente cavaliere che ti salva da un grave pericolo), e zacchete, non puoi farci niente: il cuore inizia a battere all’impazzata.
Il povero Dante Alighieri, ad esempio, stava tranquillamente passeggiando in un giorno come tanti quand’ecco che, d’improvviso, Beatrice

apparve vestita di nobilissimo colore umile ed onesto sanguigno, cinta e ornata a la guisa che a la sua giovanissima etade si convenia. In quello punto dico veracemente che lo spirito de la vita, lo quale dimora ne la secretissima camera de lo cuore, cominciò a tremare sì fortemente, che apparia ne li menimi polsi orribilmente. […] D’allora innanzi dico che Amore segnoreggiò la mia anima.

Non sempre il contagio è così repentino: talvolta ci si ammala a seguito di una lunga esposizione. Scrive Andrea Cappellano, il grande teorico dell’amor cortese:

La facondia molte volte spinge all’amore il cuore di chi non ama, perché la bella parola dell’amante eccita i dardi d’amore.

Come a dire: non necessariamente è sempre un colpo di fulmine; per suscitare un batticuore-da-contagio, possono bastare delle conversazioni intellettualmente stimolanti, dei versi ben riusciti da parte del trovatore, uno sfoggio di particolare prodezza o nobiltà di cuore da parte del cavaliere che sta duellando nel torneo. Talvolta, basta davvero molto poco, come ben sanno Paolo e Francesca (che, poverini, stavano leggendo sanza alcun sospetto un libro un po’ troppo coinvolgente, quando evidentemente la narrazione ha smosso troppo forte le corde del loro cuore):

per più fiate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso

ricorderà Francesca. E se arrivi a quel punto, amica: è già un disastro annunciato.

Bisogna essere onesti: le occasioni di rischio sono veramente numerose, ci si può ammalare nei modi più impensati… e non è nemmeno che si possa fare un granché per proteggersi dal contagio, a meno di decidere per partito preso di non degnare d’uno sguardo (letteralmente!) gli individui del sesso opposto.
E in effetti, nei romanzi cortesi, capita ogni tanto di vedere damine ammodo che tengono sempre gli occhi pudicamente rivolti verso il basso… ma ‘nsomma, quanto è praticabile la cosa, nel lungo periodo?

Diciamolo con onestà: è virtualmente impossibile non essere esposti al contagio. Geme Cavalcanti parlando alla sua untrice, che è riuscita a contagiarlo con un singolo sguardo:

Voi che per li occhi mi passaste ’l core
e destaste la mente che dormia,
guardate a l’angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore. […]
Questa vertù d’amor che m’ha disfatto
da’ vostr’ occhi gentil’ presta si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.
Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto,
che l’anima tremando si riscosse
veggendo morto ’l cor nel lato manco.

Gli fa eco Juan Ruiz nel suo Libro di Buon Amore:

Son ferito e son piagato | da un dardo. Son perduto!
S’è infilato dentro al cuore | nascosto e rinserrato;
non oso mostrar la piaga | ma mi uccide se la ignoro;
e neppure saprei dire | chi è che mi ha ferito! […]

Ho timore che gran danno | a me procurerà
e che scienza e medicina | saran di scarso aiuto.
Che cura potrò fare | per evitar la morte mia?
Ohimè che posso fare? | Non vedo soluzioni.

Il povero Juan aveva ben ragione nel preoccuparsi: la malattia d’amore ha sintomi pesanti, che possono seriamente deteriorare la qualità di vita del paziente. Come illustra Cappellano,

il vigore del corpo si riduce moltissimo perché a causa dell’amore il corpo mangia e beve di meno, e perché di conseguenza ha meno forze. In secondo luogo, l’amore toglie il sonno e generalmente priva l’uomo di ogni riposo, e alla mancanza di sonno segue cattiva digestione e molta debolezza di corpo. […] A causa della cattiva digestione si turbano gli umori interni e vengono febbri e infinite malattie. Anche la perdita di sonno produce molto spesso alterazioni del cervello e della mente, e si diventa pazzi e furiosi.

In effetti, la cosa più inquietante è che la malattia d’amore colpisce anche le funzioni cognitive, e anzi ha addirittura il sadismo di colpire tanto più duramente quegli individui che, fino a poco prima, avremmo definito compassati e razionali.

I saggi impazziscono di più e saziano i piaceri carnali con più ardore degli uomini meno saggi. […] Chi fu più saggio di Salomone, che tuttavia peccò di lussuria senza misura e per amore delle donne non esitò ad adorare altri dèi? E chi è più saggio del profeta Davide, che tuttavia ebbe innumerevoli concubine, concupì la moglie di Uria e la violentò commettendo adulterio, e come un assassino pericoloso le ammazzò il marito? Quale innamorato dunque saprebbe frenare il suo desiderio, se in uomini di così grande saggezza la saggezza venne meno al proprio dovere per amore di una donna?

E potrebbe esserci anche una spiegazione medica dietro all’osservazione per cui l’amore divampa con tanta più violenza nelle donne caste e pie e negli uomini intellettuali. In base alla teoria umorale che regolava la medicina dell’epoca, queste due categorie di persone erano individui caratterizzati da una fisiologica prevalenza di umori freddi all’interno del loro corpo. Ma si sa: la passione amorosa è calda per natura, e

ciò che è freddo, a contatto del minimo calore, prende calore più di quanto non avviene se si aggiunge calore a calore, come appare chiaro dal seguente esempio. Se in un vaso d’argento o di altro metallo si mette una sostanza calda, il metallo si scalda più e più rapidamente di un vaso di legno nel quale si mettesse un liquido caldissimo.  

‘nsomma: per paradossale che possa sembrare, è fisiologico che un individuo studioso e compassato, di indole flemmatica, cada come una pera cotta al primo dardo d’amore, infiammandosi di passione molto più violentemente di quanto accada a chi invece è già sanguigno di natura.

Scuote il capo Guittone d’Arezzo:

E cieco è ben, certo, ciascun amante
di canoxença e d’ogni discrecione,
e sïa quanto vòl savio e constante
ch’ei vegia che ne convegna per raxione
né più che su’ dixir porti avante.
E chi nol crede, gardi a Salamone.

Vale a dire: le capacità di raziocinio e di discernimento vengono completamente oscurate nella mente di chi ama, per quanto egli possa essere persona savia e affidabile, teoricamente in grado di capire ciò che converrebbe fare secondo i dettami della ragione e consapevole del fatto che non si può anteporre a tutto il proprio desiderio. (E chi non ci crede, guardasse a Salomone!)

***

Ma attenzione: non pensiate che questo gioco letterario avesse lo scopo finale di mettere l’amore in cattiva luce, come un male da evitarsi peggio che la morte.
In realtà, il dipingere l’amore come una forma di malattia va, maliziosamente, nella direzione esattamente opposta. Se questo sentimento si trasmette per contagio, innamorarsi non è colpa di nessuno: è una disgrazia che ti capita e che non si può evitare; né a quel punto si può evitare che la malattia faccia il suo corso.

Vale a dire: chi mai potrebbe dire che Ginevra fosse una donna di facili costumi? Certo, ha tradito suo marito con Lancillotto… ma poverina, era malata, va guardata con comprensione! Certo, un buon cavaliere avrebbe dovuto tentare di non approfittarsi della situazione… ma povero Lancillotto: del resto non s’è detto che la malattia d’amore finisce con l’obnubilare spesso il raziocinio?

Dipingere l’amore come una forza naturale, che tutt’al più si può cercare di incanalare ma che è impossibile combattere, finiva in realtà col normalizzare questo sentimento, liberandolo (fin troppo…) da ogni dimensione di colpevolezza. Invece di essere mortificato, e magari anche represso in nome dell’etichetta e del buon costume, l’amore contagioso cantato dai trovatori diventava una forza della natura come tante altre: sottrarsi alle leggi dell’amore sarebbe assurdo tanto quanto l’affermare che non ci piace sottostare alla forza di gravità.

C’è di buono che, a questo punto, diventa possibile indagare in maniera razionale il funzionamento di questa forza così potente. Auspicabilmente, chi conosce a fondo la scienza dell’amore non si troverà totalmente impreparato nel momento dell’inevitabile contagio. Conoscere i sintomi e il decorso della malattia è pur sempre un modo per non abbandonarcisi del tutto supinamente.

E del resto, non c’è molto altro da fare, perché contro questa malattia non esiste vaccino né terapia di prevenzione.
O meglio: in effetti ce ne sarebbe una e una sola, ma forse un po’ tranchant: cavarsi gli occhi dovrebbe garantire una buona protezione. Come spiega giustamente Capellano, se le droplets d’amore si trasmettono attraverso gli occhi va da sé che

la cecità impedisce l’amore, perché il cieco non può vedere ciò che nell’animo suscita piacere smisurato e dunque, come dicevo, in lui non può nascere l’amore.

Ma mi sembra un rimedio un po’ eccessivo, voi che dite?

6 risposte a "L’amore? Una malattia contagiosa: parola di trovatore!"

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