Settimo figlio? Ma allora hai poteri magici!

In Harry Potter, la settima figlia della famiglia Weasley è una strega dai poteri straordinari; e nella saga di Joseph Delaney, da cui è tratto il film Il settimo figlio (giustappunto), il protagonista viene mandato a studiare da mago unicamente in virtù del suo ordine di nascita.

Più modestamente, dalle parti di Bruxelles, le coppie che mettono al mondo una linea ininterrotta di sette figli, tutti quanti appartenenti allo stesso sesso, possono far valere una antica legge che obbliga i re del Belgio a diventare padrini dei loro figli, salvo gravi ragioni insindacabili a motivare il “no” della famiglia reale. E proprio questo è successo, un paio di giorni fa, nella cittadina di Molenbeek-Saint-Jean, dove la settima figlia d’una linea ininterrotta di sorelle è stata ufficialmente presa sotto l’ala protettrice della regina del Belgio:

E forse vi sorprenderà sapere che il Belgio non è l’unico Stato in cui vige questa usanza: anche in Argentina esiste una legge simile, che fu emanata un centinaio d’anni fa nel tentativo (ben riuscito) di porre fine all’agghiacciante malcostume di bullizzare (se non addirittura abbandonare dopo la nascita, o direttamente assassinare in culla!) tutti i bambini che avevano la jella di nascere dopo altri sei fratelli.

Oso presumere che questo incipit sia stato sufficientemente a catturare la vostra attenzione; ergo, andiamo avanti a esplorare assieme questa piccola pagina di Storia del folklore.

***

È francamente sorprendente notare la gran quantità di culture che hanno dato valenze speciali alla nascita di un settimo figlio, attribuendo al pargoletto poteri soprannaturali di varia natura. Non è solo l’Occidente a essere pieno (da est a ovest) di superstizioni e credenze su questo tema, attestate in aree d’Europa così lontane tra di loro da spingere lo storico a supporre una genesi indipendente. Ancor più curiosamente: nel XIX secolo, alcuni folkloristi ebbero modo di notare che anche il popolo Cherokee attribuiva doni profetici a tutti i settimi figli delle loro donne.

Certo, nel XIX secolo le tribù indigene del Nord Americano avevano ampiamente avuto modo di venire in contatto con i coloni anglofoni: può anche darsi che le superstizioni legate alla nascita di un settimo figlio siano passate da una popolazione all’altra, venendo poi reinterpretate dai Cherokee con sfumature inedite e personali. Ma, se questa spiegazione risulta tutto sommato convincente, più ostico sarà illustrare le ragioni per cui il Portogallo e la Russia (e nessun’altra delle regioni intermedie che si frappongono tra di loro!) condividano un identico set di superstizioni legato alla nascita dei settimogeniti: possibile e plausibile, che si siano contagiati a vicenda? Francamente, difficile immaginarlo.

Mi rendo conto che faccia un po’ ridere citare come auctoritas uno che si firma come Kostantinos e pubblica per una casa editrice dedicata all’occultismo, ma forse è vero ciò che l’autore afferma nel suo saggio Werewolves, notando che «in epoca antica, il sette era un numero piuttosto significativo, poiché combaciava col numero di pianeti noti e con i giorni della settimana. All’epoca, ogni evento della vita umana era incasellato in un sistema astrologico molto preciso e, a più livelli, collegato al numero sette; e quando questo numero si manifestava con potenza in un individuo, la gente era di dover attribuire a questo evento un qualche significato». Insomma: a suo giudizio, essere il settimo nato di una famiglia «era semplicemente una manifestazione di potere troppo sorprendente per poter essere trascurata dalla superstizione»; e forse forse, proprio questa potrebbe essere la spiegazione più ragionevole, per una credenza che, in varie forme, è veramente diffusa a macchia d’olio.

***

Non sappiamo esattamente quando e perché la convinzione cominciò a svilupparsi. Nel Medioevo, il numero sette era ricchissimo di valenze simboliche (del resto, sono sette i sacramenti, le virtù, i peccati capitali…), ma non sono attestate particolari superstizioni circa il destino di un settimo figlio. La moda sembrerebbe esplodere negli ultimissimi scorci del Medioevo per poi diffondersi a macchia d’olio in tutta Europa: entro il XVI secolo, la superstizione è già attestata un po’ ovunque, da nord a sud.

Il trait d’union era sempre uno, e cioè quello per cui il settimo figlio di una coppia sarebbe nato con poteri paranormali. Ciò detto, le declinazioni di questa credenza potevano differire da zona a zona: nelle colonie inglesi degli Stati Uniti, le settime figlie avevano il dono preveggenza, probabilmente ereditato dai loro “colleghi” irlandesi che erano in grado di profetizzare la morte imminente di qualcuno, vedendo ombre scure addensarsi attorno alla sua figura. Nell’Italia meridionale, i settimi figli avevano sviluppato un certo know-how sulle tecniche di disinfestazione magica per tener lontani i serpenti velenosi; ma, nella stragrande maggioranza dei casi, erano i poteri curativi quelli di cui questi individui si facevano vanto.

Negli Stati Uniti, si credeva che una ciocca di capelli di un settimo figlio, se indossata sotto i vestiti a contatto con il petto, fosse sufficiente per allontanare tutti i malanni di stagione; e anche nel Nord Italia i settimogeniti erano noti per i loro poteri curativi, che si esplicavano attraverso rituali durante i quali il guaritore imponeva le mani sul paziente o tracciava su di lui dei segni di croce.

In Irlanda, le donne conoscevano bene la necessità di procurarsi un oggetto di valore (per i più poveri, una moneta d’argento; per chi poteva permettersi una spesa extra, anche un monile di maggior pregio) col quale strofinare la fronte del loro settimogenito poco prima (o poco dopo) il suo battesimo (la tempistica variava a seconda delle zone). Quell’oggetto sarebbe stato conservato con cura, divenendo lo strumento con cui, a tempo debito, il predestinato avrebbe operato i suoi rituali curativi, toccando il corpo dolente dei pazienti.

Per contro, nel Somerset, al settimo figlio sarebbe bastata l’imposizione delle mani per sanare malattie di ogni tipo; ma il prodigio si sarebbe compiuto solamente al termine di un rituale molto complesso che prevedeva un totale di quattordici tocchi, da compiersi di prima mattina a sette giorni di distanza l’un dall’altro. Un impegno non da poco per questi professionisti della guarigione magica; che (non irragionevolmente, a questo punto) si facevano pagare profumatamente per i loro servizi.

***

E questa è proprio una delle ragioni per cui i settimi figli che ostentavano poteri magici tendevano a non essere visti un granché bene, da parte di molte fette della popolazione. Dati alla mano, non risulta che questi guaritori fossero particolarmente a rischio per quanto riguarda le accuse di stregoneria (in fin dei conti, il loro era un dono acquisito per diritto di nascita, che non derivava da un accordo con Satana); e tuttavia, nell’Europa della prima età moderna, non occorreva necessariamente volare su una scopa per ritrovarsi inguaiati, al cospetto delle autorità ecclesiastiche.

Per esempio, nel 1607, il vescovo anglicano della città di Londra, Richard Vaughan, inquisì un bambino di pochi anni reo d’aver compiuto guarigioni miracolose su storpi, ciechi e sordi. Non v’era nessun motivo per ipotizzare che, dietro a quei prodigi vi fossero poteri demoniaci in azione (anzi, il bambino s’ammantava di un’aura di santità che ispirava devozione in chiunque lo incontrasse), ma non per questo era il caso di gridare al miracolo: i genitori del pargoletto professavano fede cattolica, e lui stesso era stato battezzato da un prete papista.

Allarmato nel constatare che, attorno a questa famiglia di eretici, si andava addensando una inquietante fama di santità, il vescovo di Londra radunò in vescovado il maggior numero di sciancati che fosse stato possibile recuperare dagli ospedali cittadini, e poi diede ordine di sottoporre il bambino a una prova sperimentale. Nonostante l’imposizione delle mani, il pargoletto non fu in grado di operare guarigioni miracolose su quella massa di umanità dolente: con grande sollievo, il vescovo lo condannò pubblicamente come truffatore, certamente strumentalizzato dalla famiglia (se non addirittura dalla Chiesa di Roma!) allo scopo di mettere in buona luce il fronte papista.

Al piccolino, tutto sommato, andò bene; e forse fu la sua tenera età a tutelarlo, procurandogli nulla più d’una solenne tirata d’orecchie. Ma il bimbo aveva rischiato grosso; e, purtroppo per loro, non sempre godevano della stessa fortuna i settimi figli che vivevano qualche chilometro più a sud. Per un curioso (e pericolosissimo) cortocircuito della superstizione, in molte regioni della Francia si credeva che i settimi figli avessero il potere di curare i malati di scrofola con l’imposizione delle mani. Ma, come ben sanno i lettori di Marc Bloch, lo stesso potere era attribuito ai re di Francia, che si facevano gran vanto di questo dono divino e, comprensibilmente, non avevano la minima intenzione di condividerlo con il primo settimo figlio di passaggio. E così, se nei piccoli villaggi la popolazione continuava ad affollarsi grata attorno al guaritore della porta accanto, capitava di tanto in tanto che i settimi figli divenuti così famosi da attirare l’attenzione della forza pubblica finissero in guai drammaticamente seri, costretti a difendersi da un’accusa di alto tradimento. In fin dei conti, non era forse vero che essi stavano destabilizzando l’ordine pubblico, col millantare poteri soprannaturali in tutto e per tutto identici a quelli che, notoriamente, Iddio concede solo al re legittimo?

***

Insomma: non una bella situazione.

Ma, in ogni caso, neanche lontanamente paragonabile a quella che si trovavano a vivere i settimi figli nati in altre aree d’Europa. In Portogallo (e, per estensione, nelle colonie portoghesi del Nuovo Mondo), si riteneva che i settimogeniti fossero condannati a trasformarsi in lupo mannaro; e non a caso, molti di loro venivano battezzati col nome di Bento, variante locale di “Benedetto”, nella speranza che questa benedizione onomastica potesse spezzare la maledizione che gravava su di loro. E qualcosa di simile accadeva anche nei Paesi dell’Europa orientale, e nelle zone più occidentali della Russia, là dove si credeva che i settimi figli fossero inesorabilmente destinati a trasformarsi in revenants dopo la morte (e, tragicamente, in questo caso non v’era speranza di salvezza).

Il folklorista fatica a capire il perché di tanto accanimento nei confronti di questi poveracci (tantopiù che, in altre aree d’Europa, essi erano più che invidiati!). In alcuni casi, il costume locale prende di mira quei settimogeniti che sono nati in circostanze irregolari, come se fossero le colpe dei genitori a gravare sulle loro spalle innocenti: in Romania, per esempio, era condannato a trasformarsi in lupo mannaro solamente la prole di quei donnaioli che avevano generato sette figli illegittimi al di fuori del matrimonio. Analogamente, si credeva che fossero destinati a trasformarsi in vampiri tutti i figli illegittimi che erano nati da due figli illegittimi.

Ma, altrove, sono francamente incomprensibili le motivazioni di questa condanna ultraterrena. Che, tragicamente, in alcuni casi aveva effetti molto concreti: in Argentina, là dove il popolino riteneva che i settimi figli fossero destinati a trasformarsi in licantropi, capitava che alcuni genitori abbandonassero (o soffocassero in culla!) i loro settimogeniti, per salvaguardare il resto della famiglia. A quanto pare, fu proprio questa tragica tendenza a indurre il governo a una scelta estrema: nel 1920, fu firmato un decreto legge in virtù del quale il Presidente dell’Argentina sarebbe automaticamente diventato, su richiesta, il padrino e il tutore di ogni settimo figlio nato nel Paese; non di meno, si sarebbe fatto carico di sostenere tutte le spese necessarie alla sua istruzione fino al compimento del suo ventunesimo anno d’età.

Effettivamente, questo provvedimento riuscì a ridurre drasticamente i fenomeni di abbandono (certamente agevolato in questo dalla rivoluzione dei costumi che, tra gli anni ’20 e ’30 del Novecento, determinò la fine di molte credenze superstiziose e di molte usanze folkloristiche in senso ampio). Eppure, la legge non è mai stata abrogata: e infatti, ancor oggi, ogni settimogenito argentino ha la possibilità di chiedere al Presidente in carica di fargli da padrino. Non sorprendentemente, è però venuta meno la possibilità di ottenere una borsa di studio.

E, come dimostra la cronaca recente, una legge sostanzialmente identica esiste ancora in Belgio, là dove la famiglia reale profonde molto impegno nel tener viva questa tradizione, che ha il sapore antico di quelle eccentricità monarchiche che piacciono alla gente e che generano titoli di giornale (e articoli di blog, nel caso). Il costume cominciò a diffondersi all’inizio del Novecento, probabilmente per influenza di quanto accadeva nell’Impero Germanico: lì, nel 1907, era stata siglata una legge secondo cui il governo si sarebbe fatto carico delle spese di istruzione e mantenimento di tutti i settimi figli dei suoi sudditi. In quel caso, non si trattava di combattere una superstizione che condannava a morte pargoli innocenti; al contrario, siamo di fronte a una sorta di bonus famiglia che strizzava l’occhio al folklore locale, in una zona in cui si credeva che i settimogeniti venissero al mondo baciati dalla fortuna.

E, se in Germania, non esistono più leggi a vantaggio dei settimi figli, Bruxelles è determinata a tener viva questa tradizione: la stampa belga ci spiega che re Baldovino (1930 – 1993) totalizzò, nel corso del suo regno, poco meno di seicento figliocci; alla morte del re, ognuno di loro ricevette un invito per partecipare al suo funerale, e furono in più di trecento a presentarsi alle esequie del loro padrino. E per il solo fatto d’essere i settimi nati delle loro rispettive famiglie!

Vien da dire che, in questo caso, il folklore ci aveva preso: fu proprio il loro ordine di nascita a renderli protagonisti di eventi che sono preclusi ai comuni mortali.


Per approfondire:

  • Gabrielle Hatfield, Encyclopedia of Folk Medicine. Old World and New World Traditions (ABC-Clio, 2004)
  • Dino Brancato, Strange Creatures. The Creatures of Cryptozoology (Lulu, 2009)
  • Kostantinos, Werewolves. The Occult Truth (Llewellyn Publications, 2010)

Immagine di copertina:

The Miriam and Ira D. Wallach Division of Art, Prints and Photographs: Photography Collection, The New York Public Library. “A family of seven sons and one daughter, Ellis Island” The New York Public Library Digital Collections

10 risposte a "Settimo figlio? Ma allora hai poteri magici!"

  1. vogliadichiacchiere

    Ricordo, in un romanzetto “storico/rosa”, il protagonista, spagnolo, ma con dubbi sulla purezza del suo sangue (potrebbe avere una nonna araba) minaccia un “cattivo” ricordandogli che lui è “il 7° figlio di una 7° figlia, nato settimino” e nessuno più indaca sulla “limpiezza” del “nostro eroe “!!!

    Ciao, Fior (in incognito)

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  2. Francesca

    Ciao, ho letto le “ultime” e… Ot Se posso chiedere: passerai ad Aleteia English…? O sei su altri progetti?
    Nel caso, please, informaci anche qui sul blog (per quelli/e come me che ti seguono principalmente qui).
    Grazie!

    P.s. io da parte mia ti vedrei benissimo come fondatrice e direttrice tu stessa di… Cosa? Non saprei. Qualcosa di innovativo nel mondo della comunicazione cattolica, di accessibile a tutti oltre che non obbligante alle iscrizioni agli altri social (fb, instgr, ecc)… 😇

    Magari… Chiedi consiglio all’orsacchiotto-papa 😁

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    1. Lucia Graziano

      😅
      Beh, grazie mille! Non so, in realtà, se io sarei efficace nel dirigere un team di altre persone; in compenso, ne approfitto per spendere parole di lode per il mio direttore su Aleteia Italia (e il suo vice) che hanno davvero dato esempio di come si possa fare una leadership ottima e eccellente e soprattutto cristiana.

      No, non ci sono progetti per assorbire nelle redazioni estere il personale di Aleteia Italia, e in questo specifico momento non sto scrivendo altrove (a parte che sul pc di casa mia intendo 😂), ma ovviamente avrò ben cura di avvisare qui e su tutti gli altri canali se/quando ci sarà di nuovo occasione di leggermi altrove. Per intanto, se per caso ci fosse qualche mio articolo su Aleteia Italia che era piaciuto particolarmente e che magari si voleva utilizzare per il futuro, consiglio di sfruttare questi ultimissimi giorni per salvarlo in locale (accedendo dal link nella colonna qui a fianco, l’home page è già oscurata), perché dalla Francia ci dicono che anche l’archivio degli articoli passati verrà cancellato del tutto tra non molto.

      Chiaramente, dopo la chiusura ex abrupto, ci sono tante notizie che stanno circolando sui social e altrove (es. IlCattolico.it e Avvenire hanno dedicato un paio di articoli alla notizia), e chiaramente non scenderò in altri dettagli, ma… chiaramente, se dovesse esserci prima o poi un altro posto dove leggermi, ovviamente sarò sapere! E te pare? 😀

      E grazie per aver chiesto 😉

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      1. Francesca

        Grazie a te. Eh già, “ex abrupto” proprio. Ho appena letto Guido Mocellin su Avvenire e ho visto che sono categorizzata anch’io 😇 … quando scrive (…) “e un pizzico di utilitarismo (tra chi vorrebbe ancora online l’archivio e chi è pronto a spostarsi sull’edizione inglese)” . Ma d’altra parte… (Senza offesa per Aleteia né per Guido Mocellin) L’utilitarismo – se la descrizione dei fatti è quella riportata da Avvenire – mi sembra attribuibile piuttosto alla decisione della chiusura del sito italiano…
        Vabbè. Si vedrà in futuro se ci saranno altre novità. Da parte mia non trovo malaccio neanche la struttura de Il Sismografo (direttore Luis Badilla) che aggrega articoli nella lingua in cui li trova e poi ognuno s’arrangia 😇 …ché poi ci abbiamo anche il google a darci un aiutino, se vogliamo.

        Importante: GRAZIE infinite per la tua dritta!!! Mi sono precipitata.
        Resta il problema, non proprio indifferente, dei “dead links” (si chiamano ancora così?) … Che a quanto scrivi saranno dead davvero presto 🥴 . Il mio problema è che a volte li ho messi come “protagonisti” in qualche post del mio blog, cioè, dopo una mia introduzione “invitatoria” rimandavo direttamente lì il lettore… E mo’? Ok, questo è un problema di sempre per tutti quanti. Però l’ex abrupto non consente neanche di mettersi a ripassare tutti i propri possibili post interessati… E poi, per fare cosa? Copiaincolla degli articoli altrui? Non credo che sia… corretto. Soluzioni? Forse l’Archive Machine… se ricordo bene il nome.
        Altro da suggerire?

        Sempre grazie,
        Ciao,
        Francesca

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        1. Lucia Graziano

          No, ma figurati: augurarsi che l’archivio degli articoli passati resti online, secondo me non è utilitarismo ma è un desiderio più che comprensibile. E, fra l’altro, da archivista, al di là del caso specifico, non posso non inquietarmi al pensiero che questa possa diventare la norma: so bene che i server e i domini Internet hanno un costo, ed è ovvio che un ente non abbia intenzione di accollarseli a vita dopo la chiusura di un progetto (o dopo la chiusura dell’ente stesso!), però è inquietante pensare che basti un mancato rinnovo per far sparire nel nulla un intero decennio di archivio di quella che è comunque stata una testata importante nel panorama ecclesiale italiano. Voglio dire: gli archivi delle testate giornalistiche di inizio Ottocento si conservano ancor oggi perché solerti bibliotecari si son messi lì a raccogliere le pubblicazioni uscita per uscita, e hanno finito col consegnarle alla Storia, ma il problema dei siti web che scompaiono nel nulla nel momento stesso in cui il dominio non viene rinnovato è un tema che mi sta cuore già da parecchio, e che secondo me richiede davvero una seria riflessione a livello globale, fatta sotto il punto di vista della prospettiva storica. Secondo me è qualcosa che dovrebbe interessare gli Archivi di Stato (anche perché, ripeto, è chiaro che non si possano scaricare i costi di gestione a enti che hanno chiuso, o magari addirittura a webmaster ormai morti). Però è assolutamente un problema.

          Vabbeh, filosofia a parte 😅

          Per uno straordinario colpo di fortuna, l’Internet Wayback Machine ha fatto l’ultimo crawling sulla home page di Aleteia Italia proprio il 26 febbraio.
          Le pagine che aggregavano gli articoli per tag o per autore sono state catturate per l’ultima volta attorno a Capodanno, a quanto vedo. Ad esempio, la mia data al 4 gennaio:

          https://web.archive.org/web/20230104191446/https://it.aleteia.org/author/lucia-graziano/

          Alcuni dei miei articoli usciti dopo quella data si trovano, in traduzione, in altre edizioni. Mi rendo conto che linkare roba scritta in polacco non sia molto user-friendly 😂 ma magari con Google Translate…

          https://es.aleteia.org/author/lucia-graziano/

          https://aleteia.org/author/lucia-graziano/

          https://pl.aleteia.org/author/lucia-graziano/

          https://si.aleteia.org/author/lucia-graziano/

          https://fr.aleteia.org/author/lucia-graziano/

          Effettivamente, io sconsiglierei di mettersi a fare copia-incolla degli articoli altrui sul proprio blog, non tanto per una questione di correttezza (fosse per me, con i miei fai pure!), ma proprio per una questione di copyright e di diritti. Ci manca solo che uno debba poi avere rogne per quello.

          Per quanto riguarda gli articoli di altri autori, so che ad esempio Giovanni Marcotullio sta pian piano caricando i suoi sul suo sito personale Breviarium.eu ; non so se gli altri vorranno fare qualcosa di simile. Per quanto mi riguarda, a me non fa impazzire l’idea di riproporre i miei, qui, con un copia-incolla, più che altro perché si tratta di articoli scritti e pensati per un target diverso rispetto a quello che legge il mio blog. Ma penso che pian piano rivisiterò un po’ tutti i temi che avevo trattato di là (del resto, li avevo già approfonditi!), quindi in un modo o nell’altro tornerò sulla materia 😛

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          1. Francesca

            Un grande GRAZIE di nuovo per le preziose dritte! Compresa la gentile concessione di diritto di saccheggio integrale 😄 sui tuoi articoli… Su qualcuno ci faccio davvero un pensierino. Ovviamente sarai contestualmente linkata in lungo e in largo. A tal proposito ti informo su un dettaglio tecnico: è già da qualche anno che ti linko e ho constatato che le due piattaforme – Blogger e WordPress – sono poco “dialoganti” tra loro. Nello specifico, è mancante la funzione o opzione di pingback. O almeno lo è nei “formati” Blogger gratuiti di base. Molto di base. Avendo io scelto uno dei blog “preconfezionati” più semplici in assoluto… Le funzioni sono limitatissime. Per dirne una, nella sezione commenti, i link non si tramutano in link diretti, come ormai avviene in qualsiasi angolo di web civilizzato 😁 . Figuriamoci il pingback. Non c’è proprio. Quindi io ti linko ma tu non mi vedi, sigh 🥴
            Ti lascio qui un mio post recente… Così si capisce anche perché la sottoscritta può essere improblemata con chi chiude i battenti dall’oggi al domani senza neanche garantire un archivio. Ecco, io a volte, pubblico dei post siffatti… O comunque – un discreto numero di volte – scrivo degli articolini nei quali i link consigliati costituiscono una parte importante del discorso
            https://credolachiesauna.blogspot.com/2023/02/novita-su-cioccolata-in-quaresima.html?m=1 .
            Ripassando il blog in queste ultime ore (e sto continuando a farlo, un po’ trafelata, per vedere cosa lasciar andare di Aleteia e cosa “rattoppare” in qualche modo) … Mi stavano cascando le braccia quando ho rivisto la mia rassegna stampa dopo la morte di padre Benedetto (il papa emerito) …rassegna che include tra i protagonisti anche i tuoi articoli su Aleteia e… Grazie al Cielo le braccia non mi sono più cadute perché avevo già letto la tua risposta qui con la Wayback Machine…

            Insomma, su qualcosa la situazione è meglio di quello che pensavo, su altre cose è peggio, ma mi era già capitato in passato e… Diventa occasione di ristrutturazioni, ripensamenti e riforme sul come bloggare.

            Riguardo la questione filosofica 🧐😐😇
            Non so. Mi viene in mente che forse, prima che arrivi lo Stato, è più facile che arrivi qualche colosso della rete… O chissà, qualche start-up ? Tipo: sul modello delle assicurazioni, tra i costi di un’attività web si potrà mettere in conto una spesetta annuale perché un’organizzazione / azienda web di archivisti garantisca l’archivio (per sempre o almeno per tot anni) nel caso di chiusura attività.
            Beh sì, è filosofia, però sta diventando anche molto pratica con l’avvicinamento così concreto tra reale e “virtuale” nelle umane attività. (Ché già chiamare internet “il virtuale”, già adesso comincia a suonare inadeguato e sorpassato rispetto a quello che è).

            Grazie ancora e Notte ✨

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  3. Austin Dove

    beh c’è una saga che si chiama The Spook’s Apprentice che si basa proprio sul settimo figlio di una famiglia capace di combattere le creature della notte
    PS: se parli di ginny non mi è mai sembrata straordinaria 😂

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