Come si festeggiava Halloween, una volta?

Immaginate (così, eh! Per ipotesi!) che un qualche intervento esterno vi impedisca improvvisamente di festeggiare Halloween come avete sempre fatto.
E allora, che si fa? Si cancella tutto e non si fa niente? Saltato il party, saltata la festa?

Io avrei in mente una alternativa: festeggiamo Halloween così come si faceva un tempo. Fra l’altro, gli svaghi di un secolo fa potrebbero forse non dispiacere anche a chi non ama un granché l’Halloween d’oggi.

(A proposito: voi come vi ponete nell’annoso dibattito Halloween sì o Halloween no? Mercoledì 28 alle ore 21 sarò ospite degli amici di Cattonerd per discuterne sul loro canale Twitch!)

1. Intagliare le zucche

Vabbeh, questa è facile. Però merita un approfondimento.
La consuetudine di svuotare le zucche e trasformarle in lanterne intagliate è un’usanza di vecchia data, negli USA. Originariamente, non era legata al periodo di Halloween in modo esclusivo: anzi, le prime riviste femminili che propongono schemi per intagliare la zucca sembrano alludere principalmente a centrotavola da sfoggiare nel giorno del ringraziamento.
Fino alla metà dell’Ottocento, la zucca intagliata a creare un viso spaventoso era solo una delle tante varianti che potevano esistere (e nemmeno una tra le più popolari). A farla entrare nell’immaginario collettivo fu Washington Irving con La leggenda di Sleepy Hollow, nella quale un cavaliere senza testa si aggira minaccioso alla vigilia di Ognissanti, usando una zucca al posto del volto che non ha.

2. Giocare a apple bobbing

Una volta, la brava gente si divertiva con poco e persino una mela succosa poteva essere una leccornia. Sicché, uno dei giochi più popolari nelle feste di Halloween d’antan è un passatempo che, ai giorni nostri, sembrerà di una banalità disarmante. Il gioco dell’apple bobbing consisteva nel riempire d’acqua un grosso catino nel quale venivano messe a galleggiare delle mele. La sfida era riuscire a conquistarsi una mela afferrandola col solo uso dei denti, evidentemente cercando di non infradiciarsi troppo nel mentre.

In una delle varianti del gioco, la mela veniva legata a una corda che penzolava dal lampadario: vinceva chi per primo riusciva ad afferrarla. In un’altra variante, una delle mele che galleggiava nel catino era contrassegnata da una X incisa nella buccia: chi trovava “la mela fortunata” vinceva la gara. Terza variante: tutte le mele recavano una incisione sulla buccia – e quell’incisione era una delle lettere dell’alfabeto. Si diceva scherzando che proprio quella lettera sarebbe stata l’iniziale del nome della persona che i contendenti avrebbero sposato, una volta grandi.

3. Vedere per magia il volto del futuro sposo

Altro che notte dell’orrore! In età vittoriana, Halloween era più che altro la notte del soprannaturale in cui fare piccole magie d’amore.
Col sorriso sulle labbra, si mormorava infatti che, alla vigilia di Ognissanti, fosse frequente vedere in sogno il volto del proprio futuro sposo (o sposa: la cosa valeva anche per i maschi!).
In alternativa, il medesimo prodigio sarebbe stato a portata di mano di chiunque avesse guardato in uno specchio allo scoccare della mezzanotte: come per magia, nello specchio sarebbe apparso anche il viso del futuro sposo.

Ma attenzione! Questo rito non era scevro di pericoli! C’era pur sempre il rischio di non veder riflesso nessuno, scoprendo così un amaro destino di zitellaggine.
Peggio ancora, a dar retta alle predicazioni di alcuni moralisti, erano esistite ragazze che, in quella fatidica notte, avevano visto riflesso accanto a sé il ghigno del diavolo. Ammalatesi, erano morte di lì a poco: e secondo voi nelle braccia di chi saranno finite, dopo il trapasso?

Per non parlare poi di quest’altro grave rischio:

4. Preparare una bambola di granoturco

Avete presente quelle decorazioni natalizie in paglia tipiche del Nord Europa, che ogni anno Ikea ci propone?
Ecco: gli Svedesi non erano gli unici a utilizzare gli scarti della raccolta per preparare piccole decorazioni. Lo facevano anche gli irlandesi, che chiamavano cailleach le bamboline ricavate da questi materiali di scarto. Tradizionalmente, le intrecciavano nella sera di Halloween e le lasciavano appese in cucina fino al giorno di Natale: si riteneva che portassero bene – ed erano al tempo stesso un ottimo gioco per bimbi!

Tra gli Irlandesi emigrati in America nell’Ottocento, la tradizione divenne ancor più popolare grazie all’abbondanza di foglie di granturco, che permettevano la creazione di bambole ancor più grosse e ancor più elaborate.

5) Scattare una foto ricordo. Tipo la foto di Natale, ma stregonesca

Negli anni Trenta, mentre negli Stati Uniti ci si dava un gran da fare per “riscrivere” la notte di Halloween trasformandola in una festa family-friendly, i rotocalchi e l’industria cinematografica scesero in campo per dare il loro contributo.
Le grandi star di Hollywood cominciarono a posare per servizi fotografici che richiamavano le atmosfere di Halloween – senza che questo avesse alcun legame con film in uscita. Semplicemente, ogni divo dello spettacolo “doveva” avere la sua divertente foto a tema, cui i giornali avrebbero dato ampio spazio nel mese di ottobre.

Lo stesso fenomeno investì il mondo delle pin-up, che sempre più di frequente posarono per scatti in costume da fattucchiera (contribuendo a cementare nell’immaginario collettivo la figura della strega sexy). Negli anni della seconda guerra mondiale, questa produzione godette di particolare impulso a vantaggio dei soldati al fronte, notoriamente sempre rinfrancati da immagini di belle donne.

Dagli e dagli, la moda contagiò anche la gente normale. Non appena la borghesia cominciò a dotarsi di macchine fotografiche con cui immortalare i ricordi di famiglia, la foto di Halloween divenne un must. Che fosse uno scatto ai costumi dei bimbi o un ritratto di coppia scherzosamente ammiccante, la foto non poteva mancare nell’album di famiglia, un po’ come il canonico ritratto di Natale.

6) Terrorizzare i bimbi col gioco delle viscere

Particolarmente diffuso, negli anni Cinquanta, in quei party di Halloween per bambini già grandicelli, il gioco spronava i pargoli a usare l’immaginazione mentre veniva narrata loro una storia raccapricciante.
Bendati (o fatti accomodare in una cantina buia) i ragazzini si sentivano raccontare dal padrone di casa l’adrenalinica storia di come il narratore avesse poco prima ucciso una strega cattiva. A riprova di quanto raccontato, l’eroe faceva passare di mano in mano i resti della strega: bulbi oculari, budella, il sangue ancor caldo…
Va da sé, i macabri resti erano in realtà tutt’altra cosa: uovo sbattuto, chicchi d’uva congelati, interiora di maiale che il macellaio aveva tenuto da parte…

Un racconto di Halloween di Ray Bradbury prende le mosse proprio da questa usanza, nel descrivere il crescente disagio provato dai bimbi nel rendersi conto che la figlia del padrone di casa è insolitamente silenziosa durante il gioco. “Poi… un idiota accese la luce”.

7) Organizzare un party a tema egizio  

Nel 1925, la scoperta della tomba di Tutankhamon diede il via a una egittomania che durò per almeno un lustro. In quel contesto, i party di Halloween cominciarono a ispirarsi alla civiltà sorta sul Nilo, ponendo ovviamente enfasi su tutti gli elementi di “mistero” che provenivano da quel lontano mondo.
Le zucche furono intagliate con forme geometriche che richiamavano le decorazioni dei palazzi dei faraoni. Le cartoline postali e i festoni di carta erano impreziositi da geroglifici (wannabe). Le mummie entrarono a far parte per la prima volta dell’immaginario collettivo di Halloween e gli adulti si divertirono un mondo a ospitare party a tema con costumi ispirati allo stile dei faraoni.
Negli USA, era una opzione particolarmente gettonata da tutti quegli enti che organizzavano feste di Halloween per ragazzini già grandi allo scopo di levarli dalla strada. Con l’occasione, gli si insegnava anche un po’ di Storia.

8) Preparare i dolci della tradizione

Quali?
Ovviamente dolci a base di zucca, per utilizzare la polpa messa da parte prima di intagliare il jack-o’-lantern.
Le mele caramellate non potevano mancare in una festa di Halloween d’antan, in omaggio alle numerose tradizioni che volevano il frutto protagonista della festa.
A partire dal 1888, quando furono brevettate da una industria dolciaria, le deliziose candy corn (piccole caramelle triangolari che richiamano i colori caldi della raccolta) divennero un must di tutte le feste autunnali – se non le avete mai provate, trovate la ricetta qui.

Resta ovviamente sempre valida l’opzione di approfittare del giorno di Halloween per preparare i dolcetti dei morti, ovverosia le prelibatezze che, nella sera del giorno dopo, saranno lasciate sulla tavola apparecchiata. Racconta la leggenda che, in quella notte, le anime ricevano da san Pietro il permesso speciale di tornare sulla terra per visitare le case dei loro cari, che infatti li accolgono in pompa magna.
Tradizione di matrice chiaramente cattolica, non riuscì mai a prendere veramente piede negli States, a maggioranza protestante. La si ritrova però in tutti i Paesi culturalmente cattolici: numerosi Stati europei (tra cui l’Italia), innanzi tutto. E come non citare, nel Nuovo Mondo, la celebrazione del Dia de muertos?

9) Sganciare soldi, assieme ai dolcetti

In numerose aree dell’Europa cattolica, c’era un’altra tradizione ad essere osservata religiosamente (è proprio il caso di dirlo!) nei giorni attorno alla festa di Ognissanti. Ovverosia: generose offerte venivano elargite ai bisognosi, nella speranza di poter “comprare”, con quell’atto di carità, un po’ di ristoro per le anime del Purgatorio.

Chissà se l’UNICEF conosceva questa antica usanza e chissà se era sua intenzione richiamarla, nel momento in cui – nel 1950 – lanciò negli USA la campagna Trick-or-Treat for UNICEF. Il meccanismo era molto semplice: appoggiandosi a scuole, chiese, parrocchie e oratori, l’UNICEF faceva arrivare ai bambini un piccolo salvadanaio da portare con sé nel corso del trick-or-treating. Per scampare allo scherzetto, il padrone di casa avrebbe dovuto donare qualche dolce al bambino e qualche moneta all’UNICEF: nei giorni successivi alla festa, i salvadanai sarebbero stati ritirati e riportati al mittente.

La campagna, per la cronaca, esiste ancora ed è possibile far arrivare le donazioni anche attraverso il sito Internet dell’UNICEF (a maggior ragione quest’anno, per ovvie ragioni).

10) Guardare un film di Halloween

La moda prende prese negli anni Settanta, periodo di gloria per l’industria dell’horror. Negli Stati Uniti, le principali emittenti cominciarono a trasmettere in seconda serata i più agghiaccianti film di paura: il target erano gli ex-bambini del baby boom, ormai diventati adulti, che avevano amato Halloween nell’infanzia e non volevano dire “addio” a quella festa. Orbene, pensarono i direttori di canale TV: diamo a questi adulti il tempo di rincasare dopo aver portato i loro figli a fare trick-or-treating, e poi diamo il via anche alla loro festa. Facciamo provar loro il brivido della paura, con un film più agghiacciante dell’altro!
E, da allora, la maratona di film a tema divenne un must della notte di Halloween.

Quale film vi propongo io? Tra il serio e il faceto, tiro fuori dal cappello un corto del 1933 che è probabilmente una delle prime produzioni incentrate interamente sulla notte di Halloween.
E non potrei fare diversamente, perché nella festa organizzata a casa di Betty Boop trovate una perfetta sintesi di tutti gli elementi che ho descritto parlando delle feste di Halloween di inizio secolo (ivi compreso il vandalo che si aggira minaccioso per le strade mentre la brava gente è riunita in casa a festeggiare).

Enjoy!

17 risposte a "Come si festeggiava Halloween, una volta?"

  1. Elisabetta

    Quest’anno l’unico Halloween che vedrò sarà su questo blog 😄
    Saranno contenti la frangia di anti halloweenari, gli esorcisti e i puritani delle tradizioni, nonché alcuni negozianti.
    Non che da adulta abbia mai fatto molto perché non mi piace la piega troppo commericiale della festa.
    Però una bella diretta instagram ci starebbe ! Per chi è social almeno. ( non io).

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    1. Lucia

      Comunque sì, saranno contenti quelli della frangia per cui “Halloween mai e poi mai”, anche se invece sarebbe tanto bello se questa situazione eccezionale ci portasse a festeggiare comunque, evidentemente in modo diverso.
      Di per sè, Halloween avrebbe davvero tanto da darci, in questo momento. Non riesco a immaginare di quale festa potremmo avere più bisogno, se non di una festa che (di per sé) nasce come momento di elaborazione collettiva del lutto e ha lo scopo di sottolineare la comunione tra vivi e morti. Se fosse compresa e vissuta a fondo in tutta la sua profondità, sarebbe una festa preziosa davvero di questi tempi.

      (Anzi: io che ho sempre vissuto con molta intensità entrambe, la trovo persino una cosa poetica. La prima ondata che arriva proprio nei giorni in cui il Carnevale scivola verso la Quaresima; la seconda che esplode a pochi giorni dalla festa dei Morti…)

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    1. Lucia

      Beh, gli scarti di macellazione ci sono comunque, penso che il macellaio te li tenga da parte se glieli chiedi 😛
      (Quando ero alle Medie un paio di volte l’avevamo fatto, per studiare gli organi interni. In un paio di occasione, avevamo portato in classe quelli di un maiale).

      Anche senza le interiora, in teoria ci andrebbe ben poco a comprare, che ne so, un po’ di trippa e poi spacciarla come “pezzo di strega”. Solo che poi la si dovrebbe buttare e spiace sempre un po’ sprecare il cibo 😛

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  2. Elisabetta

    Ovviamente ottime anche le cocomere antropomorfe che glassano la torta!

    Allora tutti questi passatempi non sono molto adatti in epoca di norme anticoviddose, c’è saliva, contatto, scambio di oggetti…

    Dunque ora mi spiego perchè nello specchio ho sempre e solo visto me stessa. 😄

    Halloween a tema egizio 🔝o meglio Egitto halloweenoso… dare un tema sul tema, ovverao deve essere da paura ma anche egiziano…sofisticato… come dire tema Natale in spiaggia oppure Pasqua vegetariana!

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    1. Lucia

      No, beh: ovviamente tutte queste cose sarebbero praticabili solo in una mini-festicciola in famiglia tra genitori e figli, quest’anno 😱 (Fra l’altro, voglio ben sperare che nessuno organizzi il classico party pieno di bimbi…).

      A titolo di curiosità: negli USA, dove Halloween è molto più sentita ed è impensabile cancellarla del tutto, alcuni epidemiologi online si sono scervellati per trovare dei modi alternativi di festeggiarla in relativa sicurezza. Alcuni sono piuttosto geniali: c’è chi si è studiato il progetto di una “carrucola-fantasma” attraverso cui dare i dolcetti ai bimbi senza doversi avvicinare, e c’è chi ha invitato gli enti preposti a organizzare una qualche attrazione tipo “il bosco stregato” (ad es. nel parco cittadino decorato a tema) per indurre la gente a festeggiare in luogo aperto.

      (Chissà cosa si inventeranno e cosa ci inventeremo noi europei a ridosso del Natale 🤔)

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      1. Lurkerella

        Che paura il racconto di Bradbury! Ho appena letto un libro di Agatha Christie, Poirot e la strage degli innocenti (il titolo inglese è un più sobrio Halloween Party) e c’è una festa per ragazzi con tutti i giochi che hai detto, più la torta di farina che ho visto nell’eccellente Emma del 2020, e la pesca dell’uvetta infuocata, che fa più Natale, credo.
        Nel libro ci scappa il morto, ma la festa in sé è notevole

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        1. Lucia

          Grazie!
          Me l’avevano citato anche su Facebook a proposito di questo post, pensando che l’avessi usato come fonte di ispirazione, e invece no: non sono una grande lettrice di gialli e non l’avevo mai nemmeno sentito nominare 😆

          Se non ricordo male, l’uvetta infuocata fa Halloween o Natale a seconda delle zone. Mi pare che in Europa fosse un gioco tipicamente natalizio, mentre in America si facesse tradizionalmente a Halloween.
          Beh insomma, comunque nel periodo invernale, via 😉

          Grazie ancora per la segnalazione, quasi quasi lo recupero questo romanzo!

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