Di come sant’Hilda tramutò in pietra i serpenti (e finì col trovare spazio nei libri di Paleontologia)

A labbra strette, in perfetto silenzio, Hilda fissò per qualche secondo quell’esercito di serpenti velenosi che se ne stavano lì, a rosolarsi pigramente al sole, su quello che avrebbe dovuto essere il suo dannato terreno edificabile.

Un’altra donna, al posto suo, l’avrebbe considerata la goccia che fa traboccare il vaso e, senza pensarci due volte, avrebbe rinunciato alla sua impresa. E anche Hilda, nonostante il suo carattere forte, cominciava a sentirsi abbastanza prossima alla crisi di nervi; perché (se è certamente possibile affrontare con grazia qualche contrattempo), è pur vero che, negli ultimi tempo, la sua vita era stata un succedersi ininterrotto di disgrazie. Tutto era cominciato con una guerra fra clan che aveva ucciso suo zio, il re, e portato al potere un acerrimo nemico (oltretutto, ancora legato al paganesimo e dunque ostile ai cristiani). Nel suo nuovo status di nobile decaduta, Hilda non era mai riuscita a costruirsi la vita famigliare che avrebbe voluto; alla non tenera età di trentatré anni, s’era rassegnata a monacarsi per andare a vivere nell’abbazia di Chelles, che raccoglieva confortevolmente molte donne sole provenienti dall’aristocrazia europea (ivi compresa sua sorella Hereswith, dettaglio non da poco).

Ma, no. Quando Hilda si già alla partenza partenza, con i bagagli fatti e la nave pronta per salpare per le Gallie, il vescovo Aidan di Lindisfarne aveva fatto irruzione in casa sua blaterando cose senza molto senso. C’entrava un sogno profetico che gli aveva detto che Hilda avrebbe fatto grandi cose sulle coste dello Yorkshire, e che dunque bisognava assolutamente impedirle di partire. Anzi, toccava condurla su un certo appezzamento di terreno e darle ordine di costruire lì un monastero, perché vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole.

E Hilda, a capo chino, aveva obbedito, povera donna. Del resto, che fai, quando un santo vescovo arriva da te con un ordine così perentorio?
Ma quando si recò sul terreno edificabile e si rese conto di aver ricevuto l’ordine di costruire la sua abbazia in un letterale nido di serpi, Hilda decise che la misura era colma: realisticamente, ci deve pur essere un limite alla jella che ti piove addosso quando stai cercando di combinare qualcosa di buono per l’Onnipotente. E così, la dama prese un respiro profondo, chiuse gli occhi, stese le braccia verso il cielo e, raccoltasi in preghiera, pronunciò parole che non conosciamo ma che mi sentirei di poter immaginare come qualcosa sulle linee di “ahò, vedi un po’ di collaborare un minimo?”.

Ed ecco: tutto d’un tratto, la potenza divina calò sulla terra grazie alle preghiere della santa. E le serpi che circondavano la donna smisero improvvisamente di sibilare, e presto cominciarono a contorcersi e ad arrotolarsi su se stesse prese da uno spasmo mortale. Nell’arco di pochi secondi, s’erano trasformate in pietra; e un vento impetuoso cominciò a soffiare sospingendo quei resti fin sulle coste a strapiombo, oltrepassate le quali i mostri caddero in mare. Davanti a Hilda, si estendeva adesso un gigantesco appezzamento di terreno pianeggiante lambito da un fiume che rendeva fertili quelle terre; e allora la santa abbassò le mani, se le posò sui fianchi con aria pratica, socchiuse gli occhi e cominciò a studiare la situazione. Probabilmente, anche in quel frangente la pronunciò parole che non conosciamo ma che mi sentirei di poter immaginare come qualcosa sulle linee di “ok, finalmente si ragiona”.

***

E in effetti si ragionò più che bene: l’abbazia fondata da Hilda nel paesello di Whitby divenne in breve tempo uno dei grandi centri propulsori che permise al cristianesimo anglosassone di diffondersi in terre ancora ostili e di penetrare a fondo nella cultura locale. Tra le mura dell’abbazia visse – tra gli altri – Caedmon, che ebbe il merito di esser stato il primo a comporre liriche di argomento cristiano ma utilizzando la lingua e le raffinate forme metriche proprie della poesia locale: una vicenda che già raccontavo qui, e che comunque non è il fulcro della storia cui voglio dedicarmi oggi.

Il fulcro della nostra storia, stamane, sono i serpenti: quelli che Hilda trasformò miracolosamente in pietra. La potenza divina, come appunto si diceva, fece scendere dal cielo un vento impetuoso che soffiò via quelle serpi facendole cadere in mare… ma la storia non finisce qui: stando a quello che assicura il folklore locale, ancor oggi è possibile rivenire di tanto in tanto uno di questi animali, pietrificato dalla maledizione e sospinto a riva dalle onde che lambiscono le coste inglesi.

Certo: come spesso accade, gli scienziati non concordano col folklore. Essi dicono che non si tratti affatto di serpenti e sostengono anzi che questi arnesi non siano altro che fossili di ammonite, molluschi preistorici che si estinsero nel Cretaceo: nel corso dei secoli, molti dei loro resti furono rinvenuti nelle costiere rocciose dello Yorkshire (e non solo), causando la comprensibile curiosità degli uomini che se li trovavano davanti. Tra tutti i fossili, quelli di ammonite sono probabilmente quelli con la forma più suggestiva: la conchiglia a spirale che proteggeva il mollusco ha una perfezione geometrica che di rado si trova in natura; e l’aspetto misterioso di questi reperti archeologici non poté che solleticare la fantasia di molti.

Ma, naturalmente, le conchiglie fossili non finiscono con una testa di serpente: e infatti, giusto per essere chiari, le normali ammoniti hanno suppergiù questo aspetto:

Spetta allora agli storici del folklore prendere la palla al balzo e intervenire nella discussione. A causa del loro aspetto particolarissimo (e della notevole frequenza dei loro ritrovamenti), i fossili di ammonite ispirarono le leggende più svariate in numerose culture europee (e non solo). Nel folklore inglese, si legarono per l’appunto al prodigio che tradizionalmente era attribuito a sant’Hilda (e che quasi certamente nato come calco del celebre miracolo con cui san Patrizio aveva liberato l’Irlanda dai serpenti, metaforicamente visti come simbolo del male che viene discacciato dai grandi evangelizzatori).

Risalgono al Medioevo le prime agiografie in cui Hilda di Whitby viene descritta nell’atto di liberare lo Yorkshire dalle serpi. Ma, entro il XVI secolo, l’associazione mentale tra questo episodio e i fossili di ammonite doveva già essere nota e affermata: nel 1586, la cita William Camden nel suo saggio dedicato alla Britannia, parlando stupefatto dei serpenti pietrificati che (effettivamente) venivano spesso rinvenuti lungo le coste rocciose vicine all’abbazia di Whitby.

Tracciata ormai la prima associazione tra il miracolo di sant’Hilda e i fossili di ammonite, non restava che rendere ancora più evidente questo legame, a vantaggio della predicazione e della fantasia popolare. E infatti, cominciò pian piano a diffondersi la consuetudine di intagliare i fossili trasformando la parte finale della conchiglia in una piccola testolina di serpente:

Oggigiorno, le ammoniti con testa di serpente (anche note in inglese col nome popolare di snakestones) sono pezzi da museo che vengono battuti dalle case d’asta per diverse centinaia di sterline: i più antichi reperti giunti fino a noi risalgono all’età vittoriana, ma è plausibile ipotizzare che artefatti simili esistessero anche in epoche precedenti, probabilmente prodotti a vantaggio dei pellegrini che visitavano numerosi il monastero di Whitby e che certamente sgranavano gli occhi trovandosi di fronte a una “prova tangibile” del miracolo operato dalla santa.

Oggi, purtroppo, il monastero di Whitby non esiste più: incamerato dallo Stato, spogliato e poi demolito durante le prime fasi della Riforma anglicana, l’edificio è ormai ridotto a rovine. Rovine suggestive, però, che ispirarono il Dracula di Braham Stocker (dove infatti l’abbazia ha modo di fare un piccolo cameo al capitolo VI).

Wind of the Eastern Sea: View of Whitby Abbey di Alfred William Hunt (1888)

E se Withby, grazie al suo aspetto veramente degno d’un romanzo gotico, vive ancora nella fantasia di molti, anche la santa che fondò l’abbazia gode di una fama che si conserva intatta attraverso i secoli. E non solamente a causa del martirologio, che festeggia sant’Hilda il 17 novembre: sul finire del XIX secolo, la badessa inglese ricevette un singolare omaggio anche da chi, generalmente, non ha molto a che spartire con i santi medievali: ovverosia, dalla comunità scientifica internazionale.

Ancor oggi, in paleontologia, si parla di Hildoceratidae per indicare una delle famiglie di ammoniti fossili: quella che appunto è maggiormente diffusa nella zona di Whitby. Ed è proprio a sant’Hilda che le Hildoceratidae debbono il loro nome: un omaggio sorridente a quella leggenda che visse dapprima nel mondo del folklore per poi trovar spazio nel mondo della scienza.

4 risposte a "Di come sant’Hilda tramutò in pietra i serpenti (e finì col trovare spazio nei libri di Paleontologia)"

    1. Lucia Graziano

      Beh, se ti consola esiste anche una variante della leggenda secondo cui non sempre i “serpenti pietrificati” vengono rinvenuti con la testa, perché molti di loro finirono con l’essere miracolosamente decapitati poco prima di trasformarsi in pietra. Inappuntabile: morti per morti… 😅

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    1. Lucia Graziano

      Ho scoperto da non molto che ci sono un sacco di leggende legate ai fossili 😯 e in effetti mi sono stupita del mio stupore. In un’epoca in cui non hai la più pallida idea di cosa possa essere ‘sta roba strana che ti trovi davanti, e ti trovi davanti a ‘sti cosini misteriosi… in effetti, come fai a non lavorare di fantasia?

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