Enrico III: un imperatore dalla vita da fiaba

Nascono in circostanze del tutto eccezionali: spesso da una madre sterile; talvolta a seguito di uno stupro che, nella tragedia, finisce misteriosamente col portare una gioia nella vita della donna. Quasi sempre, la loro nascita è preannunciata da profezie che si manifestano in sogno, vengono lette negli astri, sono recapitate da animali che acquisiscono miracolosamente il dono della parola. Talvolta parlano anche loro, appena nati, catechizzando con sermoni edificanti una madre comprensibilmente sconvolta o difendendone la virtù di fronte alle comari che spettegolano sulle circostanze sospette della nascita. Fin dalla tenera età compiono miracoli di ogni tipo e attirano su di sé guai a non finire: proprio come i protagonisti di un libro di fiabe, hanno spesso antagonisti che, a vario titolo, cercano di catturarli e di distruggerli.

Sono i Bambini Prodigiosi, un topos agiografico fra i più godibili in assoluto: ne troviamo in abbondanza nelle Vitae dei santi composte dal VI al XII secolo; dopo quella data, piano piano, i piccoli eroi sparirono lentamente, lasciando spazio a una narrazione un po’ meno leggendaria e a una rappresentazione dell’infanzia un tantinello più realistica.

Va da sé che, nel contesto di un’agiografia leggendaria, i Bambini Prodigiosi avevano una funzione che svolgevano in modo forse un po’ goffo, ma non del tutto privo di efficacia. Narrativamente, rendevano manifesta la misericordia celeste, che volge al bene anche le tragedie e giammai fa mancare la protezione sui suoi figli. E, naturalmente, ogni loro azione era volta a sottolineare la magnitudine della potenza divina, che attraverso miracoli prodigiosi sa manifestarsi anche nei modi più insospettabili: attraverso un piccolo bambinello in fasce.

Se teniamo conto della regola sempreverde per cui le agiografie leggendarie altomedievali non venivano composte con l’intenzione di creare testi storicamente attendibili, ma anzi avevano lo scopo dichiarato di edificare i fedeli con una storie avvincenti, “liberamente tratte” dalla biografia di un santo: beh, complimenti all’agiografo. Narrativamente, il format del Bambino Prodigioso funziona che è una meraviglia: sembra di leggere un libro di fiabe per bambini!

In effetti, ha davvero tutti gli elementi di una fiaba la storia dell’infanzia di Enrico III imperatore, così come ci viene descritta da Jacopo da Varagine. Il personaggio non fu mai canonizzato, ma questo non impedì allo scrittore di dare conto delle sue avventure, che ci vengono proposte in traduzione italiana da Marco Bartoli nel suo saggio Santa innocenza. I bambini nel Medioevo. E allora, leggiamo assieme:

Nell’anno 1025, un certo conte Leopoldo, a quanto si legge nelle cronache, temendo l’ira del re si era rifugiato con la moglie in una foresta, e lì vi si teneva nascosto abitando in una capanna. Un giorno, l’imperatore si recò a caccia in questa foresta e, sorpreso dalla notte, chiese di essere accolto nella suddetta capanna. La moglie di Leopoldo, che era incinta e prossima al parto, fece del suo meglio per ospitarlo degnamente; nella stessa notte poi partorì e l’imperatore sentì i vagiti del bambino: ed ecco che una voce gli disse “Questo fanciullo sarà tuo genero!”.

La mattina dopo Corrado chiamò due sicari e disse loro: “Andate e strappate il neonato dalle braccia della madre: uccidetelo e portatemi il cuore, diviso per metà”. E subito quelli si impadronirono del bambino, ma presi da pietà non osarono ucciderlo e decisero anzi di deporlo tra i rami di un albero perché non venisse divorato dalle belve; all’imperatore portarono il cuore di una lepre.

Nello stesso giorno, un principe passando di là sentì il bambino che piangeva: se lo fece portare e, poiché non poteva avere figli, lo affidò alla moglie perché lo allevasse fingendo che fosse suo. 
Questo fanciullo, che fu chiamato Enrico, rivelò, crescendo, oltre a una grande bellezza, anche saggezza e piacevolezza di carattere. L’imperatore, vedendolo tanto bello e saggio, volle che si stabilisse presso di lui a corte, ma poi, accorgendosi che il giovinetto era amato e ricercato da tutti, gli venne il dubbio che fosse colui che aveva comandato di uccidere e che era destinato a regnare dopo di lui. Per toglierlo di mezzo scrisse la seguente lettera alla moglie, e la diede a Enrico perché gliela consegnasse: “Se ti è cara la vita, uccidi il giovane che ti porterà questa missiva”.

Enrico si mise in viaggio ma, cammin facendo, vinto da stanchezza, si addormentò in una chiesa. Mentre dormiva, un sacerdote, spinto da curiosità, gli aprì la borsa e lesse la lettera munita di reale sigillo. Ebbe orrore del delitto che si stava per compiere, sicché sostituì alle parole “uccidi” le seguenti: “dai la mano di nostra figlia”. Così avvenne che la regina, riconoscendo la calligrafia del re e il suo sigillo, convocò i principi e celebrò le nozze della figlia con Enrico, nella chiesa di Aquisgrana.

Quando l’imperatore seppe che la figlia sua era ormai sposa di Enrico, e quando scoprì quanto avevano fatto il sacerdote, e prima di lui il principe, e prima di lui i due sicari, capì che non è possibile resistere al volere di Dio. Dunque accettò il giovine come genero e stabilì che avrebbe regnato dopo di lui. Nel luogo dove Enrico era nato, fu innalzato un monastero che esiste ancor oggi e che si chiama Ursania.

Cosa c’è di vero in questa storia?
Presumibilmente niente, e non per altro: Enrico III fu effettivamente imperatore, succedendo a Corrado il Salico; ma era suo figlio, non certo suo genero. E direi che basta già questo dettaglio a farci capire la credibilità che dovremmo dare a questa storia.

È una leggenda e nulla più. Al massimo, una fake news infamante per il povero Corrado, pace all’anima sua. Ma è anche una storia prodigiosa che rimane impressa, bella come una di quelle fiabe che i bambini vogliono farsi raccontare mille volte prima di andare a letto. O no?
E infatti era proprio questo lo scopo dell’agiografo.


Per approfondire: Santa innocenza di Marco Bartoli (edizioni San Paolo, 2021) non parla esclusivamente di Bambini Prodigiosi… ma li cita, ed è sicuramente godibilissimo. Molto molto consigliato!
Immagine di copertina: The Boy Caught The Flower. At Medieval Times di Austin Kirk

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