Ma di cosa diamine morivano tutti ‘sti neonati, nel Medioevo?

Non so se vi è mai capitato di leggere quelle statistiche agghiaccianti per cui, nel Medioevo, facendo una stima a spanne, sei neonati su dieci morivano entro dodici mesi dalla nascita.
Ellamiseriacciasanta, ma è ‘na mattanza. Una mattanza di cui, francamente, non mi sono mai data pace: d’accordo che un neonatino è per sua natura delicato, d’accordo che una bronchite a due mesi è più pericolosa di una bronchite a due anni… ma come mai, i bimbetti che superavano l’anno di vita avevano, come per magia, un tasso di mortalità un pochettino meno simile a quello di un genocidio?
Non so, era una cosa che non mi sono mai spiegata. Avevo come l’impressione che non potessero essere solo le malattie a giustificare questa moria. Ho sempre avuto il retropensiero che ci fosse qualcosa che mi sfuggiva, qualche elemento “non strettamente medico” che metteva in pericolo i bambini piccolissimi. Non ero mai riuscita, però, a immaginare esattamente quale… e poi, qualche mese fa, un amico mi ha regalato quel piccolo capolavoro che è Vivere nel Medioevo. Donne, uomini e soprattutto bambini, edito da Il Mulino. Se vi interessa la quotidianità del Medioevo (e soprattutto quella dei bambini), compratelo di corsa perché è un libro stupenderrimo.

Chiara Frugoni Vivere nel Medioevo

Ebbene: Chiara Frugoni ha confermato la mia impressione. Sì, certamente, i bambini medievali morivano a causa delle malattie e delle scarse condizioni igieniche, ci mancherebbe altro. Però morivano anche a causa di ragioni (francamente, tra le più impensabili) che ben poco avevano a vedere con virus e batteri.
Curiosi di conoscerne alcune?

1) Svezzamento precoce

Noi, oggi, ci andiamo piano, e sempre dietro stretto consiglio medico. Nessuna persona sana di mente si sveglia dalla sera al mattino dicendo “bon, mi sono stufata di allattare, da stasera caponata di melanzane per tutti, Luigino incluso”. Noi, oggi, sappiamo benissimo che lo svezzamento dev’essere graduale, cauto, prolungato nei mesi, e che gli alimenti vanno inseriti nella dieta del bambino secondo una certa tabella di marcia e facendo attenzione a quei cibi che potrebbero dargli problemi.
Ecco, noi oggi lo sappiamo: la gente del Medioevo, invece, proprio no.
Era tristemente frequente che i bambini morissero a causa di uno svezzamento avviato troppo presto, o troppo bruscamente, o con troppi errori tecnici che nessuno, all’epoca, sapeva essere tali. Spesso e volentieri, il neonatino si trovava a passare dal latte materno agli sfarinati, letteralmente dal giorno alla notte. In molti ci rimanevano secchi, poverini.
Il modello che garantiva le maggiori possibilità di sopravvivenza, era – per la gioia delle odierne talebane dell’allattamento – un allattamento esclusivo per i primi venti-ventiquattro mesi di vita del bambino. Solo a quel punto l’organismo del bimbetto era sufficientemente forte da sopportare lo shock di uno svezzamento “dal giorno alla notte”, buttato lì dal nulla.
Ma ovviamente non tutte le donne hanno latte per ventiquattro mesi, e ovviamente non tutte le madri possono permettersi di essere così a lungo a disposizione esclusiva del bambino (ebbene sì: nemmeno le madri del Medioevo). Da cui..

2) Quelle madri snaturate che mollano il figlio alla babysitter per tornare a lavorare

…da cui l’esigenza, spesso e volentieri, di prendere il neonato e darlo a balia, una pratica che la Chiesa Medievale ha sempre criticato con estrema durezza. Uno legge certe condanne senza ammissione di replica e pensa ‘uh guarda, che bello, la Chiesa già sapeva che un bambino ha bisogno della sua mamma per crescere bene ed equilibratamente’.
Ehm, no, il problema a monte era ben più grave: i bambini che uscivano di casa per essere affidati alle cure di una balia, molto spesso ci tornavano all’interno di una cassa da morto.
Era triste ma inevitabile, sotto un certo punto di vista.
Le balie, tendenzialmente, erano donne di modesta estrazione sociale, frequentemente sottoalimentate (e dunque con latte assai poco nutriente) che vivevano in campagna, in case fredde e piene di muffa. Se diventavano balie dopo la morte del loro figlio, diciamo che questo non deponeva molto bene circa le speranze di vita dei malcapitati che ne avrebbero “preso il posto”; se diventavano balie mentre il loro bambino era ancora in vita, capitava spesso che lesinassero il latte “al figlio d’altri”, preoccupate innanzi tutto di saziare il figlio loro. Certo, non capitava sempre; però, capitava con una certa frequenza.
E per chi si stesse domandando ‘ma la balia non viveva nella casa della famiglia del bambino?’, la risposta è: no. Avere una balia a domicilio era un lusso che solo i ricchi potevano permettersi: molto più frequente era, per il ceto medio, la pratica di far uscire di casa il proprio neonato per mandarlo a vivere con la balia, e poi chi s’è visto s’è visto. Del resto, era proprio il non-troppo-abbiente ceto medio ad avere bisogno più di tutti di collocare (possibilmente fuori casa) il figlio neonato: proprio come capita oggi alle madri del 2000, a un certo punto la neomamma aveva bisogno di tornare al suo lavoro, per dare il suo contributo all’economia familiare. E non tutti i lavori si possono svolgere con un neonato in braccio: non oggi, ahinoi, ma nemmeno nel Medioevo.

3) Neonati sbalzati fuori dalla culla (!)

Se non fosse ‘na tragedia, farebbe pure ridere. Ebbene sì: pare che una tipologia diffusa di decesso infantile fosse quella che io chiamo La Sindrome Della Morte Accidentalmente Fuori Dalla Culla, nel senso che ‘sti poveri cristiani ogni tanto si trovavano sbalzati fuori dal loro lettino, e… sdong, testata per terra, trauma cranico, decesso.
Per capire come diamine fosse possibile questa tragedia (che se non fosse ‘na tragedia sarebbe pure comica, a immaginarsi la dinamica) bisogna capire, innanzi tutto, come erano fatte le culle nel Medioevo. Al fianco delle classiche culle con appoggio a terra, quelle che grossomodo sono rimaste immutate fino ai giorni nostri, esistevano, soprattutto nelle case più povere, delle culle ‘modello altalena’, attaccate al soffitto tramite un paio di corde e lasciate penzolare verso il basso. La pericolosità è evidente, però è innegabile anche la comodità: sdraiata a letto, la mamma non aveva che da sollevare un braccio nel dormiveglia per innescare un dondolio che avrebbe  cullato nel sonno il bimbetto.
Ottimo, no?
Sennonché, aehm, ogni tanto ‘ste corde si rompevano, facendo crollare in terra culla e bambino. A volte, bastava un movimento improvviso del neonato e/o una spinta maldestra, o troppo vigorosa, da parte di una mamma distratta (…o, peggio ancora, di un fratellino troppo volenteroso) per far sì che il neonatino si ritrovasse improvvisamente… sbalzato fuori. È quanto accadde, ad esempio, a quel povero bimbetto per salvare la cui vita dovette intervenire dal cielo il beato Agostino Novello, come si vede in questo affresco conservato a Siena.

Culle Assassine

Siccome il bimbo è sopravvissuto, possiamo permetterci di guardare alla scena con distacco e di farci prendere dalla ridarella. A causa della spinta troppo forte della fantesca, la culla si sposta così tanto da far cedere una delle corde – e il bimbetto vola come un proiettile umano addirittura in un’altra stanza (!!!), finendo spiattellato sul pavimento, in una pozza di sangue.
Ellamiseriaccia, era dura essere un neonato nel Medioevo.

4) Cosleeping mortale

D’altro canto, non è che l’alternativa alla culla fosse molto più rassicurante. Con buona pace di chi, oggigiorno, vede il cosleeping come il metodo migliore per crescere un bambino sereno, nel Medioevo era spaventosamente frequente che i bambini morissero soffocati nel sonno, mentre dormivano nel lettone con mamma e papà. E l’incredibile frequenza di questa tragedia ce la restituisce molto bene un dettaglio su tutti: e cioè il fatto che – come ad esempio ben illustra Duby nell’interessantimo I peccati delle donne nel Medioevo – nei manuali per confessori, una delle primissime domande che il sacerdote era invitato a fare alle penitenti femmine era: “hai soffocato nel sonno tuo figlio?”.
In caso di risposta positiva, il confessore doveva indagare sulle cause che avevano portato a questa tragedia, il che ci permette anche di intuire come fosse possibile la spaventosa frequenza di simili morti: “è stato un incidente del tutto imprevedibile? Eravate stretti stretti (…evidentemente anche troppo) per proteggervi dal freddo? Per proteggerlo dal freddo avevi avvolto il bimbo in panni che nottetempo gli son finiti in faccia togliendogli il fiato? A causa delle dimensioni della vostra casa, avete l’abitudine di dormire tutti quanti nello stesso letto, che alla fine risulta pericolosamente sovraffollato?”.
Insomma, capitava, e capitava con frequenza allarmante. Se ancor oggi esiste la Sindrome della Morte In Culla (e persino l’evenienza di bambini accidentalmente soffocati, come ho scoperto con sgomento cercando immagini per questo articolo) figuriamoci quanto doveva essere facile morire soffocati all’interno di un letto pieno di pellice e coperte raffazzonate e fratellini disattenti e chissà cos’altro…

5) Morti fin troppo provvidenziali

Per l’appunto: era facile, morire soffocati nel letto di mamma e papà. Fin troppo facile. Capitava, e capitava con una frequenza tale che, se lo dicevi in giro, la gente ti faceva pat pat sulle spalle – non ti mandava la polizia in casa per accertamenti. Solo che, auhm, già gli scrittori dell’epoca sottolineavano una qual certa, come dire, inconsueta disparità nelle statistica delle morti di bambini soffocati in letto.
Passi, che morissero “incidentalmente” soffocati in letto un sacco di bambini nati con una qualche deformità fisica. Ché fin lì, dici… ok, non erano in salute…
Ma il fatto che le bambine femmine morissero soffocate con una frequenza di molto superiore a quella con cui soffocavano i bambini maschi: ehm. Questo, come dire, ci porta a pensare che tale tipologia di morte fosse, talora, un po’ troppo provvidenziale. Come se diversi genitori avessero avuto la tendenza a far passare per incidente quello che in realtà era un infanticidio, in un’epoca in cui l’IVG era vietatissima (e, soprattutto, estremamente pericolosa).
Del resto, di ciò rimane traccia anche nell’insistenza che mostrano sul tema i manuali per confessori del Medioevo. Ché se io ho un figlio, e mi muore in culla, e poi il prete mi viene pure a chiedere “sicura sicura che non sia stata colpa tua?”, l’idiota si becca minimo minimo un pugno in faccia così forte da spaccare in due la grata del confessionale. Nemmeno nel Medioevo sarebbero stati così idioti da colpevolizzare le donne per una tragedia imprevedibile, se davvero la tragedia fosse stata per certo imprevedibile.

Ché noi talvolta abbiamo la tendenza a immaginare che, nei bei vecchi tempi passati della nostra cattolicissima Europa, certe cose brutte non accadessero. Invece “tutto il mondo è paese” – e accadevano, accadevano eccome!

Come si cantava in un tormentone anni ’90 così evidentemente tormentoso che io ce l’ho ancora in testa… dite che quel che volete, ma: dur dur d’être bébé!

10 pensieri su “Ma di cosa diamine morivano tutti ‘sti neonati, nel Medioevo?

  1. Wallace ha detto:

    certamente la pratica dell’infanticidio non è cessata con l’avvento del cristianesimo. Altrettanto certamente, nel medioevo mai nessuno si sarebbe sognato di sdoganarla moralmente o giuridicamente, definendolo addirittura un “diritto”, come era nell’antichità e come è nella società neopagana di oggi

    • Lucia ha detto:

      No beh certo, ci mancherebbe, quello mai.
      E’ che ogni tanto trovi proprio delle anime pie intimamente convinte che, nel Medioevo, e nella cristianissima Europa delle cattedrali, certe cose brutte non succedessero (ricominciando invece a succedere grossomodo dopo l’Illuminisimo).
      E’ un po’ idealizzare quel momento storico, ecco :-)

      Anche se, ovviamente, la percezione del gesto da parte della società è cambiata profondissimamente, da “doloroso omicidio” a “eliminiamo un grumo di cellule”.

  2. arroccodelriccio ha detto:

    Non sono un’appassionata di storia in generale, ma mi incuriosisce sempre sapere come si viveva in diverse epoche del passato (abitudini, mode, quotidianità, ecc…), mi sa che mi segno il titolo del libro per leggerlo!

  3. lepaginedihaydee ha detto:

    Bellissimo articolo, è stato un piacere leggerlo! Tra l’altro ottimo consiglio anche il libro di Chiara Frugoni, ho usato tanti suoi libri per la tesi di Triennale qualche anno fa, ma questo mi era proprio sfuggito

  4. Secoli bui ma non troppo ha detto:

    Bellissimo articolo, è stato un piacere leggerlo! Tra l’altro ottimo consiglio anche il libro di Chiara Frugoni, ho usato tanti suoi libri per la tesi di Triennale qualche anno fa, ma questo mi era proprio sfuggito

    • Lucia ha detto:

      E’ che è una uscita recente, a occhio penso sia uscito attorno al Natale dell’anno scorso :)

      Io avevo esitato un po’ a prenderlo, perché il prezzo di copertina non è bassisimo (40 euro: giustificati, nel senso che all’interno ha un sacco di immagini come apparato iconografico e quindi è stampato su carta lucida come i libri fotografici. Però insomma sempre 40 euro, per un libro che in teoria parlava di un argomento – la vita quotidiana – che avevo già studiato abbastanza).
      E invece provvido scese dal cielo un amico che lo pescò dalla mia wishlist su Anobii e me lo regalò, e… wow!! I 40 euro li vale tutti e ne vale anche di più, soprattutto è ripieno di curiosità sull’infanzia che è davvero difficile trovare altrove!

      Benvenuta!! Che che bello, una blogger affine °_°

  5. Laura Zaccaro ha detto:

    Ricordo di aver studiato qualche accenno dello sviluppo della personalità dei bambini in epoca medievale quando ho dato l’esame di Psicologia dello Sviluppo I e niente… poracci! :D

  6. Luca ha detto:

    Grazie Lucia, non conoscevo tutte queste cose sulle morti infantili nel Medio Evo! In effetti, questo è un periodo che ho rivalutato da non molto, e sono felice di averlo fatto, perché oltre ad avere i suoi lati bui, ne ha anche altri molto interessanti. Conosco (almeno per il titolo) il libro di cui parli, forse devo averne letto una recensione, non mi ricordo.
    Parlando d’altro, approfitto per farti i complimenti per i tuoi studi; io invece mi sono iscritto di nuovo all’Università, ed ora sto iniziando a studiare per un’esame. Se poi vuoi, ne parliamo.
    Ti auguro una meravigliosa giornata!

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